questione palestinese

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Testo

Fatti, protagonisti, retroscena
La terra contesa
Un conflitto lungo mezzo secolo, due popoli senza pace
Un conflitto infinito. Dalla guerra del '48 a quella dei sei giorni del 1967, dall'Intifada ad oggi il Medio Oriente continua ad essere terra di sangue. A nulla sono valsi nel corso degli anni i tentativi diplomatici di mettere pace tra israeliani e palestinesi.
A monte ci sono problemi mai risolti: la città di Gerusalemme, la questione delle risorse idriche, i profughi, i coloni. Le ragioni dell'una e dell'altra parte sembrano essere così radicali da non permettere mai una soluzione pacifica e definitiva.
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Chi dopo Arafat?
Yasser potrebbe lasciare la guida dell'Anp molto presto
Yasser Arafat potrebbe lasciare la guida dell'Autorità nazionale palestinese. Bloccato a Ramallah ed isolato a livello internazionale, il vecchio leader potrebbe nominare un premier e ritagliare per sé un ruolo più simbolico che decisionale. Vediamo chi potrebbe raccogliere l'eredità di Yasser.
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Pace americana
Rispetto degli accordi e nascita della Palestina
I nodi mai sciolti
Le quattro questioni che bloccano il processo di pace
L'America decide: impegno concreto per il Medio Oriente. Sia il presidente George W. Bush che il Segretario di Stato Colin Powell lo avevano annunciato da tempo. E il 19 novembre nel corso di una confrenza stampa a Louisville, nel Kentucky, il Segretario di Stato lo ha ribadito in forma ufficiale.
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Il controllo della Città Santa, il rientro dei profughi palestinesi, il controllo delle risorse idriche e gli insediamenti dei coloni israeliani nei Territori Occupati sono i quattro punti su cui, oggi come ieri, si sono arenati i negoziati di pace. Uno sguardo alla storia e uno alle ragioni di israeliani e palestinesi.
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Israele e Onu
Tra condanne e ultimatum il ruolo delle Nazioni Unite
La storia infinita
Ottant'anni di violenze e accordi disattesi
1947 - La Gran Bretagna decide di abbandonare il proprio mandato e di lasciare la questione Palestina nelle mani delle Nazioni Unite. Il 28 aprile ha luogo la prima Sessione speciale dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite per considerare la questione Palestina; viene anche creato il Comitato speciale delle Nazioni unite sulla Palestina (Unscop).
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Una terra contesa, due popoli in cerca di una nazione, i tentativi di portare avanti un colloquio e il continuo ricorso alla violenza. Dal crollo dell'Impero ottomano alle vittime di oggi. Date, luoghi e protagonisti di una storia tutt'altro che chiusa.
1917-1949: La fine dell'Impero ottomano, il mandato britannico e la creazione dello Stato di Israele.
Una terra contesa, due popoli in cerca di una nazione, i tentativi di portare avanti un colloquio e il continuo ricorso alla violenza. Dal crollo dell'Impero ottomano alle vittime di oggi. Date, luoghi e protagonisti di una storia tutt'altro che chiusa.
1917-1949: La fine dell'Impero ottomano, il mandato britannico e la creazione dello Stato di Israele
In una dichiarazione del 2 novembre 1917, il ministro degli Esteri britannico Arthur James Balfour esprimeva il consenso del proprio governo alle "aspirazioni sioniste ebraiche" e alla creazione di un "focolare nazionale ebraico" in Palestina.
L'11 dicembre, l'entrata in Gerusalemme del generale Allenby poneva fine a quattro secoli di dominio ottomano in Terrasanta e dava inizio ad un mandato britannico sulla Palestina che sarebbe durato trent'anni. Durante tale periodo l'immigrazione degli ebrei in Palestina si intensificò enormemente, alimentata soprattutto dalle centinaia di migliaia di ebrei che fuggivano precipitosamente dall'Europa orientale a seguito della rivoluzione d'Ottobre e della guerra civile russa. Se fino a quel momento la comunità ebraica in Palestina era cresciuta assai lentamente (gli ebrei a Gerusalemme erano 17 mila nel 1880, 25 mila nel 1890, 35 mila nel 1900, 45 mila nel 1910), ora gli insediamenti sionisti iniziavano ora ad aumentare enormemente. Ebrei e arabi, che fino ad allora avevano convissuto pacificamente, iniziavano a diventare più sospettosi e ostili. Disordini si verificarono nel 1920, 1921, 1929 e dal 1936 al 1939, anno in cui l'Inghilterra assicurò agli arabi la sospensione dell'immigrazione ebraica e l'indipendenza della Palestina entro dieci anni.
