Le leggi di Mendel

Materie:Appunti
Categoria:Biologia

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LE LEGGI DI MENDEL

Gregor Mendel, l’abate considerato il padre della genetica, per la prima volta nella storia della scienza, verso la fine del XIX sec. Identificò il materiale ereditario.

I processi riproduttivi, si svolgono in maniera complessa e apparentemente molto diversa. Alcuni animali e alcune piante si riproducono sessualmente, anche se il processo più diffuso è quello della riproduzione sessuata (o sessuale).
In entrambi i meccanismi, le informazioni destinate alla formazione dei nuovi individui è contenuta in sostanze che vengono trasmesse dai genitori ai figli. Questo legame fisico è dato dalle cellule riproduttive, o gameti che, non essendo individuabili ad occhio nudo, non sono state subito identificate come causa della trasmissione dei caratteri.
Nel XVIII sec. Furono formulate alcune teorie sullo sviluppo degli organismi, tra queste prevalsero due scuole principali: il preformismo e l’epigenesi.
Secondo il preformismo, ogni organismo si trovava preformato nell’uovo (ovisti) o nello spermatozoo (animalculisti).
Secondo l’epigenesi, l’embrione si sviluppava da un gene uniforme, sotto l’influenza di un principio vitale, in modo graduale.
Baer (1792-1876) descrivendo lo sviluppo di un uovo di pollo, propose la cellula come struttura organizzata.

Gregor Mendel nacque in Slesia nel 1822 e morì in Moravia nel 1884. Nel 1847 prese i voti e oltre a divenire abate, cominciò a studiare la fisica, la botanica, la zoologia e la chimica.
Attraverso lo studio della pianta del pisello, che si riproduce per autofecondazione, egli formulò una propria teoria sull’ereditarietà, definendola “articolata” e andando contro la teoria dell’ereditarietà per rimescolamento, fino allora ritenuta credibile.
Le sue scoperte, però, non suscitarono molto scalpore perché troppo avanti rispetto le conoscenze e la mentalità dell’epoca.

Come noto, un individuo può essere analizzato sotto due profili differenti: il fenotipo, insieme delle caratteristiche visibili, e il genotipo, insieme delle caratteristiche ereditarie fornitegli dai genitori.
Il fenotipo subisce nel tempo visibili variazioni, mentre gli elementi costituenti il genotipo, i geni, sono abbastanza statici.
Attraverso l’incrocio di linee pure, cioè piante che si autofecondano per numerose generazioni, Mendel ottenne individui presentanti lo stesso fenotipo, cioè quello di uno solo dei genitori.
Facendo autofecondare gli ibridi ottenuti, notò che il carattere dell’altro genitore, che sembrava essere scomparso, riappariva.
Il carattere scomparso nella prima generazione e poi riapparso nella seconda è chiamato recessivo, l’altro dominante. Ogni carattere è determinato da una coppia di alleli.
Il genotipo di ciascun individuo può ricevere dai genitori due caratteri dominanti (AA) o due recessivi (aa) o uno recessivo ed uno dominante (Aa).
Gli individui AA e quelli aa sono detti puri per quel carattere o omozigoti; quelli Aa, ibridi o eterozigoti.

Mendel, in seguito ai suoi esperimenti formulò tre leggi:

- I Legge di Mendel o legge della dominanza:
Nella prima generazione, quando vengono incrociati due individui omozigoti, tutti i figli sono uguali tra loro e presentano il fenotipo di uno dei genitori in caso di dominanza.

- II Legge di Mendel o legge della segregazione dei caratteri:
Quando vengono incrociati due individui eterozigoti per la medesima coppia di alleli, metà dei figli presenta il fenotipo dei genitori, un quarto quello di un progenitore e un quarto quello dell’altro progenitore.

- III Legge di Mendel o legge dell’indipendenza dei caratteri:
Incrociando due individui diversi per più caratteri controllati da più coppie di alleli si ottengono individui nei quali i caratteri sono distribuiti indipendentemente l’uno dall’altro.

Sulle scoperte di Mendel si basa la formulazione della successiva Teoria cromosomica dell’ereditarietà. Nel XIX sec. Il biologo tedesco Flamming isolò, con alcuni coloranti, dei bastoncini all’interno del nucleo cellulare che, per la loro affinità al colore, chiamò cromosomi.

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