La guerra di Spagna

Materie:Riassunto
Categoria:Storia

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Testo

La solidarietà fra l’Italia e la Germania si concretò in seguito un accordo per il comune intervento dei 2 paesi nella guerra civile spagnola.
La Spagna all’inizio del ‘900 aveva condizioni sociali ed economiche molto arretrate. Il regno era dominato, da una parte, da forti tensioni dei braccianti e dei contadini poveri e, dall’altra, dalle ricche casate nobiliari proprietarie terriere.
L’unica regione industrializzata era la Catalogna.
Dopo la crisi che gli Stati Uniti avevano inflitto alla Spagna, nel 1898, sorse nel paese una generazione d’intellettuali impegnati in un’opera di rinnovamento culturale e politico, e si rafforzarono repubblicani e socialisti.
Con l’appoggio del re Alfonso XIII (13°) le caste dirigenti bloccarono per poco ogni sviluppo democratico, imponendo la dittatura del generale Miguel Primo de Rivera. Ma il re fu costretto a congedarlo; il successo delle sinistre nelle elezioni amministrative del 1931 indusse Alfonso XIII ad abbandonare la Spagna.
Nella repubblica prevalsero i partiti politici progressisti, che attuarono una serie di riforme, rivolte ad ammodernare il paese e ad eliminare le più clamorose, ingiustizie sociali. Nelle elezioni politiche del novembre 1933 le destre ripresero il sopravvento, e, ottenuto il governo, abrogarono le riforme attuate e instaurarono un regime autoritario.
La politica attuata dalle destre nel biennio negro 1934-35 spinse tutte le sinistre ad unirsi in un Fronte popolare nelle elezioni politiche del febbraio 1936.
E il Fronte ottenne una netta vittoria, che permise ai progressisti di riprendere le redini del governo.
Dopo la vittoria, il Fronte si dimostrò fragile: mentre i democratici borghesi, i socialisti moderati e i comunisti puntavano su un’azione graduale di riforma, le masse contadine e operate occupavano terre e fabbriche.
Questi eccessi dovevano servire a trasformare la vittoria del Fronte in una rivoluzione sociale; in realtà contribuirono a rompere l’unità delle sinistre e rafforzarono la volontà di rivincita delle destre: il movimento politico parafascista fondato nel 1933, dal figlio di Miguel de Rivera, rispose al terrore rosso col terrore nero delle sue bande armate.
Il blocco delle forze reazionarie trovò un caudillo (capo militare che assume il potere assoluto) nel generale Francisco Franco. Egli fra il 17 e il 19 luglio 1936 riuscì a portare parte dell’esercito sulla via della ribellione contro il governo regolare democratico, sbarcò con le sue truppe in Spagna e diede così inizio alla Guerra Civile.
Francia e Inghilterra proclamarono il principio del non intervento, cui aderirono anche Germania e Italia. Ma Hitler e Mussolini stipularono in quei mesi gli accordi noti sotto il nome di Asse Roma – Berlino, che li impegnavano a sostenere con tutti i mezzi Franco e il falangismo spagnolo.
Il loro consistette nell’invio di aiuti in uomini, armi e materiali a Franco e ai suoi seguaci.
Era impossibile che il popolo spagnolo e i volontari antifascisti riuscissero a resistere contro i nemici, appoggiati da Germania e Italia.
Gli anarchici rifiutavano ogni tipo di gerarchia e contavano solo sull’autodisciplina.
Il Partito Comunista intendeva eliminare i poteri locali e gli esperimenti di socializzazione nelle fabbriche e nelle campagne considerandoli fonti di disordine.
Gli anarchici volevano che la guerra avesse finalità rivoluzionarie e ritenevano che gli esiti politici potessero essere condizionati.
Questo dissenso indebolì il fronte antifranchista: a Barcellona gli anarco–sindacalisti si opposero con le armi al tentativo condotto nel maggio del 1937 dalle truppe governative regolari, guidate dai comunisti.
Negli anni seguenti il governo repubblicano, sempre più dominato dai comunisti, procedette a un’eliminazione delle autonomie locali, e fece giudicare e condannare i dirigenti anarchici responsabili dei fatti di Barcellona. Il Partito Operaio di Unità Marxista (POUM), d’ispirazione anarchica, fu sciolto, e i suoi membri vennero arrestati ed eliminati con la “colpa” d’avere militato fra i combattenti del POUM.
L’inesperienza militare, l’intervento di truppe e di aerei italiani e tedeschi in favore dei “nazionali” fecero in modo che le zone di resistenza, del governo repubblicano finissero una dopo l’altra, fino a quando, nell’aprile 1939, Franco s’impadronì di Madrid e instaurò la propria dittatura su tutto il paese.
Il caudillo impose alla Spagna un regime reazionario tradizionale anziché fascista.
Egli seppe mantenere la Spagna estranea alla seconda Guerra Mondiale, che fu la voragine in cui precipitarono nazismo e fascismo.
La dittatura durò fino alla sua morte.

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