Candido, ovvero l'ottimismo di Voltaire

Materie:Riassunto
Categoria:Filosofia
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Testo

CANDIDO OVVERO L’OTTIMISMO di Voltaire

1) Riassumi in modo estremamente sintetico: a) la “storia” di cui Candide è protagonista, b) la tesi che Voltaire intende dimostrare per mezzo della storia.
Nel romanzo filosofico più significativo di Voltaire sono narrate le disavventure di Candide, un giovane ingenuo e sprovveduto che vive a corte presso il barone di Thunder-ten-tronckh in Vestfalia ed è innamorato della di lui figlia diciassettenne Cunégonde. Candide ha come precettore il filosofo Pangloss (il tutto lingua), il “più grande filosofo della provincia e per conseguenza di tutta la terra”, convinto assertore della teoria leibniziana per cui Dio ha scelto il “migliore dei mondi possibili” e ogni male è tale solo per noi, ma non nell’economia del tutto. Scoperto insieme a Cunégonde, Candide viene scacciato dal castello ed iniziano così le sue numerose peripezie che, nel vederlo protagonista di enormi sofferenze personali e portato a contatto con realtà drammatiche e disgrazie di ogni genere (guerra con tutte le assurde carneficine, la catastrofe del terremoto, la persecuzione dell’Inquisizione, le malattie, la schiavitù, la morte e l’infelicità quotidiana di tutti gli uomini), in numerosi luoghi del mondo (Olanda, Portogallo, America del Sud, Francia, Inghilterra, Venezia, Turchia), si concludono con la ricongiunzione a Pangloss e con quel matrimonio a lungo e sopra ogni cosa sospirato con Cunégonde, divenuta ormai vecchia ed orrendamente brutta. Alla fine del romanzo Voltaire riesce a dimostrare che la filosofia dell’ottimismo metafisico è un’assurdità, come pure la pretesa umana di raggiungere verità assolute in un mondo che non è né il migliore né il peggiore dei mondi possibili, in cui gli avvenimenti non hanno finalità alcuna ma dove invece tutto è relativo e suscettibile di miglioramento solo ad opera dell’uomo.
2) Indica i temi del testo che riflettono le preoccupazioni dell’epoca illuminista.

Il tema verso il quale Voltaire sembra esprimere la massima preoccupazione è quello dell’ intolleranza, sia religiosa sia politica, che genera conflitti, guerre ed inutili massacri, ingiustizie, in quelle situazioni ed in quei momenti storici in cui governanti e rappresentanti della Chiesa sembrano smarrire la ragione.
Il valore della tolleranza deve quindi rappresentare un atteggiamento attivo contro ogni forma di irrazionale fanatismo (inteso quale difesa a priori del dogma), superstizione e pregiudizio – che prende le sembianze della Chiesa cattolica, arrogante istituzione temporale che limita la libertà di pensiero dell’uomo, e dell’Inquisizione, tremendo strumento istituito dalla Chiesa a difesa dei suoi dogmi-, per evitare le ingiustizie e consentire il vero progresso dell’umanità, che è rappresentato non dai successi in guerra ma dall’incremento del benessere dei popoli.
Voltaire affronta, sia pure brevemente, anche il tema della schiavitù, tratteggiando efficacemente la crudeltà di quella condizione, giudicando inequivocabilmente ingiusto lo sfruttamento a fini economici di esseri umani.

3) Commenta le parole finali di Martin e Candide nell’ultima pagina del romanzo dove, denunciando l’amara condizione umana, Voltaire propone come unica soluzione la filosofia del “giardino”, cioè il silenzio e il lavoro.

Candide sperimenta su se stesso l’infelicità della vita e comprende quindi la necessità di affrontarla con rassegnazione, senza porsi troppe domande ed occupandosi del proprio particolare.
Gli suggerisce infatti il pessimista filosofo Martin : “lavoriamo senza ragionare…è l’unico modo di rendere la vita tollerabile”.
E quando alla fine Pangloss insiste ancora sulla bontà della tesi filosofica secondo cui tutti gli eventi sarebbero concatenati nel migliore dei mondi possibili, sostenendo in particolare che le disavventure accadute a Candide sarebbero state le premesse del suo benessere finale, il protagonista, ormai disilluso, ripete e resta convinto del fatto che “bisogna coltivare il proprio giardino”.
Ciò significa che l’uomo può sopportare i dolori della propria esistenza e le malvagità del mondo solo rifugiandosi nella propria dimensione personale, nobilitandosi attraverso il lavoro che gli sia congeniale, affrontando solo quei problemi ai quali sia in grado di dare concreta soluzione.
Infatti, mentre le grandezze, anche quelle dei re, sono pericolose, il lavoro tiene lontani tre grandi mali: la noia, il vizio e la miseria.

4) Quale interesse può avere per un uomo del nostro tempo la lettura di Candide?

Si tratta di un’opera in cui Voltaire riesce ancora oggi a trasmettere messaggi di estrema modernità.
Anzitutto perché, pur ammettendo l’esistenza di Dio quale autore del mondo, sostiene nella sua visione illuministica che l’uomo è guidato dalla razionalità nella soluzione dei propri problemi esistenziali, preannunciando l’importanza che essa ha poi avuto nel progresso scientifico e tecnologico dell’umanità.
L’uomo è inoltre libero nel determinarsi riguardo alle proprie scelte morali, e quindi nello sforzo di orientarsi verso il bene per realizzare i valori della giustizia e del reciproco rispetto che favoriscono l’integrazione e la fratellanza. Dal che discendono le aspre e sempre attuali critiche di Voltaire alle guerre ed alla schiavitù.
Anche l’amara constatazione di Candide che quasi nessun uomo “è ignaro d’affanni” ben può essere calata nei nostri tempi, in cui quotidianamente gli uomini che vivono nelle società avanzate sono afflitti prevalentemente da disagi e mali interiori, mentre le popolazioni dei paesi meno avanzati soffrono per la fame e le malattie fisiche.
Infine la famosa morale del “coltivare il nostro orto” viene ancora oggi condivisa e praticata da coloro (e non sono pochi) i quali conducono la propria esistenza in una dimensione prevalentemente individualistica, sfuggendo alla solidarietà verso gli altri ed agli impegni della convivenza sociale.

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