Dal Kantismo all'idealismo

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Testo

DAL KANTISMO ALL'IDEALISMO
Critica alla cosa in sè
L'idealismo nasce con i primi pensatori che criticano i dualismi lasciati dal criticismo e in particolare la distinzione tra fenomeno e noumeno.
Kant sostiene l'esistenza del noumeno e al tempo stesso lo dichiara inconoscibile.
Prima critica
La critica generale dice: ogni realtà di cui siamo consapevoli esiste come rappresentazione della coscienza, la quale funge, da condizione indispensabile del conoscere. Ma se un oggetto non è pensabile ne rappresentabile e esiste solo in relazione a un altro oggetto come possiamo ammetterne l'esistenza?
Seconda critica
Kant, secondo jacobi, asserisce che la cosa in sè è causa delle nostre sensazioni. Ma in questo caso applica il concetto di causa-effetto in un ambito non fenomenico, ma noumenico. E perciò si contraddice.
Nonostante le critiche questi pensatori si muovono ancora in campo gnoseologico e non ancora su un ambito metafisico che vede un io creatore e infinito.
I significati del termine idealismo
In filosofia il significato di idealismo allude a tutte quelle teorie che privilegiano la dimensione ideale a quella materiale. Questo termine è utilizzato per indicare soprattutto per il platonismo. Ora la parola è utilizzata per indicare:
- varie forme di idealismo gnoseologico;
- Idealismo romantico e assoluto;
Nel primo si indicano le teorie che riducono l'oggetto della conoscenza a idea o rappresentazione(teorie di Kant e Cartesio).
Nel secondo caso indica un idealismo chiamato:
Trascendentale: ovvero collegato con il punto di vasta Kantiano che aveva fatto dell'io penso il principio della conoscenza.
Soggettivo: ovvero tende a contrapporre a questa teoria quella di Spinoza secondo il quale questo principio della conoscenza era un oggetto o la natura.
Assoluto: ovvero vede nell'Io, nello spirito assoluto l'unico principio al di fuori del quale non vi è nulla.
Caratteri generali dell'idealismo
Con Fichte si abolisce il problema riguardante l'esistenza della cosa in sè come dato all'esterno dell'io. In quanto l'Io diviene un entità creatrice, fonte di tutto ciò che esiste, e infinita, priva di limiti esterni. Perciò l'idealismo si configura come quella teoria secondo la quale "tutto è spirito". Lo spirito per gli idealisti si configura in tutto ciò che è autocosciente, razionale e libero. Ora lo spirito, secondo la dialettica presuppone l'esistenza del suo opposto, che per gli idealisti, è la natura. Quest'ultima esiste soltanto per l'io e in relazione dell'io. Gli idealisti pensano che l'uomo sia il re del creato ma concludono che l'uomo stesso è Dio.
HEGEL
I capisaldi del sistema
Finito e infinito
Secondo Hegel la realtà è un organismo unitario di cui tutto ciò che esiste è parte o manifestazione. Quest'organismo coincide con l'infinito mentre tutti gli enti del mondo coincidono con il finito. Perciò il finito non esiste come tale ma solo come parziale espressione dell'infinito. Di conseguenza esiste nell'infinito e in virtù dell'infinito. La teoria di Hegel si può considerare come una forma di monismo panteistico in quanto vede nel mondo la realizzazione di Dio. L'assoluto per Hegel si identifica come oggetto spirituale in divenire in quanto si tratta, non di qualcosa di immutabile e realizzato, ma bensì di un processo di auto-produzione che soltanto alla fine, ovvero con l'uomo, si identifichera per ciò che è veramente.
Ragione e realtà
Il soggetto spirituale in divenire è identificato da hegel nei termini di Idea o Ragione, i quali rappresentano l'identità di ragione e realtà. Da qui il noto aforisma "ciò che è razionale è reale ciò che è reale è razionale". Con la prima parte dell'aforisma il filosofo intende dire che la razionalità non è puro astrattismo ma bensì la forma stessa di ciò che esiste poichè la ragione governa il mondo. Mentre con la seconda parte si intende dire che la realtà non è pura materia caotica ma bensì il dispiegarsi di una struttura razionale che si manifesta inconsapevolmente nella natura e consapevolmente nell'uomo. L'identità di ragione e realtà implica l'identità di essere e dover-essere, in quanto ciò che è risulta ciò che razionalmente dev essere. Il mondo è quindi inteso come ragione reale e realtà razionale che si manifesta attraverso determinati momenti che non possono essere diversi da come sono.
La funzione della filosofia
Hegel ritiene che il compito fondamentale della filosofia sia il prendere atto della realtà e capirne le strutture razionali che la costituiscono. Infatti Hegel scrive:
"comprendere ciò che è è il compito della filosofia, poichè ciò che è è la ragione".
La filosofia deve dunque rinunciare a voler guidare la realtà e deve portare nella forma del pensiero i dati ricevuti dall'esperienza mostrandone l'intrinseca razionalità. Il compito della filosofia è la giustificazione razionale della realtà.

