La questione palestinese

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UNA LUNGA STORIA
La creazione dello stato d’Israele, e quindi la “questione palestinese”, risale alla fine dell’800 quando per sfuggire alle persecuzioni in Europa gli ebrei iniziarono ad emigrare e sognare una propria patria.
A quel tempo il territorio biblico degli israeliani era occupato dai palestinesi e faceva parte ancora
dell’impero Ottomano. Una volta che l’impero Ottomano si sfasciò a causa della 1° guerra mondiale la Gran Bretagna promise contemporaneamente agli arabi tutti i territori dell’impero, alla Francia Siria e Palestina in cambio d’aiuti militari e agli ebrei la Palestina( dichiarazione di Balfour).
Tutto ciò non avvenne; infatti la maggior parte dei territori furono divisi sotto forma di protettorati tra Francia e Gran Bretagna e gli arabi guidati da Feisal soltanto l’Iraq.
Il momento più intenso d’immigrazione ebraica in Palestina si verificò prima, durante e dopo il regime di Hitler.
E’ il 1946 e viene creata una Lega di cui fanno parte la Transgiordania, la Siria, l’Egitto, il Libano e l’Arabia Saudita. Il principale scopo della lega è di sterminare gli oltre 600.000 ebrei insediati in Palestina.
La Lega Araba (così chiamata) informa inoltre l’O.N.U. che se verrà riconosciuto lo stato ebraico gli stati arabi entrerebbero in guerra con esso.
Dall’ottobre del 1947 al maggio del 1948 la Palestina entra nel caos; Gerusalemme viene bombardata per quattro mesi dagli arabi e gli inglesi partono lasciando la confusione che si era creata e allora Israele proclama l’indipendenza, è il 14 maggio 1948.
Nel 1949 viene stipulato un armistizio tra Israele, Egitto, Siria, Transgiordania e Libano; il popolo palestinese rimane senza terra e i profughi sono tantissimi.
Nel 1954, in Egitto, viene fatto un colpo di stato e Gamal Nasser sale al potere, ora Egitto, Siria e Giordania intensificano gli attacchi su Israele; inizia una vera e propria guerra.
Il 26 Agosto del 1956 Nasser nazionalizza il canale di Suez e con i soldi delle navi che transitano costruisce la diga di Assuan.
E’ il 1964 e viene fondata nel primo congresso nazionale palestinese un’organizzazione che porta avanti le rivendicazioni palestinesi sui territori occupati da Israele; questa organizzazione viene chiamata OLP.
Il mese di maggio del ’67 è un preludio alla guerra dei sei giorni, infatti, il 16 maggio su richiesta egiziana le truppe dell’U.N.E.F. si ritirano e i confini israeliani rimangono incustoditi; Il 30 maggio l’Iraq aderisce ad un patto con Giordania e Egitto, Israele è ora accerchiato.
L'offensiva israeliana contro Egitto, Giordania e Siria (appoggiati da Iraq, Kuwait, Arabia Saudita, Sudan e Algeria) scattò il 5 giugno, quando con un massiccio attacco aereo fu distrutta a terra quasi completamente l'aviazione egiziana. Le forze israeliane occuparono poi fulmineamente Gaza e il Sinai (territori egiziani), la parte araba di Gerusalemme (controllata dalla Giordania) e le alture del Golan (regione siriana). I combattimenti ebbero fine il 10 giugno.
Gli arabi iniziano ad usare la tecnica della guerriglia: sabotaggi, attentati e ad ogni occasione Israele rispose con la rappresaglia contro i campi guerriglieri e i paesi che gli ospitavano.
Il 22 dicembre del 1973 a Ginevra si apre la conferenza di pace e con l’attiva collaborazione del Segretario di stato americano Kissinger si tenta di porre le basi di una pace duratura tra Israele e gli stati arabi.
Nasser nel 1977 riconobbe il suo vecchio nemico e nel 1878 con la mediazione del presidente americano carter firmò a Camp David una pace che gli consentì di recuperare il Sinai.
