apologia socrate

Materie:Tesina
Categoria:Filosofia

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Testo

Classe III B

Tesina su “Apologia di Socrate”

Socrate e la consapevolezza del non sapere

“Mi darei di quelle arie, io, mi farei tanto bello se dominassi quelle cose: ma vedete, signori ateniesi, io non le domino quelle cose.”

Questa frase che ho scelto è molto significativa perché racchiude in sé tutto il senso del pensiero filosofico di Socrate.
Infatti la caratteristica principale di questo filosofo è quella di non aver scritto niente nella sua vita e a noi sono pervenute solamente fonti indirette, cioè scritte da altri filosofi.
Socrate però non scrisse nulla per un motivo ben preciso: perché secondo lui la filosofia non si poteva limitare a qualcosa di scritto poiché nessuno scritto può stimolare alla ricerca, ma può solo comunicare una dottrina.
La filosofia era vista da Socrate come un dialogo continuo, un esame incessante di sé e degli altri e lo scopo era quello di aiutare l’uomo a venire in chiaro a sé stesso, portarlo al riconoscimento dei suoi limiti, cioè liberarlo dalla presunzione di sapere tutto. Per arrivare a ciò Socrate si serviva di un particolare metodo che ha i suoi punti salienti nell’ironia e nella maieutica.
L’ironia, cioè dissimulazione, finzione, è quell’ insieme di domande, interrogativi,provocazioni paradossali di cui Socrate si serviva per distruggere la presunzione del sapere del discepolo, per far poi sorgere il dubbio sulle proprie conoscenze riconoscendone la fragilità, e per impegnare successivamente il discepolo nella ricerca della verità libero ormai da illusioni e pregiudizi.
Per maieutica, invece, si intende l’arte del “far partorire” (professione della madre), con cui, dopo avere distrutto le false certezze e le false opinioni dell’interlocutore, Socrate lo aiuta a giungere con la sua stessa ragione a nuove, e questa volta ben fondate, verità.
Socrate è sicuro, determinato nel suo modo di agire e sostiene con forza il suo pensiero, non lasciandosi mai scoraggiare neppure di fronte alle situazioni più avverse.
Un esempio significativo di tentativo di “distruggere la presunzione”, lo troviamo proprio nell’Apologia, durante il dibattito tra il filosofo e Meleto, uno dei suoi primi calunniatori: Socrate sostiene che le accuse a lui rivolte sono infondate poiché non si è mai occupato delle faccende per le quali è accusato (corrompere i giovani, non credere in nessuna divinità..) e per questo chiama gli ateniesi a testimoniare a questo fatto.(“O non li guasto, i giovani, o se li guasto, è senza volere: la conclusione, in un caso o nell’altro, è che tu menti…”)
Un altro elemento importante legato alla consapevolezza del non sapere è l’uso che Socrate fa dell’ironeia, strumento fondamentale per la critica, per insinuare dubbi nelle persone e della retorica come i sofisti, a differenza che lui non la usa per convincere, ma come strumento per ricercare la verità.
In sostanza Socrate, dopo la sentenza dell’oracolo, cercò di adempiere pienamente alla missione, quella di educare gli uomini di Atene alla conoscenza di sé, dei propri limiti, alla conquista della consapevolezza critica che si raggiunge dialogando con i propri simili. Egli invitava, infatti, i suoi interlocutori ad una continua ricerca affinché nessuno potesse rimanere fermo su posizioni precostruite. Socrate diceva che solo Dio è veramente sapiente, gli uomini, invece si avvicinano alla sapienza solo nel modo in cui assumono coscienza di questa verità e diventano così consapevoli della loro ignoranza.
E’ grazie alla continua riflessione critica che l’anima si libera dalle false credenze, occorre pertanto, secondo Socrate, avere la capacità di educarsi mediante il dialogo.
bibliografia
PLATONE, Apologia di Socrate, ed. Arnoldo Mondatori, MI, 1991, pag. 167 e 183.

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