Riserve occulte e annacquamento di capitale

Materie:Appunti
Categoria:Economia Aziendale
Download:3044
Data:27.01.2009
Numero di pagine:4
Formato di file:.doc (Microsoft Word)
Download   Anteprima
riserve-occulte-annacquamento-capitale_1.zip (Dimensione: 4.52 Kb)
readme.txt     59 Bytes
trucheck.it_riserve-occulte-e-annacquamento-di-capitale.doc     25 Kb



Testo

Dopo aver brevemente spiegato le cause che generano legittimamente riserve occulte, commenta il fenomeno contrapposto degli annacquamenti di capitale e le relative cause, illustrando con cura gli svantaggi che ne derivano, i rimedi ritenuti opportuni, riconosciuti dalla legge, ed i benefici che scaturiscono dalla loro adozione.

Il fenomeno delle riserve occulte è causato dalla possibilità di commettere errori da parte degli amministratori nel calcolo dei costi presunti, dovuta alla natura stimata e congetturata di tali costi. In tal caso si creano delle riserve occulte legittime dovute alla sopravvalutazione dei costi ed alla sottovalutazione dei ricavi; tali riserve devono essere individuate e dichiarate nella Nota Integrativa allegata al bilancio. Una tipica riserva occulta è quella derivante dal calcolo delle rimanenze alla configurazione LIFO. Il fenomeno opposto, quello cioè dell’annacquamento di capitale, è invece causato dall’inflazione e da una sottovalutazione dei costi presunti e ad una sopravvalutazione dei ricavi. Questa sopravvalutazione dei costi implica una rilevazione di utile superiore a quello realmente prodotto, con le conseguenze negative della mancanza di significatività del bilancio, del definanziamento della gestione, cioè l’incapacità di finanziare l’acquisto di una nuova immobilizzazione qualora sia necessario il rinnovo, del pagamento di un’imposta anche sulla parte di utile rilevata ma non prodotta; questa imposta è in realtà implicitamente pagata su parte del patrimonio e non sull’utile. I rimedi previsti dalla legge sono tre: due parziali e uno completo. Quelli parziali sono: l’applicazione della configurazione LIFO alle rimanenze, calcolandole quindi con il costo di inizio anno non soggetti ad inflazione, il potenziamento dell’autofinanziamento almeno per la parte di utile rilevato ma non prodotto, in modo da coprire l’annacquamento. Il rimedio completo è invece la rivalutazione delle immobilizzazioni e dei loro fondi ammortamento secondo coefficienti disposti dalla legge, che portano i valori in bilancio al pari di quelli di mercato.

BENI STRUMENTALI
Il dimensionamento

Al momento della costituzione di una società, essa deve stabilire quale sarà il volume dei beni strumentali da acquisire per portare avanti l’attività produttiva. Per fare ciò, è necessario definire la capacità produttiva che l’impresa prevede di avere, ovvero la quantità di beni che essa sarà potenzialmente in grado di produrre, cioè di trasformare, sia in senso fisico che in senso spazio-temporale. Quanto maggiore è la quantità di beni che l’impresa vuole produrre, tanto maggiore sarà il volume dei beni strumentali che essa dovrà acquisire.
Per stabilire il volume della capacità produttiva della struttura tecnica immobilizzata dell’impresa, è necessario basarsi su una stiva del volume delle future vendite, in modo da evitare i rischi di sovradimensionamento e di sottodimensionamento.
Il sottodimensionamento porta all’incapacità dell’impresa a soddisfare le vendite e quindi ad una perdita di potenziali ricavi.
Il sovradimensionamento è ancor più dannoso, poiché causa la presenza di risorse invendute, cioè di rimanenze che, continuando ad accumularsi, porteranno al sostenimento di costi senza che vengano grazie ad essi realizzati ricavi. Inoltre, se sovradimensioniamo le immobilizzazioni, sosteniamo costi (che non producono ricchezza) a causa degli ammortamenti, la cui entità non dipende dalla quantità di beni prodotti. In caso di sovradimensionamento della struttura tecnica immobilizzata è quindi conveniente per l’impresa praticare economie di assorbimento, ovvero massimizzare la produzione sfruttando tutta la capacità produttiva delle immobilizzazioni in modo da distribuire i costi fissi su tutta la quantità di beni prodotti, che saranno venduti nel corso dell’esercizio o degli esercizi successivi.
Prudenzialmente, quindi, viene praticato il sottodimensionamento della struttura tecnica immobilizzata, alla quale si può porre un rimedio: l’esternalizzazione. Tale provvedimento consiste nell’affidare ad imprese esterne la produzione della quantità di beni che l’impresa non riesce a produrre per soddisfare tutta la domanda. Questi beni verranno poi venduti con il marchio dell’impresa che ha praticato l’esternalizzazione, ovviando all’inconveniente di dover rinunciare a dei ricavi a causa del sottodimensionamento.
L’esternalizzazione inoltre fornisce all’impresa un altro vantaggio: i costi sostenuti per affidare la produzione a terze imprese sono costi variabili, il cui ammontare dipende dalla quantità di beni prodotti; questi costi sono quindi sostenuti solo in caso di necessità, a differenza dei costi fissi.
Tornando al calcolo della capacità produttiva al fine di dimensionare il volume delle immobilizzazioni, è necessario stimare il previsto volume medio delle vendite. Il volume è medio perché l’utilità del bene strumentale si sviluppa nel corso di più cicli produttivi e in ogni ciclo l’impresa non avrà lo stesso livello di vendite. Per questo è necessario gestire economicamente l’oscillazione del livello delle vendite calcolando una media tra il periodo con il più alto volume di vendite e quello con il più basso volume di vendite.
Per stabilizzare il volume produttivo a fronte di questa oscillazione del volume delle vendite, è necessario gestire il magazzino (quindi le rimanenze) in modo da sospendere in magazzino le merci eccedenti qualora la domanda sia inferiore alla quantità prodotta e, viceversa, usare le scorte in magazzino quando la domanda è maggiore alla quantità prodotta. Questo meccanismo prevede sempre la piena utilizzazione della capacità produttiva delle immobilizzazioni.

Esempio