New economy

Materie:Tesina
Categoria:Economia

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Testo

ISTITUTO D’ISTRUZIONE SUPERIORE
TOMMASO D’ORIA
CINZIA JESSICA CAPUCCHIO
CLASSE 5^ A aziendale
SOMMARIO
* INTRODUZIONE
* VERSO LA NEW ECONOMY:
o Definizione di New Economy;
o Nascita della New Economy;
o La crisi del ’29 e il New Deal.
* IL MONDO DI INTERNET:
o La nascita di Internet;
o Gli italiani e la rete.
* LA RETE SI SOSTITUISCE AL MERCATO:
o Un’economia dematerializzata, il valore del tempo e delle risorse intangibili;
o Outsourcing.
* I SEGMENTI DI MERCATO DELLA NEW ECONOMY:
o Internet Venture Capital;
o Fornitori di accesso;
o Portali e contenuti web;
o Commercio elettronico;
o Integratori/Innovatori di sistema.
* MARKETING:
o Dalla produzione al marketing;
o Le nuove parole chiave del marketing.
* HOME BANKING:
o Parte prima: l’organizzazione e le funzioni bancarie;
o Parte seconda: l’attività bancaria proiettata nella New Economy;
o Trading on-line.
* BIBLIOGRAFIA
INTRODUZIONE
La rivoluzione legata ad Internet investe tutti gli aspetti della nostra vita determinando una rivoluzione sociale, culturale ed economica. Infatti, l'aspetto più radicale di questa rivoluzione sembra proprio essere quello economico.
I cambiamenti epocali introdotti da internet nell'economia, nella produzione, nella distribuzione e nella finanza hanno introdotto economisti e studiosi del settore, a parlare di “New Economy”, una nuova economia in grado di analizzare alcuni dei vecchi principi economici che hanno costituito le basi tradizionali dell'economia, relazionandoli ai nuovi.
Premettendo che la New Economy è in fase iniziale e che i possibili sviluppi sono difficili da prevedere, attraverso questa tesina ho cercato di fornire una visione generale delle trasformazioni avvenute nella rete, cercando di ricostruire l'evoluzione della tecnologia che ha determinato la nascita e la diffusione di Internet.
Il termine New Economy è stato coniato nel 1998 dal saggista statunitense Kevin Kelly col best-seller New Rules for a New Economy.
L'autore analizza questa rivoluzione in corso, cercandone le cause, descrivendone i protagonisti, gli eccessi e i rischi di Borsa, chiarendone le implicazioni sul futuro. Un viaggio nella New Economy che comincia dalla sua patria d’origine, gli Stati Uniti, in particolar modo in California (fulcro continuo del fenomeno), e prosegue attraverso l'Europa. Tra i fattori sociologici e istituzionali che hanno determinato la superiorità statunitense, troviamo il liberismo americano, il sostegno pubblico, l'interazione tra industria privata e i grandi centri di ricerca e una cultura aperta, poco incline alle gerarchie tradizionali.
In conclusione nel corso degli ultimi 10-15 anni si sono andate manifestando una serie di trasformazioni, quali la globalizzazione, la new technology, che hanno profondamente mutato gli scenari economici, sociali, politici ed ambientali, con conseguenze a breve medio e lungo termine, rilevanti più che mai per le imprese di qualsiasi dimensione, settore o Paese d’appartenenza. Non vi è, infatti, impresa che non sia coinvolta in una qualche misura nelle trasformazioni in questione.
VERSO LA NEW ECONOMY
Definizione di New Economy:
La New Economy si può definire come l’insieme dei molteplici cambiamenti qualitativi e quantitativi che, durante gli ultimi 15 anni, hanno trasformato la struttura, le funzioni e le regole dell’economia.
La New Economy, quindi, può essere intesa come una nuova tecnica commerciale alla cui base vengono interposte le tecnologie informatiche e in particolare Internet, la rete informatica internazionale per eccellenza, che appunto rappresentano esplicitamente gli strumenti essenziali per svilupparla.
Nascita della New Economy:
Per capire bene la nascita della New economy, dobbiamo andare indietro nel tempo ed analizzare sia in Italia sia nel mondo, la situazione storica- sociale che l’ha provocata.
I cambiamenti fondamentali avvenuti nell’economia risalgono in particolar modo agli anni successivi alla grande crisi del 1929. I mutamenti furono molteplici, sia nel campo della finanza sia nel settore bancario.
Nel corso della storia, la Borsa di New York è sempre stata un punto di riferimento per tutte le altre Borse, tanto che ancora oggi, quando bisogna esprimere un giudizio sull’andamento di un determinato titolo, o studiare un particolare effetto economico, ci si rapporta ad essa. C’è da dire però, che intorno agli anni ’30 è stata travolta da un periodo di enorme crisi economica, che proprio in quegli anni divampava negli Stati Uniti, denominato “Grande Depressione”.
La Crisi del ’29 e il New Deal:
Dopo la Prima Guerra Mondiale, negli anni che intercorrono tra il 1920 e il 1929, gli Stati Uniti conobbero un periodo di grande prosperità e progresso trainato soprattutto dal settore automobilistico (che a sua volta ha trascinato con sé altri settori come quello metallurgico, della gomma, il settore petrolifero, dei trasporti e edile). Sembrava essersi innescato un circolo virtuoso: l'alta produttività permetteva di mantenere inalterati i salari e i prezzi dei prodotti sul mercato. Questo favoriva, quindi, gli investimenti che permettevano a loro volta di aumentare la produttività. Il periodo di prosperità iniziato sembrava non dover subire arresti. Tuttavia agli investimenti e al continuo aumento della produttività, non corrispose una proporzionata crescita del potere d'acquisto dei salari e stipendi. Nei primi anni dopo il primo conflitto mondiale, lo sviluppo era stato sostenuto dai risparmi accumulati negli anni della guerra e dai bassi tassi d'interesse. Nel novembre 1920, anno nel quale le donne ottengono il diritto di voto, le elezioni per la presidenza degli Stati Uniti vedono vincitore il presidente Warren Gamaliel Harding, un repubblicano, che promosse lo sviluppo produttivo interno, lasciando ampio spazio d’azione alle imprese senza interferenze statali, difendendo il mercato interno con le alte tariffe doganali e limitando l’emigrazione. Il successore di Harding fu Calvin Coolidge, che si attenne, fondamentalmente, alle stesse linee di condotta. Nel 1928 viene eletto alla presidenza un altro repubblicano Herbert C. Hoover, il quale seguì i principi del liberismo economico, rifiutandosi di far intervenire lo Stato negli affari degli imprenditori o capitalisti privati. Al culmine di un periodo di prosperità, in un giorno del 1929, giovedì 24 ottobre (che sarà ricordato come il ”giovedì nero”) alla Borsa di Wall Street, a New York, si registra un calo vistoso del valore dei titoli delle più importanti imprese americane; vengono svendute quasi 13 milioni d’azioni. La frana sembra arrestarsi il giorno successivo, ma poi riprende, devastante più che mai, martedì 29 (il “martedì nero”), il più disastroso di tutta la storia finanziaria degli Stati Uniti: sono scambiati, a prezzi sempre più scadenti, 33 milioni di titoli. Gli sforzi dei banchieri e degli agenti di cambio sono del tutto inefficaci, di fronte alla dimensione della catastrofe. Gli Stati Uniti, in meno di una settimana, divennero, da nazione prospera, un paese alle soglie della povertà ed in preda al panico. La crisi, continua con effetti devastanti sino al 1932, provocando un crollo della produzione mondiale di circa il 50%. Le cause di un crollo così rapido ed inaspettato sono sicuramente da ricercarsi in un insieme di elementi divenuti ingovernabili, poiché sommati nelle errate proporzioni a determinati fattori dell’economia americana. Per comprenderle si deve esaminare la situazione dell’economia degli Stati Uniti negli anni tra 1925 e il 1929. In quegli anni le industrie prosperano, producono un gran numero di oggetti e di beni da vendere, ma hanno sempre più bisogno di denaro per aumentare le quantità prodotte, e chiedono ed ottengono prestiti, soprattutto dall’Europa. I compratori, dal canto loro acquistano molti oggetti, ma soprattutto a rate, visto che la maggior parte degli operai e degli impiegati hanno ancora bassi salari, e non dispongono quindi di molto denaro liquido.
