Le analisi bancarie di fido

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Categoria:Economia Aziendale
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Testo

LA GESTIONE FIDI
Le entrate monetarie derivanti dalla riscossione dei ricavi di vendita non riescono, di solito, a finanziare interamente le uscite connesse al sostenimento dei costi, poiché, queste ultime precedono in genere il conseguimento dei ricavi, in quanto i nuovi cicli di produzione iniziano prima che giungano a compimento quelli precedentemente avviati.
Il divario che si viene a creare fra i flussi delle entrate e i flussi delle uscite genera un certo fabbisogno di mezzi finanziari identificabile nel totale degli investimenti in fattori della produzione in attesa di utilizzo e nelle liquidità che si ritiene opportuno conservare.
Il fabbisogno finanziario fisso è costituito dagli investimenti in immobilizzazioni che presentano tempi di ritorno lunghi, mentre gli investimenti nei tipici elementi dell’attivo circolante, caratterizzati da un rapido rigiro, costituiscono il fabbisogno finanziario variabile.
L’equilibrio finanziario dell’impresa esige una certa correlazione di massima fra la durata degli investimenti e la durata dei finanziamenti.
I finanziamenti, tuttavia, sono riferibili al sistema impresa e non è possibile individuare separatamente per ogni singolo investimento la fonte di finanziamento cui l’azienda ha fatto ricorso.
Non deve esistere una correlazione fra i singoli investimenti ed i singoli finanziamenti ma fra classi di investimenti e classi di finanziamenti.
Ad esempio: un’azienda che presenti fonti di finanziamento prevalentemente rigide ma investimenti prevalentemente elastici, potrebbe fronteggiare, in tutto o in parte, l’acquisto di determinate immobilizzazioni mediante un prestito a breve termine, purché non vengano alterati i rapporti fra classi omogenee di investimenti e finanziamenti (Margine di struttura globale > 0 e indice di copertura delle immobilizzazioni > 1).
Quando ,poi, un prestito a breve termine viene temporaneamente indirizzato al finanziamento di immobilizzazioni , ma sarà entro breve tempo rimpiazzato da capitale permanente: si parla di prefinanziamenti.
Le banche di credito ordinario in passato e sino all’entrata in vigore della nuova legge bancaria hanno indirizzato le operazioni di impiego alla concessione di prestiti a breve termine destinati al finanziamento del fabbisogno finanziario variabile delle imprese. Spesso, tuttavia, per il concorso di una serie di fattori (ampliamento delle dimensioni delle aziende, concessione di finanziamenti in c/c, abbinato alla clausola di rinnovo automatico o salvo revoca), il credito bancario formalmente a breve termine si è trasformato in un’operazione a lunga durata, con la formazione di poste immobilizzate: rischi di immobilizzo finanziario.
Con la concessione di un prestito la banca mette a disposizione dell’azienda cliente un capitale (per il quale quest’ultima si è già indebitata nei confronti della banca), ed il cliente utilizza il fido deliberato nei suoi confronti dalla banca.
I concetti di prestito e fido sono sostanzialmente differenti:
- FIDO: o affidamento di un’impresa, individua l’ammontare massimo del credito che la banca è disposta a concederle, e pertanto rappresenta un credito solo potenziale , che non ha ancora originato un credito per la banca;
- PRESTITO: o finanziamento, deriva dall’utilizzo di un fido e origina un debito per l’impresa finanziata.
La banca concede finanziamenti nelle varie forme tecniche, (sconto, anticipazioni), entro i limiti massimi degli affidamenti deliberati separatamente per ogni cliente.
La concessione di un prestito presuppone la concessione di fido ,che, a sua volta rappresenta la fase terminale di un processo, che, partendo dalla richiesta avanzata dal cliente, passa attraverso la raccolta e l’analisi di una serie di informazioni.
La procedura per la concessione del fido consente alla banca di valutare il grado di affidabilità aziendale e quantificare la capacità di credito del cliente che ha fatto richiesta di un finanziamento. Lo scopo di tale procedura è di prevedere il grado di rischio connesso all’utilizzo da parte dell’affidato del fido accordato. Il rischio è di perdere, in tutto o in parte, il capitale messo a disposizione del finanziato (oltre ovviamente agli interessi maturati sullo stesso).
Poiché la perdita si concretizza in caso di insolvenza, il rischio è correlato alle probabilità di decesso dell’impresa finanziata.
Per tale motivo l’analisi va condotta non solo in chiave retrospettiva ma, indispensabilmente, prospettica ,prestando particolare attenzione alla valutazione della situazione economica aziendale, cioè alla capacità di produrre reddito dell’impresa che ha fatto richiesta del finanziamento.
