Le teorie evolutive

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Testo

Relazione
Di
Biologia
…Niente ha senso in biologia, se non alla luce dell’evoluzione…
Cenni storici
L’idea che le forme viventi possano essere derivate da altri organismi, vissuti in precedenza, fece la sua comparsa già in tempi antichi.
Il filosofo Anassimandro riteneva che gli uomini derivassero da pesci; il filosofo greco Aristotele poneva invece tutte le forme naturali entro uno schema gerarchico immutabile, la “Scala naturae”, che andava dalle forme più semplici a quelle più complesse, sino ad arrivare all’uomo.
Carlo Linneo & il creazionismo
(1707-1778)
Naturalista svedese che sviluppò la nomenclatura binominale per la classificazione sistematica degli organismi viventi. Fino al XVIII secolo, l’idea che risultò dominante fu quella della teoria del creazionismo secondo la quale vi era la fissità della specie, cioè della loro immutabilità e della loro formazione per intervento divino.
Del 1735 è la prima edizione del Systema naturae, in cui Linneo espose per la prima volta i suoi criteri di classificazione tassonomica dei regni animale, vegetale e minerale; ma le sue idee creazioniste, che trovarono in breve tempo larga diffusione, determinarono una resistenza della comunità scientifica alle ipotesi evoluzionistiche. Nel 1751 pubblicò Philosophia Botanica, opera che esercitò una grande influenza su molti suoi contemporanei. Dimostrò che le piante si riproducono sessualmente e stabilì i nomi delle parti dei fiori. Il suo sistema tassonomico era suddiviso in 5 categorie: varietà, specie, genere, ordine e classe (suddivisione che già esistevano, ma non erano mai state usate in modo congiunto sino ad allora). Prima di Linneo le specie erano descritte dal nome del genere, seguito da una descrizione per esteso della specie: egli sostituì questo sistema con una nomenclatura binominale più agile e precisa, in cui anche la specie era individuata da un unico termine. I metodi in vigore attualmente si fondano ancora sulla nomenclatura binominale di Linneo, anche se la classificazione si è nel tempo arricchita di criteri moderni.
Georges-Louis Buffon
(1707-1788)
Il XVIII secolo fu un periodo di scoperte nel campo della geologia; furono trovati numerosi reperti fossili, che sembravano testimoniare la passata esistenza di organismi anche molto diversi da quelli attuali.
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Fu anche osservato che vi era corrispondenza tra fossili e strati rocciosi e che si ritrovavano le forme fossili più simili agli organismi viventi. Georges-Louis Buffon, naturalista francese, fu l’autore di uno dei primi compendi di storia della biologia e della geologia che si stacchi dalla visione biblica. Egli formulò che tutti i viventi si fossero originati da un esiguo numero di specie e che fossero stati “prodotti del tempo”. La sua teoria incontrò molte resistenze anche perché a quel tempo si riteneva che l’età della Terra fosse di sole poche migliaia di anni, come si desumeva dalla lettura del Vecchio Testamento.
James Hutton
(1726-1797)
Studiò chimica e medicina, dotato di una straordinaria e acuta capacità osservativa giunse ad elaborare originali teorie. Due elementi della sua personalità gli permisero
di costruire la sua sintesi geologica: da un lato la non interpretazione letterale della Bibbia e dall'altra l'influenza delle idee di Newton.
A differenza delle precedenti teorie sulla Terra, quella di Hutton non riguardava per niente l’origine della Terra. La sua teoria fornisce semplicemente una spiegazione di come funziona la Terra, non una discussione su come si sia formata. Fondamentale, per questa teoria, era la concezione di Hutton del tempo geologico. Egli respinse la misura del tempo basata sulla Bibbia, ritenuta valida dalla maggior parte dei teorici precedenti, e sostenne invece che la Terra era molto antica. Hutton infine accettò la realtà dell’erosione e risolse il problema che questa poneva con la distruzione continua e incessante ammettendo che la Terra possedeva al suo interno un meccanismo per riformarsi, giungendo a formulare una sequenza ciclica: la sequenza di erosione, trasporto, sedimentazione, sollevamento si può ripetere finché la Terra esiste.
La teoria di Hutton conteneva il germe dell’idea del metamorfismo delle rocce. Inoltre secondo il suo parere tutte le maggiori trasformazioni della superficie della Terra, fornivano una risposta completa agli innumerevoli e insensibili cambiamenti che si erano verificati attraverso un’eternità di tempo. Egli affermò che i processi che avevano agito nel passato non differivano né nel tipo né nell’intensità da quelli che sono attivi attualmente nel mondo. Hutton, dunque, sostituì il catastrofismo dei suoi contemporanei con una nuova filosofia della natura, la quale fu brevemente chiamata attualismo.
William Smith
(1769 -1839)
Famoso geologo del Regno Unito, fu la prima persona a realizzare una mappa geologica nazionale e pertanto è ritenuto il padre della geologia inglese. La sua celebrità fu in gran parte postuma: il suo lavoro fu copiato, fu condannato per debiti e
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visse una vita di miserie; i fondatori delle prime società geologiche (la geologia, come scienza, nasce all'incirca nello stesso periodo) non considerarono il valore del suo operato poiché di povere origini. Lavorando presso una compagnia mineraria, si rese conto che la stratificazione era organizzata secondo una sequenza ordinata e prevedibile di rocce, ognuna posta sempre nella stessa posizione relativa rispetto alle altre. Inoltre comprese l'utilità dei fossili come strumenti per identificare un determinato strato anche a notevoli distanze da una successione nota. Questi strumenti consentirono a Smith di dimostrare che la successione stratigrafica inglese era costante su tutto il territorio nazionale e nonostante nel frattempo avesse perso il lavoro presso la compagnia mineraria, continuò a tener nota della posizione e dell'età di ogni singolo strato.
