Il Susino

Materie:Appunti
Categoria:Biologia

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Testo

In Italia, nell’ultimo decennio, la produzione di susine ha registrato una lieve riduzione mentre a livello mondiale la coltura ha avuto un sensibile incremento produttivo. Ciò si spiega con il grande processo di rinnovamento varietale avvenuto e tuttora in corso con l’introduzione di molte nuove varietà, quasi esclusivamente di tipo cino-giapponese, che solo in alcune zone del Centro-Sud hanno trovato le condizioni pedoclimatiche tali da garantire una soddisfacente costanza di produttività. Le varietà di tipo europeo, di sicuro più costantemente produttive, sono in continua diminuzione. La riduzione della taglia degli alberi è senza dubbio uno degli obiettivi che ci si deve porre per i nuovi impianti; a tal fine è auspicabile che la ricerca proponga nuovi portinnesti nanizzanti e di facile adattabilità. Il problema principale che affligge i coltivatori di susine è la costanza della fruttificazione legata principalmente alla corretta scelta degli impollinatori, ma anche a fattori ambientali e genetici nonché ad un’appropriata potatura ed una concimazione equilibrata.
CLIMA:
Le susine di tipo "europeo" hanno un più ampio adattamento mentre le varietà di tipo "cino-giapponese", dalla più precoce fioritura, trovano un limite nelle aree soggette a brinate tardive e ad inverni molto rigidi; vanno anche evitate le zone troppo umide o soggette a piogge prolungate per il pericolo di batteriosi.
TERRENO:
L’uso generalizzato, per ora, di vari tipi di mirabolano quale portinnesto del susino, non pone grandi problemi nella scelta del terreno in quanto questi si adattano alla maggior parte dei suoli, da quelli argillosi e pesanti a quelli sabbiosi e calcarei. La preparazione del terreno comporta, come per le altre drupacee, una lavorazione più o meno profonda a seconda della struttura del suolo, con interramento di sostanza organica, di concimi fosfatici e potassici in buona quantità per elevare a livelli ottimali la fertilità. L’aratura o ripuntatura deve essere più profonda in zone siccitose o non irrigabili.
SISTEMI DI ALLEVAMENTO:
Sostanzialmente le forme di allevamento del susino sono le stesse utilizzate per le altre drupacee, cioè forme in volume: vaso libero, ritardato, basso; e forme appiattite: palmetta, fusetto, ipsilon. Il comportamento della pianta di susino cambia però a seconda delle varietà, da molto assurgente a molto espanso; di ciò occorre tenere conto perché una varietà molto assurgente non si presta facilmente ad una forma a vaso così come quella molto espansa non si adatta al fusetto. La tendenza, ormai generalizzata, di puntare a taglie contenute con un’intensificazione della densità delle piante e la ricerca di forme basse per la raccolta in massima parte da terra, vale anche per il susino. Queste forme sono più facili da ottenere quando si dispone di astoni ben maturi e con rami anticipati collocati all’altezza di 50-80 cm da terra. In caso contrario conviene ribattere l’astone poco sopra l’innesto per la forma a fusetto, vasetto ritardato e ipsilon, allevando poi il miglior germoglio; questo si taglierà a 50-70 cm e si sceglieranno i germogli per l’impalcatura e l’eventuale prolungamento del fusto nel caso di forma a fuso o a palmetta.
SCELTA DEL PORTINNESTO:
Nuovi e poco sperimentati portinnesti sono stati introdotti negli ultimi anni; nella pratica il mirabolano da seme è di gran lunga il più utilizzato. Alcune selezioni clonali di mirabolano sono ovviamente migliorative ma il loro costo più elevato ne rallenta la diffusione. Mirabolano da seme: caratterizzato da una certa variabilità legata all’origine e alla provenienza del seme, è dotato di un buon apparato radicale espanso e profondo con ottimo ancoraggio. L’attitudine pollonifera varia con l’origine genetica. Si adatta ai vari tipi di terreno da quelli argillosi, limosi, asfittici a quelli ciottolosi, calcarei e siccitosi. Induce una lenta messa a frutto, ma una buona produttività; l’affinità è in genere buona con tutte le varietà. E’ abbastanza sensibile alla "Sharka" ed al marciume da "Armillaria"; mediamente resistente alla "Phitophthora", al "Verticillium" ed al cancro batterico. Mirabolano B: è il più vigoroso dei portinnesti del susino, pertanto è indicato solo per varietà deboli, per terreni poveri e per ristoppio. Mantiene tutte le migliori caratteristiche dei mirabolani per adattabilità, affinità, produttività e resistenza alle fitopatie. Mirabolano 29C: presenta un apparato radicale meno espanso, un minor ancoraggio e induce un vigore inferiore al mirabolano B di circa il 30%; ha manifestato buona affinità di innesto, precoce entrata in produzione ed una efficienza produttiva superiore. E’ particolarmente indicato per varietà vigorose coltivate in terreni fertili. Pixy: ha un apparato radicale superficiale e mediamente espanso con ancoraggio non sufficiente e poca resistenza alla siccità. Induce una vigoria ridotta, inferiore del 30-50% a quella del mirabolano B. L’affinità è risultata buona con tutte le varietà saggiate così come è buona anche la produttività, l’efficienza produttiva e la qualità dei frutti quando utilizzato in terreni irrigui. E’ indicato per impianti intensivi con varietà vigorose ed in terreni fertili, mentre non è consigliabile nei terreni siccitosi o senza irrigazione. Ha mostrato buona resistenza all’asfissia radicale e alla stanchezza del terreno. Marianna G.F. 8/1: è il portinnesto più resistente all’asfissia radicale, al calcare ed ai terreni salini. Induce una vigoria intermedia fra il Mirabolano B e il 29C con apparato radicale superficiale ma di sufficiente ancoraggio; la produttività, l’efficienza produttiva e la qualità dei frutti è simile a quella del 29C. L’affinità è risultata buona con tutte le varietà sia di tipo europeo che cino-giapponese. Ha buona resistenza ai freddi invernali ed ai nematodi, discreta resistenza al cancro radicale, al marciume da "Armillaria" e al "Verticillium". Mirabolano G.F. 31: indicato per terreni sciolti, ciottolosi, siccitosi, anche calcarei; non tollera ristagni d’acqua ed asfissia. Induce vigoria elevata, buona e precoce produttività ed efficienza produttiva, buona affinità con le varietà di tipo europeo mentre resta da provare con quelle cino-giapponesi. Può essere utilizzato anche per l’albicocco. Citation Zaipime: ancora in fase sperimentale è considerato nanizzante, inducendo una vigoria inferiore del 20% rispetto al mirabolano; di precoce messa a frutto, precoce maturazione del legno e nel germogliamento. Soggetto polivalente a foglia rossa che può essere usato anche per l’albicocco e per il pesco, non possiede attività pollonifera, appare resistente all’asfissia ed ai marciumi; un po’ sensibile al calcare. Mr.S. 2/5: da utilizzare soprattutto nei terreni fertili relativamente pesanti; induce buona resistenza al calcare. Sperimentato da pochi anni sembra indurre una vigoria inferiore al mirabolano da seme ed una precoce entrata in produzione. Può essere utilizzato anche per albicocco e pesco. Meritevoli di attenzione sono due nuovi portinnesti ottenuti dall’ISF di Roma per libera impollinazione di "Imperial Epineuse", Penta, e di "Regina Claudia verde", Tetra. Disponibili al momento solo per prove sperimentali, moltiplicati in vitro da un laboratorio autorizzato dall’ISF di Roma detentore dei diritti di propagazione, sono stati saggiati per diversi anni in cinque località ove le condizioni pedo-climatiche sono molto differenti fornendo sempre eccellenti risultati.
POTATURA DI PRODUZIONE:
La potatura di produzione è essenziale, per raggiungere il massimo potenziale produttivo e la miglior qualità. La potatura va adeguata alla vigoria delle piante ottenendo un giusto equilibrio fra nuova vegetazione e parti fruttifere. Se si hanno eccessi di fruttificazione i dardi fruttiferi, che hanno una durata produttiva di 4 - 8 anni, vanno rinnovati con il giusto criterio o anche raccorciati o eliminati per ridurre il diradamento dei frutticini. In presenza di eccessiva vegetazione è opportuno eseguire gli interventi di potatura in verde, al contrario si eseguiranno durante il riposo vegetativo se la vegetazione nuova è scarsa. Quando l’allegagione è elevata occorre regolare la carica delle piante mediante il diradamento dei frutticini che viene fatto a mano, lasciando sui rami un frutto ogni 10 - 15 cm, secondo le varietà e diradando quelli sui dardi, lasciando un giusto spazio di crescita ai frutti che restano. Questa operazione è indispensabile per ottenere la miglior pezzatura e una sufficiente preparazione di gemme per l’anno successivo.
CONCIMAZIONE:
L’azoto è l’elemento maggiormente considerato nella concimazione del susino, ma per ottimizzare la produttività e la qualità dei frutti sono importanti anche il fosforo e il potassio, macroelementi che vanno somministrati in autunno, nonché magnesio, boro, calcio e ferro, microelementi da somministrare anche per via fogliare o con la fertirrigazione sotto forma di chelati. La quantità di azoto deve essere giusta, sufficiente per ottenere un normale rinnovo vegetativo, mai eccessivo; la distribuzione va fatta un terzo in autunno, un terzo dopo l’allegagione ed il rimanente durante l’accrescimento dei frutti (vedi anche la concimazione del pesco).
GESTIONE DEL SUOLO:
Anche per il susino è consigliabile la pratica dell’inerbimento dell’interfilare con flora spontanea o appositamente seminata con una fascia di 1m circa non lavorata sotto le piante lungo i filari, sulla quale viene applicato il diserbo chimico con attrezzature schermate.
IRRIGAZIONE:
