Alcuni tipi di cancro delle donne: al seno e all'utero

Materie:Tesina
Categoria:Biologia

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Testo

Introduzione
Il tumore è una malattia causata dalla crescita e divisione incontrollata di un qualsiasi tessuto cellulare.
Tutti i tipi di tumore hanno origine nell’unità fondamentale di ogni essere vivente: la cellula.
In condizioni normali le cellule crescono e si dividono in modo ordinato per produrre altre cellule necessarie a garantire le funzioni vitali. Talvolta questo processo si trasforma ad una proliferazione incontrollata, dando luogo alla formazione di una massa di tessuto aggiuntivo, chiamato tumore. Esistono due tipi di tumore: quello benigno e quello maligno (cancro). Se il tumore è maligno la crescita incontrollata delle cellule viene definita come processo di cancerizzazione.
I tumori benigni non mettono in pericolo la vita del paziente, in quanto le cellule tumorali non sono cancerose. Essi non invadono i tessuti circostanti e non si diffondono in altre parti dell’organismo.
I tumori maligni, invece, sono formati da cellule cancerose in grado di invadere e di danneggiare i tessuti e gli organi circostanti. Inoltre le cellule maligne possono migrare dal tumore originale e infiltrarsi nel circolo ematico o nel sistema linfatico. In questo modo il cancro si diffonde e può dare origine a tumori secondari. Questo fenomeno viene chiamato metastasi.
In seguito ci occuperemo di definire due tipologie di tumore maligno che colpiscono principalmente la donna: il cancro all’utero e il cancro al seno.
Cancro al seno
Storia del cancro al seno
I tumori non sono comparsi, come molti credono, con la civiltà moderna. Nei papiri egiziani di Smith (3000 a.C.) e di Ebers (1500 a.C.), come nei testi dell'antica medicina indiana e persiana, troviamo alcuni riferimenti alle malattie della mammella. Altri riferimenti al trattamento chirurgico di questo organo si trovano nei palinsesti di Ninive (2250 a.C.).
Non è possibile sapere quanto frequenti fossero i tumori della mammella a quell'epoca tenendo soprattutto conto del fatto che l'età media delle donne era di circa trent'anni. Come è noto la malattia risulta eccezionale al di sotto dei 20 anni, rara tra i 20 e i 29 anni; a partire dai 30 anni è sempre più frequente per raggiungere un'acme di incidenza intorno ai 50 55 anni.
Le conoscenze sulle terapie e sull'arte chirurgica nell'antichità sono lacunose e incerte.
Risultano rare le segnalazioni di asportazione della mammella con intenti terapeutici: il più delle volte veniva praticata piuttosto come forma di punizione riservata alle prigioniere o alle adultere. Un discorso a parte meritano le Amazzoni che effettuavano l'asportazione della mammella destra alle loro figlie perché potessero meglio impugnare l'arco e la spada e potessero rivaleggiare con gli uomini per la forza ed il coraggio.
Per quanto riguarda invece la cura dei tumori, ai tempi di Ippocrate (460 a. C.) il bisturi e il fuoco venivano riservati ai casi più avanzati, mentre per quelli iniziali si ricorreva all'azione locale di sostanze emollienti quali il grasso d'oca o di maiale, oppure alle applicazioni di mirra o alla somministrazione di brodo di lenticchie.
Al periodo di Ippocrate seguì quello di Esculapio (350 a. C.) ricco di magia e di misticismo. I malati venivano curati nei templi con sortilegi, droghe soporifere e toccature di serpenti. Il pagamento veniva effettuato, a fine cura, con doni di materiale prezioso che raffiguravano l'organo che era stato curato.
Nel periodo romano Celso, operante al tempo di Augusto, per primo stabilì una classificazione clinica dei tumori distinguendoli in tumori iniziali e tumori avanzati.
Si deve a Galeno (130 a. C.) la prima vera descrizione di un tumore della mammella, da cui derivò la parola cancro, e del suo trattamento chirurgico. Stupefacente la precisione con la quale viene descritto l'intervento di asportazione della mammella da parte di Ezio, medico reale dell'imperatore bizantino Giustiniano, e dei medici greci Sorano e Leonida. Quest'ultimo, trasferitosi a Roma, attuava una chirurgia "radicale" dei tumori: "usque ad sanam partem". Paolo Egineta, chirurgo del VII secolo che aveva compilato una storia completa della chirurgia della mammella fino ai suoi tempi, citò soprattutto quei chirurghi che si erano pronunciati contro il "trionfo della tecnica sopra la ragione" e che avevano diffidato i colleghi dall'operare i tumori troppo estesi per non accelerare la morte della paziente.
Nel Medioevo notevole fu il contributo degli arabi nell'aver conservato le più importanti opere greche e romane della medicina e nell'aver creato le condizioni per la nascita di nuove scienze quali l'astrologia, l'occultismo e l'alchimia.
Avicenna (980 1037) è certamente il medico più rappresentativo di quel mondo scientifico arabo, caratterizzato dalla fusione tra il principio ellenizzante naturale scientifico e l'elemento meraviglioso-fantastico. Le innovazioni tecniche della chirurgia araba si riferiscono all'uso del cauterio anche come tagliente per rispettare il comandamento islamico che proibiva di "sezionare la carne".
Il Medioevo, nonostante la maggioranza dei chirurgi appartenessero a quella categoria malvista di cialtroni vagabondi che esercitavano un'arte tramandata da padre in figlio, segnò tuttavia il costituirsi delle prime vere scuole chirurgiche italiane e delle prime università.
Con il Rinascimento vengono migliorate le conoscenze e perfezionate le tecniche chirurgiche; contemporaneamente si accentuano antichi dilemmi e si aprono nuove problematiche: interventi limitati oppure no, dissezione dei linfonodi ascellari oppure no, conservazione o no dei muscoli pettorali.
Nonostante l'opera di grandi chirurghi (Petit, Bell, Syme, Paget, Velpeu, Pancoast, Moore) il secolo XIX fu caratterizzato da un'ondata di pessimismo per quanto riguarda i risultati della chirurgia.
Senza alcun dubbio il più grande protagonista della chirurgia dei tumori della mammella deve essere considerato W. S. Halsted di Baltimora (1825 1925) che dal 1882 cominciò ad effettuare l'intervento di "mastectomia radicale". Questo tipo di intervento, in qualche caso anche senza indicazione, viene ancora eseguito ai nostri giorni e, tra l'alternarsi di interventi radicali e "super radicali"; è da considerarsi l'intervento più praticato nella prima metà del nostro secolo, sino all'affermarsi di alcune tecniche di "mastectomia modificata" (Patey, Auchincloss, Madden, Handley, Jeis, Jesnick). La tecnica di Patey ha lentamente conquistato buona parte della popolarità riservata alla mastectomia secondo Halsted, che sempre meno frequentemente trova indicazione ai nostri giorni, mentre per i tumori di piccole dimensioni, la quadrantectomia con dissezione dei linfonodi ascellari o del solo linfonodo sentinella seguito dalla radioterapia è divenuto uno dei trattamenti conservativi più utilizzati.
All’Istituto dei Tumori di Milano ed al suo direttore (attualmente dell’Istituto Oncologico Europeo) il merito di averlo imposto all’attenzione di tutto il mondo.
Che cos’è il cancro al seno
Il tumore della mammella è il tipo di cancro più diffuso tra la popolazione femminile (dopo i tumori della pelle). Ogni anno circa 30.000 donne scoprono di avere un cancro al seno.
Il più comune tipo di cancro della mammella ha origine nel rivestimento dei dotti ed è per questo chiamato carcinoma duttale. Il carcinoma lobulare, un'altra variante, si forma invece nei lobuli.