Lo scoppio della seconda guerra mondiale e il succedersi degli eventi ad essa connessi fecero sorgere all'interno della comunità ebraica due opposte correnti: una sostenitrice degli Alleati e una di resistenza armata contro la decisione del governo mandatario di chiudere le frontiere palestinesi ai profughi superstiti della persecuzione nazista (i milioni di vittime della Shoah creeranno tra l'altro di lì a poco un elemento di "pressione" morale sull'Onu).
Al termine della guerra, l'intensificarsi del terrorismo ebraico contro il governo britannico e l'incapacità della Gran Bretagna di assicurare la pace nei territori palestinesi, condussero alla decisione dell'assemblea dell'Onu (29 novembre 1947) di spartire la Palestina in uno stato ebraico e in uno stato arabo e di internazionalizzare per dieci anni Gerusalemme, ponendola sotto il controllo delle Nazioni Unite. La risoluzione fu accettata dagli ebrei, ma respinta dai palestinesi sotto la forte pressione dei Paesi arabi (il 17 dicembre successivo la Lega araba dichiarò che si sarebbe opposta con la forza alla spartizione). Seguirono mesi di guerriglia tra forze irregolari arabe ed ebraiche. Il governo britannico decise di ritirare le proprie truppe; il mandato britannico sulla Palestina terminò ufficialmente il 15 maggio1948. Il giorno precedente un governo provvisorio ebraico capeggiato da Ben Gurion aveva proclamato lo Stato d'Israele.
Seguì la guerra dell'indipendenza che terminò nel 1949 con i trattati d'armistizio di Rodi (febbraio-luglio 1949).
Il governo d'Israele fu tenuto da una serie di coalizioni di centro-sinistra dirette da Ben Gurion, leader del partito laburista.
Anni '50: Tra accordi e conflitti si intensifica il rapporto Occidente-Medio Oriente
Negli anni Cinquanta si assistette ad un graduale avvicinamento di Israele agli Stati Uniti, causato principalmente dalla politica antisionista ed antisemita adottata da Stalin negli ultimi mesi del proprio regime; ciò portò alla rottura delle relazioni diplomatiche fra Unione Sovietica e Israele e al miglioramento dei rapporti tra Urss e i paesi arabi.
Il 23 gennaio 1950, in contrasto con le risoluzioni delle Nazioni Unite, Israele trasferì la propria capitale da Tel Aviv alla parte est di Gerusalemme.
Nel 1956, la nazionalizzazione del canale di Suez da parte del presidente egiziano Gamal Abdel Nasser e, più in generale, la politica panaraba intrapresa (una politica, cioè, che perseguiva l'unità del mondo arabo e che mirava alla rinascita della grandezza araba contro la supremazia occidentale) diedero luogo ad una crisi che sfociò nella guerra del Sinai, che vide contrapposte Francia, Inghilterra e Israele da una parte ed Egitto dall'altra. Il conflitto terminò con la vittoria militare israeliana, ma in realtà favorì il trionfo politico di Nasser e non apportò risultati duraturi per Israele.
Anni '60: La guerra dei sei giorni e l'occupazione dei territori
Le lotte politiche al suo interno, infatti, si susseguirono e raggiunsero una tale durezza da indurre, nel 1963, Ben Gurion alle dimissioni. Il nuovo primo ministro, Levi Eshkol, continuò come aveva fatto il suo predecessore, a sviluppare con successo rapporti con Stati Uniti, Europa occidentale e Terzo Mondo, ma dovette anche affrontare gravi problemi sia di politica interna che di sicurezza militare per l'intensificarsi delle incursioni e delle azioni di guerriglia delle forze arabe.
