La formazione dei Fori imperiali

Materie:Appunti
Categoria:Storia

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Testo

La formazione dei Fori imperiali
Dopo il foro di Giulio Cesare – costruito tra il 54 e il 46 a.C., essendo il foro romano divenuto insufficiente per le necessità della città – in età imperiale furono creati quelli di Augusto, Vespasiano, Nerva e Traiano: l’insieme dei cinque fori, tutti composti da una piazza porticata con tempio sullo sfondo, costituisce uno dei più vasti complessi monumentali dell’antica Roma. La storia e la descrizione dell’area, esplorata dagli archeologi a partire dall’inizio del XIX secolo e notevolmente modificata dalla costruzione di Via dei Fori Imperiali in epoca fascista, sono il tema del brano della Guida Rossa Roma del Touring Club Italiano.
Sul finire dell’età repubblicana, divenuto il Foro Romano insufficiente allo svolgimento della vita pubblica, fu avvertita l’esigenza di acquisire nuovi spazi. L’esempio di Giulio Cesare, che dette inizio all’espansione creando (54-46 a.C.) il foro che da lui prese nome in una zona occupata da abitazioni private, fu seguito da Augusto (31-32 a.C.), da Vespasiano (71-75 d.C.), da Nerva (98) e da Traiano (107-113); sorse così uno dei più estesi (circa 600 x 200 metri) complessi monumentali dell’antica Roma, nel quale i cinque fori riproducevano sostanzialmente lo stesso schema della piazza porticata con tempio sullo sfondo.
Dopo l’abbandono e la decadenza medievale (l’ostruzione della “Cloaca Maxima” causò l’impaludamento di parte della zona), attorno al 1540 Paolo III isolò la Colonna Traiana, mentre la bonifica dell’area “dei Pantani”, con la conseguente risistemazione della viabilità, fu intrapresa nel 1566-70 dal cardinale Michele Bonelli; l’urbanizzazione che seguì occultò quasi completamente l’antico complesso, nel quale continuarono a essere eseguiti scavi sporadici per il recupero di materiali. La prima campagna con finalità scientifiche si ebbe con l’amministrazione francese nel 1812-14 quando, su progetto di Giuseppe Valadier e Pietro Bianchi, fu messa in luce parte della “basilica Ulpia”, mentre alla Restaurazione risale la parziale liberazione dell’esedra dei mercati di Traiano (1828); nel 1857 venne redatto un progetto che prefigurava in qualche modo l’attuale sistemazione, con un collegamento diretto tra via del Corso e il Colosseo e la zona di San Giovanni.
Pur avendo già piani regolatori del 1873, 1883 e 1909 previsto pesanti interventi nella zona per collegare via Cavour sia con via di San Teodoro sia con piazza Venezia, solo con la variante generale del 1925-26 si giunse a proporre la demolizione dell’intera zona tra il Colosseo e piazza Venezia; i lavori, iniziati nell’agosto 1931, procedettero con incredibile velocità – e senza tenere in conto le esigenze scientifiche di documentazione e stratigrafia – in vista dell’inaugurazione, che fu solo parziale, per il decennale della marcia su Roma, e l’intera via venne aperta il 21 aprile 1933 (il proseguimento verso il Circo Massimo, che ricalcava la “via Triumphalis”, è di sei mesi posteriore). Le conseguenze per il patrimonio storico, artistico, architettonico e ambientale furono gravissime: a parte il sacrificio di chiese e palazzi, i monumenti superstiti rimasero completamente avulsi dal contesto originario (gli edifici che affacciano sul Foro mostrano alla via la parte posteriore), il taglio della Velia (la propaggine del Palatino retrostante alla basilica di Massenzio) provocò danni irreparabili al sottosuolo archeologico alterando l’aspetto oro-topografico antico, senza contare che le aree classiche effettivamente recuperate furono piuttosto limitate. Rimasto fortunatamente senza esito il concorso per il palazzo del Littorio, previsto di fronte alla basilica di Massenzio, nel 1934 vennero attuate ulteriori demolizioni allo sbocco di via Cavour.
Al 1981 data la proposta, accompagnata da vivaci polemiche, di riprendere e ampliare lo scavo dei Fori: nel 1988-90 sono stati eseguiti saggi nell’area di quello di Nerva, divenuti dal 1995 vere e proprie campagne di scavo che hanno cancellato via della Salara Vecchia; sperimentata più volte la chiusura domenicale della via, non è del tutto tramontata l’idea di un’abolizione totale o parziale della stessa – divenuta però un tracciato di collegamento difficilmente sostituibile – a vantaggio della tanto auspicata istituzione del parco dell’Appia, anche se è stata avanzata l’ipotesi di riavvicinare i Fori Imperiali al Foro Romano tramite un passaggio sotto lo stesso rettifilo del ventennio.

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