Da "Dei delitti e delle pene"

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Testo

Cesare Beccaria
La pena di morte è un “pubblico assassinio”.
Da “Dei delitti e delle pene”
Note biografiche: Cesare Beccarla nasce a Milano nel 1738, studia nel Collegio dei gesuiti e successivamente si laurea in legge. Frequenta inizialmente l’Accademia dei Trasformati e viene in contatto con i maggiori illuministi francesi dell’epoca come Diderot, Rousseau. In seguito conosce i fratelli verri e inizia a frequentare la Società dei pugni.
Nel 1762 pubblica a Lucca il suo primo saggio “Del disordine e de’ rimedi delle monete nello Stato di Milano”.
Nel 1764 pubblica a Livorno la sua opera più celebre: “Dei delitti e delle pene”, che lo renderà il più famoso tra gli illuministi italiani; l’opera verrà messa all’Indice nel 1766, mentre Voltaire scriverà commenti positivi nel suo “Tratto di Tolleranza” .
→ la pena di morte è utile?
Visione utilitaristica.
1→ le leggi sono l’espressione del potere della società. Il potere della società è formato dal potere dei singoli individui; ogni individuo non ha il diritto di togliersi e togliere la vita agli altri, quindi non può aver conferito allo Stato un diritto che egli non ha.
Quindi la pena di morte è illegittima, ed è da considerarsi un atto di guerra
2→ la pena di morte non è assolutamente necessaria, tranne nel caso che un individuo, anche se incarcerato possa comunque istigare verso una rivoluzione, mettendo a rischio il governo, oppure quando quest’ultimo riconquista la sua libertà, oppure durante un periodo di anarchia.
Invece, è intollerabile la pena di morte durante una stabilità politica.
La pena di morte potrebbe essere necessaria nel caso essa possa essere veramente efficace nell’eliminare i delitti.
→la pena di morte è inutile poiché non è l’intensità del momento che influenza la mente delle persona, ma bensì l’abitudine e le ripetizioni.
l’animo umano è turbato maggiormente dalla durata della pena che dalla sua intensità, perché la nostra sensibilità è più facilmente mossa da lievi ma ripetute impressioni, piuttosto che da una scossa forte ma passeggera. Quindi il freno più forte contro i delitti non è il terribile ma momentaneo spettacolo della morte di uno scellerato, ma il lungo ma duro esempio di un uomo privo di libertà per il resto della sua vita.
→ pena di morte come spettacolo pubblico
→le leggi, che detestano e puniscono l’omicidio, ne commettano uno esse medesime e per allontanare i cittadini dall’assassinio ne ordinino uno pubblico. Infine Beccaria legge negli atti d’indignazione e disprezzo con cui ciascuno guarda il carnefice, che è pure un innocente esecutore della pubblica volontà, un buon cittadino, che contribuisce al bene pubblico, un’unanime repulsione verso quell’atto barbarico, che definisce “una guerra della nazione contro un cittadino”.
→ (concl.) la pena di morte , si ritorce contro ai magistrati che l’anno sentenziata, che con aria indifferente e naturale, danno il consenso con estrema leggerenza ad una pena così grave, inducono i cittadini a pensare che le leggi sono solo un oggetto per legittimare la morte e l’autorità di uno Stato dispotico, che tratta i proprio membri come vittime sacrificali.

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