L’esperienza dimostra che le probabilità di decesso di un’azienda sono inversamente proporzionali al grado di economicità della gestione ,in quanto dipendono dall’entità dei flussi monetari positivi originati dalla gestione, che non sono stati consumati per distribuire dividendi ai soci.
Le solide basi patrimoniali e le floride situazioni finanziarie si creano gradatamente e si reggono solo se alla base vi sono favorevoli presupposti di matura economica.
Al tempo stesso anche il più solido dei patrimoni e la più florida situazione finanziaria vengono con il tempo meno se svaniscono i presupposti economici necessari ad alimentare il processo aziendale.
Oltre ai rischi di insolvenza, alle operazioni di finanziamento sono connessi anche rischi di immobilizzo finanziario ,cioè rischi di dover prolungare forzatamente la concessione del credito (con la formazione di partite immobilizzate) a causa di transitorie carenze di liquidità delle aziende affidate.
La transitorietà di difficoltà finanziarie deriva dalle buone condizioni economiche in cui versano le suddette aziende.
D’altro canto, una situazione di crisi finanziaria non necessariamente presuppone l’esistenza di una crisi economica: in certi casi, non rari, uno stato di tensione finanziaria trova causa in presupposti economici troppo buoni.
È il caso, ad esempio, di un’azienda che per soddisfare un consistente incremento della domanda deve far fronte ad investimenti che accrescono la sua capacità produttiva. Qualora per coprire il fabbisogno finanziario aggiuntivo l’azienda affronti temporanee difficoltà oppure qualora tale fabbisogno non venga coperto con fonti adeguate, l’azienda probabilmente si imbatterà in tensioni finanziarie.
La capacità dell’azienda di risollevarsi finanziariamente dipende dall’entità delle risorse generate dall’autofinanziamento.
FABBISOGNI FINANZIARI E FINANZIAMENTI BANCARI
Lo sfasamento fra il momento in cui si sostengono gli esborsi derivanti dall’acquisizione dei fattori produttivi e quello in cui si monetizzano i ricavi relativi alla vendita dei prodotti ottenuti, dà spesso luogo ad un’eccedenza delle uscite rispetto alle entrate.
Tale eccedenza altro non è che il fabbisogno finanziario di impresa ed è costituita da tutti gli investimenti in attesa di realizzo, cioè da tutte le attività (reali e finanziarie) smobilizzabili.
Le fonti di finanziamento vengono suddivise in fonti interne (autofinanziamento) e fonti esterne. Per effetto della interdipendenza- complementarietà esistente fra le varie forme di copertura del fabbisogno finanziario, la scelta delle forme più opportune si pone come OTTIMIZZAZIONE DELLA COMPOSIZIONE DELLE FONTI PER DURATA, COSTO E RISCHIO.

FORME DI COPERTURA DEL FABBISOGNO FINANZIARIO

Il fabbisogno finanziario, a volte, è correlato al verificarsi di eventi imprevedibili , mentre altre volte rientra nel normale andamento della gestione ( sfasamento temporale fra entrate ed uscite , causato dalla sovrapposizione dell’inizio di un nuovo ciclo produttivo sulla conclusione di quello precedente e dal mancato ritorno in forma liquida del valore residuo dei beni strumentali ).
Nel primo caso,le cause dello squilibrio finanziario (Uscite > Entrate), che portano al sostenimento di uscite finanziarie per un ammontare superiore a quello previsto, possono essere:
a) Evoluzione imprevista del CCN (att. corrente- pass. corrente), per l’ aumento delle dilazioni richieste dalla clientela e/o la riduzione di quelle ottenute dai fornitori, oppure per la contrazione delle vendite
b) Pagamenti di TFR imprevisti
c) Pagamenti di debiti in valuta in occasione di un abbassamento del rapporto di cambio: euro/valuta estera;
d) Aumento del costo dell’indebitamento, con conseguente squilibrio economico a causa di una leva finanziaria negativa: se la situazione è protratta per un certo lasso di tempo, può compromettere la capacità di rimborso dei finanziamenti ottenuti;
e) Errori commessi precedentemente nella copertura del fabbisogno finanziario fisso:
l’azienda ha finanziato in modo errato gli investimenti effettuati per aumentare la capacità produttiva e soddisfare un forte incremento della domanda in un periodo di congiuntura favorevole e di espansione . In tal caso il rimedio è di sostituire finanziamenti a breve con finanziamenti a medio-lungo termine.
