Candido ovvero l'ottimismo

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale

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Testo

CANDIDO OVVERO L’OTTIMISMO di Voltaire
GENERE: romanzo filosofico
LUOGO: la vicenda si svolge tra Europa e America
EPOCA: non specificato
PERSONAGGI:
CANDIDO: E’ il protagonista, è un giovane mite, ingenuo e intelligente. Viveva, all’inizio della vicenda, in un castello che lui, seguendo gli insegnamenti di Pangloss, riteneva il più bello di tutti i castelli. Amava la filosofia. Durante la vicenda le situazioni che gli si presentano lo cambiano (arriva persino ad uccidere il fratello della donna amata), capisce che la realtà non è come gli è stata spiegata e arriva, grazie all’esempio di un contadino, a lasciar perdere le riflessioni filosofiche, che lo hanno accompagnato per anni durante le sue avventure, e a dedicarsi al lavoro.
PANGLOSS: E’ il filosofo del castello di Thunder-ten-tronckh, il precettore di Candido. Egli sosteneva che questo è il miglior mondo possibile e che, se c’è qualcosa di negativo, questo esiste per un motivo e non potrebbe essere altrimenti. Egli diceva che non c’è effetto senza causa e che tutto è stato creato per un fine. Ha una visione molto ottimistica del mondo e anche quando i fatti dimostrano il contrario egli cerca comunque, attraverso il ragionamento, di dimostrare la sua tesi. Rappresenta l’ottimismo ed è in contrapposizione con Martino, il pessimista.
MARTINO: E’ il compagno di viaggio di Candido, scelto per la sua vita infelice. Egli ha una visione pessimistica del mondo e si contrappone a Pangloss. Dice che, secondo lui, Dio ha lasciato il mondo in balia di qualche essere malefico, infatti non gli è mai capitato di trovare in una città pace e amore.
CUNEGONDA: E’ la donna amata da Candido, l’oggetto del desiderio per la quale il protagonista vive tutte le sue avventure. E’ una ragazza “di bel colorito, grassottella, fresca ed appetitosa” che, però, alla fine della vicenda, a causa delle disavventure che ha dovuto passare, s’imbruttisce.
RIASSUNTO:
Candido è un ragazzo mite e semplice, vive nel castello di Thunder-ten-tronckl, nella provincia tedesca e la sua vita scorre tranquilla tra gli insegnamenti del suo presettore, Pangloss. Il ragazzo si innamora della figlia del barone e questo è l’inizio dei suoi guai. Scoperto a baciare Cunegonda Candido viene cacciato dal castello e arruolato nell’esercito dei Bulgari, impegnati in una guerra contro gli Avari. Fugge in Olanda, dove incontra un buon anabattista che lo accoglie e gli dà lavoro. Per la strada incontra un pezzente: è Pangloss che, roso dalla silifide, racconta a Candido della distruzione del castello e della morte dei suoi abitanti. Accolto anch’egli dal buon anabattista si imbarcano tutti per andare a Lisbona, ma il vascello è assalito da una tempesta, durante la quale il buon anabattista annega. Candido e Pangloss si salvano, raggiungono la terraferma che viene scossa da un altro cataclisma: il terremoto. Fra le macerie Pangloss continua a sostenere che questo è il miglior mondo possibile; lo sente un ufficiale dell’Inquisizione che non è d’accordo in quanto in quella visione del mondo non vi è posto per il peccato originale. Pangloss viene quindi impiccato e Candido frustato. Il giovane viene poi avvicinato da una vecchia che lo porta in una casa di campagna dove incontra Cunegonda che, violata e sventrata, era stata salvata da un capitano bulgaro e venduta in seguito a don Isaccar, un banchiere ebreo. Quest’ultimo deve spartire con l’Inquisitore l’amante. Mentre Candido e Cunegonda stanno parlando arriva l’ebreo che assale Candido, ma egli lo uccide. Arriva poi l’Inquisitore a cui tocca la stessa sorte dell’ebreo. Gli amanti e la vecchia fuggono a cavallo. Dopo essere stati derubati giungono a Cadice, dove si sta armando una flotta per combattere i Gesuiti del Paraguay; Candido è arruolato come capitano. Arrivati a Buenos Aires si recano dal governatore che decide di tenere con sé Cunegonda, mentre Candido deve fuggire perché sta arrivando una nave dell’Inquisizione. Ha un nuovo compagno, ora, Cacambo, che lo guida dai Gesuiti del Paraguay. Viene ricevuto dal padre comandante che è in realtà il fratello di Cunegonda. Questo, non appena viene a conoscenza dell’intenzione di Candido di sposare la sorella, assale il giovane che lo uccide. Cacambo e Candido sono ancora in fuga. Si inoltrano nella foresta e vengono catturati dagli Orecchioni. Questi li vogliono mangiare perché li credono Gesuiti, ma Cacambo li convince che non lo sono, quindi gli Orecchioni li liberano. Dopo aver camminato per molto tempo i due si abbandonano alla corrente di un fiume e arrivano in un paese circondato da montagne inaccessibili . E’ El Dorado, il paese tutto d’oro, dove tutto è perfetto: non si litiga mai, non ci sono prigioni, né preti. Accolti a corte Candido e Cacambo sarebbero finalmente felici se il protagonista non volesse rivedere Cunegonda e tornare ricco e indipendente nel suo mondo; se ne vanno quindi dal regno. Candido manda Cacambo a Buenos Aires a prendere Cunegonda e si danno appuntamento a Venezia. Sceglie Martino, attraverso un concorso tra gli uomini più infelici, come compagno per il viaggio. Egli ha una visione molto pessimistica del mondo, l’esatto contrario di Pangloss. Arrivano a Bordeaux; a Parigi Candido è raggirato da un frate che gli combina un incontro con una falsa Cunegonda. Si rimettono in viaggio. Arrivano a Portsmouth, in Inghilterra, ma Candido vuole subito ripartire per Venezia. Arrivato lì non riesce a trovare né Cunegonda, né Cacambo; invita a cena una ragazza e un frate; lei si rivela essere Pasquina, la donna che infettò Pangloss e che viveva assieme a loro nel loro castello e che, per volere della sorte, era stata costretta a prostituirsi. Martino e Candido visitano poi il signor Pococurante, nobile veneziano ricchissimo, circondato da piacere e opere d’arte, che però disgusta. Finalmente Candido trova Cacambo, che gli dice che Cunegonda è schiava a Costantinopoli. Candido, Martino e Cacambo si imbarcano, ma sulla nave trovano due forzati incatenati ai remi che si rivelano essere il Gesuita fratello di Cunegonda e Pangloss: entrambi non erano morti, ma erano stati salvati e poi resi schiavi. Giungono in Turchia, dove trovano Cunegonda che però si è imbruttita, e la vecchia; Candido le riscatta entrambe e decide, pur controvoglia, di sposare la ragazza. Il fratello, che si oppone, viene riconsegnato al padrone della nave. Ora i due amanti sono sposati, ma Cunegonda diventa ogni giorno più brutta e scorbutica, Cacambo è sovraccarico di lavoro e Candido, Martino e Pangloss, quando non discutono di filosofia, si annoiano. Decidono quindi di andare a consultare un filosofo famosissimo, che non li riceve. Invitano a pranzo un buon vecchio, che non possiede molto terreno, ma lo coltiva con i suoi figli e lo fa fruttare. Candido, Pangloss e Martino si rendono conto che la sua vita è molto migliore di quella di molti altri più ricchi di lui e capiscono quindi che devono lavorare senza ragionare per poter vivere serenamente. Bisogna “coltivare il proprio orto”.
COMMENTO:
“Candido” ha una struttura semplice. Nel primo capitolo vengono presentati i personaggi principali: Candido, Pangloss e Cunegonda; sono annunciati anche i due temi del racconto: il tma filosofico e quello amoroso. C’è una situazione iniziale di felicità e innocenza, dove il mediocre castello della provincia tedesca viene visto come il migliore dei mondi possibile. Poi subentra la colpa e quindi la cacciata. Il viaggio si divide in tre parti: la fuga, l’intermezzo felice nella città perfetta (Eldorado) e la ricerca della donna amata, con acquisto di esperienza e saggezza. La fine del racconto si può dire lieta: vi è la riunificazione dei due amanti e, anche se inizialmente mancano amore e serenità, finalmente, grazie ad un aiuto esterno, vengono ottenute anche queste. Per quanto riguarda il tema amoroso vi sono elementi di originalità: l’amante, separato dall’oggetto del desiderio, supera mille ostacoli e alla fine si ricongiunge con la donna, ma in questo racconto la riunificazione non procura la gioia che ci si aspetta, costituisce invece una sorta di obbligo da parte di Candido di sposare Cunegonda, pur controvoglia. Il viaggio di Candido, oltre ad essere un susseguirsi di avventure è anche un cammino filosofico. Il protagonista inizialmente, seguendo il pensiero di Pangloss, aveva una visione ottimistica del mondo, ma le situazioni negative che gli si presentano lo inducono ad avere qualche perplessità. Alla fine della vicenda ha conclusione anche la sua maturazione, in quanto finalmente Candido capisce qual è la sua strada. Con questo racconto Voltaire vuole mettere in luce la comicità che può suscitare l’ottimismo metafisico se posto accanto alle disavventure, a volte terribili, che possono capitare; la conclusione a cui arriva Candido è anche il pensiero che l’autore vuole esprimere con la sua opera. Questo mondo non è né il triste esilio dei pessimisti, né il “migliore dei mondi possibile”: è semplicemente un mondo che può essere migliorato, se l’uomo decide di usare la ragione e le mani. E’ inutile quindi, sia maledire la vita che tendere ad un paradiso ultraterreno: bisogna “coltivare il proprio orto”, cioè accettare il proprio destino e i propri limiti e darsi da fare senza ricercare risposte che non si possono trovare.

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