Architettura italiana nel 900

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Categoria:Tecnologia Delle Costruzioni

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Testo

La situazione italiana
1- l’influenza del Razionalismo in Italia
Nei primi decenni del ‘900 l’Italia, che per secoli era stata all’avanguardia nelle arti e nella scienza si trova ora in ritardo rispetto all’Europa centrale e settentrionale; i nuovi modi di costruire (acciaio e C.A), erano confinati alle infrastrutture tecniche come ponti e gallerie. Nel frattempo era stato salito al potere il fascismo per contrastare la tendenza al rinnovamento e tutelava gli delle classi privilegiare. Il fascismo inizialmente lasciò un certo spazio all’architettura moderna, in modo d’essere più accentuato dall’opinione pubblica. Alcuni architetti italiani del periodo erano sicuramente fascisti come ad esempio Pagano e Terragni. Nel 1928 il gruppo MIAR (movimento italiano architettura razionale) organizzò a Roma una nuova mostra per l’architettura alla quale parteciparono tra gli altri Figini e Pollini, Cuzzi, Ridolf, Libera e Bottoni.
Nel 1933 un gruppo guidato Michelacci vinse un concorso costruzione per la nuova stazione ferroviaria di S.M.Novella a Firenze, primo successo dell’architettura in Italia. Marcello Piacentini dedicò la politica edilizia fascista per 10 anni, si dedicò alle grandi operazioni urbane come lo sventramento di Via Roma a Torino; altre operazioni urbani importanti fu l’inaugurazione di nuove città inseguito alle bonifica di terreni paludosi, come Vittoria e Sabauda nel Lazio.
Si andavano formando gruppi di architetti locali a Milano lo studio da Banfi, Belgioioso, Perassuti e Rogers; a Torino deve Monatalcini, Ottorino, Passanti. Le opere maggiori del periodo sono il Novocomun e la casa del Fascio entrambe a Como.
2. Architettura Organica e neorealistica in Italia
Bruno Zevi fondò nel 1945 l’APAO (associazione per l’Architettura Organica) alla quale partecipavano molti architetti italiani soprattutto romani.
Dopo il seconda G.M. glia architetti attivi nel piano della ricerca si concentrano sopratutto sulla costruzione di case per l’edilizia pubblica. Avevano scarsa disponibilità economica e con gravi conseguenze nella qualità degli edifici, tra gli esperimenti più significatici vanno citati il quartiere Felchera (19850) di Passanti, Astengo, Renacco; il quartiere QT8 a Milano nel (1948) da Ignazio Gardella e Albini, il quartiere Tiburtino di Roma di Ridolfi, Fiorentino, Quadroni, Aymonio e Chiarini.
L’obbiettivo era di dare una caratterizzazione regionale all’abitazione e rivalutare le abitazioni più modeste per la gente più umile, questa tendenza fu chiamata Neorealismo architettonico; il neorealismo contribuì a rimettere in circolo l’architettura alcune forme che erano profondamente radicate nel modo di abitare e di intendere la casa in Italia: finestre in verticale, persiane ed ante, tetti, cornicioni sporgenti.
3. Le opere più significative del dopoguerra
Gli aspetti architettonici che influirono maggiormente sull’immagine delle città italiane nel primo dopoguerra furono quelli relativi alle costruzioni private, alle poche opere significative e ai pochi interventi realizzati attraverso grandi concorsi di progettazione; tra le costruzioni private significative ricordiamo: le palazzine di Ridolfi a Roma, Samonà a Venezia, Albini a Parma.
Queste opere avevano in comune il fatto che il loro contenuto tecnico poteva essere compreso e apprezzato solo da pochi architetti. Mentre le prime opere razionaliste erano state rifiutate dal pubblico, queste ultime venivano accettate anche se non capite.
4. Il restauro e il recupero
Dopo la distruzione della prima guerra si pose in tutta l’Europa il problema della ricostruzione di case e edifici pubblici. Alcuni paesi come la Peonia che aveva avuto grosse distruzioni. Tentarono di ricostruire integralmente ampie parti della città di maggiore spessore storico e artistico, uguale per la Germania e l’Unione Sovietica.
In Italia le distruzioni erano state imposte, ma non avevano mai investito i centri storici, le città più danneggiate furono a Pisa e a Firenze.
Un caso esemplare di ricostruzione in forme moderne che costituirono degli studi di Michelacci, per il quartiere fiorentino completamente distrutto della guerra.
5. L’insegnamento di nuovi edifici in ambienti storici
A Venezia molti progettisti costruirono opere moderne, tra le migliori che abbiamo, un edificio di Samonà e la famosa casa alle zattere di Gadella. Si tratta di un condominio che riprende nel colore e in alcune scelte dei particolari costruttivi e decorativi, l’edilizia veneziana in questo edifici fu molto imitato, ma furono tutte brutte copie; in altri edifici importanti e quello dei fratelli Passatelli a Roma: fu una grande autorimessa con un palazzotto per uffici.
Il restauro degli antichi edifici
Durante il periodo fastista con la convinzione di valorizzare alcuni movimenti, sono stati distrutti grandi guerrieri storici, sostituire con le monumentali opere del regime, come via dei Fori Imperiali e Via della conciliazione a Roma.
6. I centri storici
Negli anni 60’ gli operai immigrati dal sud e dalle campagne cominciarono a reagire alle pessime condizioni abitative con scioperi e proteste, cominciò a farsi strada un nuovo interesse per il patrimonio architettonico artico. Per interrompere il degrado dei centri storici fu proposto di restaurare gli edifici con l’intervento pubblico destinandone la parte a residenza popolare, migliorando le condizioni qualitative dei centri storici.
• Il caso di Bologna
Il recupero di una parte del centro storico di Bologna fu seguita da una serie di interventi di edilizia pubblica; fu possibile al comune acquistare una parte significativa di case contigue con condizioni di vita accettabile. Il paesaggio più importante di questa restaurazione fu l. Benevolo, che aveva anche il coordinatore degli studi preliminari per il centro storico di Bologna.
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