E’ importante mantenere l’attività vegetativa continuamente attiva, senza indurre stress idrici che possano provocare cattiva allegagione, cascola pre-raccolta e spaccatura dei frutti; l’apporto di acqua deve essere costante e leggermente superiore all’evaporazione, variabile secondo i vari ambienti da 50 a 120 mc/ha/giorno, con turni brevi di pochi giorni con impianti fissi e terreni sciolti; con turni più allungati con terreni pesanti o con l’uso di impianti volanti o col sistema a scorrimento.
DIFESA FITOSANITARIA:
Una buona gestione della concimazione, corrette irrigazioni ed appropriate potature portano ad un equilibrio vegetazione/produzione che rende le piante meno sensibili alle avversità contenendone i danni relativi. Le esigenze di commercializzazione determinano l’indispensabile ricorso a prodotti di sintesi che però possono e debbono essere contenuti nell’uso. Diamo una breve descrizione delle principali affezioni e dei fitofagi che provocano danni di interesse economico. Fra le crittogame del susino diffuse nel nostro Paese si segnalano: Monilia, Corineo, Ruggine, Nerume, Mal del piombo, Bozzacchioni, Cytospora, Verticillium, Armillaria e Rosellinia (gli ultimi tre responsabili del marciume radicale); normalmente solo la monilia è da combattere: nelle varietà sensibili si interviene prima e dopo la fioritura con "triforine", "TMTD" o "benzamidazolici" ripetendo i trattamenti in caso di bagnature prolungate dovute a piogge abbondanti; se costretti a trattare nella fase precedente la raccolta utilizzare "Vinclozolin" o "Triforine". Il cancro batterico è una delle malattie infettive più dannose: inizialmente si formano delle maculature nerastre nella pagina inferiore delle foglie che poi disseccano e cadono anticipatamente; sui rami colpiti compaiono dei cancri corticali di forma allungata in corrispondenza di tagli di potatura o di una gemma disseccata. Condizioni ottimali per lo sviluppo sono periodi piovosi prolungati in autunno e in primavera con temperature di 25 °C; sulle varietà particolarmente sensibili (Calita, Friar, Angeleno, le Black) e nelle zone più favorevoli è opportuno trattare preventivamente con prodotti rameici (ossicloruri, idrossidi, bordolese) in autunno ad iniziare dalla caduta delle foglie, eseguendo tre trattamenti; poi ripetere in inverno o dopo la potatura un trattamento, ed ancora all’ingrossamento delle gemme uno o due trattamenti. Molto importante è accertarsi della sanità del materiale di propagazione e del luogo di provenienza che deve essere esente da batteriosi; accertarsi anche che non si siano riscontrati attacchi di "Xantomonas campestris" su altri susini o altre drupacee nelle vicinanze del luogo di impianto. Per il contenimento dell’infezione, fondamentale risulta l’eliminazione dei rami colpiti dal cancro effettuando tagli anche a 20-30 cm sotto la parte visibile dell’attacco e provvedendo a bruciare il legno di potatura. La Sharka è l’altra malattia infettiva dannosa per il susino la cui presenza nella zona di coltivazione costituisce un grave pericolo e può essere fattore limitante della coltura. Il virus responsabile della "vaiolatura" si diffonde facilmente, oltre che per innesto di materiale infetto, anche con gli afidi mediante la sola puntura di assaggio. Non esistono possibilità di lotta terapeutica, ma solo preventiva, che significa l’uso di materiale vivaistico "controllato" esente dal virus, come da tempo avviene in forza del decreto ministeriale per la "lotta obbligatoria" il quale impone ai vivaisti controlli periodici dei vivai e delle piante madri nonché la denuncia delle fonti di approvvigionamento del materiale di propagazione. Gli insetti che provocano danni di interesse economico al susino sono pochi; da annoverare la Cidia funebrana che colpisce i frutticini facendoli cadere, con la prima generazione, e successivamente i frutti ingrossati, con la seconda o la terza generazione nelle varietà tardive. Si combatte con Gusathion SC. L’accavallarsi delle generazioni rende difficile determinare bene la soglia di intervento con l’utilizzo delle trappole innescate con attrattivo sessuale di sintesi; il metodo della confusione sessuale mediante l’uso di erogatori di feromoni può essere applicato solo nei frutteti di una certa dimensione. Afidi, tentredini e tripidi vengono solitamente controllati con Confidor 200 SL oppure, alla caduta dei petali, con Tamaron; questi insetti possono colpire in modo grave le varietà cino-giapponesi e i trattamenti vanno fatti solo se i danni lo giustificano.
PRODUZIONE DEL SUSINO (IN PIEMONTE):
PROVINCIA
PRODUZIONE HA
PRODUZIONE Q.LI
ALESSANDRIA
54
4.650
ASTI
3
430
BIELLA
2
146
CUNEO
485
57.500
NOVARA

TORINO
61
7.110
VERBANO C.O.

VERCELLI
25
1.875
PIEMONTE
630
71.711

resa 97 q.li/ha
113,83
PIEMONTE 96
614
93.850

resa 96 q.li/ha
152,85

Esempio



  



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