Quando il cancro si diffonde dalla mammella, la presenza di cellule cancerose può essere rilevata nei linfonodi ascellari. Ciò rappresenta un incremento del rischio che altri organi, come ad esempio le ossa, il fegato o i polmoni, siano stati raggiunti dalle cellule neoplastiche attraverso il sistema linfatico o il circolo ematico.
Il tumore che si diffonde altrove mantiene lo stesso nome di quello originale (primitivo). Si parla in questo caso di tumore della mammella metastatico, anche se il tumore secondario si trova in un altro organo. I medici impiegano talvolta il termine "tumore a distanza".
La mammella
Ogni mammella è formata da 15-20 sezioni sovrapposte chiamate lobi. Ciascun lobo contiene numerosi piccoli lobuli terminanti in decine di minuscoli bulbi che secernono il latte al termine della gravidanza. I lobi, i lobuli e i bulbi sono collegati da sottili tubicini chiamati dotti. I dotti si diramano sino al capezzolo, situato al centro di una zona cutanea di colore scuro, l'areola. Quantità variabili di tessuto adiposo si trovano negli spazi tra i lobuli e i dotti. La mammella non contiene tessuto muscolare, ma sotto ogni seno sono presenti i muscoli pettorali che ricoprono le costole. In ciascuna mammella si intersecano inoltre vasi sanguigni e vasi linfatici, che trasportano un fluido incolore denominato linfa. I vasi linfatici conducono a piccoli organi a forma di fagiolo, i linfonodi. Nell'ascella (sotto il braccio) sono presenti diversi aggregati di linfonodi, così come sopra la clavicola, nella zona pettorale e in molte altre parti del corpo.
Fattori di rischio
Il rischio per una donna di essere colpita da tumore mammario aumenta con l'età. L'incidenza di questa malattia tra le donne al di sotto dei 35 anni è infatti molto bassa. Tutte le donne dai 40 anni in su corrono il rischio di sviluppare un cancro al seno, anche se la maggior parte dei casi si verifica nella popolazione femminile di età superiore ai 50 anni. Il rischio è particolarmente elevato oltre i 60 anni.
La ricerca ha dimostrato che i seguenti fattori contribuiscono ad aumentare il rischio di sviluppare la malattia:
• Anamnesi di tumore della mammella. Per le donne che hanno già avuto un cancro al seno il rischio di recidiva è maggiore.
• Modificazioni genetiche. Cambiamenti che interessano certi geni rendono le donne più vulnerabili al carcinoma mammario.
• Storia familiare di carcinoma mammario. Il rischio per una donna di sviluppare il cancro è maggiore se la propria madre, sorella, figlia o altri membri femminili della famiglia, ad esempio cugine, ne sono state colpite, specie se in giovane età.
• Modificazioni mammarie. Chi ha avuto una diagnosi di iperplasia atipica o di carcinoma lobulare in situ (CLIS), è maggiormente soggetta ad ammalarsi di cancro.
Altri fattori associati ad un maggior rischio di carcinoma mammario comprendono: densità della mammella, radioterapia e gravidanze tardive.
Altri possibili soggetti a rischio sono le donne che hanno avuto la prima mestruazione in età precoce (prima dei 12 anni), quelle in cui la menopausa si è manifestata tardivamente (dopo i 55 anni), chi non ha mai avuto figli, oppure chi si è sottoposta a terapia ormonale sostitutiva o ha fatto uso di contraccettivi orali, ad alta percentuale estrogena e bassa concentrazione progestinica, per lunghi periodi di tempo. Alcuni studi hanno dimostrato che la maggioranza delle donne affette da tumore al seno non presenta nessuno dei fattori di rischio illustrati sopra, ad eccezione del rischio legato all'età.
Sintomi
Il dolore al seno non è un sintomo di carcinoma mammario. Infatti, allo stadio iniziale il tumore può essere totalmente asintomatico. Tuttavia, nel corso del proprio sviluppo produce cambiamenti che ogni donna dovrebbe saper riconoscere:
• Una protuberanza o ispessimento nella mammella o nella zona ascellare;
• Variazioni delle dimensioni o della forma della mammella;
• Secrezione di liquido dal capezzolo, sua consistenza molle oppure retrazione;
• Rilievi o infossamenti sulla superficie della mammella (pelle "a buccia d'arancia");
• Cambiamento dell’aspetto della pelle della mammella, del capezzolo o dell’areola (arrossamento, aspetto squamoso, gonfiore) o sensazione di calore avvertita in tali zone.
Diagnosi
Anomalie rilevate dalla mammografia in una certa zona della mammella, un nodulo od altre modificazioni possono essere segnali della presenza di un cancro oppure di disturbi di minore importanza.
• Palpazione. Il medico appurerà la natura di un nodulo (per determinarne le dimensioni, la composizione, la mobilità) tramite un'attenta palpazione della zona interessata. I noduli benigni hanno una diversa consistenza rispetto a quelli cancerosi.
• Mammografia. La radiografia della mammella fornirà al medico importanti informazioni sul nodulo in questione. Se questo esame rivelasse una zona sospetta o poco chiara, un'ulteriore radiografia potrà rendersi necessaria.
• Ecografia. L'esame impiega onde sonore ad alta frequenza per scoprire se un nodulo è di natura solida o se contiene liquido. E' praticato spesso in associazione alla mammografia.
Tuttavia, spesso è utile prelevare campioni di fluido o di tessuto per formulare una diagnosi precisa
• Agoaspirato. Un ago sottile viene usato per prelevare un campione di fluido da un nodulo mammario: l'esame citologico rivelerà se si tratta di una cisti contenete fluido (lesione non cancerosa) o di una massa solida (lesione che potrebbe essere cancerosa oppure no). L'analisi citologica del fluido prelevato da una cisti potrebbe rivelarsi superflua.
• Agobiopsia. Tecnica particolare che permette di prelevare un campione di tessuto da un'area risultata sospetta alla mammografia ma non palpabile. Il tessuto asportato dall'agobiopsia è inviato ad un patologo per l'esame cito-istologico.
• Biopsia escissionale. Il chirurgo asporta il nodulo in parte o interamente e lo invia ad un patologo per l'esame cito-istologico.
Trattamento
Grazie alla ricerca costante di nuovi metodi terapeutici, le donne affette da tumore possono oggi più che mai contare su diverse possibilità di cura e nutrire maggiori speranze di sopravvivenza. La scelta della terapia dipende dalle dimensioni e dalla localizzazione del tumore all'interno della mammella, dai risultati degli esami praticati (compreso il test di determinazione del recettore ormonale) e dallo stadio (o estensione) della malattia. Nella pianificazione di un programma terapeutico specifico per ogni paziente, il medico terrà conto di diversi fattori, tra cui l'età, il fatto di aver avuto o meno la menopausa, le condizioni generali e le dimensioni del seno.
La scelta di una terapia dipende da diversi fattori: l'età della paziente, il fatto che abbia avuto o no la menopausa, le sue condizioni generali di salute, le dimensioni, la localizzazione e lo stadio del tumore, se il medico ha sentito i linfonodi ascellari alla palpazione, e dalle dimensioni della mammella. Si prendono inoltre in considerazione certe caratteristiche delle cellule tumorali (ad esempio se la loro crescita è influenzata dall'azione ormonale). Il fattore più importante è lo stadio del tumore, che si basa sulle dimensioni della neoplasia e sull'eventuale esistenza di metastasi.