Nel 1967, la politica panaraba di Nasser giunse ad un nuovo apice: chiese il ritiro delle forze di sicurezza dell'Onu poste a presidiare il confine del Sinai, proclamò la chiusura del Golfo di Aqaba alle navi israeliane (di fondamentale importanza per gli approvvigionamenti di Israele) e siglò un patto militare con la Giordania. La reazione non tardò. Israele sferrò, nel giugno del medesimo anno, un attacco aereo simultaneo contro le forze arabe e diede inizio ad un conflitto che durò poche ore (guerra dei sei giorni) e che si concluse con una sbalorditiva vittoria militare. Le forze israeliane occuparono Gerusalemme est, la Cisgiordania, la striscia di Gaza e le alture del Golan. Circa trecentoventimila profughi palestinesi fuggirono dai territori occupati riversandosi in Egitto, in Giordania e in Siria.
Anni '70: Verso l'accordo di Camp David
Nei primi anni Settanta la rivendicazione dei profughi palestinesi residenti nei Paesi arabi (circa due milioni e mezzo in totale) di aver riconosciuto uno Stato nazionale otteneva consensi anche nei Paesi occidentali. Israele si trovava così sempre più isolato sul piano diplomatico internazionale. La guerra dello Yom Kippur (ottobre 1973) inoltre evidenziò la debolezza politica ed economica dei tre milioni di israeliani di fronte alla coalizione araba, resa ancor più forte dall'appoggio sovietico e dalle ricchezze petrolifere utilizzate come arma di ricatto con i sostenitori occidentali di Israele. La crisi toccò particolarmente il Partito laburista che dovette sempre più appoggiarsi alle frazioni conservatrici. Il nuovo governo Rabin, tuttavia, riuscì a raggiungere importanti obiettivi sia in politica estera (accordo con l'Egitto) che in politica interna (potenziamento capacità militare e riforme finanziarie). Ciononostante, a causa dei dissensi interni alla coalizione, nel dicembre 1976 Rabin si dimise e convocò nuove elezioni.
Nel maggio 1977 il Partito laburista perse la maggioranza che deteneva da quasi trent'anni; salì al potere una coalizione di centro-destra guidata dal Partito Likud il cui leader Menahem Begin divenne primo ministro. Fautore di una politica intransigente verso il mondo arabo, appoggiò e favorì l'insediamento di coloni israeliani nella Cisgiordania occupata. Nel novembre 1977 il presidente egiziano Anwar Sadat compì un gesto sensazionale recandosi in visita a Gerusalemme dove ebbe un colloquio con Begin e tenne un discorso alla Knesset. Il mese successivo lo stesso primo ministro israeliano ricambiò la visita recandosi in Egitto.
Ma il sostanziale fallimento di queste visite creò la base per un accordo che portò gli Stati Uniti al centro del processo di pace. Dopo otto mesi di intensa diplomazia Begin, Sadat e il presidente americano Jimmy Carter si incontrarono, nel settembre 1978, a Camp David siglando un accordo diviso in due parti: nella prima si stabilivano le basi per un trattato di pace fra Israele e ciascuno dei suoi vicini; nella seconda parte, solamente fra Egitto e Israele. Ma solo questo secondo punto fu sottoscritto, a Washington, nel marzo 1979. Mediante tale accordo l'Egitto ottenne la restituzione del Sinai, mentre l'anno seguente vennero ristabilite le relazioni diplomatiche tra i due Paesi. Il mondo arabo, tuttavia, fu in tal modo spaccato e la questione palestinese rimase irrisolta e ancor più complessa.
Anni '80: L'invasione del Libano e la nascita dell'Intifada
Nei primi anni Ottanta entrò in scena un piccolo stato fino ad allora rimasto ai margini del conflitto arabo-israeliano, il Libano. Scosso all'interno dagli attriti delle diverse fazioni religiose, era anche sede, dopo che furono espulsi nel "settembre nero" (1970) dalla Giordania, della leadership dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) e di molti suoi militanti. Dal Libano l'Olp compì, con una intensificazione sempre maggiore a partire dal 1981, bombardamenti e raid che minacciavano gli insediamenti israeliani del Nord. Israele rispose nel giugno 1982 con l'invasione del Libano, avanzando fin verso la stessa Beirut per cacciare le basi dell'Olp. Venne inviata una forza multinazionale di pace da parte di Stati Uniti, Francia, Italia e Gran Bretagna che ha consentito l'evacuazione (verso la Tunisia) dei combattenti dell'Olp, ma che non ha consentito di riportare la calma nel paese. La forza venne ritirata nel 1984.