Nei casi precedenti a), b), c), d) lo squilibrio dipende da fattori esterni di natura congiunturale e le politiche finanziarie da adottare si ricollegano ad operazioni di tesoreria ,che permettono di reperire risorse finanziarie di riserva: misure di emergenza per coprire i fabbisogni finanziari aggiuntivi:
- ottenere una maggiore dilazione dai fornitori;
- contenere il livello delle scorte in magazzino;
- ricorrere a varie forme di smobilizzo dei crediti commerciali;
- sospensione degli investimenti immobilizzati non indispensabili;
- disinvestimento di attività immobilizzate non indispensabili.
Il fabbisogno finanziario è più spesso connesso alla normale gestione d’impresa :
le banche devono erogare risorse finanziarie alle imprese con modalità tecniche che si armonizzano il più possibile con il grafico del fabbisogno finanziario delle imprese finanziate.
Il fabbisogno finanziario, infatti, può essere:
a) oscillante
b) crescente
c) decrescente
FABBISOGNO FINANZIARIO OSCILLANTE
Nella fase ascendente l’impresa acquisisce fattori produttivi ed in quella decrescente riscuote le vendite dei prodotti realizzati.
In tale situazione l’indebitamento bancario deve privilegiare le forme tecniche più elastiche che consentono di utilizzare la linea di credito messa a disposizione dalla banca nei tempi, nei modi e per gli importi desiderati dall’impresa finanziata.
I finanziamenti in conto corrente appunto sono dotati di un elevato grado di elasticità; in quanto la banca, che concede tali finanziamenti, consente all’impresa che si avvale di essi, di PROCEDERE AD UTILIZZI DELLE FASI ASCENDENTI DEL FABBISOGNO E DI RIDURRE O ELIMINARE GLI UTILIZZI NELLE FASI DISCENDENTI, attraverso rimborsi realizzati con versamenti in conto corrente.
Il tasso d’interesse applicato al finanziamento in conto corrente è elevato, ma gli interessi vengono corrisposti dall’azienda finanziata solo sulle somme effettivamente utilizzate.
Si creano c/c corrispondenza con alternanze di saldi, che traggono origine, oltre che dal versamento di somme derivanti dalla riscossione delle vendite( nella fase discendente) , dalla concessione di un’apertura di credito per elasticità di cassa ( nella fase ascendente) .
FABBISOGNO FINANZIARIO CRESCENTE
L’impresa è in fase di espansione ed accresce il proprio fabbisogno di finanziamenti in corrispondenza all’incremento degli investimenti da effettuare , per soddisfare l’aumento della domanda del mercato.
Il ricorso al finanziamento in conto corrente diventerebbe troppo oneroso, in quanto l’impresa dovrebbe procedere a continui utilizzi della linea di credito messa a disposizione, pagando ingenti oneri finanziari. Le operazioni di commercial financing (smobilizzo dei crediti: sconto, anticipi sbf, factoring), presentando un tasso di interesse più contenuto , sono da considerarsi prioritarie rispetto a quelle in conto corrente; queste ultime ( c/c corrispondenza attivi) entreranno in gioco solo qualora dovessero mancare crediti da smobilizzare . Qualora ,poi, la crescita del fabbisogno finanziario sia da ricondurre all’incremento della capacità produttiva ,sarebbe necessario il ricorso a forme tecniche di finanziamento a lungo termine (mutuo ipotecario, prestito obbligazionario).
FABBISOGNO DECRESCENTE
Qualora il calo del fabbisogno finanziario sia dovuto al consolidamento o completamento di una fase di espansione, l’impresa tenderà ad estinguere alcuni dei finanziamenti in essere. Qualora poi stia affrontando un progressivo processo di dismissione aziendale per le difficoltà incontrate, sarà buona regola scegliere la forma di finanziamento meno onerosa.
PROCEDURA PER LA CONCESSIONE DI FIDO
Tale procedura inizia con l’espressa richiesta di concessione di fido presentata e sottoscritta dal cliente su un modulo predisposto dalla banca contenente:
• L’ammontare dell’affidamento richiesto;
• La durata dello stesso;
• Le garanzie eventualmente offerte.
Prosegue poi con l’istruttoria della pratica di fido, che è il complesso delle indagini, analisi ed elaborazioni con le quali i competenti organi della banca giungono alla formulazione di un giudizio motivato sulla richiesta di credito del cliente.
