Bradamante, Da Vinci, Michelangelo

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Testo

BRAMANTE
Nasce ad Urbino nel 1444, ma si sposterà a Milano.
Cristo alla colonna: 1480, tavola. Il personaggio è realistico e riprende i canoni greci. Molto decorativo nei particolari del paesaggio.
Chiesa di Santa Maria San Satiro: amplia artificialmente la navata centrale con un’illusione ottica: profondità dell’abside attraverso un colonnato e un tetto a cassettoni.
San Pietro in Montorio:1503. Studiato per uno spazio piccolo (racchiuso in un cortile), il tempietto a pianta circolare dà inizio al rinascimento romano (riprende i tempi greci). Gradini circolari, colonnato tuscanico, balaustra e cupola.
San Pietro: Bramante è il primo progettista per la basilica di san Pietro che doveva rinascere su una chiesa di Costantino. La pianta centrale a croce greca è troppo rivoluzionaria e non consona per una basilica cristiana (l’uomo al centro dell’universo). Nella Medaglia del Caradosso (1506, bronzo) è rappresentato il progetto di Bramante per la Basilica di San Pietro: ispirazione romanica, cupola con colonnato sottostante, facciata a capanna, con due torri laterali.

LEONARDO DA VINCI: nasce nel 1452, è pittore scultore architetto musico scienziato e inventore. Per dominare razionalmente la realtà la si deve conoscere in tutti i suoi aspetti; anche la pittura è mentale, perché dallo studio della realtà si giunge a conoscerla e a possederla.
Paesaggio:disegno a penna su carta 1473, tratto a penna e matita, dove usa la linea ‘circumscriptione’, un segno ideale continuo e netto. Piccoli tratti, retti e curvi, che suggeriscono e evocano la presenza degli oggetti, ma non li fanno vedere tutti insieme contemporaneamente (tratto confuso). Muore in Francia, ospitato dal re, a Cloux.
Annunciazione:1475 olio su tavola. Novità tematica: l’annunciazione non avviene nell’intimità della camera verginale, ma in un giardino dal vasto paesaggio; il miracolo non avverrà solo in casa, le verità rivelate dal figlio di Dio si espanderanno in tutto il mondo. La gestualità della Madonna davanti all’inchino e alla benedizioni dell’angelo, sono allo stesso tempo di sorpresa e di consenso (la mano sinistra è aperta e tirata su). Le ali dell’angelo non sono più stilizzate ma simili a quelle degli uccelli (ali battenti), colte nell’attimo precedente al riposo. La luce non è piena, ma attenuata così da ammorbidire i tratti e i contorni dei volumi. La prospettiva è lineare e graduale, ma anche cromatica e aerea: i colori diminuiscono di intensità e i volumi di precisioni via via che si allontanano dal nostro occhio. Pian piano che ci si allontana dai personaggi principali verso l’orizzonte si ha un effetto di “controluce” dove anche l’aria ha un suo colore che annebbia gli oggetti.
La vergine delle rocce: 1483 olio su tavola. Le quattro figuri sacre(San Giovanni prega, Gesù bambino prega, L’angelo guarda lo spettatore e indica la scena, la Madonna tiene la spalla su Giovanni) si innalzano a forma piramidale, ma la visione rinascimentale cosmocentrica rende poco accentuata la parte spirituale (non ci sono le ali dell’angelo, Gesù non è centrale e non sembra una divinità). La prospettiva aera provoca un effetto di foschia sul fondo, e lo sfumato addolcisce i chiaro scuri. Sono presenti due luci, una fuoricampo e una illumina obliquamente la scena.
Ultima cena: 1495 tempera forte su muro Santa maria delle grazie. Tratta del momento successivo all’annuncio “uno di voi mi tradirà”: ogni discepolo (diverso dall’altro secondo la concezione rinascimentale) prova un sentimento diverso (agitazione, sconcerto, discussione). Essi si raggruppano in 4 gruppi da tre formando una piramide, anche Gesù, al centro e equidistante da tutti, è piramidale allargando le braccia. La sala è rappresentata con una prospettiva lineare, convergente nel punto di fuga nella finestra dietro a Gesù.
Gioconda: 1505 olio su tavolo. La persona ritratta a ¾ di profilo ma con testa eretta, si staglia da un vasto paesaggio naturale, del quale è parte integrante, ma pur dominandolo, vi si avvolge lentamente. Il sorriso, molto studiato, esprime il dolce amoroso rapporto tra natura e uomo. La tecnica dello sfumato (i contorni non sono ben precisi e i colori si mischiano lentamente) fanno diventare il sorriso sfuggevole. La prospettiva aere crea un effetto foschia, dove anche l’aria è presente e rende più difficilmente distinguibili le forme man mano che il paesaggio si allontana.
Sant’Anna, la Madonna e il bambino con un agnello: 1510 olio su tavola. Ritorna ancora la forma piramidale, le due donne guardano il salvatore, Gesù bambino, con un agnello in braccio, guarda all’infinito. Effetto foschia e sfumato.
Battaglia di Anghiari: nel 1503 fu incaricato di dipingere nel Palazzo Vecchio di Firenze la battaglia d A. (Michelangelo Battaglia di Cascina: grande rivalità con i contemporanei), ma volendo sperimentare la tecnica Latina “a encausto”, fissata a fuoco, dopo la colata da una parte, abbandonò.

