Analisi sull'Apologia di Socrate

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Testo

PLATONE: APOLOGIA DI SOCRATE
Analisi del Testo

1) Chi sono gli accusatori di Socrate: quali categorie di uomini rappresentano e perché potevano covare dei rancori nei confronti di Socrate?

Gli accusatori di Socrate sono Meleto, che si è fatto portavoce dei poeti; Anito, portavoce degli artigiani e dei politici; e Licone, dei retori. L’accusa verso Socrate riguardava i suoi insegnamenti di corruzione verso i giovani ed il suo “ateismo”, accuse che Socrate riesce a smantellare facilmente poiché infondate. Probabilmente Meleto, Anito e Licone hanno accusato Socrate per il suo comportamento verso il prossimo: infatti questi, dopo un’attenta analisi di un certo individuo che si riteneva sapiente, riusciva a dimostrarne l’ignoranza, sollevando rancori e ostilità fra gli intellettuali Ateniesi.

2) Chi presenta all’Arconte Re l’accusa e perché l’Arconte Re è il magistrato che presiede il processo di Socrate? Come si istruisce un processo per empietà?

A presentare all’Arconte re l’accusa è Meleto, principale accusatore di Socrate. Ad Atene l'Arconte-re, presiedeva alle pratiche dei culti pubblici e alle udienze preliminari dei processi religiosi e poichè Socrate era accusato di empietà dovette presiedere al processo. Il processo ad Atene durava solo un giorno, e i 500 giudici erano cittadini sorteggiati che venivano pagati.
Prima l’accusatore presentava l’accusa all’arconte re e all’assemblea, poi veniva permesso all’accusato di difendersi; successivamente l’accusatore proponeva la pena, così come l’accusato, infine l’assemblea decideva quale pena imporre. Se più della metà votava contro l’accusato, questo veniva punito, altrimenti veniva imposta la pena suggerita da lui stesso.

3) Definisci sinteticamente le accuse rivolte a Socrate durante il processo.

Socrate è accusato di non credere nelle divinità che la città riconosce, ma in altre divinità o addirittura in nessuna, e di corrompere volontariamente i giovani Ateniesi con i suo insegnamenti.

4) Esponi le argomentazioni della autodifesa di Socrate.

L’abilità di Socrate nel dimostrare la sua innocenza sta nello smantellare l’accusa innestando il dubbio all’accusatore e così disorientarlo. In questo caso, l’accusatore Meleto viene chiamato a testimoniare da Socrate. Quest’ultimo riesce numerose volte a far sorgere il dubbio in Meleto.
Dapprima Socrate vuole annientare l’accusa secondo la quale esso corrompe i giovani: “Quali sono gli uomini che possono educare i giovani”, se non Socrate? Secondo Meleto sono i giudici, i consiglieri e gli Ateniesi tutti, ma Socrate richiama come solito uno dei suoi esempi: Non è vero che a rendere i cavalli migliori sono i pochi esperti di ippica e gli altri non competenti a rovinarli…oppure sono tutti che possono migliorare i cavalli e solo pochi a rovinarli? Meleto non riesce a controbattere.
Secondo gli accusatori inoltre, Socrate insegna volontariamente la sua dottrina ai giovani. Allora, partendo dal presupposto che insegnare questa dottrina fosse un male, e che così renda malvagio il discepolo, a sua volta Socrate dovrebbe ricevere del male da questi…ma poiché nessuno al mondo (come è d’accordo lo stesso Meleto) ha piacere nel ricevere del male, allora Socrate, se avesse combinato il “pasticcio”, non lo avrebbe potuto fare o se l’ha fatto, non è stato per sua volontà. Anche qui Meleto non può controbattere.
L’ultima accusa da diffamare riguarda la sua presunta empietà. Socrate riesce ben a dimostrare anche questa volta che le accuse erano infondate, poiché non si può credere all’ippica ma non ai cavalli, all’arte del flauto ma non ai flautisti, alle cose demoniache ma non ai demoni. “E se i demoni sono dei, come si può credere ai demoni ma non alle divinità? E pur tenendo conto che i demoni siano figli bastardi di dei, come si può credere ai figli degli dei, ma non agli dei stessi?”.

5) Formula delle ipotesi sui motivi reali della condanna da parte del governo democratico di Atene.

Socrate, tentando di dimostrare la sua innocenza con abili discorsi, riuscì anche ad inasprire la giuria. Infatti, l’orgoglio esibito da Socrate nel rifiutare l’esilio e la carcerazione, proclamandosi anzi meritevole di un premio, non fece altro che irrigidire ulteriormente l’atteggiamento dei giudici, che sentenziarono alla fine la condanna di morte per l’accusato.

6) a) Perché Socrate accetta la condanna?

