Michelangelo (Vita)

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Categoria:Arte

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Testo

Michelangelo Buonarroti

Nasce a Caprese nel 1475. La famiglia si sposta a Firenze nello stesso anno, per questo lo si può considerare fiorentino a tutti gli effetti. Viste le capacità artistiche il padre nel 1488 lo introduce nella bottega del Ghirlandaio dove viene notato dallo scultore Bertoldo di Giovanni, allievo di Donatello, che lo avvia ad una scuola di scultori nel convento di S. Marco, sotto il patrocinio di Lorenzo il Magnifico. L’incontro con i Medici conferisce a M. una concezione neoplatonica dell’arte che lo accompagnerà per tutta la vita. Nel 1492, alla morte del Magnifico, abbandona la scuola e inizia un periodo di formazione autodidattica, copiando le opere di Giotto e Masaccio. A 18 anni realizza la Centauromachia. Rappresenta la lotta tra centauri e lapiti ma + che voler rappresentare una realistica scena di lotta, costruisce un intenso groviglio di corpi, e non si capisce chi sarà il vincitore. Anche se incompiuta l’opera è ritenuta perfetta. Egli afferma che la scultura si fa togliendo la materia in eccesso per far rinvenire il disegno.
Nel 1494 con la caduta de’ Medici, lascia Firenze stabilendosi a Bologna e qui nella Chiesa di S. Domenico realizza l’angelo reggicandelabro, alto 30 cm.

Poi si reca a Roma, accolto dal mercante Giacomo Galli, viene introdotto alla corte del cardinale San Giorgio, per il quale realizza Il Bacco, la prima scultura a tutto tondo. L’opera fu venduta dallo stesso committente al banchiere Galli perché giudicata troppo scandalosa. La statua rappresenta Bacco che tiene una tazza nella mano destra e una pelle di tigre nella sinistra insieme ad un grappolo d’uva che un saturno cerca di mangiare. Nella statua si riconoscono due elementi principali: la sveltezza della gioventù maschile e la carnosità della donna.

Nel 1501 torna a Firenze ma nel 1505 viene invitato da papa Giulio II a Roma, città in cui si stabilirà fino al 1536. Nel 1498 il cardinale Bilheres gli commissiona di rappresentare in un gruppo scultoreo la Pietà. Nella sua lavorazione è notevole la presenza dello schema nordico, dato anche che la pietà era molto diffusa in Europa, ma poco in Italia. Il tema consisteva nel rappresentare la Vergine seduta con in grembo il figlio morto.
La Vergine viene rappresentata come una fanciulla dal volto amorevolmente triste, e sorregge il corpo del giovane invitando l’osservatore a condividere il suo dolore. La Vergine è fanciulla per sottolineare l’evento soprannaturale che è accaduto, come se Gesù sia nato adulto. Il drappeggio ondulato contrasta con il corpo nudo, che si adagia delicatamente sul grembo della Madonna. Per indicare che il corpo è ancora caldo la Vergine preme con la manop destra sulla carne mentre con la sinistra fa un gesto di rassegnazione perché ciò che era scritto si è compiuto. Le pieghe della veste sono le uniche a creare effetti di luce e ombra. La tecnica utilizzata è quella del troppo finito,che indica il marmo lucido indicando la via attraverso la quale si raggiunge Dio.

Nel 1501, l’Opera del Duomo gli mise a disposizione un blocco di marmo alto 4,15m per raffigurare la statua di David, che sarebbe stata custodita nella cattedrale di s. Maria del Fiore. La forma stretta e lunga dà la possibilità di concentrare nell’immagine la massima energia. Il futuro re d’Israele è colto nel momento che precede l’azione: una immane forza di volontà trattiene l’evento che sta per compiersi. La fronte aggrottata indica concentrazione e valutazione delle proprie forze rispetto all’avversario. I muscoli sono tesi e le mani nervose e scattanti pronte a far ruotare la fionda, le vene rialzate. M. si rifà al modello di Policleto, la parte destra in stasi, quella sinistra in movimento. Il nudo non fu più esposto al duomo, bensì dinanzi al Palazzo Vecchio e divenne simbolo dei Fiorentini.

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