Tali indagini, aventi lo scopo di valutare la capacità di credito del cliente in relazione al suo grado di rischio derivante dall’operazione, si articolano nelle seguenti fasi:
1. ESAME FORMALE DEL RICHIEDENTE SOTTO IL PROFILO GIURIDICO, desumendo i dati relativi all’identità giuridica ad alla distribuzione del capitale sociale da documenti ufficiali;
2. INDAGINI ESTERNE ALLA AZIENDA RICHIEDENTE, utili soprattutto per i clienti nuovi ed aventi lo scopo di raccogliere informazioni sul richiedente presso suoi clienti, fornitori, professionisti, agenzie di informazione commerciale e altre banche. Altri dati sono desumibili da visure ipotecarie o catastali presso la conservatoria dei registri immobiliari, UTE (Ufficio Tecnico Erariale) e il PRA (Pubblico Registro Automobilistico), da visure presso la cancelleria del tribunale e dalla consultazione del bollettino dei protesti. Un’indagine esterna di grande importanza, che è rivolta sia a clienti nuovi che non, consiste nell’accertare l’entità del fido di cui gode il richiedente presso altri istituti di credito: per evitare i cosiddetti fidi multipli cioè concessi da più banche ad un medesimo nominativo e che superano la sua capacità di credito, il CICR ha istituito un servizio accentrato di informazioni su fidi bancari denominato Centrale dei rischi funzionante presso la Banca d’Italia. Ad ogni nominativo affidato dal sistema bancario per cifre pari o superiori a determinati importi viene attribuito in codice numerico che rappresenta la chiave di accesso per ottenere e/o fornire informazioni in forma assolutamente anonima.
3. INDAGINI INTERNE ALLE AZIENDE RICHIEDENTI, consistenti in visite di funzionari della banca presso l’azienda da finanziare allo scopo di conoscere e valutare la struttura organizzativa dell’impresa richiedente, con riferimento sia alla struttura finanziaria sia a quella tecnico produttiva e commerciale. Qualora il richiedente sia già cliente della banca, si considerano indagini interne anche informazioni che la banca può trarre dall’esame dei suoi precedenti rapporti con il richiedente, soprattutto se si sono concretizzati in rapporti di c/c di corrispondenza.
4. ESAME DELLE EVENTUALI GARANZIE OFFERTE: le garanzie reali (pegno per operazioni a breve, ipoteca per operazioni a m/l termine) o personali (avalli, fideiussioni), comunque non aumentano la capacità di credito del cliente (dipendente dalla redditività) ma valgono a rendere più sicura la riscossione del finanziamento concesso ,nell’ipotesi estrema di insolvenza dell’azienda affidata.
5. ESAME DELLO SCOPO, DELLE FORME DI UTILIZZO E DELLA DURATA DEL FIDO, dallo scopo dell’affidamento dipendono le altre due variabili. Lo scopo del credito cioè la destinazione che il richiedente si propone di dare ai mezzi finanziari ottenuti è importante per individuare gli effetti che il fido avrà sulla complessiva struttura patrimoniale e finanziaria dell’azienda richiedente, cioè per comprendere le modificazioni che esso produrrà su tale struttura: è necessario, infatti, che non venga alterato il rapporto fra classi omogenee di investimenti e finanziamenti (Margine di struttura globale > 0 e indice di copertura delle immobilizzazioni > 1).
Lo scopo dell’affidamento dipende dalle caratteristiche del fabbisogno finanziario , che l’azienda richiedente deve coprire.
Anche le forme di utilizzo del fido dipendono dalla tipologia di fabbisogno finanziario da coprire:
a) Per il fabbisogno finanziario con intensità variabile , perché le deficienze di cassa sono temporanee, la forma tecnica di utilizzo migliore è l’apertura di credito in c/c bancario, per la sua elasticità .
b) Per il fabbisogno finanziario di intensità e durata definita: le forme tecniche di utilizzo migliori sono lo sconto di pagherò diretti e le anticipazioni su titoli;
c) Per il fabbisogno finanziario derivante da dilazioni concesse alla clientela si ricorre alle diverse forme tecniche di smobilizzo crediti (sconto di cambiali e anticipazioni di portafoglio).
Normalmente la banca concede fidi particolari e non generali cioè con importi separati per ognuna delle previste modalità di utilizzo che spesso si combinano tra di loro.
Anche nel quantificare la durata del fido la banca deve prestare attenzione allo scopo del finanziamento per evitare che operazioni tecnicamente a breve scadenza si trasformino in durature concessioni di credito con il rischio di immobilizzo finanziario, perché destinate a coprire fabbisogno finanziario fisso.
6. ANALISI DELLA SITUAZIONE PATRIMONIALE, ECONOMICA E FINANZIARIA L’analisi di bilancio retrospettiva e prospettica rappresenta un momento fondamentale dell’istruttoria di fido ai fini della determinazione del rischio, quindi del grado di affidabilità aziendale.