Nel 1988 per la prima volta l’OLP abbandonò l’idea della distruzione di Israele e ammise l’ipotesi politica di un accordo ma l’OLP ha un rivale insormontabile i giovani del movimento Hamas(ardore)il cui programma restava la distruzione di Israele attraverso la guerra santa.
LA SITUAZIONE OGGI
Gli anni ’90 iniziarono nel segno dell’ottimismo, infatti, con l’ascesa al potere del gruppo laburista in Israele guidato da Rabin si aprirono i dialoghi fra Palestina e Israele.
La prima conferenza fu quella di Washington con la mediazione di Clinton che fu seguita da quella di Oslo dove venne riconosciuta l’autonomia palestinese.
Anche se si fecero dei passi avanti le buone iniziative di entrambi le parti furono ostacolate dai settori estremisti delle due parti.
Nel 1995 la morte di Rabin e la contestazione del potere di Arafat scucirono il dialogo fra i due stati e un esempio fu il fallimento dei negoziati a Camp David tra Arafat e il laburista Barak.
Da quel momento fu lanciata una nuova Intifada tra i profughi e vi fu un escalation del terrorismo islamico, da cui gli israeliani si difesero con la repressione militare e con rappresaglie contro basi e uomini dei gruppi terroristici nemici.
Ora la pace sembra una cosa molto lontana dato che la violenza aumentata di giorno in giorno.
Negli ultimi anni i palestinesi essendo inferiori militarmente non combattono più attraverso le guerre contro gli israeliani ma utilizzando azioni di guerriglia che spesso vengono rivendicate da gruppi come Hamas e Jihad islamica.
L’arma più comune e più frequentemente nominata e il kamikaze; i kamikaze sono quasi sempre giovani ragazzi che si suicidano facendosi esplodere in luoghi pubblici o in mezzi di trasporto pubblici pensando che attraverso la “guerra” santa (loro pensano di combatterla così) possano raggiungere il paradiso eterno.
Spesso questi ragazzi sono manipolati dall’ Hamas( movimento estremista palestinese) e pinti dalla loro fede mussulmana.
Dopo l’11 Settembre questo clima di tensione si è ancor più aggravato, infatti, le azioni terroristiche in Medio oriente sono aumentate.
-QUALE FUTURO?
Terra per pace? E’ questa forse l’unica possibilità per avere oggi un clima di stabilità in Palestina?
Ognuno dovrebbe riconoscere i diritti di ciascuno e ognuno dovrebbe aver diritto ad uno stato sovrano come è stato citato recentemente dal Papa.
In questi giorni si è aperto un nuovo spiraglio per la pace con l’incontro tra Bush, Sharon e Abu Mazen il nuovo leader palestinese.
CHE COS’È L’OLP
OLP o Organizzazione per la liberazione della Palestina Organizzazione che incarna e porta avanti le rivendicazioni del popolo palestinese sui territori occupati da Israele fin dalla creazione dello stato ebraico. Fu fondata nel maggio del 1964 nel corso del primo Congresso nazionale palestinese nel quartiere giordano di Gerusalemme, su iniziativa di Ahmed Shukeiri, capo della Lega degli stati arabi.
Inizialmente quindi l’OLP si configurava come una creatura degli stati arabi ostili a Israele e si contrapponeva alle diverse organizzazioni di fedayn (guerriglieri) come al-Fatah, al-Saiqa e il Fronte popolare per la liberazione della Palestina (FPLP), nel perseguire lo scopo comune di distruggere lo stato d'Israele sorto nel 1948 e di creare uno stato arabo palestinese indipendente. Dopo la sconfitta subita dai paesi arabi nella guerra dei Sei giorni (1967), l’OLP si trasformò in una struttura che univa tutto il movimento palestinese, accogliendo, oltre ai movimenti di resistenza armata, anche associazioni di professionisti, di lavoratori e di studenti.