In questa situazione, improvvisamente, si susseguono due avvenimenti inaspettati:
- la Banca d’Inghilterra limita il flusso di sterline verso gli Stati Uniti facendo così mancare i finanziamenti per le industrie americane.
- I consumatori americani, nella grande maggioranza non ricchi, si trovano impossibilitati a comprare altri beni, perché già indebitati con le rate; le fabbriche continuano a produrre, ma gran parte delle merci restano invendute.
In questa situazione di disastro economico, che Hoover si rifiuta di ammettere continuando a ripetere che “la ripresa era dietro l’angolo”, nessun capitalista privato va a rischiare i suoi capitali, già abbondantemente danneggiati dalla crisi, per riavviare la produzione dei beni che non hanno nessuna possibilità di essere venduti.
Chi capisce questo, e cerca di trovare un’alternativa valida per far riprendere l’economia capitalistica, è l’economista inglese, docente universitario a Cambridge, John Maynard Keynes, il quale, sostiene la necessità dell’intervento economico dello Stato che, con le sue riserve auree e il monopolio della moneta, può permettersi di finanziare la ripresa, facendo costruire opere pubbliche e dando lavoro a una buona parte di gente, che comincerà a guadagnare e a comprare beni di consumo. Oltre a ciò, lo Stato deve vigilare sull’attività finanziaria delle banche e delle Borse, di modo che non si riproducano più crisi di liquidità e manovre speculative a danno dei piccoli e medi risparmiatori, riducendo la libertà di iniziativa degli imprenditori e un modesto aumento dell’inflazione.
Gli anni tra 1930 e il 1940 sono dedicati ad una sorta di “ricostruzione”. L’uomo che fu assunto per questo e che si preoccupò di risollevare il paese dalla crisi, fu Franklin Delano Roosevelt, eletto presidente degli Stati Uniti nel 1932, varando proprio in quegli anni, il grandioso programma politico ed economico noto come “New Deal” basato proprio sulle idee keynesiane.
Il New Deal consiste, sostanzialmente, nel finanziare lavori pubblici, e prestare alle imprese dei capitali d’investimento, a tassi agevolati favorendo in particolare quelle aziende che accettavano di assumere una certa quota di manodopera nera, in modo da far diminuire la discriminazione razziale. Con il New Deal lo Stato garantisce:
* l’assistenza sanitaria e pensionistica ai lavoratori;
* incoraggia la formazione dei cartelli e dei trust tra le imprese per potenziare le loro possibilità di investimento;
* svaluta il dollaro in modo da rendere più competitive le esportazioni dei beni americani, consentendo agli agricoltori indebitati, numerose facilitazioni nel pagamento dei loro debiti.
La politica economica del New Deal riesce a far ripartire, in parte, l’economia statunitense e a riassorbire almeno la metà dei disoccupati. Questo permette di ridare un po’ di fiducia al pese con innegabili risvolti positivi nella ripresa dei consumi.
Ma la vera ripresa economica statunitense avverrà in occasione della seconda guerra mondiale, quando la produzione bellica imprimerà una decisiva svolta alla debole economia statunitense e mondiale.
É dunque proprio in questi anni, che gli studi condotti da John M. Keynes, permisero di sottoporre ad una dura critica i principi teorici su cui si basava il liberismo economico. Si dimostrò infatti, che il libero gioco delle forze economiche, non sempre riesce a realizzare automaticamente una condizione di equilibrio del mercato, determinando notevoli squilibri fra offerta e domanda. Proprio la crisi del ’29 permise a Keynes di capire come la cosiddetta finanza neutrale, dove lo Stato deve incidere il meno possibile sull’economia del paese, prestando solamente i servizi essenziali e chiedendo meno tributi possibili ai cittadini, dovesse essere sostituita con la finanza funzionale, dove invece, nel momento in cui il mercato non riesce a funzionare a causa dei cosiddetti fallimenti di mercato (monopoli, beni pubblici, crisi economiche) è lo Stato che deve riuscire ad intervenire per risanare la situazione.
La finanza funzionale, fu ben vista da Keynes, e fu applicata ben presto in tutti i paesi industrializzati per rilanciare la domanda, la produzione e l’occupazione.
IL MONDO INTERNET
Internet è una rete di computer mondiale ad accesso pubblico, attualmente rappresentante uno dei principali mezzi di comunicazione di massa, motivo per cui è definita "rete delle reti" o "rete globale". Chiunque abbia un computer e gli opportuni software, appoggiandosi a un ISP o a una linea telefonica (ISDN, UMTS), può accedere a Internet ed utilizzare i suoi servizi. Ciò è reso possibile da una serie di protocolli di rete chiamata TCP/IP (Transmission Control Protocol e Internet Protocol), che costituiscono la "lingua" comune con cui i computer s’interconnettono e comunicano tra loro.
I principali servizi offerti da Internet sono:
* World Wide Web: chiamato anche Web o WWW, è il principale servizio internet che con un’enorme quantità di pagine multimediali collegate fra loro, è in grado di fornire informazioni composte da testo, grafica, animazioni, filmati, e suoni;
* La posta elettronica: (E-Mail) è un servizio Internet grazie al quale ogni utente può inviare o ricevere dei messaggi. È l'applicazione Internet più conosciuta e più utilizzata attualmente;
* Motore di ricerca è un sistema automatico che analizza un insieme di dati spesso da lui stesso raccolti e restituisce un indice dei contenuti disponibili classificandoli in base a formule matematiche che ne indichino il grado di rilevanza data una determinata chiave di ricerca. Il più utilizzato, su scala mondiale è Google, ma sono molto usati anche Live, Yahoo! , Ask;
* La chat: è un’insieme di servizi che hanno tutti in comune il dialogo che avviene in tempo reale, e il fatto che il servizio possa mettere facilmente in contatto perfetti sconosciuti, generalmente in forma essenzialmente anonima. Il luogo in cui la chat si svolge è chiamato solitamente chatroom;
* E-learning: è la diffusione d’informazioni a distanza mediante l’utilizzo della rete. L'e-learning non è limitato alla formazione scolastica, essendo rivolto anche ad utenti adulti, studenti universitari, insegnanti, ma anche nella formazione aziendale, specialmente per le organizzazioni con una pluralità di sedi. Spesso s’identifica l'e-learning come la formazione a distanza (FAD).
Internet inoltre è utilizzata per le comunicazioni più varie, quelle private e pubbliche, lavorative e ricreative, scientifiche e commerciali, e i suoi utenti sono in costante crescita, basti pensare che alla fine del 2005 hanno superato il miliardo.
La nascita di Internet
Internet è nata nel 1983, ma la sua storia ha avuto inizio intorno agli anni Sessanta, quando negli Stati Uniti il Dipartimento della difesa fu incaricato di studiare un sistema in grado di garantire la trasmissione delle informazioni anche in caso di attacco nucleare. Per questo scopo fu istituita, nel 1958, l’Agenzia per progetti avanzati di ricerca (Advanced Research Project Agency) che, grazie all’apporto di studiosi, ricercatori e docenti universitari, diede vita ad ARPANET, la prima rete di computer. La grande novità stava nel fatto che lo scambio d’informazioni tra computer collegati poteva seguire vie diverse per giungere a destinazione. Ciò garantiva la trasmissione d’informazioni anche nel caso in cui qualche computer, o una parte di una rete, fossero stati danneggiati. Negli anni Ottanta questo sistema si diffuse dal campo militare alle università, tanto da segnare la fine di ARPANET e la nascita di una nuova struttura chiamata Internet. Dagli Stati Uniti il sistema si estese anche all’Europa e da allora i collegamenti si moltiplicarono a livello esponenziale. Con la nascita del WWW nel 1991, ha poi inizio la crescita esponenziale di Internet, crescita che in pochissimi anni la porterà a cambiare per sempre la società moderna rivoluzionando il modo di relazionarsi delle persone come quello di lavorare, tanto che, nel 1998 si arriverà a parlare di “nuova economia”.