Tipi di trattamento ed effetti collaterali
I tipi di trattamento del carcinoma mammario possono essere locali o sistemici. Le terapie locali mirano ad asportare, distruggere o controllare le cellule cancerose di una determinata zona. La chirurgia e la radioterapia sono trattamenti locali. Le terapie sistemiche distruggono o controllano le cellule cancerose diffuse in tutto l'organismo. La chemioterapia e l'endocrinoterapia sono trattamenti sistemici. Una singola paziente potrà ricevere solo una forma di trattamento o una combinazione di questi praticati uno alla volta o in successione.
L'intervento chirurgico è il trattamento più diffuso nel caso di tumore della mammella. Esistono diverse tipologie di intervento, sulle quali il medico vi fornirà ampi dettagli discutendo con voi i rischi e i benefici illustrando come ognuno di essi influirà sull'aspetto fisico della mammella. L'operazione di asportazione della mammella (o di una consistente porzione di tessuto mammario) si chiama mastectomia. La ricostruzione della mammella è un intervento praticabile contemporaneamente alla mastectomia o in un secondo tempo. Un'operazione che asporta il tumore ma non l'intera mammella è denominato intervento di chirurgia conservativa. La tumorectomia e la mastectomia segmentaria (o mastectomia parziale) sono esempi di chirurgia conservativa. Di solito, sono seguite da sedute di radioterapia allo scopo di distruggere ogni cellula cancerosa residua. Nella maggior parte dei casi, il chirurgo asporta anche i linfonodi ascellari per verificare se le cellule tumorali abbiano o meno invaso il sistema linfatico.
Effetti collaterali della terapia chirurgica
Dopo un intervento chirurgico si potrà avvertire per un certo periodo di tempo una sensazione dolorosa nella zona interessata, per cui sarà opportuno farsi consigliare dal medico il più appropriato trattamento antidolorifico o riabilitativo. Inoltre, qualunque operazione comporta un rischio di infezione, lentezza del processo di cicatrizzazione, emorragia o reazioni all'anestesia. Avvertite immediatamente il medico o il personale infermieristico se questi disturbi si presentano.
L'asportazione di una delle due mammelle può produrre uno sbilanciamento del peso corporeo in donne dal seno di grosse dimensioni. In più saranno da prevedere un aumento della tensione cutanea nella zona mammaria e un irrigidimento dei muscoli del braccio e della spalla. Dopo una mastectomia, alcune donne perdono permanentemente l'uso di questi muscoli, ma nella generalità dei casi si tratta di una perdita di forze e di limitazione dei movimenti temporanee. Il medico, il personale assistente o il fisioterapista raccomanderanno esercizi particolari per aiutare a recuperare la mobilità del braccio e della spalla.
Il bisturi potrebbe danneggiare o recidere i nervi, provocando di conseguenza intorpidimento e formicolio al petto, alla zona ascellare, alla spalla e al braccio, sensazioni che scompariranno entro alcune settimane o mesi. Per alcune donne, tuttavia, la ridotta sensibilità di queste parti potrebbe essere permanente. L'asportazione dei linfonodi ascellari diminuirà l'afflusso di linfa, che si accumulerà nel braccio e nella mano causandone gonfiore (linfoedema). Tali zone dovranno essere protette da ferite o escoriazioni anche dopo molto tempo dall'operazione. Chiedete al medico come comportarvi in caso di tagli, graffi, punture di insetti o altri tipi di lesione. Contattatelo anche se un'infezione dovesse svilupparsi nel braccio o nella mano.
La terapia radiante (o radioterapia) consiste nell'uso di radiazioni ad alta energia per distruggere le cellule cancerose e impedirne la crescita. I raggi partono da una sorgente radioattiva esterna al corpo della paziente e vengono indirizzati verso la mammella con l'aiuto di una macchina (radioterapia esterna). Le radiazioni sono talvolta erogate da sorgenti radioattive impiantate direttamente nella mammella e contenute in sottili tubicini di plastica (radioterapia interna intracavitaria). Alcune donne sono sottoposte ad entrambi i tipi di radioterapia.
Nel caso di radioterapia esterna, il trattamento verrà eseguito giornalmente presso un ospedale o clinica. Se la radioterapia è successiva ad un intervento di chirurgia ricostruttiva, le sedute si svolgeranno 5 giorni alla settimana per 5 o 6 settimane. Al termine di questo periodo, il radioterapista indirizzerà verso il sito in cui il tumore era localizzato un’erogazione supplementare (interna od esterna) di radiazioni. Le pazienti sottoposte a quest'ultimo tipo di terapia resteranno ricoverate per un breve periodo in ospedale sino alla rimozione degli impianti.
La radioterapia, da sola o in combinazione con la chemioterapia o l'endocrinoterapia, viene prescritta talvolta prima di un'operazione chirurgica allo scopo di distruggere le cellule tumorali e ridurre le dimensioni della neoplasia, specie nei casi in cui il tumore è di grosse dimensioni o non facilmente asportabile dal chirurgo.
Effetti collaterali della radioterapia
L'oncologo radioterapista fornirà spiegazioni sui possibili effetti collaterali della radioterapia, compresi quelli meno frequenti che potrebbero interessare cuore, polmoni e costole. Uno dei più comuni effetti collaterali risulta in un senso di spossatezza, specie nelle ultime settimane di trattamento e per un periodo successivo. Riposarsi nel periodo di terapia è importante, comunque i medici consigliano di solito ai pazienti di mantenere un certo grado di attività a seconda delle proprie forze. La pelle dell'area irradiata tenderà ad arrossarsi, diventare secca, molle e pruriginosa, mentre verso la fine del ciclo terapeutico sarà umida e "trasuderà" facilmente. Un'esposizione prolungata all'aria della parte trattata aiuterà la pelle a guarire più in fretta. Per evitare lo strofinamento di reggiseni e di alcuni capi di abbigliamento che potrebbe causare irritazioni, è consigliabile indossare abiti larghi e di cotone. La cura della propria cute sarà fondamentale in questo periodo, pertanto assicuratevi presso il medico che l'uso di deodoranti, lozioni o creme sulla parte irradiata sia consentito. Gli effetti della radioterapia sulla pelle sono temporanei, e scompariranno gradualmente dopo la fine del trattamento, anche se il colore della pelle potrà modificarsi definitivamente.
La chemioterapia consiste nell'impiego di farmaci anti-cancro per distruggere le cellule tumorali. Nel caso di carcinoma mammario, si somministra di solito una combinazione di farmaci, per bocca oppure per endovena. In entrambi i casi, la chemioterapia è una terapia sistemica, perché i farmaci entrano nel circolo ematico diffondendosi per tutto l'organismo.
La chemioterapia è somministrata in cicli: a un periodo di trattamento segue un periodo di riposo, poi un altro di trattamento e così via. Molte donne ricevono la chemioterapia in un ambulatorio ospedaliero, altre presso lo studio del proprio medico, o a casa. Tuttavia, a seconda del tipo di medicinale impiegato e delle condizioni di salute della paziente, il ricovero in ospedale si rende talvolta necessario.
Effetti collaterali della chemioterapia.
Gli effetti collaterali della chemioterapia dipendono principalmente dai farmaci somministrati alla paziente. Analogamente a quanto avviene per altri tipi di terapia, essi variano da persona a persona. In genere, i farmaci antitumorali colpiscono le cellule che si dividono rapidamente, come le cellule ematiche, che combattono le infezioni, favoriscono la coagulazione del sangue e trasportano ossigeno in tutto l'organismo. Quando i medicinali chemioterapici agiscono su queste cellule, la paziente sarà maggiormente soggetta a infezioni, lividi o emorragie e si stancherà facilmente durante e dopo il trattamento. Le cellule dei follicoli piliferi e quelle che rivestono il tratto digestivo si dividono altrettanto rapidamente. Altri effetti della chemioterapia sono la caduta dei capelli, la perdita dell'appetito, nausea, vomito, diarrea o dolori alla bocca. Attualmente molti di questi disturbi sono controllabili grazie ai farmaci antiemetici (che riducono o bloccano il senso di nausea) ed altri ritrovati farmacologici. Gli effetti collaterali hanno di solito breve durata, in quanto scompaiono gradualmente durante il periodo di riposo del ciclo di chemioterapia o dopo il termine del trattamento.