Riconosciuta come unico e legittimo rappresentante dei palestinesi dai leader arabi riuniti a Rabat (Marocco) nel 1974, all'OLP venne attribuito lo status di osservatore permanente alle Nazioni Unite. Dal 1968 presidente dell'organizzazione è Yasser Arafat, il capo di al-Fatah. La maggior parte dei palestinesi, fuggiti o espulsi dai Territori occupati nel 1967 da Israele (striscia di Gaza e Cisgiordania), si era rifugiata in Giordania, da dove i fedayn proseguivano la guerriglia finalizzata all'abbattimento dello stato d'Israele. Ciò rendeva tuttavia insostenibile la posizione internazionale della Giordania, che nel settembre 1970 li espulse con la forza.
In seguito a quel breve e sanguinoso conflitto (da cui nacque il gruppo terroristico Settembre Nero, che non riconobbe l'OLP) i profughi palestinesi e le loro organizzazioni, compresa l'OLP, trovarono rifugio in Libano, dove costituirono gradualmente una sorta di stato nello stato, colpendo in continuazione obiettivi israeliani. La reazione di Israele, che attaccò con ripetute incursioni il Libano (1982), indebolì notevolmente l'OLP, acuendo i contrasti tra le fazioni interne e portando alla dispersione di circa 12.000 membri dell'organizzazione in Siria e negli altri paesi arabi. L'OLP stabilì quindi la propria sede a Tunisi, distrutta in parte da un'incursione aerea israeliana, incurante dei divieti internazionali (ottobre 1985).
Nel luglio del 1988 re Hussein di Giordania cedette all'OLP i diritti sulla Cisgiordania, ancora occupata da Israele. Nel novembre i palestinesi decisero di accettare integralmente le risoluzioni 242 (1967) e 338 (1973) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che riconoscevano il diritto alla sovranità, all'integrità territoriale e all'indipendenza politica di tutti gli stati del Medio Oriente, ivi compreso quindi Israele, e imponevano a quest'ultimo il ritiro dai territori occupati a partire dalla guerra dei Sei giorni. Al contempo veniva proclamata la costituzione di uno stato palestinese indipendente, con Gerusalemme capitale.
Su questa base e sulla base del diritto palestinese all'autodeterminazione, l'OLP si dichiarava disposta a partecipare a una conferenza di pace. Ciò indebolì la posizione internazionale di Israele e permise agli Stati Uniti di avviare un dialogo diplomatico diretto con l'OLP. Nel 1991 però le relazioni tra Stati Uniti e stati arabi filoccidentali si deteriorarono, in seguito alla presa di posizione dell'OLP, minacciato di scissioni interne, a favore dell'Iraq durante la guerra del Golfo. In luglio l'esercito libanese, appoggiato dalla Siria, obbligò l'OLP ad abbandonare le roccaforti del Libano meridionale. Nel gennaio del 1993 Israele revocò il divieto ai propri cittadini di avere contatti con l'organizzazione palestinese.
La possibilità di dialogo diretto tra l'OLP e Israele aprì uno spiraglio di pace nella tormentata questione palestinese. Preceduti da negoziati segreti avvenuti a Oslo tra Arafat e il ministro degli Esteri israeliano Shimon Peres, finalizzati ad avviare le trattative, il 13 settembre del 1993 Arafat e il primo ministro israeliano Yitzhak Rabin siglarono a Washington, sotto il patrocinio del presidente Clinton, un accordo di pace che prevedeva una relativa autonomia palestinese nei Territori occupati da Israele. Nel maggio del 1994 le truppe israeliane si ritirarono da Gerico e dalla striscia di Gaza, lasciandone la gestione all'Autorità nazionale palestinese (ANP) sotto la presidenza di Arafat.
Lo stato di tensione tra le parti, aggravato da ripetuti attentati terroristici e dall'assassinio di Rabin, continuò tuttavia a segnare i colloqui tra israeliani e palestinesi, portando a una battuta d'arresto del processo di pace, nonostante un ulteriore accordo siglato sempre a Washington nel settembre del 1995; ulteriori negoziati tra Arafat e il nuovo primo ministro israeliano Netanyahu nel gennaio del 1997, che sancirono il progressivo ritiro di Israele da Hebron e dalla Cisgiordania, portarono poi all’accordo siglato nell’ottobre del 1998 tra Arafat e Netanyahu, in base al quale Israele dovrebbe ritirare le proprie truppe dal 13% dei Territori occupati.

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