Gli italiani e la rete
Utenti internet per grandi aree geografiche
Analizzando la situazione per grandi aree geografiche si può notare che l’uso di internet non è omogeneo. La maggioranza di persone che utilizzano la rete appartengono al nord Italia, al contrario del sud e delle isole che sembrano essere invece, i luoghi dove si utilizza di meno.
Utenti internet per età
Per quanto riguarda l’età, si conferma un afflusso di giovani. Secondo questa ricerca ci sarebbe, nell’ultimo periodo, una particolare crescita fra gli adolescenti (14-17 anni), ma risulta ancora debole la presenza degli anziani anche se c’è un aumento nella fascia fra i 54 e i 64 anni.
Utenti internet per livello scolastico
L’uso di Internet rimane concentrato verso i livelli più alti d’istruzione; anche se è aumentata la diffusione della rete fra le persone che hanno un titolo di scuola medio superiore o inferiore.
Utenti internet in base al reddito
I dati sui nuovi accessi invece, segnalano una crescita del numero di utenti con reddito medio o medio basso.
Utenti internet per tipo di attività
viene confermato però, un allargamento dell’uso della rete a categorie più ampie, con un’ulteriore crescita di impiegati, insegnanti e disoccupati, mentre risulta invariata la presenza di casalinghe.
In conclusione si può dire che in Italia c’è una tendenza solida e costante a un uso sempre più diffuso della rete.
LA RETE SI SOSTITUISCE AL MERCATO
La caratteristica essenziale delle attività economiche nella rete è la connessione. Le reti elettroniche, per loro natura, abbattono mura e oltrepassano confini. Le aziende si stanno già collegando con fornitori e clienti per condividere risorse intangibili, come informazioni, conoscenze e risorse fisiche, nella convinzione che, mettendo in comune le forze, ognuna ne possa ottimizzare i risultati. In un mondo in rapido cambiamento come quello del commercio elettronico, le imprese devono avere una struttura e una natura assai più duttile e aperta, devono essere in grado di mutare forma e aspetto in tempi brevi per adeguarsi a nuove condizioni economiche.
Un’economia dematerializzata, il valore del tempo e delle risorse intangibili
I beni materiali, ormai è evidente, si stanno smaterializzando. Se l’era industriale si caratterizzava per l’accumulazione di capitale fisico e proprietà, nella nuova era le aziende continuano ad appiattire la loro struttura organizzativa, e a sostituire operai ed impiegati con tecnologie intelligenti, riducendo la forza lavoro e le esigenze di spazio lavorativo. I prodotti e le aziende non sono l'unica cosa che nel nuovo mondo si va dematerializzando, anche il denaro ha seguito la linea evolutiva e tende a diventare sempre più intangibile. Nella storia si ricorda il 15 agosto del 1971 quando il denaro e la materia furono separati in particolare, quando, il presidente degli USA Richard Nixon, chiuse la cosiddetta “Gold Window (finestra d’oro) e il valore del dollaro, come quello di tutte le altre valute non era più legato alle riserve auree custodite nella cittadina di Fort Knox, ma fu lasciato libero di fluttuare sul mercato, senza che il suo valore fosse garantito da una ricchezza tangibile.
Nel corso della storia economica la moneta si è progressivamente dematerializzata. Un tempo tabacco, zucchero, cacao e pellicce sono stati forme di moneta molto diffuse fra i mercanti e gli aborigeni del nuovo mondo. Successivamente oro, rame e argento erano i materiali più utilizzati per coniare denaro. In età mercantile, con la crescita degli scambi commerciali, sono state introdotte forme più flessibili e leggere di moneta: lettere di credito e banconote. Nel ventesimo secolo l’introduzione degli assegni e poi delle carte di credito hanno reso la moneta sempre più mobile e meno materiale. Ogni giorno nella sola città di New York 1900 miliardi di dollari passano attraverso le reti elettroniche. Basti pensare che ogni due settimane l’equivalente del prodotto mondiale annuo, passa attraverso i network di New York, senza acquisire una forma concreta, una realtà molto diversa da quella che prevaleva in un passato ancora recente, in cui lingotti d’oro venivano trasferiti tra banca e banca, o paese e paese.
Nell’economia industriale il prezzo e la qualità erano le linee guida della segmentazione del mercato per il consumatore, e il valore del tempo non era riconosciuto come un fattore importante. Attualmente il prezzo e la marca sono ancora fattori importanti per gli acquirenti ma il tempo ha acquisito un’importanza prioritaria.
La velocizzazione delle transazioni, con l’obiettivo di garantire a clienti e fornitori un risparmio di tempo, produce l’inevitabile effetto collaterale di accelerare anche il processo di competizione dal lato dell’offerta. L’estrema facilità di fare ricerche su internet implica che i concorrenti sono solo a un clic di distanza. Se i clienti hanno la possibilità di compiere rapidi confronti durante lo shopping, per le aziende è sempre più difficile attirarli e fidelizzarli. Per attirare nuovi utenti, le aziende devono, di regola accelerare il ritmo rispetto alla concorrenza, proponendo servizi più rapidamente accessibili rispetto alle rivali. L’immediatezza è di primaria importanza: beni e servizi dovranno essere disponibili nel momento esatto in cui i clienti li richiedono.
Nella new economy, il capitale umano e la condivisione delle conoscenze costituiscono la vera fonte per la creazione della ricchezza. In questo senso, è stato enfatizzato il passaggio dal capitalismo industriale al capitalismo definito “intellettuale”, dove le uniche risorse che contano veramente sono quelle intellettuali, in altre parole le cognizioni contenute nei cervelli dei “knowledge worker” (lavoratori della conoscenza).
Un esempio ne è la Microsoft, come molte altre aziende nell’high-tech mostra la maggiore attenzione per la creazione di beni intangibili. Mettendo a confronto la capitalizzazione di mercato e i valori di bilancio fra IBM e Microsoft, nel novembre del 1996, la capitalizzazione di borsa di IBM era di 70,7 miliardi di dollari e quella di Microsoft di 85,5; ma IBM aveva immobilizzazioni tecniche per 16,6 miliardi di dollari, mentre quelle di Microsoft giungevano appena a 930 milioni. Nonostante Microsoft avesse meno capitale fisico, gli investitori preferivano acquistare azioni Microsoft. Quello che gli investitori acquistavano, pagando il prezzo delle azioni era capitale intangibile.
I nuovi lavoratori sono abituati o si devono abituare a lavorare in squadre e ad esprimersi nel modo più libero possibile, rispettando il lavoro e le idee degli altri. L’era del digitale non è solo un’epoca di macchine intelligenti, ma anche di esseri umani che, attraverso le reti, possono unire la loro intelligenza, le cognizioni e la creatività per conseguire obiettivi senza precedenti, il cui passo ultimo consiste nella creazione di ricchezza e nello sviluppo sociale.
Outsourcing
In un’economia digitale dove la circolazione della conoscenza e delle informazioni giocano un ruolo cruciale, l’economia si fraziona e si affermano tattiche come l’outsourcing.
L'outsourcing emerge come uno degli strumenti manageriali, di carattere tattico e strategico, che hanno conosciuto la maggiore espansione nel corso dell'ultimo decennio e che, secondo autorevoli e diffuse proiezioni, continuerà a proporsi nei suoi diversi ambiti e nelle sue varie applicazioni come una via obbligata per la sopravvivenza sul mercato delle imprese, senza distinzione di industria, dimensione o missione aziendale.