“Per quanto mi riguarda, mio caro, preferirei
che la mia lira fosse scordata, o stonato un
coro da me allestito, e che una quantità di
gente si dichiarasse in disaccordo con me,
piuttosto che essere io, dentro di me, in
disarmonia e contraddizione con me stesso.” (Socrate a Callicle, nel Gorgia di Platone)

Socrate non può quindi rinunciare alla sua indagine e non può ritirare le sue affermazioni. Dichiara egli stesso che se venisse esiliato, continuerebbe la sua indagine. L’unica scelta per la giuria è quindi la sentenza di morte. Socrate comunque non teme la morte, anzi l’accetta. Questo perché nessuno sa di preciso cosa sia realmente la morte: se sia cosa buona o cosa cattiva. Nessuno può sapere se la morte sia uno stato perenne di sonno (ed in questo caso un mirabile guadagno secondo Socrate) o una trasmutazione dell’anima (e stare così con i Magni Spiriti a conversare e stare in loro compagnia). Ad ogni modo, secondo Socrate, “quelli di là” sono più felici di “quelli di qua”, e quindi non riesce a trovare un motivo per cui temere la morte.

b) Quali significative frasi rivolge ai giudici che lo hanno condannato?

“E ora desidero fare una predizione, a voi che mi avete condannato. E’ vero, mi trovo ormai nel punto in cui gli uomini più facilmente fanno predizione, allorché sono prossimi a morire. E affermo, cittadini che mi avete ucciso, che subito dopo la mia morte vi colpirà una punizione assai più dura, per Zeus!, di quella inflitta a me con la condanna a morte. Avete appena fatto questo nella speranza di scampare a una resa dei conti della vostra vita, eppure vi accadrà – ve lo assicuro – tutto il contrario. A mettervi alla prova saranno in molti, che finora avevo trattenuto senza che voi ve ne accorgeste: e saranno tanto più impietosi in quanto sono più giovani, e ne sarete vieppiù infastiditi. Fate proprio un bello sbaglio, se credete con l’omicidio di impedire che vi si venga a rimproverare la vostra vita non retta. Non è così che ve la caverete, non è possibile e neanche bello: il modo più bello e semplice non sta nell’eliminare il prossimo, ma nel provvedere da sé alla propria perfezione. Questa profezia sia il mio congedo da voi, che mi avete votato contro.”

c) Qual è l’ammonimento racchiuso nelle sue ultime parole?

Nelle sue ultime parole è racchiusa una profezia, una sorta di “maledizione” verso i giudici che lo hanno condannato colpevole e che lo hanno messo a morte: secondo Socrate infatti, non si può eliminare un uomo solo perché rimprovera ai cittadini una vita non retta, ne si può fermare un movimento del genere poiché in futuro compariranno altri come Socrate che riproveranno i cittadini.
Non è nemmeno dato agli uomini il potere di giudicare una persona, ne di concedergli la vita o dargli la morte. E quindi i giudici si muniscano di buone speranze alla morte, poiché nessuno sfugge al giudizio divino.

7) Quale valore può avere oggi l’insegnamento di Socrate: ritieni che il suo messaggio sia circoscritto alla situazione storica dell’epoca oppure pensi che possa avere qualche attualità? Motivalo. Quali aspetti in particolare ti pare possano avere valore anche nel mondo contemporaneo?

Come insegnamento di Socrate prendo in considerazione il “sapere di non sapere”. Ebbene, la scienza si è evoluta nel tempo in tutti i suoi rami con il solo scopo di raggiungere una perfezione tramite la conoscenza. L’uomo è l’unico essere (sulla Terra) a cui è stata donata la facoltà di apprendere e di conoscere(e grazie ad essa di agire razionalmente e non per istinto), in modo da utilizzare questa conoscenza per sopravvivere, sebbene limitata solo a questo scopo con la Legge Divina proibizionista. Il concetto Socratico sta tutto qui: “il sapere di non sapere è una sapienza umana”, oltre alla sapienza umana c’è la sapienza divina, ma probabilmente la società moderna non vuole aver niente a che fare con questo concetto.Oggi alla conoscenza non c’è limite. Si cerca continuamente di scoprire, inventare, creare. Lo scienziato non è più obbligato dalla divinità che gli impone il limite (ricordiamo che la maggior parte degli scienziati sono atei), ed ecco che vengono create cose che prima l’etica vietava (es. la clonazione: creare la vita è priorità divina e non umana). Nel mondo contemporaneo i valori del tempo dei greci sono del tutto spariti. Probabilmente se si fosse rispettato il messaggio Socratico, molti problemi che abbiamo attualmente al mondo non sarebbero mai esistiti, ma di conseguenza non avremmo estirpato neanche deii mali grazie alle scoperte nei vari campi della conoscenza (ad esempio la medicina).
Allora la questione è: Sapere è un bene oppure un male?
Come Socrate parla della questione della morte, non sappiamo di preciso cosa sia bene e cosa sia male. L’uomo azzarda, rischia e va avanti nelle sue scoperte pur non sapendo quali conseguenza porterà la conoscenza, proprio come Socrate quando accettò di morire non poteva conoscere cosa ne sarebbe stato di lui.

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