La rabbia e la peste

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Testo

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Malattia Virale

La rabbia

La rabbia, dal latino rabies, è un infezione acuta e letale causata da un virus neurotropo, trasmesso all'uomo da alcuni animali, caratterizzata da fenomeni nervosi.
È anche detta idrofobia o lissa.
Provoca irritazione violenta, ira, collera, riferito sia a uomini sia ad animali.
La trasmissione all'uomo della rabbia si effettua mediante il morso di animali infetti (in primo luogo cane, poi lupo, volpe, gatto ed eccezionalmente montoni e capra). Il virus, di cui la saliva abbonda, penetra nei tessuti lesi dal morso e, tramite i nervi periferici, raggiunge il sistema nervoso centrale dove si moltiplica.
Dopo un lungo periodo di incubazione variabile nell'uomo da venti a settanta giorni, ma che può ridursi a una decina nelle ferite gravi alla faccia, si manifesta una grave sintomatologia di tipo encefalitico con febbre, agitazione, spasmi laringofaringei a contatto con l'acqua (da cui deriva la caratteristica idrofobia), a cui segue una fase paralitica che determina la morte per paralisi cardiorespiratoria.
Negli animali la rabbia può manifestarsi in due forme cliniche molto diverse: furiosa, la più frequente, e paralitica (o tranquilla o muta).
Nel cane, dopo un'incubazione che può durare da otto giorni a un anno ma che in media è compresa tra quindici e sessanta giorni, la forma furiosa inizia con un cambiamento di carattere e abitudini e con manifestazioni allucinatorie, pervertimento del gusto, accentuazione dell'istinto riproduttore. Poi per circa tre giorni, la sintomatologia si accentua nettamente, il cane fugge dalla casa del padrone e in preda ad accessi furiosi morde tutto ciò che gli capita. In questo periodo la paralisi dei muscoli faringolaringei impedisce la deglutizione e rende l'abbaiare simile a un ululato; a volte si verificano anche strabismo, miosi o midriasi. Infine succede la fase paralitica che dopo aver colpito la mandibola e gli arti posteriori si estende a tutta la muscolatura e porta a morte l'animale, da tre a otto giorni dopo la comparsa dei primi sintomi, per blocco respiratorio.
La rabbia paralitica non presenta lo stadio dell'eccitazione per cui alla fase prodromica succede subito quella paralitica che può iniziare dalla parte posteriore del corpo (forma ascendente) o dalla nuca e dalla mandibola (forma discendente). La morte sopravviene in due-tre giorni.
Nel gatto la rabbia dura in genere da tre a sei giorni e assume una forma furiosa simile a quella del cane. Lo stesso si verifica negli equini e nei suini, mentre i bovini possono essere colpiti dalla forma furiosa e da quella paralitica.
Il fattore causante della rabbia è un virus di 100-150 mdi diametro che è stato identificato relativamente tardi.
Dopo i tentativi infruttuosi di Pasteur, nel 1903 il patologo italiano Adelchi Negri scoprì, nel tessuto nervoso degli animali morti di rabbia, i corpuscoli che portano il suo nome , da lui ritenuti gli agenti causali della rabbia; nel 1924 Manouélian e Viola sostennero che l'agente della rabbia è un protozoo (Encephalotizoon rabiei) e che i corpuscoli di Negri rappresentano i prodotti della sua degenerazione per azione delle cellule nervose; nel 1926 Levaditi e collaboratori riconobbero l'agente della rabbia in un microsporidio che chiamarono Glugea lyssae. Il virus rabbico si presenta in due forme distinte: la prima, isolata da cani o uomini infetti (virus da strada), è caratterizzata dal determinare nel citoplasma delle cellule infettate i suddetti corpi di Negri, mentre la seconda, che si può ottenere sperimentalmente mediante passaggi nel cervello di coniglio (virus fisso), è meno patogena e ha un periodo di incubazione più breve.
La diagnosi si effettua inoculando la saliva del sospetto paziente nel cervello di animali da laboratorio e controllando l'eventuale comparsa dei corpi di Negri.
La vaccinazione antirabbica, attuata per la prima volta da Pasteur (1885), consiste nella somministrazione giornaliera di un virus reso fisso e quindi essiccato o ucciso con formalina.
Nella profilassi post-contagio della rabbia è stato messo a punto un tipo di vaccino, a uso umano, l'HDRV (Human Diploid Cell Rabies Vaccine) altamente immunogeno e praticamente privo di effetti collaterali rispetto ai vaccini precedenti.