L'endocrinoterapia mira a bloccare l'azione degli ormoni sulle cellule tumorali. Questo tipo di terapia prevede in certi casi l'uso di farmaci che modificano il funzionamento ormonale, oppure l'asportazione chirurgica delle ovaie, produttrici degli ormoni femminili. Come la chemioterapia, anche la terapia ormonale si può definire sistemica, perché interessa tutte le cellule dell'organismo.
Effetti collaterali dell’endocrinoterapia.
La terapia ormonale provoca svariati effetti collaterali, che dipendono in larga misura dal tipo specifico di farmaco o trattamento e variano da paziente a paziente. Il tamoxifene costituisce una delle terapie ormonali più comuni: esso blocca l'azione degli estrogeni ma non ne arresta la produzione. L'assunzione di tamoxifene può dar luogo a vampate, irritazione o secrezioni vaginali e mestruazioni irregolari. Segnalate al medico qualsiasi perdita ematica inconsueta. Nelle giovani donne trattate con tamoxifene la fertilità potrebbe aumentare, perciò il ricorso a metodi contraccettivi appropriati dovrà essere discusso con il medico. Raramente il tamoxifene produce effetti collaterali gravi, ma è possibile la formazione di coaguli ematici nelle vene, specialmente nelle gambe, mentre in un numero molto ridotto di donne il tamoxifene ha indotto un cancro dell'endometrio. Il medico praticherà un esame pelvico, nonché una biopsia o altri test all'endometrio per sorvegliarne le condizioni (fatta eccezione per le donne che hanno subito un’isterectomia, cioè l'asportazione chirurgica dell'utero). La rimozione delle ovaie allo scopo di ridurre il livello di estrogeni in donne di giovane età provocherà una menopausa precoce, con effetti collaterali più gravi di quelli indotti dalla menopausa naturale.
Stadiazione
• Lo stadio 0 è detto anche carcinoma non invasivo o carcinoma in situ.
Il termine carcinoma lobulare in situ o CLIS si riferisce ad una proliferazione cellulare anomala all'interno del rivestimento di un lobulo. Raramente evolve in un tumore invasivo. Tuttavia, la sua presenza segnala che la donna è soggetta ad un rischio elevato di sviluppare un tumore ad entrambe le mammelle. Ad alcune donne colpite da CLIS viene somministrato un farmaco chiamato tamoxifene che aiuta a prevenire il cancro della mammella
Il termine carcinoma duttale in situ, chiamato anche carcinoma intraduttale o CDIS, si riferisce ad una proliferazione cellulare di natura neoplastica ne tessuto di rivestimento di un dotto che non ha invaso il tessuto mammario circostante. In mancanza di un trattamento adeguato per questa lesione, le cellule cancerose potrebbero con il tempo uscire dal dotto e diffondersi nel tessuto circostante, dando luogo ad un carcinoma mammario invasivo. I più frequenti tipi di trattamento per le pazienti colpite da CDIS sono la mastectomia oppure un intervento di chirurgia ricostruttiva seguito da un ciclo di radioterapia.
• Gli stadi I e II si attribuiscono a forme precoci di carcinoma mammario, di tipo però invasivo. Allo stadio I le cellule tumorali non si sono diffuse oltre la mammella e il tumore ha un diametro di circa 2 cm. Lo stadio II può comprendere uno dei seguenti casi: il tumore mammario ha circa 2 cm di diametro e ha invaso i linfonodi ascellari; il tumore misura da 2 a 5 cm di diametro con o senza invasione dei linfonodi; oppure il tumore misura più di 5 cm ma i linfonodi non sono invasi.
In casi di carcinoma mammario di stadio non avanzato si interviene con terapia chirurgica ricostruttiva seguita da radioterapia come forma di trattamento locale primitivo, oppure si pratica una mastectomia associata o meno ad un intervento di ricostruzione del seno (chirurgia plastica).
• Lo stadio III è definito anche tumore localmente avanzato: il tumore mammario è di grosse dimensioni (più di 5 cm di diametro) e si è esteso ai linfonodi o ai tessuti adiacenti. Il carcinoma mammario infiammatorio è un tipo di cancro localmente avanzato.
Il trattamento più frequente per le pazienti con tumore di stadio III comprende una terapia locale mirante a distruggere il cancro alla mammella, in associazione ad una terapia sistemica che impedisca la formazione di metastasi. Il trattamento locale consisterà verosimilmente in un intervento chirurgico e/o radioterapia alla mammella e alla zona ascellare, mentre il trattamento sistemico prevederà cicli chemioterapici, endocrinoterapia o entrambi, prima o dopo il trattamento locale.
• Stadio IV significa carcinoma mammario metastatico. Il tumore si è esteso dalla mammella ad altri organi.
In questo caso l'oncologo prescriverà la chemioterapia e/o la terapia ormonale per uccidere le cellule tumorali e tenere la malattia sotto controllo. La paziente si sottoporrà ad interventi di chirurgia o di radioterapia per il trattamento del tumore mammario, mentre la radioterapia contribuirà alla cura delle metastasi.
• Il tumore si dice palindromico o ricorrente quando si ripresenta nonostante la terapia. Anche nel caso in cui si sia avuta l'impressione di aver completamente asportato o distrutto il cancro, la malattia talvolta riappare poiché non sono state individuate le cellule cancerose residue o perché il tumore si era già diffuso prima della terapia. Molto spesso, i fenomeni di ricorrenza si verificano entro 2 o 3 anni dal trattamento, ma il tumore della mammella può ripresentarsi anche dopo un numero superiore di anni.
Ricostruzione della mammella
Dopo una mastectomia, una delle opzioni possibili per mantenere la forma originaria del seno è indossare una protesi, oppure sottoporsi a chirurgia ricostruttiva della mammella, contemporaneamente all'intervento di mastectomia o successivamente. Ognuna di queste scelte presenta benefici e svantaggi, i quali variano da paziente a paziente. E' importante però sapere che ogni donna che ha subito una terapia antitumorale ha a disposizione diverse opzioni. E' pertanto consigliabile consultare un chirurgo plastico, anche non si prevede un intervento di ricostruzione a breve termine.
Le procedure di ricostruzione della mammella sono diverse: alcuni chirurghi inseriscono protesi mammarie (saline o al silicone), altri utilizzano il tessuto prelevato da altre parti del corpo. I dubbi sulla sicurezza delle protesi mammarie al silicone ne hanno limitato l'applicazione, che avviene attualmente solo in sede di studi clinici. Se siete interessate a farvi applicare protesi al silicone, parlate al medico della possibilità di partecipare ad uno dei suddetti studi. Il genere di intervento ricostruttivo dipende dall'età della paziente, dalla corporatura e dal tipo di operazione chirurgica subita. Chiedete al chirurgo plastico delucidazioni sui rischi e sui benefici di ogni tipo di ricostruzione.
Follow-up
Una volta concluso il trattamento, le pazienti vengono sottoposte a regolari esami di follow-up. Il medico effettuerà approfonditi controlli periodici per verificare la presenza di recidive. Le visite consisteranno nell'esame del seno, del torace, della zona ascellare e del collo. Periodicamente, eseguirà una visita completa e una mammografia, unitamente a test supplementari per alcune pazienti.