Deve essere scomposta nelle sue diverse fasi, per pervenire infine ad un giudizio di sintesi.
E’ basilare ,ai fini dell’individuazione della capacità di credito di un’azienda, la valutazione della situazione economica cioè della sua capacità di reddito.
Gli aspetti esaminati sono, in ordine, i seguenti:
A) La struttura aziendale che, consentendo di individuare le caratteristiche gestionali dell’attività svolta, migliora la comprensione degli aspetti successivi e consiste nell’analisi della composizione degli investimenti e di alcune voci di costo del C.E.:
• Se la struttura degli investimenti si presenta fortemente immobilizzata (imm./tot.att.>1), l’azienda è “capital intensive” in quanto largamente incentrata sui costi fissi. In tali condizioni la capacità di adattamento dell’azienda a circostanze esterne di mercato è minima, a causa della rigidità degli investimenti e l’andamento dell’azienda è fortemente dipendente da un adeguato grado di sfruttamento della capacità produttiva. Se, al contrario, la struttura degli investimenti presenta un elevato grado di elasticità (attivo circolante / totale attività >0,5), prevalendo i costi variabili, elevata è la capacità di adattamento alle mutevoli circostanze esterne di mercato;
• Un’azienda “labour intensive”, in quanto largamente incentrata sull’utilizzo di manodopera, presenta una struttura di costi prevalentemente fissi e quindi un elevato grado di rigidità, per l’incapacità di ridimensionare il personale dipendente in caso di necessità, cioè di contrazione della domanda sul mercato. Al contrario un’azienda che si appoggia in gran parte sulle lavorazioni di terzi presenta una struttura di costi prevalentemente variabili e quindi un elevato grado di elasticità per la capacità di adattare i costi al volume di vendite.
B) La struttura patrimoniale ,che consente di valutare la correlazione esistente fra finanziamenti ed investimenti e il grado di indebitamento. Tale indagine va condotta non solo per verificare la presenza di un equilibrio patrimoniale ma anche per valutare gli effetti che la struttura del patrimonio ha sulla situazione finanziaria e, soprattutto, economica dell’azienda ( interessi passivi sul capitale di terzi ed effetto di leva finanziaria)
C) La situazione finanziaria, intesa come liquidità cioè capacità dell’azienda di reperire prontamente risorse finanziarie per la copertura dei fabbisogni, va interpretato in funzione del tipo di attività svolta (supermercato al dettaglio o aziende di produzione di grosse macchine utensili; azienda stagionale e non) e della congiuntura economica che attraversa l’azienda esaminata.
Gli indici di liquidità di carattere strutturale (disponibilità e liquidità) sono, infatti, fortemente influenzati dai sopraccitati fattori: non è possibile confrontare gli indici in oggetto rilevati nel supermercato con quelli dell’azienda industriale di macchine utensili, così come bisogna prestare attenzione agli effetti che la stagionalità e/o la congiuntura economica esercitano su tali indici.
In particolare quando si passa da una congiuntura favorevole ad una sfavorevole, l’andamento delle scorte dovuto al rallentamento delle vendite, dei crediti, per l’allungamento delle dilazioni di pagamento, la diminuzione delle passività correnti per la riduzione delle dilazioni di pagamento ottenute dai fornitori e la restrizione dei fidi bancari, provocano un incremento dell’indice di disponibilità, nonostante le difficoltà finanziarie dell’azienda.
Al contrario con il passaggio da una congiuntura sfavorevole ad una favorevole si verificano una diminuzione delle scorte, dei crediti verso clienti ed un aumento delle passività correnti e quindi una diminuzione degli indici di liquidità, pur non significando che la situazione finanziaria sia peggiorata.
Inoltre la stagionalità dell’attività svolta dall’azienda non rende significativi confronti fra indici calcolati in epoche differenti.
Un esame più completo della situazione finanziaria richiede il ricorso ad altri strumenti di indagine:
1. L’analisi, anche prospettica, dei flussi finanziari;
2. L’analisi degli indici di rotazione del capitale investito: attraverso il calcolo degli indici di rotazione di specifici elementi dell’attivo circolante ed il successivo calcolo dei periodi di giacenza media è possibile quantificare la durata media del ciclo monetario della gestione di impresa. Sapendo che la quantificazione della durata del ciclo monetario (F.F.) si ottiene nel seguente modo:
giacenza media materie prime giacenza media magazzino
- dilazione media ottenuta dai fornitori + dilazione media crediti
+ periodo di produzione - dilazione media debiti
(giacenza media semi lavorati) = durata ciclo monetario
+ giacenza media prodotti finiti
+ dilazione media concessa ai clienti
Attraverso questo conteggio è possibile calcolare la durata del fabbisogno finanziario variabile. Per migliorare la situazione finanziaria dell’azienda il management deve aumentare il tasso di rotazione dell’intero capitale investito (Vendite / Ci) in due modi:
a. Incrementando le vendite a parità di capitale investito;
b. Riducendo il capitale investito a parità di vendite.