Nel 1799 Smith produsse la prima scala geologica. La società geologica inglese riconobbe il valore dell'operato di Smith solo nel 1831, conferendo al geologo la prima medaglia Wollaston. Nella medesima occasione Smith fu definito per la prima volta padre della geologia inglese.
Georges Cuvier & il catastrofismo
(1769-1832)
L’innegabile presenza nelle rocce di fossili di specie non più esistenti sulla Terra fu spiegata con varie teorie. Tra queste, vi fu nel 1815 quella del catastrofismo proposto dal naturalista francese, studioso di anatomia comparata ed esperto di fossili Georges Cuvier. Egli sosteneva la divisione delle forme di vita in quattro schemi strutturali fondamentali (vertebrati, articolati, radiati e molluschi). Inoltre riteneva che la struttura di ogni organo fosse unita alla sua funzione e che le diverse parti dell’organismo fossero organizzate in modo gerarchico; con le sue teorie entrò in contrasto con quelle evoluzionistiche di Lamarck e Geoffroy Saint-Hilaire, continuando anche ad affermare l’immutabilità delle specie e l’efficienza della struttura di ogni animale come prova della sua stabilità dai tempi della creazione. Basandosi sulle sue teorie, riuscì a ricostruire da alcuni frammenti fossili la struttura anatomica di alcune forme di vita ormai estinte. Tutto questo, a sostenere che gli organismi viventi continuarono a modificarsi nel tempo e che molti di questi scomparvero dalla terra a seguito di periodici eventi catastrofici. La teoria della modificazione degli organismi venne considerata con maggiore attenzione quando s’iniziò a comprendere che l’età del pianeta doveva essere maggiore di 4-6000 anni; ma a datare la formazione della terra a epoca assai più remote furono soprattutto gli studi dei geologi scozzesi James Hutton e Charles Lyell. Quest’ultimo formulò una teoria opposta a quella del catastrofismo, (diffusa tra gli scienziati del tempo e ritenuta coerente con il racconto biblico, secondo questa solo gravi catastrofi
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potevano alterare la situazione di base della terra), quella dell’uniformismo, secondo la quale i processi naturali che modificano la terra oggi, hanno operato in passato allo stesso ritmo graduale. Inizialmente le sue idee contrastavano quelle di Charles Darwin, ma successivamente divenne un suo gran sostenitore.
Jean-Baptiste de Lamarck
(1744-1829)
Botanico e naturalista francese, formulò una delle prime teorie sull’evoluzione.
Nel 1778 pubblicò un libro intitolato “Flore française”, che ebbe molto successo e che fu uno dei primi tentativi di classificazione delle piante basato su chiavi dicotomiche. E’ noto soprattutto per le ricerche zoologiche e per gli studi teorici sull’evoluzione. La sua “Histoire naturelle des animaux sans vertèbres” costituisce la prima suddivisione dettagliata degli invertebrati in più classi. Tra le teorie evoluzioniste di Lamarck vi è il cosiddetto “trasformismo”, secondo il quale le prime forme di vita si originarono per generazione spontanea e diedero origine a tutte le forme più complesse per trasformazioni successive causate da mutazioni ambientali.
Nella sua opera “Philosophie zoologique”, pubblicata nel 1809, espose per la prima volta i principi fondamentali della sua teoria, che prende il nome di Teoria Lamarckiana, che si possono riassumere in due concetti: “L’uso e il disuso delle parti” e “l’ereditarietà dei caratteri acquisiti”. Il naturalista riteneva che alcune parti del corpo di un organismo, se non erano utilizzate frequentemente, finivano con l’atrofizzarsi (“disuso”), mentre quelle più spesso usate si sviluppavano in modo particolare (“uso”).
Tali modificazioni costituivano “caratteri acquisiti” che potevano venire trasmessi ai figli (“ereditarietà”) e, in tal modo, determinare una modificazione delle caratteristiche della specie.
Secondo questa teoria, ad esempio, il collo delle giraffe, inizialmente corto, si allungò a causa del costante uso di questa parte nei periodi di secca, poiché per arrivare alle foglie degli alberi più alti dovevano allungarlo. Questo fu trasmesso ai figli.
Queste leggi furono smentite da Weismann (1834-1914), che tagliò per molte generazioni le code dei topi ma questi non rinassero mai senza.
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Differenze tra la teoria evoluzionistica di Lamarck e quella di Darwin
La teoria di Lamarck che ogni individuo si evolveva a seconda della necessità, e quindi era in grado di sviluppare un organo o di regredirlo; inoltre sosteneva che i caratteri acquisiti erano trasmissibili ereditariamente.
Secondo Darwin, un essere vivente si evolveva per potersi adattare all’ambiente in cui vive.
La differenza sta nel fatto che Darwin sosteneva che tra le specie vi era una selezione naturale che lasciava vivere solo le specie più adatte a quell’ambiente, in pratica in grado di viverci e riprodursi. La lacuna di questo ragionamento sta nel fatto che Darwin fosse privo di conoscenze nel campo della genetica e quindi non sapeva spiegare l’origine della variabilità degli organismi.
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