Se una donna è stata colpita da cancro alla mammella, è soggetta ad un rischio elevato di sviluppare la malattia nell'altro seno. Eventuali cambiamenti nella zona trattata o nella mammella non colpita dovranno essere comunicati immediatamente al medico.
Inoltre, il medico dovrà essere messo al corrente del sopraggiungere di altri disturbi fisici come dolori, perdita di peso o dell'appetito, irregolarità del ciclo mestruale, perdite ematiche vaginali, vista offuscata, capogiri, tosse o raucedine, mal di testa, mal di schiena o problemi digestivi inconsueti o persistenti. Potrebbe trattarsi di sintomi di un ritorno del cancro o di altri problemi fisici: l'importante è riferire le proprie preoccupazioni..
Cause e Prevenzione
I medici sono raramente in grado di spiegare perché una persona si ammala di cancro e un’altra ne viene risparmiata. E’ tuttavia chiaro che il tumore della mammella non colpisce chi ha subito traumi o contusioni al seno e che si tratta di una malattia non contagiosa: nessuno può "prendere" il cancro da un’altra persona.
I ricercatori stanno tentando di approfondire le conoscenze sui fattori che incrementano il rischio di sviluppare la malattia. Ad esempio, sono in corso studi per determinare se l’insorgenza del cancro è influenzata da fattori ambientali. Pesticidi, campi magnetici, gas di scarico ed agenti inquinanti contenuti nell’acqua e nel cibo sono alcuni dei fattori ambientali in esame. Alcune abitudini o scelte di vita possono influire sulla possibilità di ammalarsi di cancro alla mammella. Ad esempio, secondo alcuni studi il rischio è leggermente più elevato per le donne che fanno uso di alcolici. Sembra che il rischio aumenti parallelamente alle quantità di alcool consumate.
Si sta cercando inoltre di scoprire se un aborto aumenta il rischio di tumore mammario. Sinora, i risultati sono contrastanti e il dubbio permane.
Esistono prove che ci sia un legame tra la dieta e il rischio di tumore alla mammella. Infatti alcuni studi hanno rivelato che questo tipo di cancro è maggiormente diffuso presso le popolazioni che seguono una dieta ricca di grassi. Tuttavia, non si è ancora accertato se una dieta povera di calorie aiuti a prevenire la malattia. Inoltre, studi recenti hanno dimostrato che nelle donne in giovane età la pratica regolare di attività fisica riduce il rischio di sviluppare un tumore.
La ricerca ha identificato alcune modificazioni genetiche che espongono le donne a un elevato rischio di tumore alla mammella. Attualmente, alcuni gruppi di ricerca stanno valutando l’ipotesi secondo la quale è possibile prevenire i tumori al seno modificando la propria alimentazione. Altri gruppi invece stanno cercando di individuare nuovi farmaci in grado di arrestare la malattia. In uno di questi studi, il tamoxifene ha ridotto il numero di nuovi casi di tumore al seno tra le donne predisposte alla malattia.
L’importanza della diagnosi precoce
A parte l'adozione di un sano stile di vita, non esistono metodi di prevenzione del cancro. È più opportuno parlare di diagnosi precoce, ossia di interventi attuati quando la malattia è comparsa ma è allo stadio iniziale, e quindi può essere tempestivamente arrestata.
Secondo i risultati pubblicati dai ricercatori di tutto il mondo, a partire dai 40 anni aumentano le possibilità dell'insorgenza di tumori della mammella.
Questa realtà, però, non deve spaventare poiché il cancro al seno è uno dei più curabili e si può guarire senza subire interventi chirurgici mutilanti.
Affinché questo avvenga è necessario che il tumore sia diagnosticato nella fase iniziale dello sviluppo sottoponendosi, a partire dai 40 anni e anche in assenza di sintomi, a controlli periodici e non saltuari.
La diagnosi precoce, chiamata anche prevenzione secondaria o screening, include esami e test con lo scopo di individuare al più presto un eventuale carcinoma mammario.
L’identificazione di una lesione maligna a uno stadio precoce, quando il tumore è ancora localizzato solo nella mammella, permette interventi locali efficaci e con le minori complicazioni, assicurando una guarigione completa nella maggioranza dei casi.
Innanzitutto, è consigliabile eseguire annualmente, a partire dai 25/30 anni d’età, una visita senologica, presso un ginecologo o uno specialista (senologo).
Ai fini della diagnosi precoce di tumore devono essere poi eseguite come completamento (dallo stesso radiologo, che dovrà poi interpretare entrambi gli esami) anche una mammografia e una ecografia.
La mammografia, ossia la radiografia della mammella, resta il metodo di screening più efficace, deve essere eseguita a intervalli prestabiliti nelle donne asintomatiche, oltre che naturalmente quando l'esame obiettivo dimostra una massa sospetta.
Si tratta di un'indagine radiologica della mammella, che risulta particolarmente utile per individuare modificazioni iniziali della ghiandola mammaria quando può essere difficile palpare un nodulo.
L'esame ecografico, che può essere affiancato alla mammografia a giudizio del medico, permette invece di misurare con precisione le dimensioni del tumore e di valutare la densità di un eventuale nodulo, differenziando le lesioni solide da quelle che contengono liquido (cisti).
È un esame rapido, innocuo e indolore, che si avvale di un piccolo strumento a forma di microfono (sonda ecografica) in grado di emettere ultrasuoni.
Durante l’esame, la sonda scorre sulle mammelle precedentemente spalmate con un sottile strato di apposito gel, e gli ultrasuoni emessi vengono riflessi dal tessuto mammario ed elaborati dall’ecografo, consentendo quindi la visualizzazione della zona esaminata su un computer.
Di solito si esegue nelle donne di età inferiore a 35 anni, le cui mammelle sono troppo dense per essere ben visualizzate alla mammografia.
In sostanza il carcinoma mammario deve essere sospettato tutte le volte che ci si trovi in presenza di una massa e/o di reperti mammografici sospetti, mentre la conferma della diagnosi si ha soltanto con l'esame istologico (o citologico) del tessuto (o dell’aspirato) ottenuti con l’agoaspirazione, con l’agobiopsia e con le altre tecniche bioptiche.
Riassumendo, per facilitare la diagnosi precoce:
• Da 20 anni e per tutta la vita: effettuare l'autoesame del seno una volta al mese.
• Tra i 20 e 39 anni: visita medica di controllo ogni 3 anni.
• Dopo i 40 anni: visita medica di controllo e mammografie periodiche.
Anche gli esami radiologici tradizionali sono indicati in tutti gli stadi della neoplasia mammaria e rappresentano un mezzo diagnostico fondamentale per lo studio delle metastasi.
Le promesse della ricerca oncologica
La ricerca sta studiando sempre nuovi e migliori metodi di individuazione e trattamento del tumore della mammella e le possibilità di sopravvivenza continuano a incrementarsi.
La ricerca sul cancro è fonte di speranza: medici e ricercatori che operano presso ospedali o centri di cura in tutto il mondo approfondiscono ogni giorno le conoscenze sulle cause del tumore della mammella e indagano su nuovi metodi di prevenzione. Sono inoltre allo studio migliori sistemi di individuazione, diagnosi e trattamento di questa malattia.
Studi clinici
La ricerca ha compiuto progressi rilevanti nella cura del tumore della mammella, e i ricercatori stanno continuando a studiare metodi sempre più efficaci per curare questa malattia, ridurre gli effetti collaterali delle varie terapie e migliorare la qualità della vita dei pazienti.