MICHELANGELO
Nasce nel 1475 da una famiglia fiorentina nobile. Soggiorna da Lorenzo il Magnifico. Michelangelo crede che ciò che scolpisce esiste già prima, lo scultore crea la vita portando l’anima fuori dalla materia (marmo: materia, scultura: anima). Il tema principali nelle sue opere è infatti la lotta dell’uomo imprigionato, oppresso e sconfitto che esce dalla materia per salvare la sua anima dal peccato per ritrovare la sua dignità.
Madonna della scala: 1490, rilievo in marmo. La Madonna posta di profilo occupa l’altezza totale della lastra e il Gesù pressato al seno della madre rendono l’idea di essere schiacciati nel marmo (tecnica dello stiacciato) e indicano la crisi dei valori del Rinascimento. Le figure sul fondo sono volutamente non finite, c’è un rifiuto della prospettiva: gli alti gradini incombono sul davanti.
Battaglia dei centauri: 1492, rilievo in marmo. Scontro tra uomo (razionale) e centauri (animale irrazionale): le forme e i volumi dell’immagine sembrano uscire dalla pietra secondo la concezione neoplatonica(liberarsi dalla materia): riapre i miti classicheggianti e lo lascia incompiuta (per Michelangelo l’immagine è gia impressa nella materia).
Pietà: 1498, marmo. Michelangelo lavorò spesso per papi e per questo i suoi soggetti sono religiosi. Per M. l’arte è speculativa, per questo non narra il dolore straziante della madre, non mostra il corpo martoriato del Cristo: la vita e la morte raggiungono una perfezione divina con l’assenza del phatos. La forma piramidale, le pieghe abbondanti della veste fanno risaltare la bellezza e la finezza. Il volto di Maria è adolescente: la sua verginità supera le fattezze terrene ed è incorruttibile per l’eternità spirituale.
David: 1504, marmo. Michelangelo riprende il Dorifero greco e la bellezza assoluta greca, mischiandolo alla realisticità del Rinascimento: la testa, sede delle pensiero, è corrugata nell’atto di pensare a come sconfiggere Golia. Nelle mani (una tiene la fionda) sono presenti le vene che rendono la statua viva. L’eroe è grande quanto la sua morale, è nudo perché armato solo della sua virtù. Michelangelo narra il significato umano dell’eroe.
San Matteo: 1505, marmo. L’apostolo tenta di uscire dalla roccia, quindi dalla materia con fatica, con sofferenza, deve liberare la sua anima dal peccato. Il non finito, volutamente da Michelangelo, ha un significato ben preciso: l’uomo non riesce a liberarsi dalla materia, poiché mortale, non può raggiungere l’infinito. Inoltre l’opera essendo incompiuta, ha infine possibilità di soluzione, non è immutabile poiché finito, ma lo spettatore attivo può immaginare il suo divenire.
Sacra Famiglia: Tondo Doni, 1504, tempera su tavolo. La forma circolare inusuale obbliga ad adattare a composizione al taglio circolare e la prospettiva è concava (il muretto fa da cavea). Gli ignudi del fondo hanno una valenza scultorea e la loro plasticità esalta la vitalità della Sacra Famiglia. Non c’è più una forma piramidale, ma il movimento sale a spirale. La tecnica utilizzata al fine di esaltare la tridimensionalità della scultura è quella dei colori cangianti: colori molto forti, grandi chiaroscuri (da nero a bianco a rosso a giallo) nelle pieghe dei vestiti. Crea grande vitalità. I nudi sono i neofiti che aspettano di entrare nel giordano (paganesimo) per il battesimo di san Giovanni che li porterà alla salvezza della Sacra Famiglia.
