Giovanni Scoto

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia

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Testo

SCOTO GIOVANNI
filosofo e teologo irlandese (810-ca. 870). Si formò nei monasteri d'Irlanda e di Scozia dove ancora si coltivava, unica eccezione in Occidente, lo studio del greco e della patristica greca. Verso l'845 si trasferì in Francia dove ebbe una cattedra alla Scuola Palatina sotto l'imperatore Carlo il Calvo, da cui ebbe protezione anche quando fu accusato di eresia. Non solo per l'impegno sistematico del suo pensiero, eccezionale in quei secoli, ma per le sue traduzioni dal greco (gli scritti dello Pseudo-Dionigi e opere della patristica greca) ebbe un peso determinante sulla rinascita della filosofia nel Medioevo. Poche le sue opere pervenuteci e fra queste il De praedestinatione e l'opera maggiore, De divisione naturae: nella prima S. entra in polemica appellandosi all'autorità della ragione, con chi sosteneva che i non eletti fossero da Dio predestinati alla dannazione; nel De divisione naturae, accostando la dottrina neoplatonica del ciclo con il concetto cristiano di creazione sviluppato da Sant'Agostino, concepisce la natura come teofania (apparizione di Dio) e distingue quattro momenti ideali della natura (intesa come tutta la realtà): Dio come principio creatore, increato, al di là di ogni attributo predicabile; il Verbo divino, creato da Dio, insieme d'idee, di archetipi della realtà; il mondo sensibile, gli esseri molteplici, creati nel tempo; Dio come termine e fine del processo creativo, punto di ricongiunzione del ciclo cosmico e storico, a cui tutto ritorna per opera dell'uomo. Dio perciò da una parte è abisso inconoscibile, dall'altra si manifesta nel mondo proprio perché si realizza attraverso il ciclo della creazione e si conosce nella consapevolezza dell'uomo. La natura non è mai realmente staccata da Dio: il male è, agostinianamente, solo non-essere e per questo persino i non eletti sono destinati a una loro felicità e redenzione. Il pensiero di S. subì condanne ecclesiastiche ancora nel sec. XIII per il forte influsso che continuava a esercitare in campo teologico.

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