Sono in corso studi per scoprire nuovi trattamenti per tutti gli stadi del cancro. Una nuova procedura, detta biopsia del linfonodo sentinella, potrebbe ridurre il numero di linfonodi da rimuovere durante l'intervento chirurgico ed impedire la possibile formazione di linfoedemi, o per lo meno diminuirne la gravità. I ricercatori stanno anche sperimentando nuovi dosaggi di chemioterapia e nuovi cicli di cure, nonché l’efficacia della chemioterapia prima di un intervento chirurgico (la cosiddetta chemioterapia neoadiuvante) e nuove combinazioni di trattamenti, come ad esempio l’aggiunta della terapia ormonale o della radioterapia alla chemioterapia. Si sta lavorando su diversi farmaci e combinazioni di farmaci anticancro, così come a vari tipi di terapia ormonale. Alcuni studi indagano sulla terapia biologica, effettuata con sostanze che potenziano la reazione del sistema immunitario al cancro o aiutano l’organismo a superare gli effetti collaterali delle varie terapie.
Nel corso di alcuni studi, i medici stanno tentando di capire se dosi elevate di farmaci antitumorali siano più efficaci di quelle normali nella distruzione delle cellule cancerose presenti nel tessuto mammario. Poiché dosi elevate di tali farmaci danneggiano gravemente il midollo osseo, in cui si formano le cellule ematiche, i ricercatori stanno sperimentando metodi per sostituirlo o per contribuire alla ripresa del suo funzionamento.
Il cancro all’utero
Storia del cancro all’utero
Il cancro all’utero è quello diagnosticato più comunemente dopo quello al seno e alla pelle, ed è la terza causa di morte dopo quello ai polmoni. Solo nel 2004 ci sono stati oltre 40320 casi di morte in confronto ai “soli” 7090 casi di morte che erano stati predetti per quell’anno.
L’epidemologia diede per tempo un verdetto favorevole: già nel 1968 uno studio di fidler riportava un’incidenza di cinque carcinomi invasivi su centomila tra le donne sottoposte a screening che diventavano 29 trale donne non sottoposte al test. Nel 1976 MacGregor confermava il quadro, con un leggero miglioramento: 30-50 lesioni invasive su centomila nella popolazione controllata e 310 in quella non controllata. Davvero, con questa base, non appare eccessiva l’affermazione di qualche anno fa di Umberto Veronesi: “E’ una vergogna che vi siano donne che ancora muoiono per carcinoma della cervice”.
Georgos Papanicolau era nato a Coumi il 13 maggio 1883. Negli anni venti il patologo lavorava alla Cornell Medical School. A Papanicolau toccò di occuparsi delle modificazioni delle cellule dell’epitelio vaginale in rapporto al ciclo mestruale, prima nel porcellino d’india poi nella donna. Si parla sempre più spesso di corretezza del disegno degli studi, ma è certo che se Papanicolau avesse operato una randomizzazione “secondo scienza e conoscienza” non ci sarebbe stato il pap-test o, in ogni caso, l’attesa sarebbe stata più lunga. Infatti tra le donne che furono coinvolte nello studio, una era colpita da cervicocrcinoma (diagnosi confermata prima dello studio) e fu proprio esaminando il suo striscio che Papanicolau vide alcune cellule dall’aspetto “mostruoso”. Lo scienziato non nascose mai l’origine casuale della sua scoperta e d’altra parte l’oncologia, ma anche la patologia se è per questo, erano un terreno per molti versi inesplorato.
Secondo il national Centre for Health Statisticis statunitense, nel 1974 non meno di 56 milioni di donne di età pari o superiore a 18 anni si erano sottoposte a Pap-test, e 35 milioni lo avevano affrontato nell’anno precedente al rilievo. In un certo senso, troppi test, perché studi condotti in diversi paesi, dagli Stati Uniti al Canada all’Europa, avevano messo in luce un aspetto inedito del carcinoma della cervice uterina, cioè la sua evoluzione piuttosto lenta: l’invasione della fascia muscolare uterina richiederebbe una trentina d’anni. Sempre oltreoceano nel 1976 si sono censite 5500 morti per questa neoplasia e se si pensa ai tumori di polmone, mammella o colon il confronto può apparire impari. Però l’artefatto statistico è in agguato, perché sarebbe arduo dire che a una così bassa mortalità sia estranea proprio la pratica dello screening di massa. Infatti, dati del 2002 confermano che circa l’80% delle donne uccise da questo tumore non si erano sottoposte al test nei cinque anni precedenti. D’altra parte, se la specificità del Pap-test si colloca attorno al 98%, purtroppo la sua sensibilità è del 51% ed è per questo che si parla di test annuali-triennali.
Che cos’è il cancro all’utero
Il cancro all’utero è una forma tumorale che colpisce l’apparato genitale femminile.
La maggior parte dei tumori all’utero ha origine nell’endometrio. Questo tipo di neoplasia si chiama cancro endometriale o uterino. Tuttavia esistono altre forme tumorali che interessano l’utero, come il sarcoma (che si forma nel tessuto muscolare dell’utero), o il cancro della cervice. (questi ultimi due non sono argomenti di studio delle seguenti pagine)
Il cancro uterino , crescendo, può invadere gli organi circostanti; inoltre le sue cellule possono migrare verso altri organi come i polmoni, il fegato e le ossa. Quando il cancro si diffonde, le neoformazioni possiedono lo stesso tipo di cellule anomale del tumore originario ( tumore primario). Il tumore diffuso al di fuori dell’utero viene chiamato cancro uterino metatastico.
L’utero
L’utero è un organo cavo a forma di pera situato nel basso addome femminile tra la vescica e il retto. Su entrambi i lati della parte superiore dell’utero, si trovano le tube di Falloppio; le quali si estendono verso le ovaie. La parte inferiore più stretta dell’utero si chiama cervice; la parte mediana è più larga ed è detta corpo dell’utero, mentre la porzione superiore a forma di cupola prende il nome di fondo. Le pareti dell’utero sono formate da due strati di tessuto: l’endometrio (il rivestimento più interno) e il miometrio ( lo strato muscolare più esterno).
Nelle donne in età riproduttiva, il rivestimento interno dell’utero cresce s’ispessisce ogni mese per prepararsi ad un’eventuale gravidanza. Se non avviene la fecondazione, la membrana mucosa si sfalda e viene espulsa dall’utero attraverso la vagina unitamente ad un flusso ematico, dando luogo alle mestruazioni.
Sintomi
Il sintomo principale dl cancro uterino sono le abbondanti emorragie vaginali, in modo particolare se si presentano dopo la menopausa. Il colore del liquido emorragico è inizialmente trasparente con stirature ematiche, poi, con l’aumentare del lusso, la componente sanguigna si fa più consistente. Sebbene i tumori uterini si sviluppino in genere dopo la menopausa, possono talvolta presentarsi all’inizio di tale periodo. Altri sintomi che potrebbero essere causati dalla presenza di un cancro sono: difficoltà o dolore nella minzione, dolore durante il rapporto e dolore nella zona pelvica.
Diagnosi
Oltre agli esami delle urine e del sangue, la paziente può essere sottoposta ad uno o più dei seguenti test diagnostici:
• Esame pelvico: riguarda l’esplorazione della vagina, dell’utero, delle ovaie, della vescica e del retto. Tramite questo esame è possibile riscontrare la presenza di masse o di cambiamenti della forma e delle dimensioni di questi organi.
• Pap-test: riguarda il prelievo di una piccola quantità di materiale cellulare della cervice uterina e della parte superiore della vagina. Poiché il cancro si sviluppa all’interno del corpo dell’utero, esso potrà non essere rilevato dal pap-test, che esamina solo le cellule della cervice (collo dell’utero).
• Biopsia: riguarda il prelievo di una piccola porzione di tessuto dalla prete interna dell’utero. Tramite questo test è possibile controllare la presenza di cellule atipiche, di un’iperplasia o di altre patologie.