Tale indice è importante, anche e soprattutto, per analizzare i riflessi che l’efficienza aziendale, intesa come capacità di sfruttare al massimo le risorse a disposizione (Ci), ha sulla redditività. L’analisi della situazione finanziaria, infatti, è significativa se mette in risalto l’impatto che la situazione stessa ha sulla economicità.
3. L’individuazione dell’impatto che la situazione finanziaria ha sull’economicità: tale impatto è di carattere sia diretto (per effetto degli interessi passivi e indice di incidenza della gestione extra caratteristica) che indiretto in quanto la difficoltà di reperire risorse finanziarie può pregiudicare la politica degli investimenti e quindi la sopravvivenza aziendale nei settori in cui per effetto di frequenti innovazioni tecnologiche, il rinnovamento della struttura è di vitale importanza. Normalmente le cause principali del deterioramento delle condizioni aziendali sono di carattere economico: tuttavia le difficoltà finanziarie accelerano il processo. Al contrario, pur in presenza di una crisi economica, le aziende finanziariamente più resistenti hanno maggiori probabilità di resistere. D’altro canto una situazione di crisi finanziaria non necessariamente presuppone l’esistenza di una crisi economica, ma al contrario, può essere dovuta a condizioni economiche troppo buone.
D) Le indagini sulla situazione economica consentono di valutare l’entità del rischio derivante dalla concessione di fido. Questa analisi consente infatti di verificare la capacità dell’azienda di produrre redditi soddisfacenti in relazione all’entità degli investimenti necessari per ottenerli.
La redditività, come misura relativa, è definita dal rapporto fra una determinata configurazione di reddito ed il capitale impiegato per l’ottenimento di tale reddito.
Nel calcolo del ROI il capitale investito va depurato degli investimenti extra caratteristici (immobili civili e partecipazioni) .
Una particolare configurazione di reddito lordo della gestione corrente prima della gestione straordinaria, degli interessi passivi e delle imposte dirette, rapportato al capitale investito totale , consente di calcolare un nuovo indice di redditività:
Reddito operativo + Ris. Gest. Atipica + Proventi Finanziari
ROA =
Capitale Investito Totale
Attraverso, poi, l’analisi dei fattori che determinano il ROI (redditività vendite e rotazione capitale investito) sono individuati due possibili comportamenti delle imprese:
1 – Alzare il ROS, puntando su una politica di elevati margini di ricarico sui prezzi di acquisto, attraverso l’innalzamento dei prezzi di vendita e/o l’abbassamento dei costi operativi. pur accettando di realizzare una minore velocità di rotazione degli investimenti. In particolare la possibilità di conseguire un elevato margine di ricarico, praticando elevati prezzi di vendita, presuppone una favorevole situazione di mercato. Il mantenimento di prezzi altamente remunerativi si verifica solo in condizioni oligopolistiche.
Al contrario in un mercato concorrenziale i settori favorevoli attraendo concorrenti provocano, attraverso il gioco della competizione, la riduzione dei margini di guadagno.
2 – Alzare la rotazione del capitale investito, e quindi migliorare il rapporto fra le vendite e il capitale investito puntando su una politica di bassi margini di ricarico sulle vendite che consentono, grazie al contenimento dei prezzi di vendita, di potenziare le quantità vendute e/o puntando su un efficiente sfruttamento della capacità produttiva che consente di minimizzare gli investimenti necessari alla realizzazione di un determinato volume di vendite e/o di massimizzare le vendite ottenibili con un determinato capitale investito.
La possibilità di effettivo rientro dei prestiti che verranno erogati, essendo il momento del rimborso necessariamente differito rispetto a quello dell’affidamento, risultano strettamente collegate alla evoluzione futura della situazione economica, finanziaria e patrimoniale, e comportano una valutazione dell’andamento prospettico delle aziende affidate.