Malattia Batterica

La peste

La pèste dal latino pestis è una malattia infettiva endemica ed epidemica, acuta, che colpisce l'uomo e gli animali, provocata da batteri Eubacteriales.
Nel campo veterinario abbiamo:
-la Peste aviaria, sinonimo meno corretto di malattia di newcastle , detta anche pseudopeste aviaria;
-la Peste bovina, malattia infettiva, contagiosa, epizootica, sostenuta da un virus filtrabile classificato tra i Myxovirus, caratterizzata da alterazioni di tipo difterico a carico delle mucose del tubo digerente.
-la Peste delle api, malattia della covata delle api di cui si distinguono tre forme: americana, sostenuta dal Bacillus larvae, europea, causata dal Bacillus pluton, forse associato ad altri batteri tra cui il Bacillus alvei e lo Streptococcus apis, e diffusa anche in Italia; infine sacciforme (o covata sacciforme o a sacco) il cui agente eziologico è un virus.
-la Peste equina, malattia infettiva spesso epizootica propria del cavallo e del mulo; ha carattere setticemico ed è causata da un ultravirus; molto diffusa in Africa, soprattutto meridionale, non è mai stata segnalata in Europa.
-la Peste suina, malattia infettiva, enzootica ed epizootica sostenuta da un ultravirus, accanto al quale, nel corso della malattia, intervengono altri agenti microbici, responsabili di gravi lesioni secondarie.

Prima di parlare più specificamente della peste negli animali, è utile effettuare un breve preambolo, riguardante la suddetta malattia nell’uomo, atto a rendere più chiara la parte seguente.
L'agente eziologico della peste è un batterio immobile, asporigeno e gramnegativo, la Yersinia pestis o Pasteurella pestis, scoperto a Hong Kong dal francese Yersin nel 1894 e quasi contemporaneamente dal batteriologo giapponese Kitasato e pertanto noto anche come bacillo di Yersin e Kitasato, che viene trasmesso all'uomo dalla pulce del ratto, Xenopsylla cheopis, nei paesi caldi, e dalla pulce dei topi, Ceratophyllus fasciatus in quelli temperati, oppure, nella forma polmonare, direttamente per contagio interumano.
Clinicamente la peste può manifestarsi in tre forme: bubbonica, setticemica e polmonare.
Ora possiamo occuparci delle tipologie dannose agli animali di questa malattia.
- La peste bovina, che in Italia praticamente non esiste, si manifesta ancora in Asia e in Africa, dove provoca considerevoli perdite tra i bovini e in minor misura anche tra i bufali, gli ovini, le capre, i mufloni, le antilopi, i cervi, i cammelli e i suini. La stretta applicazione di rigorose misure sanitarie, comportanti l'abbattimento precoce degli animali colpiti e il rigoroso controllo degli animali importati dai paesi in cui esiste ancora la peste bovina, ha permesso di eliminare la malattia da tutti i paesi europei.
- Le forme americana ed europea di peste delle api, diffuse in tutto il mondo, sono caratterizzate dalla mortalità delle larve (che diventano brune, di consistenza filante o vischiosa, ed emanano un odore caratteristico); pertanto la covata infetta non dà più api e la colonia, non potendo rinnovarsi, si estingue.
- La peste suina esistente allo stato enzootico in quasi tutto il mondo è altamente letale e caratterizzata da manifestazioni setticemiche e nervose, alle quali si aggiungono spesso turbe digerenti e respiratorie, dovute a germi di irruzione secondaria. Negli ultimi anni è stata introdotta in Europa e principalmente in Spagna la peste suina africana, finora incurabile, che presenta sintomi e lesioni anatomopatologiche molto simili a quelli della peste classica, da cui si differenziano però per la maggior evidenza e gravità. La peste bovina, la peste suina e quella delle api sono malattie contagiose, contemplate dal regolamento di polizia veterinaria.

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