Stadiazione
Una volta che il tumore è stato diagnosticato, il medico ha bisogno di conoscerne lo stadio e l’estensione, elementi necessari per pianificare il miglior approccio terapeutico. Le procedure di stadiazione aiutano il medico a scoprire se il cancro si è diffuso e quali organi ha interessato. Per molte pazienti tali procedure includono anche esami del sangue, delle urine e la radiografia del torace. A seconda dei casi i medici possono prescrivere anche: TAC, RMN, sigmoscopia, coloscopia, ultrasonografia o altre radiografie.
Nella seguente tabella sono indicati i vari tipi di stadi che il tumore uterino può avere:
stadio
caratteristiche
Stadio I (gradi 1,2 o3)
IA
Limitato all’endometrio
IB
Invasione di una parte del miometrio
IC
Invasione superiore alla metà della superficie del miometrio
Stadio II (gradi 1,2 o3)
IIA
IIB
Invasione dello stroma cervicale
Stadio III (gradi 1,2 o3)
IIIA
Invasione delle ghiandole endocervicali
IIIB
Metastasi vaginale
IIIC
Metastasi della pelvi e/o
Stadio IV (gradi 1,2 o3)
IVA
Invasione della vescica e/o della mucosa intestinale
IVB
Metastasi della zona addominale e/o dei linfonodi inguinali
Il trattamento
La scelta del tipo di trattamento dipende da vari fattori quali: le dimensioni del tumore, lo stadio della malattia, il grado del tumore (indica il livello di similitudine tra le cellule tumorali e le cellule normali e la velocità di crescita del cancro. I tumori di baso grado crescono e si diffondono più lentamente dei tumori di grado più elevato) e se la crescita del tumore è legata a fattori ormonali. Le pazienti affette da tal malattia, verranno curate da un’ equipe di specialisti, tra i quali: il ginecologo, l’oncologo-ginecologo e il radioterapista-oncologo.
Tipi di trattamento ed effetti collaterali
La maggior parte dei casi di cancro uterino vengono trattati con la chirurgia, la radioterapia, oppure si ricorre all’ormonoterapia o alla chemioterapia. Sia la chirurgia che la radioterapia, sono terapie locali, cioè l’area trattata è solo quella interessata dalla neoplasia; mentre l’ormonoterapia e la chemioterapia sono di origine sistematica, in quanto vengono utilizzati farmaci che agiscono sulle cellule tumorali presenti in tutto l’organismo, ma esterne all’utero.
Durante le terapie anticancro è difficile limitare gli effetti del trattamento in modo che le sole cellule tumorali vengano rimosse o distrutte. Gli effetti collaterali insorgono perché il trattamento interessa forzatamente anche le cellule dei tessuti sani.
Gli effetti collaterali delle terapie anticancro dipendono da numerosi fattori, quali il tipo e la durata del trattamento. Essi possono variare da persona a persona e persino da un trattamento a quello successivo.
L’intervento chirurgico. Il trattamento raccomandato è l’intervento chirurgico di asportazione dell’utero (isterectomia), delle tube di Falloppio e delle ovaie (salpingo-ooforectomia bilaterale). Talvolta, durante l’intervento, possono essere rimossi i linfonodi adiacenti al tumore. La loro analisi è utile per verificare se il tumore ha colpito altri organi: infatti, se nei linfonodi sono presenti cellule tumorali, allora il tumore si è diffuso altrimenti esso interessa solo l’endometrio, ed il solo intervento chirurgico può essere sufficiente per asportarlo.
Effetti collaterali dell’intervento chirurgico. Nelle pazienti sottoposte a isterectomia (intervento chirurgico) si verifica la scomparsa delle mestruazioni. Infatti, la rimozione delle ovaie provoca immediatamente la menopausa. Le vampate di calore e sintomi menopausali che seguono l’intervento chirurgico possono essere più gravi di quelli provocati dalle menopausa naturale.
La terapia radiante. La terapia radiante, o radioterapia, consiste nell’uso di radiazioni ad alta energia per distruggere le cellule tumorali. I raggi possono essere erogati da un piccolo contenitore di materiale radioattivo, chiamato impianto, posizionato all’interno o in prossimità della sede tumorale (radioterapia interna) oppure provenire da una macchina (radioterapia esterna).
La radioterapia può essere usata anche in combinazione con la chirurgia, oppure prima (allo scopo di ridurre la massa tumorale) o dopo (per eliminare eventuali cellule cancerose residue) l’intervento chirurgico.
Effetti collaterali della terapia radiante. La radioterapia colpisce sia le cellule normali che quelle tumorali. Tuttavia, la maggior parte delle cellule sane guarisce. Gli effetti collaterali della radioterapia dipendono quasi interamente dalle dosi di radiazioni e dalla zona trattata. Le pazienti che subiscono questo tipo di trattamento, possono essere soggette ad effetti collaterali quali secchezza e arrossamento della cute e alopecia nella zone trattata, inappetenza e stanchezza. Può generare un calo del numero di globuli rossi che proteggono l’organismo contro le infezioni. Altri disturbi possono essere diarrea o minzioni frequenti e fastidiose. Alcune pazienti accusano secchezza, prurito, tensione e bruciore della vagina.
L’ormonoterapia. L’ormonoterapia riguarda l’uso di farmaci (per via orale) che impediscono alle cellule tumorali di procurarsi o di utilizzare gli ormoni di cui necessitano per svilupparsi. L’ormonoterapia è spesso raccomandata per le donne affette da cancro dell’endometrio metastatico o in recidiva.
Effetti collaterali dell’ormonoterapia. Gli effetti collaterali della terapia ormonale riguardano l’assunzione di progesterone, che può causare spossatezza, variazioni del peso e dell’appetito e ritenzione idrica. Le donne in pre-menopausa potranno rilevare alterazioni del ciclo mestruale.
La chemioterapia. La chemioterapia riguarda l’uso di farmaci allo scopo di distruggere le cellule tumorali. I farmaci antiblastici possono essere assunti per via orale, endovenosa o intramuscolare.
Effetti collaterali della chemioterapia.Gli effetti collaterali della chemioterapia dipendono principalmente dai farmaci somministrati e dalle dosi ricevute dalle pazienti. In genere i farmaci colpiscono le cellule che si dividono rapidamente, come le cellule ematiche, che aiutano l’organismo a combattere le infezioni, favoriscono la coagulazione del sangue e trasportano l’ossigeno a tutti gli organi. In questi casi la paziente è maggiormente esposta ad infezioni, contusioni, emorragie e si sentirà piva di energie. Anche le cellule che compongono le radici dei capelli e quelle che rivestono l’apparato digerente si dividono rapidamente; di conseguenza la paziente otrà perdere i capelli, avere nausee, vomito o dolori alla bocca.
Follow-up
E’ importante che le donne che hanno avuto il cancro dell’utero si sottopongano a regolari esami di controllo dopo la fine del trattamento, per individuare in tempo eventuali recidive. Solitamente i controlli vengono effettuati ad intervalli regolari di 3-4 mesi, nei primi due anni dopo la diagnosi. Ogni visita prevede un esame fisico, l’esame pelvico, un radiografia del torace e test di laboratorio.
Un follow-up regolare garantisce la possibilità di esaminare ogni modificazione delle condizioni di salute e consente di intervenire tempestivamente in caso di recidiva.
Cause e prevenzione
Non si conoscono esattamente le cause del tumore uterino e i motivi per cui una donna viene colpita da questa malattia e un’altra no. Tuttavia, si sa con certezza che questo tipo di tumore non deriva da altre lesioni e non è contagioso.