Le partizioni della filosofia
Il farsi dinamico dell'assoluto si sviluppa attraverso tre momenti necessari:
-L'idea in sè(tesi);
-L'idea fuori di sè(antitesi);
-L'idea che ritorna in sè(sintesi);
La prima indica l'idea intesa come pura ovvero a prescindere dalla sua concreta realizzazione nel mondo. Ovvero all'ossatura razionale della natura.
L'antitesi indica l'alienazione dell'idea nelle realtà spazio-temporali del mondo. Ovvero la natura.
La sintesi rappresenta l'idea che dopo esser uscita di sè torna in sè ovvero lo spirito. Non si tratta di momenti cronologici ma bensì nella realtà esiste solo la sintesi che avrà come sua coeterna condizione l'antitesi e come suo coeterno presupposto l'idea pura.
A questi tre momenti Hegel fa corrispondere le tre partizioni della filosofia:
-logica che è la scienza del pensiero e quindi dell'idea in sè o idea pura;
-filosofia della natura che è la scienza dell'idea nel suo alienarsi da sè;
-filosofia dello spirito che è la scienza dell'idea che dopo esser uscita di sè torna in sè;
La dialettica
L'assoluto per Hegel è fondamentale divenire. La legge che regola questo divenire è la dialettica. Quest ultima è sia la legge di sviluppo della realtà sia la legge di comprensione della realtà. Hegel distingue tre momenti del pensiero:
-momento astratto o intellettuale, l'esistente viene concepito come un insieme di rappresentazioni astratte e separate le une dalle altre. Il pensiero si limita a considerare queste rappresentazioni in base alle loro differenze e al principio di non contraddizione.
-momento negativo-razionale, Quest insieme di rappresentazioni astratte vengono negate e vengono messe in relazione con i loro opposti, poichè ogni affermazione sottintende una negazione.
-momento positivo-razionale, consiste nel rendersi conto che entrambe le rappresentazioni fanno parte di una realtà superiore a esse che le accomuna e le sintetizza.
Quindi la dialettica consiste nell'affermare un concetto astratto e limitato(tesi), nella negazione di questo concetto attraverso il suo opposto(antitesi) e nell'unificazione di questi due concetti attraverso la negazione della negazione,ovvero la negazione dell'antitesi, e alla ri-affermazione della tesi.