Liberarsi di alcune funzioni per puntare sulle attività in cui l'azienda si sente più forte: è questo in sostanza il motivo principale, affiancato a quello della riduzione dei costi, che spinge un numero sempre maggiore di imprese a ricorrere all'outsourcing.
Si potrebbe fornire una serie di definizioni di outsourcing, di varia provenienza e di volta in volta orientate a metterne in risalto particolari aspetti; tuttavia il concetto generale può essere espresso in forma estremamente sintetica, descrivendo l'outsourcing come quel processo che porta alla acquisizione da un fornitore esterno, di prodotti o servizi attualmente risultanti dalla diretta attività produttiva e di gestione interna dell'azienda.
Nei Paesi anglosassoni ed in particolare negli Stati Uniti l'outsourcing ha acquisito fama in seguito alla crisi economica degli anni ottanta: alcuni giganti dell'industria automobilistica, le cui dimensioni erano divenute abnormi anche per effetto dello sviluppo di aree complementari al core-business (è la principale attività aziendale di tipo operativo che ne determina il compito fondamentale preposto ai fini di creare un fatturato ed un conseguente guadagno.), adottarono come soluzione fondamentale al problema del risanamento contabile proprio l'outsourcing.
Il principio era semplice: far fare agli altri ciò che fanno meglio di noi, in modo tale da ridurre i costi, migliorare la qualità dei servizi o dei prodotti intermedi di cui si ha bisogno, e liberare così le risorse necessarie per lo sviluppo di ciò che costituisce la vera attività d'impresa.
Affinché l'outsourcing si sviluppi come tecnica di gestione aziendale è necessario che siano soddisfatte, fra l'altro, due condizioni: la prima ha carattere oggettivo e consiste nella presenza sul mercato di operatori sufficientemente professionali e specializzati, che garantiscano un efficiente espletamento della funzione da esternalizzare; la seconda ha invece natura più soggettiva e riguarda il superamento da parte del management societario di varie remore psicologiche, in particolare il timore di un "autoridimensionamento" professionale.
L'introduzione dell'outsourcing all'interno di un'azienda è operazione non facile, che incontra resistenze di ogni genere a tutti i livelli della struttura gerarchica aziendale oltre che sindacale.
Solamente a livello di top management si è ormai diffusa la consapevolezza del fatto che un'impresa agile e snella, la quale abbia il meno possibile di struttura fissa e acquisti all'esterno i servizi "generali" sia il modello vincente nei mercati attuali e che solo delegando tutte le funzioni ausiliarie a fornitori specializzati diviene possibile concentrarsi sulle attività per le quali si possiede un'effettiva competenza ed un vantaggio competitivo.
A testimonianza di questa circostanza può essere riportata una recente ricerca del Benchmarking Club di Business International, secondo la quale nel 93% dei casi è il top management a definire le politiche di outsourcing anche quando questo tipo di decisione non riguardi aspetti strategici .
Molto di rado accade che sia un dirigente di funzione ad assumersi tale responsabilità: ricorrendo all'outsourcing, infatti, questi correrebbe il rischio di trovarsi con minor potere all'interno dell'azienda.
Viceversa i top manager propendono più che in passato per il ricorso all'outsourcing, poiché ritengono che ciò possa portare a una riduzione dei costi (in particolare di quelli fissi) e a una maggiore flessibilità dell'impresa.
La situazione di "scollamento", spesso riscontrabile tra i top manager e i manager di funzione o di dipartimento, fa sì che i fornitori di servizi tendano oggi a rivolgersi sempre più ai primi piuttosto che ai secondi.
L'esperienza pratica mostra inoltre come spesso i responsabili di funzione tendano ad ostacolare il corretto svolgimento del rapporto cliente-provider, specie nella fase sperimentale tendente ad affinare la collaborazione tra provider e personale interno dell'azienda-cliente, il quale deve necessariamente collaborare all'espletamento della funzione da delegare.
Quest'ultima circostanza evidenzia come outsourcing e decentramento non ridiano di per sé competitività all'impresa, poichè la rigenerazione possibile attraverso questi strumenti richiede cambiamenti di cultura, architetture organizzative e capacità di coordinamento estremamente complesse.
Nonostante tutte queste difficoltà, per i prossimi anni il movimento verso un ruolo più rilevante dell'outsourcing è irreversibile: le grandi imprese cercheranno di decentrare tutte le attività che possono essere prodotte all'esterno in modo più competitivo, concentrandosi invece su quelle in cui vi siano competenze distintive ben evidenti e non riproducibili altrove.
È evidente che nel corso di questo processo la grande impresa si "snellirà", nel senso che avrà meno dipendenti in organico, mentre i compiti della direzione assumeranno sempre più funzioni di regia differenti da quelle tradizionali; ma non è affatto detto che la sua forza complessiva, in termini di network che essa "comanda", sia destinata a diminuire.
L'outsourcing degli acquisti: Scelto il partner in "modalità di outsourcing", il passo successivo è quello della stipulazione di un accordo tra questi e l'azienda cliente.
I momenti fondamentali di un contratto di outsourcing della funzione acquisti possono essere così sintetizzati:
1. Settore d’intervento: la definizione dei confini all'interno dei quali il cliente desidera che il proprio partner vada ad operare avverrà sulla base di una serie di motivazioni specifiche per ciascuna situazione aziendale.
Un primo criterio di attribuzione dell'opera di outsourcing è senza dubbio quello di carattere tipologico. È infatti ovvio pensare ad una suddivisione del monte merci e servizi, i cui acquisti s’intendono gestire in regime di outsourcing, in settori caratterizzati merceologicamente, ciascuno dei quali sarà da attribuire ad uno specifico intermediario.
Questo principio è valido e va salvato a condizione che esistano i partner idonei all'esercizio delle funzioni di settore richieste e che il cliente sia in grado di offrire un volume di acquisti sufficiente per ciascuna tipologia merceologica.
In secondo luogo, è indispensabile valutare le opportunità offerte dal mercato degli intermediari in quanto è verosimile che esistano soggetti capaci di offrire servizi in più campi di attività ed ai quali, pertanto, sarà ragionevole pensare di affidare più tipologie di acquisto.
Le modalità di ripartizione potranno avere come riferimento una serie di parametri talora molto personalizzati in funzione della situazione aziendale e non assolutamente generalizzabili.
Ad esempio, per aziende che hanno acquisti localizzati all'estero o su particolari mercati stranieri, potrebbe essere utile pensare di affidare questa parte di approvvigionamenti ad un partner fortemente orientato a tale genere di operazioni. Nel caso di aziende dove le forniture e le prestazioni di basso budget sono di volume troppo esiguo per essere suddiviso merceologicamente e, nel contempo, abbastanza grande per essere "appaltato", la soluzione potrà essere quella di individuare un unico partner al quale offrire l'intero pacchetto.
Importante, in una fase nella quale il mercato dell'outsourcing non è ancora stabilizzato e dove i soggetti operativi non sono compiutamente identificati, è procedere alle suddivisioni e alla scelta dei partner combinando una serie di variabili ancora non codificate e che soltanto l'esatta definizione dei bisogni aziendali di outsourcing e un’azione di ricerca di mercato profonda e ben orientata, potranno opportunamente gestire.
2. La posizione commerciale del partner: il ruolo dell'intermediario di outsourcing (sia esso un consorzio o un imprenditore) potrà essere esercitato in modalità diretta o indiretta.
Diretta, quando il soggetto opererà acquistando in proprio merci e servizi per rivenderli al cliente dal quale ha ricevuto l'incarico di terziarizzazione. Indiretta, quando l'outsourcer raccoglie i mandati di acquisto della clientela e provvede a indirizzare le richieste ai fornitori prescelti i quali, successivamente, venderanno le merci e i servizi direttamente al cliente.
Nel primo caso, l'intermediario fatturerà in proprio al cliente; mentre nel secondo, la fatturazione sarà eseguita direttamente dai produttori o dai prestatori d'opera.