I ricercatori hanno scoperto l’esistenza di alcuni tipi di fattori che si riscontrano più comunemente nelle pazienti affette da cancro uterino e non appaiono nelle donne sane. È importante precisare che molte donne che presentano tali fattori di rischio non si ammalano di cancro, mentre buona parte di quelle che contraggono la malattia non sono presenti.
Tra i fattori di rischio conosciuti del cancro uterino ricordiamo:
- Età:il cancro dell’utero è più comunemente diffuso nelle donne di età superiore ai 50 anni.
- Iperplasia endometriale: le donne affette da iperplasia endometriale presentano un rischio maggiore di sviluppare il cancro all’utero.
- Terapia di sostituzione degli estrogeni: le donne a cui viene prescritta tale terapia per controllare i sintomi associati alla menopausa, prevenire l’osteoporosi, o ridurre il rischio di malattie cardiovascolari o infarto sono maggiormente a rischio di contrarre il cancro uterino. Il trattamento a lungo termine e le dosi elevate di estrogeni sembrano aumentare ulteriormente tale rischio. La combinazione di estrogeni e progesterone riduce il rischio legato all’uso di soli estrogeni, in quanto il progesterone protegge l’endometrio dagli effetti cancerogeni degli estrogeni.
- Obesità: i ricercatori sostengono che l’assunzione di una quantità eccessiva di estrogeni può essere il motivo per cui nelle donne obese il rischiosi sviluppare il cancro uterino raddoppia rispetto a quelle di peso normale. Poiché i grassi convertono certi ormoni in estrogeni, le persone obese ne producono livelli più elevati.
- Diabete e pressione del sangue alta: dato che il diabete e la pressione alta del sangue insorgono nelle persone obese, la ricerca non ha stabilito con certezza se sono disturbi stessi o il rapporto tra grasso corporeo il livello di estrogeni ad incrementare il rischio.
- Altre forme tumorali: le pazienti con storia di cancro del colon, del retto o della mammella sono soggette ad un rischio leggermente più elevato rispetto alle altre donne di sviluppare il cancro all’utero.
- Tamoxifene: le pazienti che fanno uso di tamoxifene per il trattamento del carcinoma mammario. Tale rischio può essere legato agli effetti sull’utero di questo farmaco che produce reazioni simili a quelle provocate dagli estrogeni.
- Razza: le donne di razza bianca hanno maggiori possibilità di sviluppare il cancro uterino rispetto alle donne di colore.
Altri fattori di rischio sono legati agli estrogeni, compreso il fatto di non aver avuto figli, o di averne avuti pochi, o che la menopausa sia sopraggiunta tardivamente.
Alcuni studi effettuati su donne che hanno fatto uso di contraccettivi orali composti da una combinazione di estrogeni e progesterone mostrano che nel loro caso il rischio di sviluppare un cancro uterino è inferiore alla media.
L’importanza della diagnosi precoce: il pap-test
Il pap-test è l’esame in grado di individuare cellule anomale nel collo dell’utero, prima che possano portare a un tumore maligno.
Il pap-test, o esame citologico cervico-vaginale, è un prelievo di cellule dalla superficie del collo e dal canale cervicale dell’utero che ha la funzione di individuare eventuali alterazioni delle cellule del collo dell’utero, prima che diventino cancerose. Segnala anche la presenza di infezioni dovute a funghi (per es. candida albicans), batteri (per es. coccobacilli) e virus (per es. herpesvirus, papillomavirus umano) ed individua, anche, i condilomi non visibili a occhio nudo.
Il linea generale, il pap-test si esegue quando si iniziano i primi rapporti sessuali. Poi si eseguirà una volta l’anno. È possibile eseguirlo anche durante la gravidanza e andrebbe eseguito anche dopo la menopausa.
Il pap-test è un esame semplice, rapido e indolore. Viene eseguito dal ginecologo o dall’ostetrica.
Lo speculum (strumento divaricatore) viene inserito delicatamente in vagina per divaricarne le pareti al fine di rendere visibile il collo dell’utero. Con la spatola di Ayre si prelevano le cellule dalla superficie esterna del collo dell’utero (Fig.1); poi, con il cytobrush (bastoncino con piccola spazzola terminale) si effettua un secondo prelievo all’interno del canale cervicale (Fig.2).
Il materiale prelevato viene deposto in due zone distinte di un vetrino e stabilizzato con un fissatore spray per evitare che si deteriori. Dopo aver identificato il vetrino con il nome della donna, viene messo in un contenitore e inviato al laboratorio di citologia, dove le cellule saranno analizzate al microscopio.
I risultati del pap-test sono classificati secondo il sistema di Bethesda nel seguente modo:
● nei limiti della norma: l’esame è negativo, le cellule sono normali, non è necessario alcun trattamento.
● alterazioni cellulari benigne: l’esame rivela la presenza di cellule alterate, ma non tumorali. Le alterazioni cellulari possono essere:
- di natura infettiva, per la presenza di batteri, funghi o virus;
- di natura reattiva, in seguito a infiammazione (o flogosi), atrofia, particolari terapie, presenza della spirale, ecc.
● atipie cellulari: l’esame mostra la presenza di cellule alterate; la loro evoluzione è imprevedibile, ma possono diventare uno stadio precoce del tumore del collo dell’utero. Tuttavia ci vuole molto tempo, anche anni, prima che delle atipie cellulari possano trasformarsi in un cancro; questo consente di porre in atto una corretta prevenzione. Le atipie cellulari si distinguono in:
- lesioni intraepitaliali squamose di basso grado (SIL1), che comprendono le modificazioni cellulari legate al papillomavirus umano (HPV) e le anomali cellulari lievi (CIN 1, o displasia lieve);
- lesioni intraepiteliali squamose di alto grado (SIL2), che comprendono le anomalie cellulari moderate e severe (CIN 2, o displasia moderata, e CIN 3, o displasia severa).
● carcinoma: l’esame indica la presenza di cellule tumorali maligne.
L’esito del pap-test può essere inadeguato nel 10% dei casi. Questo avviene quando la quantità di cellule raccolte è insufficiente o quando le cellule sono deteriorate per la presenza di sangue o di infezioni. In tal caso è consigliabile ripetere l’esame.
Le speranze della ricerca oncologica
Negli ultimi decenni, i ricercatori hanno compiuto numerosi passi avanti nello studio di questa malattia di cui alcuni aspetti sono tuttora sconosciuti.
Sebbene gli sforzi da compiere siano ancora numerosi, esistono buone speranze per il futuro.
Studi clinici
Sono in corso studi sperimentali sull’efficacia e sugli effetti collaterali di nuovi tipi di trattamento.
Nuovi metodi di somministrazione della radioterapia e della chemioterapia sono allo studio, unitamente a farmaci, da soli o in combinazione, di essi, tipi di terapia biologica e combinazioni di trattamenti diversi. Alcuni studi sono volti alla ricerca di nuovi metodi per ridurre gli effetti collaterali, al fine di migliorare la qualità della vita delle pazienti.
Glossario:
-estrogeni: ormoni che favoriscono lo sviluppo e il mantenimento dei caratteri sessuali femminili
-iperplasia: incremento anomalo del numero di cellule in un organo o in un tessuto
-pelvi: porzione inferiore dell’addome, delimitata lateralmente dalle osa dell’anca
-progesterone: ormone femminile
-minzione: emissione dell’urina
-miometrio: parete muscolare esterna all’utero
-recidivo: malattia che si ripresenta o si acutizza
Bibliografia:
• www. AVENTIS .it
• www. la salute. org
• www. sapere. it
• www. saperidoc. it
• www. emedicine. com
• www. hon. ch/MedHunt/
MAURIZIO AURORA
TIUS ALICE
ZUTTION FRANCESCA
LE MALATTIE DELLE DONNE:
il cancro al seno
&
il cancro all’utero

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