I dati storici opportunamente corretti in base alle previsioni consentono la redazione di bilanci prospettici (proforma) costituiti da un CE e da un SP prospettici. La costruzione del CE, che precede quella dalla situazione patrimoniale, presuppone la conoscenza del volume di vendite che si prevede di realizzare sulla base delle informazioni circa l’evoluzione del settore di appartenenza dell’azienda e delle specifiche condizioni operative dell’azienda esaminata in termini di rigidità o elasticità della struttura produttiva.
Ad esempio, qualora le previsioni sull’evoluzione del settore evidenzino una fase di congiuntura sfavorevole la previsione sulle vendite varierà a seconda delle contromisure che il management è in grado di prendere per fronteggiare la nuova situazione e quindi della capacità di adattamento della struttura produttiva aziendale.
L’istruttoria per la concessione di fido ha lo scopo di valutare la capacità di credito dell’impresa richiedente :
CAPACITA’ DI REDDITO E’ CAPACITA’ DI CREDITO
Capacità di produrre un reddito (futuro) in grado di rimborsare
il finanziamento ottenuto
importanza dell’INDAGINE PROSPETTICA visto che è proprio
nel futuro che il finanziamento dovrà essere rimborsato.
La previsione del volume delle vendite e del reddito d’impresa vengono effettuate partendo dalle informazioni sull’evoluzione futura del settore di appartenenza dell’impresa e analizzando la sua capacità di contrastare una congiuntura sfavorevole del settore grazie ad un elevato livello di elasticità della struttura produttiva.
In caso di evoluzione negativa del settore , l’impresa rigida , con investimenti prevalentemente immobilizzati e costi prevalentemente fissi, risente maggiormente del calo della domanda del mercato e va più velocemente nell’area di perdita , perchè presenta un basso margine di sicurezza ed un elevato punto di equilibrio.
La banca quantifica il reddito prospettico di tale impresa in misura minore rispetto a quello del settore di appartenenza.
Al contrario l’impresa elastica, con investimenti prevalentemente circolanti e costi prevalentemente variabili, reagisce meglio al calo della domanda del mercato e tarda a raggiungere l’area di perdita, grazie ad un elevato margine di sicurezza e ad un basso punto di equilibrio.
La banca prevede per l’impresa elastica un reddito più alto di quello medio del settore .
Inoltre , in presenza di una struttura aziendale rigida , la banca , per prudenza e nell’incertezza sulla quantificazione del reddito medio prospettico, dà importanza maggiore alla valutazione del patrimonio aziendale come fonte di garanzia e tutela per l’istituto di credito contro i rischi di inesigibilità del credito.
E) La valutazione del patrimonio aziendale inteso come garanzia rappresenta la fase finale del processo ed assume una importanza tanto maggiore quanto più incerte sono le previsioni economiche. Poiché l’indagine in merito alla patrimonialità aziendale implica l’adozione di un’ottica di liquidazione dell’azienda, il valore da attribuire alle attività è quella di realizzo in una situazione più o meno forzata, valore che in genere risulta sensibilmente inferiore non solo al valore corrente ma anche a quello contabile.
L’attivo che più generalmente va soggetto a svalutazione è quello relativo agli impianti e macchinari, in quanto tanto più elevato è il loro grado di specificità tanto minori saranno le possibilità di inserimento in un nuovo complesso produttivo e quindi minore il valore ad essi attribuibile. Subisce di solito una drastica svalutazione anche il magazzino. Al contrario, gli elementi attivi che vanno meno soggetti a deprezzamento sono i fabbricati, pur essendo il valore di realizzo in sede di liquidazione spesso inferiore alla metà del valore corrente.
È importante infine valutare anche il passivo o meglio la posizione gerarchica che il debito bancario occupa nell’ambito della massa dei creditori aziendali. Ben diverso è l’essere creditori privilegiati in compagnia di creditori chirografari, dall’essere semplici chirografari dietro a grossi debiti privilegiati.
• se il credito bancario è privilegiato e gli altri non lo sono, la banca recupera l’intero ammontare perché integralmente coperto dal realizzo dell’attivo.
• Se tutti i creditori sono chirografari, ognuno recupera solo una determinata percentuale , più o meno alta , del proprio credito, a seconda dell’ammontare del ricavato derivante dalla vendita forzata dell’attivo.
• Se il credito bancario è chirografario dietro ad altri privilegiati vi è la possibilità di non recuperare nulla.
L’istruttoria di fido si conclude con la proposta di concessione di fido che indica:
- l’ammontare del fido di cui è proposta la concessione;
- le forme tecniche di utilizzo;
- le eventuali garanzie offerte dal cliente.
Con questo atto la pratica passa agli organi deliberanti per la decisione finale; le singole dipendenze possono deliberare direttamente le concessioni di fido entro determinati limiti di importo, mentre le pratiche di importo superiore devono essere sottoposte ad organi di livello più elevato.