Nel caso in cui un partner acquisti e rivenda quanto gli è stato affidato, il suo margine di contribuzione sarà costituito dal differenziale di costi tra acquistato e venduto; mentre nella condizione di partner-agente, questi otterrà la propria remunerazione attraverso un sistema di commissioni provvigionali versate dai fornitori e/o dal cliente stesso.
3. La questione della qualità: l'intermediario dell'outsourcing si troverà nella delicata posizione di venditore o agente investito della piena responsabilità sia della perfetta gestione, sia della qualità dei prodotti e dei servizi trattati.
Se dal lato gestionale l'azienda- cliente potrà esercitare i controlli sull'adempimento delle procedure contrattuali stabilite, cautelandosi in tal modo da disservizi e inconvenienti, dal lato "controllo di qualità" non sarà più sufficiente la verifica dell'operato dell'intermediario in quanto le caratteristiche delle merci e delle prestazioni di cui fruisce il cliente finale provengono dalla "fabbrica" del fornitore al quale l'intermediario stesso si è rivolto. Pertanto, per quei settori ove questo è giudicato indispensabile, il cliente dovrà assoggettare l'outsourcer a una procedura di controllo qualità nei confronti dei suoi fornitori tale che, la fonte di ogni prodotto o servizio certifichi che esso è approvvigionato in accordo agli standard stabiliti dal cliente finale.
In altre parole, il soggetto di outsourcing, il quale, non dimentichiamolo, è completamente responsabile della fornitura, cautela se stesso ed il proprio cliente obbligando i propri fornitori a rispettare una procedura di controllo sulla qualità che molte aziende iniziano ad esercitare sui fornitori di secondo livello ove il cliente desideri la certificazione non solo del proprio fornitore ma anche dei suoi sub-fornitori.
Si può dedurre quindi che le nuove tecnologie informatiche e di telecomunicazione, permettono alle aziende di creare un collegamento fra la propria attività e quella dei loro fornitori in un reticolo sempre più intrecciato di relazioni e rapporti. Infatti, nella New Economy, emergono nuovi modelli di azienda in cui la ricchezza è creata da partner e collaboratori che assumono un ruolo di risorsa. Nella Old economy, invece, tutte le risorse quali capitale, terra, forza lavoro, venivano considerate di proprietà dell’imprenditore.
La vecchia idea d’impresa commerciale come entità autonoma delimitata con precisione si sta sostituendo con il concetto di rete di partner con attività integrate, impegnati in relazioni reciproche, tanto formali che informali. Un numero sempre maggiore di aziende affida appunto la gestione e manutenzione dei computer, la formazione, lo sviluppo applicativo, la consulenza, la progettazione a fornitori esterni. Si ricorre all’outsourcing anche per la gestione del personale, delle tasse e contributi, degli acquisti, della contabilità in generale, e del marketing. Per le imprese i vantaggi dell’outsourcing sono diversi. Innanzitutto l’appalto a terzi permette all’azienda di concentrarsi sulla strategia da seguire per realizzare profitti ottenendo così un risparmio di tempo e una maggiore efficienza. In secondo luogo, l’outsourcing permette di godere di una maggiore specializzazione (in quanto realizzata da specialisti) ad un minor costo poiché si riduce la necessità di investire in impianti e attrezzature sofisticate per lo svolgimento delle attività periferiche rispetto a quelle che producono valore per l’azienda. Inoltre, l’outsourcing da una maggiore flessibilità all’azienda, necessaria in un ambiente veloce e in continuo cambiamento come quello attuale. Impianti obsoleti e attrezzature superate sono causa di perdita di redditività.
Alcuni dei più grandi nomi del settore industriale si sono trasformati con successo in studi di progettazione e catene di distribuzione, lasciandosi alle spalle la proprietà e la gestione degli impianti utilizzando strategie outsourcing.
Nike è forse il maggiore esempio di come funziona un’impresa basata sull’outsourcing. Nike è diventata in realtà un’impresa virtuale: la immaginiamo ovviamente come un produttore di calzature sportive, ma, in realtà, è uno studio di progettazione e design con una formula ben studiata di marketing e un meccanismo di distribuzione. Nike non possiede macchinari, stabilimenti o attrezzature; ha coltivato invece nel sud-est asiatico un intricato reticolo di fornitori che fabbricano per loro. Anche le attività di marketing sono appaltate, infatti, il grande successo del marchio si deve in gran parte alle campagne pubblicitarie create da Weidwn & Kennedy.
Nella nuova economia delle reti quello che viene venduto, in realtà, sono immagini e idee. La forma materiale che queste idee e immagini assumono sta diventando sempre più irrilevante ai fini del processo produttivo. Se il mercato nell’era industriale era caratterizzato dallo scambio di oggetti, la new economy è caratterizzata dall’accesso a concetti, contenuti in forma materiale.
I SEGMENTI DI MERCATO DELLA NEW ECONOMY
La new economy si basa su presupposti e concetti del tutto innovativi rispetto a quelli della teoria economica tradizionale. Allo stesso modo, i settori in cui si sviluppa si riferiscono a realtà economiche assolutamente inedite. Con riferimento a questo aspetto all’interno della new economy si possono individuare diversi segmenti di mercato raggruppati in:
1. Internet venture capital;
2. Fornitori di accesso (ISP);
3. Portali e contenuti web;
4. Commercio elettronico;
5. Integratori/Innovatori di sistema.
Ciascun segmento presenta caratteristiche strutturali- competitive differenti e storicamente un percorso di sviluppo diverso.
Qui di seguito saranno analizzati ciascuno di questi segmenti di mercato.
Internet Venture Capital
Il venture capital è l'apporto di capitale di rischio da parte di un investitore per finanziare l'avvio o la crescita di un'attività in settori a elevato potenziale di sviluppo. Spesso lo stesso nome è dato ai fondi creati appositamente, mentre i soggetti che effettuano queste operazioni sono detti venture capitalist. In particolare i Venture Capitalist non sono ritenuti dei semplici finanziatori, ma entrano nel capitale aziendale, investono nelle aziende ad alto rischio e con un elevato potenziale di crescita in cambio di una partecipazione azionaria, sostengono la crescita delle stesse imprese e poi disinvestono la partecipazione tramite la vendita a terzi o con la quotazione in borsa. Nella maggioranza dei casi, fondi necessari, sono erogati da limited partnership o holding in aziende che per natura dell’attività e stadio di sviluppo, non risultano finanziabili dai tradizionali intermediari finanziari (come ad esempio le banche). Il venture capital è una categoria del settore del private equity (è un'attività finanziaria mediante la quale un investitore istituzionale rileva quote di una società, sia acquisendo le azioni, sia apportando nuovi capitali all'interno di una società ), che raggruppa tutte le categorie di investimenti, in società non quotate su un mercato regolamentato.
L'investimento di venture capital si caratterizza per i seguenti elementi:
1. fase di sviluppo: investe in idee imprenditoriali particolarmente promettenti (seed financing), fin dalle fasi pre- revenue, ovvero senza che siano ancora stati approntati i prodotti/servizi da vendere e quindi nella fase di investimento in prodotto;
2. ambiti tecnologici: investimenti in aree ad alto contenuto di innovazione;
3. rischio: le società in cui i fondi di venture capital investono sono caratterizzate dalla contemporanea presenza di un elevato rischio operativo, ovvero non à ancora chiaro se la società avrà un mercato per i propri prodotti, e rischio finanziario, per cui l'investitore non sa se avrà modo di recuperare il capitale investito. Un fondo di venture capital è disposto a sopportare il rischio a fronte di un rendimento futuro atteso altrettanto elevato.