A partire dalla fine del 1987 i palestinesi dei territori occupati diedero vita ad una lunga e diffusa rivolta (Intifada) contro Israele, che reagì con una dura repressione. L'Olp, che sosteneva tale rivolta nata comunque spontaneamente, abbandonò il suo ruolo di aperta lotta armata contro Israele e nel dicembre 1988 il suo presidente, Yasser Arafat, annunciò uno storico cambiamento nella politica dell'Organizzazione che abbandonava la strategia del terrorismo.
Anni '90: Arafat e Rabin si stringono la mano
Il 18 gennaio 1991, ventiquattr'ore dopo l'inizio della Guerra del Golfo, missili Scud lanciati da una postazione al confine iracheno-giordano colpivano i sobborghi di Tel Aviv. Fu un attacco a sorpresa contro una popolazione inerme ed estranea alle ragioni del conflitto. I calcoli di Saddam Hussein di porsi come il difensore della causa araba - e palestinese in particolare - e di mettere in difficoltà la coalizione antiirachena, non portarono i risultati sperati. George Bush, infatti, si era premunito facendo accettare al primo ministro israeliano Shamir l'impegno a non scatenare rappresaglie.
Il 20 agosto 1993 rappresentanti di Israele e dell'Olp si incontrano ad Oslo per un accordo di pace. Rispettivamente il 9 ed il 10 settembre successivi Yasser Arafat e il primo ministro israeliano Yitzhak Rabin si scambiano lettere di mutuo riconoscimento. Nella sua lettera a Rabin, Arafat riconosce "il diritto dello Stato di Israele ad esistere in pace e sicurezza" e rinuncia all'"uso del terrorismo e della violenza". Nella sua lettera, Rabin riconosce l'Olp come "rappresentante del popolo palestinese". Il 13 settembre a Washington ha luogo la famosa stretta di mano tra Arafat e Rabin i quali firmano una Dichiarazione dei principi alla presenza del presidente statunitense Bill Clinton.
Il 4 maggio 1994 Israele e l'Olp siglano un accordo riguardante la striscia di Gaza e l'area di Gerico. Il 1° luglio Arafat torna in Palestina; arriva a Gaza il 12 dello stesso mese e qui stabilisce il proprio quartier generale, accolto e acclamato da decine di migliaia di palestinesi. Il 26 ottobre un Trattato di Pace viene siglato anche da Israele e Giordania.
Il 4 novembre 1995, Yitzhak Rabin - al quale l'anno precedente era stato consegnato il premio Nobel per la pace insieme a Yasser Arafat e al ministro degli Affari esteri di Israele Shimon Peres - viene assassinato a Tel Aviv da un estremista israeliano.
Il 30 maggio 1996 viene eletto primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu e viene formato un governo di destra. Per decisione di tale governo il 24 settembre si inizia ad aprire un tunnel sotto la Città Vecchia in Gerusalemme Est. Seguono scontri nella città e nei territori occupati tra polizia e civili palestinesi da una parte e esercito israeliano dall'altra. Il 28 settembre il Consiglio di Sicurezza dell'Onu adotta una risoluzione per la cessazione dell'apertura del tunnel.
Il 23 ottobre 1998, alla presenza di Bill Clinton e del re Hussein, Arafat e Netanyahu siglano l'accordo di Wye River attraverso il quale si impegnano ad adempiere agli accordi precedenti. Sulla stessa linea si pone l'accordo di Sharm el-Sheikh del 5 settembre 1999.
Nei primi mesi del 1999, il primo ministro Netanyahu viene indagato per illeciti finanziari. L'inchiesta, dalla quale comunque uscirà assolto, provoca la crisi del governo e lo costringe a presentare le proprie dimissioni. Vengono indette le elezioni anticipate che, tenute il 17 maggio dello stesso anno, vengono vinte dal laburista Ehud Barak che, con il 56 per cento dei consensi, viene eletto primo ministro di Israele.
2000: l'Intifada di al-Aqsa
L'11 luglio 2000 ha luogo una conferenza a Camp David che però non sembra portare a risultati soddisfacenti per il processo di pace. La situazione si aggrava enormemente a partire dalla fine del settembre successivo: il 28 il presidente del Likud Ariel Sharon (che verrà poi eletto primo ministro d'Israele nel febbraio 2001) si reca in visita alla Spianata delle Moschee, un'azione provocatoria tendente a ribadire la sovranità israeliana sulla zona. Ne segue la cosiddetta "Intifada di al-Aqsa" che alla metà del maggio 2001 fa registrare, quali vittime degli scontri fra palestinesi e milizie israeliane, più di 500 morti, per massima parte arabi.
