Lettere di Che Guevara

Materie:Appunti
Categoria:Antologia
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Testo

AI FIGLI
Cari Hildita, Aleidita, Camilo, Celia ed Ernesto,
se un giorno leggerete questa lettera, sarà perché non sono più tra voi. Quasi non vi ricorderete di me e i più piccoli non ricorderanno nulla. Vostro padre è stato un uomo che ha agito come pensava e di certo è stato coerente con le proprie idee.
Crescete come buoni rivoluzionari. Studiate molto per poter dominare la tecnica che permette di dominare la natura. Ricordatevi che l'importante è la rivoluzione e che ognuno di noi, da solo, non vale nulla.
Soprattutto, siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo. E' la qualità più bella di un rivoluzionario.
Per sempre, bambini miei, spero di vedervi ancora. Un bacione e un abbraccio da

Papà
LETTERA D’ADDIO AI GENITORI

Cari vecchi,
Un'altra volta sento sotto i miei talloni la costola di Ronzinante e torno sulla vecchia strada.
Quasi dieci anni fa vi ho scritto un'altra lettera di addio. Ricordo che con voi mi lamentavo di non essere un miglior soldato e anche un medico migliore; la seconda cosa non mi interessa più. Come soldato, ora, non sono poi così male.
Nel profondo nulla è cambiato, salvo che sono molto più cosciente e il mio marxismo si è fortificato e depurato. Credo nella lotta armata come unica soluzione per i popoli che lottano per la loro liberazione e sono coerente con quello in cui credo.
Certamente molti mi chiameranno avventuriero, e lo sono, ma di un tipo diverso e di quelli che mettono a disposizione la propria pelle per dimostrare la propria verità.
Può essere che questa lettera sia quella definitiva. Non lo cerco, ma è dentro il logico calcolo delle possibilità. Se sarà così, ricevere il mio ultimo abbraccio.
Vi ho voluto molto bene, solo che non ho saputo esprimere la mia affettuosità; sono estremamente rigido nelle mie azioni e credo che a volte anche voi non mi abbiate capito.
Certo, non era facile capirmi. D'altra parte, credetemi, soltanto oggi una volontà, che ho acquisito quasi con ricerca d'artista, mi permette di sostenere due gambe deboli e i miei polmoni stanchi.
Ricordatevi ogni tanto di questo piccolo condottiero del secolo ventesimo.
Un bacio a Celia, a Roberto, Juan Martìn, a Beatriz, a tutti.
Un grande abbraccio dal vostro figliol prodigo, recalcitrante, per voi.
Ernesto.
LETTERA DEL CHE A FIDEL

Lettera scritta dal Che a Fidel Castro nel 1965, poco prima di partire per la sua missione in Africa.

Fidel,
in questo momento mi ricordo di tante cose, di quando ti ho conosciuto a casa di Marìa Antonia, di quando mi hai proposto di venire con te, di tutta la tensione dei preparativi. Un giorno sono passati a chiedere chi si dovesse avvisare in caso di morte, e la possibilità concreta di morire ci ha colpiti tutti. Poi avremmo capito che era così, che in una rivoluzione o si vince o si muore (se è una vera rivoluzione). Abbiamo lasciato molti compagni lungo il cammino verso la vittoria.
Oggi tutto ha un tono meno drammatico, perché siamo più maturi, ma il fatto si ripete. Sento di aver compiuto la parte di dovere che mi legava alla rivoluzione cubana nel suo territorio e mi congedo da te, dai compagni, dal tuo popolo, che ormai è anche il mio.
Rinuncio formalmente ai miei incarichi nella direzione del partito, al mio posto di ministro, al mio grado di comandante, alla mia condizione di cubano. Nulla di istituzionale mi lega più a Cuba, solo legami di altro genere che non si possono spezzare con le nomine.
Tirando le somme della vita trascorsa credo di avere lavorato con sufficiente onore e dedizione per consolidare la vittoria rivoluzionaria. La mia unica mancanza di una certa gravità è di non aver avuto maggiore fiducia in te fin dai primi momenti sulla Sierra Maestra e non aver compreso abbastanza in fretta le tue qualità di guida e rivoluzionario. Ho vissuto giorni magnifici e accanto a te ho sentito l'orgoglio di appartenere al nostro popolo nei giorni luminosi e tristi della crisi dei Caraibi. In poche occasioni si è visto brillare di più uno statista come in quei giorni.
Sono anche orgoglioso di averti seguito senza tentennamenti, identificandomi nel tuo modo di pensare, di vedere e di valutare i pericoli. Altre terre del mondo reclamano i miei modesti sforzi.
Io posso affrontare ciò che a te è negato dalle responsabilità nei confronti di Cuba, ed è giunta l'ora di separarci.
Si sappia che lo faccio con un misto di contentezza e dolore; qui lascio la parte più pura delle mie speranze di costruttore e il più amato tra gli esseri che amo…e lascio un popolo che mi ha accolto come un figlio: questo lacera una parte del mio spirito. Sui nuovi campi di battaglia porterò la fede che mi hai trasmesso, lo spirito rivoluzionario del mio popolo, la sensazione di compiere il più sacro dei doveri: lottare contro l'imperialismo ovunque si manifesti; questo conforta e lenisce abbondantemente qualsiasi lacerazione.
Ribadisco che libero Cuba da qualsiasi responsabilità, salvo quella che emana dal suo esempio.
E se arriverà la mia ultima ora sotto altri cieli, l'ultimo pensiero sarà per questo popolo e in modo particolare per te. Ti sono grato per ciò che mi hai insegnato, per il tuo esempio e cercherò di essergli fedele fino all'ultimo dei miei gesti. Mi sono sempre identificato nella politica estera della nostra rivoluzione e continuo a farlo. Ovunque possa andare sentirò la responsabilità di essere un rivoluzionario cubano e come tale mi comporterò. Non lascio ai miei figli e a mia moglie nessun bene materiale e questo non mi dispiace: sono contento che sia così. Non chiedo nulla, poiché lo stato fornirà loro quanto serve a vivere e a studiare.
Avrei tante cose da dire a te e al nostro popolo, ma sento che non ce n'è bisogno, le parole non possono esprimere ciò che vorrei, e non vale la pena di riempire altri fogli. Fino alla vittoria sempre. Patria o morte!
Un abbraccio con tutto il fervore rivoluzionario
Che
AFORISMI