L’obiettivo di una società di Venture Capital è di aumentare al massimo il valore delle sue partecipate attraverso la loro quotazione o la cessione della partecipazione ad altre aziende. La strada della quotazione delle partecipate consente, da un lato, la valorizzazione massima dell’impresa e, dall’altro, la raccolta d’importanti capitali attraverso i quali consolidare una posizione di leadership sul mercato. La quotazione pertanto è un processo complesso e d’intenso lavoro nel quale il Venture Capitalist diviene un partner importante nelle scelte e nelle decisioni. Secondo i dati di mercato risulta che sono stati oltre 5,4 i miliardi di Euro investiti nel corso del 2008 da parte degli operatori di private equity e venture capital attivi in Italia, una cifra record che segna un incremento del 30% rispetto all'anno precedente. In aumento anche il numero di operazioni, pari a 372 (+23%), distribuite su un totale di 284 imprese. Nel dettaglio, come negli scorsi anni, sono state le acquisizioni di maggioranza (buy out) ad attrarre la maggior parte delle risorse investite (2.869 milioni di Euro), nonostante un calo del 13% rispetto al 2007. Per la prima volta, al secondo posto, con 1.636 milioni di Euro, troviamo gli interventi di replacement (acquisizioni di quote di minoranza), trainati da due operazioni di dimensioni elevate. In aumento anche le risorse destinate a finanziare programmi di crescita di imprese esistenti (expansion) e, soprattutto, al segmento degli start up, cresciuto del 75% in valore rispetto allo scorso anno (115 milioni di Euro). Per quanto riguarda il numero d’investimenti, invece, ancora una volta prevalgono le operazioni di expansion, aumentate del 28% rispetto al 2007, seguite dai buy out (è una operazione di investimento per cui un'azienda è acquisita in gran parte da un gruppo di manager) che, con 113 investimenti (in crescita del 30%), tornano a superare gli start up, il cui numero si è mantenuto costante.
Fornitori di accesso (Internet Service Provider)
Un Internet Service Provider (ISP), o fornitore d'accesso, è una struttura commerciale o un'organizzazione che offre agli utenti (residenziali o imprese) accesso a Internet con i relativi servizi. Oggi la maggior parte degli operatori di telecomunicazioni forniscono, oltre all'accesso internet, servizi come registrazione e manutenzione di dominio, e creazione di caselle di posta elettronica. I maggiori Internet Service Provider italiani sono nell'ordine: Telecom Italia, Infostrada, Tiscali, Tele2 e Fastweb.
Portali e contenuti web
Un portale, o web portal, è un sito che offre generalmente una serie di servizi quali ultime notizie della giornata, posta elettronica via browser, chat, motori di ricerca, shopping on line. Il portale è, in pratica, una pagina d’ingresso ai servizi offerti dalla rete. Per reperire informazioni all’interno del web vengono utilizzati strumenti di consultazione come i motori di ricerca. Molte società del web iniziarono a offrire gratuitamente tale servizio ottenendo così ricavi attraverso i canoni che gli advertiser (inserzionisti) dovevano pagare per pubblicizzare l’azienda in quel determinato sito. Ben presto tali società si resero conto dell’errore che stavano commettendo; infatti, una volta attirati, i visitatori erano indirizzati ad altri siti con i quali l’utente instaurava una relazione duratura, e al posto di attirarli li allontanavano, perdendo così molti introiti pubblicitari. Per questo motivo ora, i portali sono la porta d’ingresso a tutti i servizi offerti, in modo che l’utilizzatore non vi “transiti” semplicemente, ma si fermi. I portali possono essere suddivisi in orizzontali e verticali.
* Un portale orizzontale offre una serie di servizi generali che abbracciano settori e interessi diversi. Tali servizi sono classificati in categorie per facilitarne la consultazione da parte degli utenti.
* Un portale verticale offre una serie di servizi specifici in merito a un determinato argomento o tema d’interesse.
Commercio elettronico (e-commerce)
Il significato del termine “commercio elettronico” è mutato col passare de tempo: all’inizio indicava il supporto di transazioni commerciali come ordini d’acquisto o fatture in formato elettronico. In seguito furono aggiunte delle funzioni come l’acquisto di beni e servizi attraverso il Web con il relativo pagamento on-line. Il commercio elettronico può essere suddiviso in quattro categorie:
1. Business to business: letteralmente "azienda- verso- azienda", è un termine comunemente utilizzato per descrivere le transazioni commerciali elettroniche tra imprese. Più specificamente, Business-to-Business indica le relazioni che un'impresa detiene con i propri fornitori per attività di approvvigionamento, di pianificazione e monitoraggio della produzione, o di sussidio nelle attività di sviluppo del prodotto, oppure le relazioni che l'impresa detiene con clienti professionali, cioè altre imprese, collocate in punti diversi della filiera produttiva. Con questo nuovo tipo di applicazione si attua senza dubbio una riduzione dei costi delle transazioni, soprattutto nella funzione commerciale e logistica; riduzione dei tempi delle transazioni ed esecuzione degli ordini; apertura a un mercato più ampio e abbattimento delle barriere spazio- temporali.
2. Business to consumer: comprende transazioni commerciali realizzate tra l’azienda e il consumatore finale. Il Business to consumer offre svariati vantaggi, tra i quali acquisti più rapidi e più convenienti; offerte e prezzi che possono essere cambiati istantaneamente e integrazione dei call center nel sito web.
3. Business to administration: transazioni riguardanti i rapporti tra l’azienda e la pubblica amministrazione.
4. Consumer to administration: riguarda transazioni sui rapporti tra la pubblica amministrazione e i cittadini, come il pagamento di tasse e contributi.
Per realizzare un'attività di commercio elettronico di successo sono necessari:
1. un’adeguata pubblicità: cercare di attrarre gli utenti interessandoli al sito Web di E-commerce. Poiché Internet è un mercato globale, i fornitori possono vendere e gli acquirenti possono comprare da ogni parte del mondo, ma catturare l’attenzione degli acquirenti sul Web è molto più difficile rispetto alla pubblicità convenzionale. La pubblicità sul Web deve essere accessibile, dinamica, interattiva e coinvolgente, per esempio utilizzando animazioni di vario genere;
2. una presentazione del prodotto in forma elettronica: nell’ambito del commercio convenzionale, un acquirente può prendere un oggetto e “toccarlo con mano”. Sul Web la presentazione del prodotto può contare solo sull’uso di diversi supporti multimediali, quali video, audio 3D e animazioni. Dopo aver attirato l’acquirente, il sito Web deve essere in grado di acquistare credibilità e questo avviene con la possibilità di vedere il prodotto da ogni angolazione;
3. una transazione e la realizzazione: le transazioni veloci e sicure sono fondamentali e il meccanismo di realizzazione dovrebbe essere pienamente comunicato, rapido ed efficiente;
4. il supporto post-vendita: durante una transazione è disponibile una guida on-line, mentre un esteso supporto post-vendita tramite e-mail e bulletin board garantisce che il cliente sia soddisfatto del suo acquisto, fornendo un supporto tempestivo se risultasse necessario.
Nel commercio elettronico possono sorgere ugualmente delle difficoltà.
Una delle problematiche più sentite nel mondo dell' e-commerce è la sicurezza nelle modalità di pagamento. Oggi le modalità più diffuse sono il bonifico bancario, il contrassegno e il pagamento con la carta di credito. Inizialmente il trasferimento delle informazioni e dei dati personali tra venditore e cliente avveniva in chiaro e questo costituiva un enorme problema per la sicurezza dal momento che i dati trasferiti erano suscettibili di intercettazioni e quindi utilizzabili da terzi per operazioni al di fuori della pratica commerciale in atto. Oggi questa pratica di trasferimento dei dati è stata abbandonata, a favore di pratiche più sicure che garantiscano una maggiore riservatezza delle informazioni personali e che quindi assicurino la bontà delle transazioni. I consumatori hanno accolto l’e-commerce meno prontamente di quello che i suoi proponenti si aspettavano, a causa di diversi motivi che potrebbero giustificarne la lenta diffusione:
- dubbi riguardo la sicurezza, dal momento che molte persone non usano la carta di credito in Internet per timore di furti e frodi;
- la mancanza di gratificazione immediata con la maggior parte degli acquisti con Internet. Molta dell'attrattiva nell'acquistare un prodotto sta nella gratificazione immediata di usare e mostrare l'acquisto: tale attrattiva non c'è quando il prodotto ordinato non arriva per giorni o settimane;
- il problema dell'accesso al commercio in rete, specie per le famiglie povere e per le nazioni in via di sviluppo;
I fornitori di commercio elettronico più conosciuti sono PayPal, Yahoo, Amazon ed eBay.