La fenomenologia dello spirito
Introduzione
Con la fenomenologia Hegel narra attraverso una storia romanzata il cammino della coscienza, che attraverso infelicità e dolori, scissioni(natura/spirito o uomo/società) e contrasti, esce dalla sua individualità(alienazione), raggiunge l'universalità e giunge al sapere assoluto(si riconosce in ragione che è realtà e realtà che è ragione). Per tanto l' intero ciclo della fenomenologia lo si può veder riassunto nella coscienza infelice, ovvero quella coscienza che non sa di essere tutta la realtà e si ritrova dilaniata da scissioni, opposizioni e conflitti dai quali si libera solo arrivando alla coscienza di essere tutto.
La fenomenologia ha quindi uno scopo introduttivo e pedagogico in quanto introduce il singolo alla filosofia cioè fa si che il singolo si riconosca e si risolva nello spirito universale.
Coscienza
Il punto di partenza è la certezza sensibile che appare concreta e veritiera ma che in realtà è la più povera in quanto non certezza della cosa particolare ma del questo inteso come universale. Ma il questo non dipenda dalla cosa ma bensì dall'io che la considera. Di conseguenza la certezza sensibile non è altro che la certezza di un io universale.
Se dalla certezza sensibile si passa alla percezione si ha lo stesso rinvio all'io universale in quanto un oggetto non può essere considerato uno nelle sue numerose qualità, se non lo stesso io non riconosce e stabilisce l'unità dell'oggetto. Se infine si passa all'intelletto, quest ultimo riconosce nell'oggetto una forza e perciò un fenomeno. Il fenomeno, però, è soltanto nella coscienza, di conseguenza la coscienza si rende consapevole del fatto che l'oggetto è conoscibile solo in relazione a se stessa e diviene coscienza di sè, ovvero autocoscienza.
Autocoscienza
Con la sezione dell'autocoscienza, l'attenzione del filosofo, passa dall'oggetto al soggetto e da un ambito strettamente gnoseologico si muove in settori vari quali società, religione e storia della filosofia.
a) Signoria e virtù
Una volta che la coscienza diviene autocoscienza riconosce la presenza di altre autocoscienze e sente il bisogno di farsi riconoscere da esse.
Ora il reciproco riconoscersi delle autocoscienze non avviene pacificamente o attraverso l'amore, ma bensì attraverso il conflitto che porterà, non alla morte di una delle due, ma alla sottomissione di un'autocoscienza all'altra. L'autocoscienza sottomessa è tale in quanto durante lo scontro è stata la prima ad arrendersi per paura della morte. Mentre la vincitrice è tale in quanto ha rischiato la propria vita per vincere. Ora si è venuto a formare un rapporto servo-signore.
Ora però il signore si limita a godere del lavoro del servo e finisce per rendersi conto della sua dipendenza da esso. Mentre quest ultimo si rende conto del suo padroneggiare sulle cose da cui il signore riceve il proprio sostentamento e finisce per rendersi indipendente. Questo cammino verso l'indipendenza è passato per tre momenti: la paura della morte, il servizio e il lavoro. Infatti grazie al fatto che lo schiavo ha tremato dinanzi alla morte fa si che esso si riconosca in qualcosa di distinto e indipendente, nel servizio l'autocoscienza impara a vincere i propri impulsi naturali e con il lavoro il servo trattiene il suo desiderio di usufruire dell'oggetto e in questo modo nelle cose una forma, la quale rappresenta il riflesso, nelle cose, della raggiunta autonomia del servo. Si giunge alla trasformazione del servo in padrone del padrone e del padrone in servo del servo. La coscienza ritrova se stessa, nel lavoro, e acquista un proprio significato.
La figura del servo-padrone rappresenta l'importanza del lavoro e l'esperienza della sottomissione come base della liberazione.
b) Stoicismo e scetticismo
Il raggiungimento dell'indipendenza dell'io nei confronti delle cose trova la sua manifestazione filosofica nello stoicismo, ovvero quella visione del mondo che celebra l'autosufficienza e la libertà e indipendenza dalle cose. Ma la libertà raggiunta è solo astratta poichè la realtà esterna non è negata e permane insieme ai suoi condizionamenti.
Lo scetticismo è invece quella visione del mondo che ritiene tutto ciò che è considerato vero o reale, inesistente.
Hegel accusa lo scettico in quanto esso dichiara che tutto è vano o non-vero ma pretende di dire qualcosa di reale e vero.
c) La coscienza infelice
Lo scetticismo presenta una scissione tra una coscienza immutabile e una coscienza mutabile e secondo nella coscienza infelice questa suddivisione si trasforma nella suddivisione tra uomo e Dio. Questa suddivisione crea nell autocoscienza un forte bisogno di ricercare Dio ma ne deriva solo la scissione tra la consapevolezza del proprio essere finito e l'infinità apparentemente irraggiungibile della figura di Dio. Questa impossibilità di raggiungere Dio porta l'autocoscienza a mortificarsi ed è proprio questa automortificazione che porta l'autocoscienza a riconoscersi come parte dell'assoluto e sa di essere la ragione. La coscienza diviene consapevole di essere tutta la realtà.
Ragione

Esempio