"Non permetto che si semini la divisione, perché i fratelli che litigano - diceva Martìn Fierro - sono facile preda dei nemici".
E l'impero conosce bene questa massima popolare, che il poeta ha semplicemente trascritto; l'impero sa che bisogna dividere per vincere".
"La durezza di questi tempi non ci deve far perdere la tenerezza dei nostri cuori".
"Non ci si deve limitare a interpretare la natura, occorre trasformarla; l'uomo cessa così di essere schiavo e strumento del mezzo e diventa architetto del proprio destino".
"Nessuno è libero finché anche un solo uomo al mondo sarà in catene!".
""Sono in grado di sentire dentro di me le sofferenze di qualsiasi popolo americano, anzi, di qualsiasi popolo del mondo!".
"Patria o Muerte. Venceremos!"
"Ricordatevi, comunque, che la rivoluzione è la cosa più importante e che ognuno di noi, da solo, non vale niente. Soprattutto siate sempre capaci di sentire nel più profondo di vuoi stessi qualsiasi ingiustizia commessa contro qualsiasi persona, in qualsiasi parte del mondo".
"Potrebbe accadere che in alcuni di questi giorni ci sia dato lasciare il nostro ultimo respiro, su qualsiasi terra di questa nostra America, tanto nostra perché innaffiata col nostro sangue. Cosa contano i pericoli e i sacrifici di un uomo o di un popolo, quando è in gioco il destino dell'intera umanità?".
"Vi chiedo di essere essenzialmente umani, ma così umani da avvicinarvi al meglio di ciò che è umano, purificare il meglio dell'uomo attraverso il lavoro, lo studio, l'esercizio della solidarietà continua con il popolo e con tutti i popoli del mondo".
"Fino alla vittoria sempre. Hasta la victoria siempre!".
"Le battaglie non si perdono, si vincono sempre".
"Fino a quando il colore della pelle non sarà considerato come il colore degli occhi noi continueremo a lottare".
"Siamo realisti, esigiamo l'impossibile".
La Pace del CHE....
La pace degli uomini che la desiderano con tutte le loro forze, che sono disposti a giovarsene al massimo per la felicità del loro popolo, ma che sanno che non posson mettersi in ginocchio per conquistarla, che sanno che la pace si conquisti a colpi di audacia, di coraggio, di incontrollabile pertinacia, e che così si difende, e che la pace non è una condizione statica ma qualcosa di dinamico al mondo, e che quanto più forte, unito e belligerante sia un popolo, più facilmente potrà mantenere la pace cui aspira.
"Non sono un libertador. I libertadores non esistono. Sono i popoli che si liberano da sè."
"Ricordati che quella piccola seccatura chiamata sesso ha bisogno delle sue periodiche distrazioni, se no abbandona il suo posto, riempie tutti i momenti belli della vita e ti guasta il bello. Io so che tu pensi che è una stupidaggine, ma so anche che in fondo sai che non è una stupidaggine."
In una lettera alla sua amica e confidente Tita Infante, depressa per questioni sentimentali, Ernesto dice la sua riguardo al sesso.
"Indietro? Neanche per prendere la rincorsa!"
"Andrò così lontano che il ricordo muoia disperso tra le pietre della strada, continuerò ad essere lo stesso pellegrino con dentro la pena e fuori il sorriso."
"Non credo che siamo parenti, ma se lei è capace di tremare d'indignazione ogni qualvolta si commette un'ingiustizia nel mondo, siamo compagni, il che è più importante."
"Uccidetemi, che importa, ucciderete soltanto un uomo."
"Un uomo da solo, non vale nulla."
"Quell' urlo, Rivoluzione, non si spegnerà mai."
"Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio."
"Il capitalismo? Libera volpe in libero pollaio!"
"O siamo capaci di sconfiggere le idee con la discussione, o dobbiamo lasciarle esprimere. Non è possibile sconfiggere le idee con la forza, perché questo blocca il libero sviluppo dell' intelligenza."
"...finchè ci sarà un uomo sulla faccia della terra incatenato, nessun uomo potrà mai sentirsi libero"
"Anti rivoluzionario è colui che lotta contro la rivoluzione, ma anche chi si avvale della sua influeza per ottenere un auto, una casa fino a che ha tutto quello che il popolo non ha."
"Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario."
"Non importa come si chiami il signore che ogni quattro anni il popolo statunitense pensa di eleggere per dirigere i suoi destini, perchè in realtà tale elezione è viziata alla base; il popolo statunitense ha solo la facoltà di eleggere il suo carceriere per quattro anni e a volte gli concedono la grazia di rieleggerlo".

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