Nel nuovo millennio, lo sviluppo delle tecnologie e soprattutto l’utilizzo esasperato di Internet hanno rivoluzionato anche il modo di concepire il commercio, tanto che le varie organizzazioni internazionali (come UE) sono alle prese con i problemi fiscali derivanti dallo sviluppo delle attività commerciali sulla rete.
Il commercio elettronico, non si esaurisce nella semplice conduzione della transazione ma, può anche abbracciare le altre fasi del rapporto commerciale. Questo non costituisce un fenomeno del tutto nuovo, infatti, già da diversi anni le grandi imprese effettuano interscambi di dati di carattere economico con i loro clienti e fornitori utilizzando reti chiuse di tipo proprietario.
L’applicazione della normativa fiscale vigente però, risulta difficile sul piano pratico, poiché la Pubblica Amministrazione non è ancora in rado di accertare fisicamente l’operato delle aziende, non essendo ancora attrezzata per fornire un servizio consuntivo adatto.
Inoltre in base al’art. 3 del D.L. 446/97 che stabilisce che anche i redditi prodotti dal commercio elettronico per mezzo di stabili organizzazioni sono soggetti all’applicazione Irap, maggiori saranno i problemi che potranno derivare dalla ripartizione territoriale della base imponibile Irap, essendo quasi impossibile determinarle.
Per quanto riguarda le imposte indirette occorre sottolineare che alla conferenza di Ottawa dell’ottobre 1998 sul commercio elettronico, sono stati fissati due principi fondamentali che dovranno essere applicati nelle transizioni on-line: questi due principi fondamentali sanciscono che le operazioni effettuate per mezzo del Web dovranno essere sempre considerate come prestazione di servizi, e che il luogo di tassazione sarà quello in cui avviene la consumazione del bene o del servizio. Tuttavia, la normativa in tema d’imposizione indiretta riferita al commercio elettronico, sia a livello internazionale che nazionale, è tuttora da costruire.
È ulteriormente da sottolineare, che nell’ambito del commercio elettronico, non è possibile osservare l’obbligo fiscale della registrazione su libri e scritture contabili ai fini della verifica delle dichiarazioni dei redditi, poiché tutte le transazioni avvengono elettronicamente.
Il commercio elettronico, che nel frattempo affinerà le sue tecnologie operative e conquisterà nuovi settori di mercato, rimane in attesa di un corpo normativo completo che riesca a regolarne l’attività nell’interesse generale dei consumatori e delle imprese, senza per questo essere ostacolato nel suo sviluppo e sulla ricchezza che questo può generare.

Integratori/Innovatori di sistema
Gli Integratori e gli Innovatori di sistema sono imprese che offrono un servizio integrato in cui vengono definiti gli obiettivi che le imprese intendono realizzare sul web e le modalità per raggiungerli: dal business plan allo studio di funzionalità del sistema, dalla progettazione grafica dei siti alla definizione delle procedure nei sistemi di pagamento, fino allo sviluppo del sistema e alla misurazione del raggiungimento degli obiettivi. Esistono diversi tipi di Integratori di sistema; alcuni presuppongono una maggiore competenza tecnologica, mentre altri sono più orientati al marketing e alla comunicazione; tutti comunque impiegano una competenza pluridisciplinare.
MARKETING
Dalla produzione al marketing
Uno dei primi ad accorgersi che il sistema capitalistico si stava spostando dalla prospettiva di produzione a quella di marketing è stato Peter Druker, padre del management moderno, che scrisse:
“Il cliente è dunque il fondamento su cui poggia un’impresa e la ragione della sua esistenza. E’ lui solo a fornire i mezzi di lavoro e di impiego, ed è proprio per soddisfare le sue esigenze che la società affida all’industriale le sue risorse produttrici di benessere…
Ogni impresa industriale, dato che si propone di creare dei clienti, ha due e solo due funzioni fondamentali: l’organizzazione commerciale e l’innovazione… e l’azienda nel suo complesso osservata dal punto di vista del risultato finale, e cioè da quello del cliente. È pertanto necessario che tutti nell’azienda sentano la preoccupazione e la responsabilità derivanti dallo svolgimento di siffatta funzione.”
Nella nuova era il successo premierà chi sarà in grado di sostituire la logica del prodotto con la logica del marketing, concentrandosi non più sulla vendita, ma sulla creazione di rapporti a lungo termine con i clienti.
Le nuove parole chiave del marketing
Negli Stati Uniti risulta in continua crescita la letteratura sul web marketing, conseguenza inevitabile dell’interesse suscitato dallo studio della nuova economia. Si assiste al recupero, con moderne varianti di un concetto base del marketing, quello delle 4 P, ossia le quattro variabili fondamentali che nel marketing tradizionale costituiscono il fondamento di ogni strategia. Nella vecchia economia le 4 P erano: Prezzo, Prodotto, Promozione e Distribuzione (Placement). Nella nuova era sono state sostituite dai termini Personalizzazione, Penetration, Permission e Profitto. Con la nascita della rete e i suoi processi destabilizzanti per domanda e offerta: disintermediazione, globalizzazione, interattività e intangibilità spostano l’accento dai prodotti ai servizi e dalla massa all’individuo.
* Personalizzazione significa semplicemente consegnare ai visitatori proposte commerciali (banner, interstitial, ed eventi) esattamente adatte ai loro gusti e alle loro necessità individuali: è l’abbondanza dell’offerta a richiederlo e a pretendere che la competizione su scala globale possa aver luogo soltanto conoscendo il pubblico-target nel dettaglio.
* Penetration è il termine con il quale si individua la tendenza per cui il traffico on line, sempre più maturo nelle sue caratteristiche generali, è incline a fluire non più esclusivamente sui mezzi di massa (sempre riferiti al web), ma a frammentarsi in nicchie e segmenti. Controllare la penetrazione sul web significa, per il marketing manager, indovinare i posizionamenti di marchio e di prodotti più idonei e, a monte, studiare al meglio il panorama di mezzi e canali a sua disposizione.
* Permission lo si può tradurre in italiano con “il marketing del consenso”, ovvero un modo di comunicare consapevole, mirato, capace di attirare la vera attenzione del cliente. Lontano dal bombardamento sulla folla, chiamato Interrupt Marketing (quello diventato ormai tradizionale, fatto di direct marketing, email marketing, spot pubblicitario ecc.).
L’obiettivo del permission marketing è “Turning strangers into friends and friends into customers” ovvero “Convertire gli estranei in amici e gli amici in clienti”. Il Permission Marketing è un processo che si affina con il tempo, si perfeziona con la ricerca di una comunicazione personalizzata e sempre più mirata, per stimolare l’attenzione del potenziale cliente e provocare una risposta.
* Profitto
LE BANCHE
Le banche, essendo delle aziende, sono anch’esse obbligate a sottostare alle leggi vigenti in Italia.
L’Economia Aziendale è strutturata in due parti:
1. L’organizzazione e le funzioni bancarie;
2. L’attività bancaria proiettata nella New Economy.
Parte Prima: l’organizzazione e le funzioni bancarie
La banca è un’impresa che opera nel settore del credito e dei regolamenti monetari, esercitando delle attività di intermediazione e delle attività finanziarie che affiancano e s’intrecciano alla prestazione di numerosi servizi.