Comunque l’esito della procedura dipende non solo dalla situazione del cliente, ma anche dalla situazione della banca, dal suo grado di liquidità, dalla sua politica degli impieghi e dai vincoli amministrativi imposti dagli organi di controllo.

Qualora, in conclusione dell’istruttoria, la banca deliberi la concessione di fido, deve comunque mantenere il monitoraggio sui fidi accordati fino al momento in cui il prestito, giunto a scadenza, verrà rimborsato.
Scopo di tali indagini è appurare se sono intervenuti significativi elementi modificativi dell’originaria posizione dell’impresa, tali da ripercuotersi negativamente sul puntuale rimborso del debito contratto.
Le REVISIONI FIDO hanno la funzione di adeguare le condizioni praticate sul rapporto in esame alle mutate condizioni di mercato od alla variata solvibilità dell'impresa.
Qualora il monitoraggio evidenziasse l'insorgere di qualche patologia aziendale la banca può decidere di:
-revocare il fido per i finanziamenti validi "salvo revoca", qualora le difficoltà dell’impresa finanziata siano gravi e non temporanee
-richiedere garanzie supplementari se l'azienda presenta difficoltà non gravi
per ottenere una maggiore opportunità di rientro del finanziamento concesso
L'attività di monitoraggio sui fidi accordati può evidenziare il MANCATO UTILIZZO della linea di credito. Questo penalizza la banca in quanto:
- non percepisce interessi (in quanto solo le somme utilizzate originano interessi)
- immobilizzo finanziario di somme da tenere a disposizione della impresa che non necessita di risorse finanziarie.
TIPOLOGIE DI RISCHIO BANCARIO
TIPI DI RISCHIO
MODALITÀ DI COPERTURA
Commistione
Limiti a prestiti a scadenza protratta - pool di banche
Trasformazione delle scadenze
Limiti a prestiti in scadenza protratta - matching scadenze
Interesse
Riduzione dei prestiti a tasso fisso - clausole rivedibilità
Cambio
Limiti all'oscillazione/ clausole rivedibilità
Insolvenza
Attenta istruttoria - garanzie
1) Rischio di commistione: le sorti della banca risultano legate alle sorti dell'impresa finanziata.
2) Rischio di trasformazione delle scadenze: la banca eroga prestiti a medio - lungo termine con risorse finanziarie raccolte con vincolo di durata a breve scadenza e la struttura patrimoniale è squilibrata (scadenza media attività e passività).
SCADENZA EQUILIBRATA :
SCADENZA MEDIA = SCADENZA MEDIA
DELL'ATTIVO DEL PASSIVO
MATCHING SCADENZE
3. Rischio di interesse: consiste nel rischio di una contrazione del margine di interesse (interessi attivi - interessi passivi) derivante da un’improvvisa ascesa dei tassi d’interesse se le attività (finanziamenti concessi) a tasso fisso superano le passività (depositi raccolti) a tasso fisso.
La soluzione consiste nel ridurre la quantità di prestiti erogata a tasso fisso e incrementare parallelamente quella concessa a tasso variabile e/o nel fissare ai prestiti concessi a tasso fisso predeterminate scadenze in cui rivedere le condizioni del prestito.
4. Rischio di cambio: riguarda gli effetti sfavorevoli che mutamenti nei rapporti di cambio fra le valute possono indurre su posizioni detenute dalla banca e denominate in valute diverse dall’euro (rischio di un abbassamento del cambio EURO / VALUTA ESTERA per i crediti in valuta estera) o di aumento del cambio EURO/ VALUTA ESTERA per i debiti in valuta estera. Soluzione: fissare scadenze per revisione dei tassi d’interesse.
5. Rischio di insolvenza: rischio di inadempimento dell’impresa finanziata che comporta l’insorgere di vere e proprie sofferenze per il finanziatore.
Rimedio ex ante: effettuazione di un’accurata istruttoria per valutare la capacità di credito
dell’impresa richiedente.
Rimedio ex post: utilizzo garanzie per il rientro forzato del finanziamento.
6. Rischio di immobilizzo finanziario: rischio di dover prolungare forzatamente la concessione del credito (con la formazione di partite immobilizzate) a causa di transitorie carenze di liquidità delle aziende affidate (la transitorietà deriva dalle buone condizioni economiche in cui versano le suddette aziende) o il rischio di mancato utilizzo di risorse finanziarie che la banca si è obbligata a tenere a disposizione dell’azienda affidata
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