The Balfour Declaration
November 2, 1917
Foreign Office
November 2nd, 1917
Dear Lord Rothschild,
I have much pleasure in conveying to you, on behalf of His Majesty's Government, the following declaration of sympathy with Jewish Zionist aspirations which has been submitted to, and approved by, the Cabinet.
"His Majesty's Government view with favour the establishment in Palestine of a national home for the Jewish people, and will use their best endeavours to facilitate the achievement of this object, it being clearly understood that nothing shall be done which may prejudice the civil and religious rights of existing non-Jewish communities in Palestine, or the rights and political status enjoyed by Jews in any other country."
I should be grateful if you would bring this declaration to the knowledge of the Zionist Federation.
Yours sincerely,
Arthur James Balfour
La Dichiarazione di Balfour
2 novembre 1917
Ufficio degli Esteri
2 novembre 1917
Egregio Lord Rothschild,
ho il piacere di comunicarvi, a nome del Governo di Sua Maestà, la seguente dichiarazione di simpatia per le aspirazioni sioniste ebraiche che è stata presentata ed approvata dal Governo.
"Il Governo di Sua Maestà guarda con favore la costituzione in Palestina d'un focolare nazionale per il popolo ebraico e applicherà tutti i suoi sforzi per facilitare il raggiungimento di questo obiettivo, essendo stato assodato chiaramente che non sarà fatto niente che possa pregiudicare i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche esistenti in Palestina, o i diritti e lo statuto politico goduti dagli ebrei in qualunque altro paese".
Vi sarei riconoscente se portaste questa dichiarazione alla conoscenza della Federazione Sionista.
Sinceramente vostro,
Arthur James Balfour

mi son sempre chiesto perchè e cos è la questione palestinese,e mi son documentato.i palestinesi della striscia di gaza e dei territori cosidetti occupati dagli israeliani reclamano indipendenza e che israele lasci i territori occupati.ma i territori non sono occupati ilegalmente ma legalmente dagli israeliani,dalla guerre succedutesi dal 1948 fino all'ultima quella del 1967 gli stati mediorientali anno cercato di distruggere israele che si e ben difesa conquistando ed estendendo i suoi confini a quelli attuali,gaza una volta era egiziana e se l'egitto non avesse attacato israele non avrebbe perso la striscia di gaza cosi vale per i territori confinanti ad ovest con israele erano della giordania che li ha persi nel tentativo di distruggere con varie guerre israele,ed adesso quel terrorista di arafat coi suoi scagnozzi pretende uno stato la palestina che esiste solo nella sua mente malata di terrorista pensionato.i territori cossidetti occupati devono essere annessi ad israele e se i cosidetti palestinesi che altro non sono che ex cittadini giordani ho vendono le loro case e se ne vanno in giordania,oppure diventino cittadini israeliani con tutti i diritti e doveri che ogni democrazia compresa quella israeliana da hai propi cittadini,pensate che sia impossibile che gli ex giordani che oggi si spaccino per palestinesi possono vivere normalmente come cittadini israeliani?be se pensate che sia impossibile sbagliate perchè il 20% dei cittadini israeliani erano giordani che una volta vitosi le loro citta inglobate ad israele anno preso cittadinanza israeliana e tuttora vivono tranquillamente vivendo una vita onesta come tutti gli israeliani.e per questo che la palestina non ha diritto di esistere secondo me ovviamente,perchè sono territori persi col l'ultima guerra tra arabi e israeliani disputatosi nel lontano 1967,non vi siete mai chiesti perchè l'egitto non ha richiesto la striscia di gaza in dietro dagli israeliani visto che era un suo territorio e la giordania perchè non anno fatto altrettanto,semplice perchè dopo la guerra del 1967 anno rinunciato hai territori preduti,per questo non sussiste la questione palestinese dal mio punto di vista,se vogliono restare che restino come cittadini israeliani e la cosa e possibile altrimenti pseudo palestinesi del ultima ora AVETE SOLO DA SLOGGIARE.ciao by davide.priolo.

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