In questi ultimi anni le banche, sempre per soddisfare le esigenze che nascono dalle profonde e continue trasformazioni dei mercati e delle condizioni operative delle imprese, nonché dei mutamenti nei comportamenti e nelle abitudini dei privati, hanno sviluppato una vasta gamma di operazioni da offrire alla clientela per quanto concerne la raccolta dei mezzi monetari, l’impiego di essi, ma soprattutto nell’erogazione dei servizi. Il motivo della continua evoluzione delle banche nel corso degli anni, è da ricercarsi nel ruolo di primaria importanza che esse rilevano nel sistema finanziario, sia per le aziende, sia per i singoli e le famiglie.
Le operazioni bancarie, in base alle loro caratteristiche, possono essere suddivise nelle seguenti categorie:
1. Operazioni d’intermediazione creditizia, attraverso le quali, la banca raccoglie e impiega fondi, agendo da intermediaria tra i soggetti che offrono capitali e i soggetti che necessitano finanziamenti.
2. Operazioni d’investimento diretto, attraverso le quali la banca destina una parte delle proprie disponibilità finanziarie a forme durevoli d’impiego, costituite principalmente da investimenti di carattere finanziario e da investimenti strutturali- organizzativi.
3. Operazioni complementari, con le quali la banca fornisce una vasta gamma di servizi alla clientela.
4. Operazioni collaterali, con le quali la banca fornisce direttamente, oppure servendosi di società controllate o collegate, una particolare categoria di servizi e di attività di vario genere che costituiscono un’evoluzione e un completamento dei tradizionali rapporti tra banca e cliente.
5. Operazioni monetarie, attraverso le quali ciascuna banca, emettendo assegni bancari e circolari, che sono sostitutivi della moneta, ne limitano la quantità in circolazione, gestendo così il complesso sistema dei pagamenti.
Le molteplici operazioni fanno sì che la gestione bancaria assuma una miriade di sfaccettature in relazione alla tipologia delle operazioni compiute.
Il sistema informativo bancario è l’insieme delle persone, delle procedure, e degli strumenti con cui si attuano la raccolta, l’elaborazione, lo scambio e l’archiviazione dei dati per ottenere un flusso organizzato di informazioni che la direzione può utilizzare per programmare, eseguire, e controllare l’attività bancaria.
Parte Seconda:l’attività bancaria proiettata nella New Economy
I cambiamenti del mercato sono caratterizzati dalla diffusione delle reti informatiche e dallo sviluppo dei nuovi sistemi di comunicazione; queste mutazioni coinvolgono direttamente anche il settore bancario, e proprio in questi ultimi anni si nota in tutto il mondo ed anche nel nostro paese una progressiva trasformazione delle banche indirizzate verso l’erogazione di servizi telematici. Uno dei più rigogliosi canali tuttora in forte espansione, tanto per la gioia dell’utente, che per quella della banca, è sicuramente rappresentato da Home Banking (o Virtual Banking).
Con il termine Home Banking o Virtual Banking, s’individua un istituto di credito che presenta on-line (in rete) i propri prodotti/servizi alla clientela senza la necessità di un rapporto personale diretto, e quindi senza bisogno di aprire filiali, di disporre di casse e di cassieri e di provvedere a contare banconote o trattare grossi volumi di materiale cartaceo. Insomma, siamo di fronte ad una destrutturazione della banca tradizionale e ad una sua ridefinizione in base alle nuove logiche di organizzazione e di finanziamento, con le quali prevalgono le relazioni a distanza tra banca e clientela.
A favorire la realizzazione delle cosiddette banche virtuali, hanno influentemente contribuito determinati fattori, quali:
1. la crescente disponibilità all’uso degli strumenti informatici;
2. la liberazione delle reti telematiche;
3. l’abbassamento dei costi di trasmissione dei dati;
4. la diffusione delle tecnologie informatiche in modo efficiente e sicuro, così da consentirne nelle transazioni on-line l’utilizzo direttamente e comodamente da casa e dall’ufficio.
La banca propone quindi al cliente, servizi dei quali si può usufruire interagendo da casa attraverso il telefono o il PC (Personal Computer) collegato su di una rete informatica con gli appositi canali di comunicazione, che permettano l’accesso diretto alla banca.
Per una Home Banking gestire i rapporti con il cliente attraverso le reti telematiche, comporta un innumerevole serie di vantaggi, ma allo stesso tempo anche molteplici oneri. Per la banca elettronica, innanzi tutto, vi è l’indubbio vantaggio di avere un’operatività che risulta più estesa, e che può addirittura giungere a coprire per l’intero arco della giornata tutti i giorni dell’anno. Si ritiene inoltre, che il servizio erogato da una banca virtuale, tramite l’utilizzo delle reti telematiche sul PC del cliente, sia da considerarsi un servizio qualitativamente buono. Infine, per la banca virtuale che opera su una rete pubblica, qual è la rete internet, vie è un’ulteriore vantaggio; infatti, la banca assume visibilità sull’intero pianeta, in quanto, il sito che farà accedere ai servizi offerti dalla banca sarà facilmente reperibile ed accessibile da ogni parte del globo e da qualsiasi utente della rete.
Se molti sono i vantaggi dell’operare in rete, uno degli svantaggi derivanti dall’utilizzo dei servizi bancari per via telematica, consiste nella sicurezza del trasferimento delle informazioni, in quanto, nell’effettuare le normali operazioni bancarie sussiste il rischio di poter essere intercettati dai così detti Hacker, ossia i pirati informatici, incappando così in spiacevoli inconvenienti.
In Italia, la rivoluzione dei sistemi bancari ha causato uno scompenso piuttosto intenso sul personale, in quanto, la parziale eliminazione di una serie di attività bancarie retrogradi ha causato la necessità di dover far evolvere la figura del bancario in una figura di collaboratore dipendente più specializzata. In un futuro che sembra ormai prossimo, si prevede che la domanda di consulenza specializzata aumenterà, costituendo un business importante e già si può immaginare che l’offerta potrà provenire soltanto da persone preparate e motivate, alle quali saranno richieste competenza e conoscenze condivise, ma anche autonomie decisionali e capacità di adeguamento alle innovazioni costanti.
La rivoluzione scaturita dall’utilizzo dei mezzi telematici, ha comportato l’abbattimento di tutte le barriere spazio-temporali, ed ha aumentato il grado di concorrenza riducendo di conseguenza i prezzi e dunque comportando una serie di problemi per i conti economici delle aziende bancarie. Vi sono inoltre degli effetti macroeconomici indiretti che agiscono in questa direzione, infatti, con la New Economy il ruolo della Borsa è destinato a crescere, il che significa che vi sarà all’interno delle banche una disintermediazione crescente sia dal lato della raccolta del risparmio, che da quello degli impieghi. E’ di vitale importanza quindi, per le singole aziende bancarie, individuare una strategia economica che consenta di competere nella società odierna, ormai sempre più globale.
Trading on-line
Il trading on-line (TOL) è la compravendita di strumenti finanziari tramite internet.
Esso è nato in Italia solo nel 1999, quando il "Nuovo Regolamento Consob di attivazione del Testo Unico dei mercati finanziari" ne ha regolamentato gli aspetti.
Questo servizio consente appunto l'acquisto e la vendita on-line di strumenti finanziari come azioni, obbligazioni, future, titoli di stato, ecc... I vantaggi nell'uso di servizi di trading on-line sono i minori costi di commissione richiesti all'investitore e la possibilità di quest'ultimo di potersi informare bene sull'andamento di un particolare titolo o della borsa in generale (la visualizzazione di grafici e informazioni utili sui titoli) per effettuare le giuste scelte d’investimento.
BIBLIOGRAFIA:
* AIFI: associazione italiana del Private Equity e del Venture Capital;
* Corriere della sera;
* Permission Marketing, 1 luglio 2008;
* Livian Micheal – Valutazioni.com – EGEA;
* www.skuola.net;
* www.studenti.it;
* www.kk.it;
* www.miranet.it - il portale per la cultura d’impresa.
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