Cappella Sistina: 1508,affresco. Giulio II chiama Michelangelo per la sua tomba, ma accantonata l’idea, chiede di dipingere la cappella Sistina, cinquecento metri quadrati di ciclo pittorico. M. suddivide la vasta superficie in settori, dandole un impianto architettonico-scultoreo mediante cornici, architravi e capitelli. I profeti, le sibille e gli ignudi sembrano sculture che devono dividere le scene bibliche tratte dalla Genesi (dalla separazioni delle tenebre all’ebbrezza di Noè). I colori cangianti sono forti, pieni e saturi di colore. Creazione d’Adamo: Dio attorniato da angeli porta ad Adamo la vita. Il volo e il gesto dell’Eterno è veloce e entra in contrapposizione al torpido svegliarsi dell’Adamo. Uno avvolto in un manto tondeggiante, l’altro semisdraiato in una terra arida e inospitale: come se fosse già condannato. Nelle mani che si sfiorano si possono notare i contorni neri che contiene i chiaro-scuri, derivanti dalla cultura del disegno fiorentina. Gli Ignudi, sempre a coppie di2, fra i riquadri biblici fungono da statue. La Sibilla Deifica è rappresentata nelle vesti della vergine: il paganesimo sta lasciando lo spazio a Gesù.
Giudizio Universale: 1536, affresco. Scena tratta dall’apocalisse di Giovanni, affresco del Rinascimento maturo (si coprirono le opere di Perugino). L’architettura illusoria è rappresentata solamente da due lunette che sovrastano l’opera per dare centralità al Cristo Giudice che attraverso due gesti (la mano alzata e l’altra abbassata) eleva i giusti e manda all’inferno i peccatori. Come l’Apollo della battaglia dei centauri, emette il suo giudizio inappellabile (volto forse ritratto di un allievo) con dietro la luce che simboleggia il Padre. La Madonna invece, raccolta dolcemente vicino a lui, è nostra intermediaria, advocata nostra. L’alto e luminoso regno dei cieli entra in contrapposizione con l’inferno basso dei dannati, dove Caronte traghetta le anime. Gli angeli nelle lunette portano gli elementi della passione (croce, corona di spine e colonna). San Bartolomeno risorge portandosi la sua pelle (fu scuoiato vivo). Un dannato si copre il volto con una mano, ma con un occhio guarda la scena: è un uomo eroico anche nel male, e prende coscienza della sua sorte. I colori cangianti tipici di M. solo dopo restauro: lo spazio e il cielo sembrano azzurro lapislazulo (molto brillante) e nelle vesti della Madonna grandi chiaroscuri. I nudi apparvero scandalosi per la chiesa, e incaricarono Daniele da Volterra a ricoprirli (il braghettone).
Piazza Campidoglio: Paolo III incarica M. di rinnovare la piazza: in fondo palazzo senatorio, a destra palazzo conservatori, a sinistra palazzo nuovo (museo capitolini). Crea una prospettiva forzata, a pianta trapezoidale per avere una visione più ampia. M. voleva inoltre una scala molto più rigida per creare la suspance. Il disegno a elisse (con 12 quadrangoli rotondeggianti) che ospita al centro la statua di Marco Aurelio fu disegnata da M. ma fatta agli inizi del ‘900.
San Pietro: ricostruzione di san Pietro. Raffaello propone la croce latina, Peruzzi e Sangallo quella greca, M. longitudinale da ovest verso est (verso il sole), ispirata alle chiese paleocristiane, non corrispondente affatto all’idea rinascimentale dell’uomo al centro.
Pietà Rondini: 1552, marmo. Madre e figlio sono rappresentati soli precipitanti verso il basso: ultima sua opera, diventa un testamento spirituale, dove suggerisce lo sgretolamento dell’idealizzazione dell’uomo; d’ora in poi l’uomo verrà rappresentato con i difetti. Forma piramidale, non finito apposta per rappresentare la caducità della vita e l’imperfezione umana (le figure cercano di uscire).

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