Irlanda del Nord

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Testo

LE RADICI STORICHE DEL CONFLITTO NEL NORD DELL'IRLANDA.
Prima parte

Storia d'Irlanda in breve: dall'antichità al 1916.

1) La conquista inglese dell'Irlanda.
L'Irlanda è stata la prima colonia dell'Inghilterra, invasa, nel 1169, prima ancora del Galles e della Scozia. Ma a causa della resistenza indigena gli invasori si trovarono ridotti, dal XIV secolo, a controllare un piccolissimo tratto della costa orientale del paese, intorno a Dublino, e alcune città.
Con la Riforma protestante di Enrico VIII (1534) l'Inghilterra si strutturò come Stato-nazione moderno, e diresse di nuovo contro l'Irlanda il proprio espansionismo, soprattutto ad opera della regina Elisabetta I (1558-1603), i cui eserciti riuscirono per la prima volta a prendere il controllo dell'intera isola (1603). Ad eccezione della zona di Dublino, già amministrata dagli Inglesi, la società irlandese era a quell'epoca una società tribale celtica, divisa in molti regni locali, di lingua gaelica, di religione cattolica. L'espansionismo militare inglese si avvantaggiò del frazionamento irlandese, ma visto che ciò non bastava ad assicurare il controllo del territorio, e volendosi presentare queste guerre all'opinione pubblica interna come crociata contro il Cattolicesimo e il (preteso) dominio papale, invece che come pura conquista coloniale, dalla fine del Cinquecento si curò di spossessare gli indigeni delle loro terre, rafforzando le conquiste militari con il trasporto di coloni protestanti inglesi e scozzesi che divenivano proprietari al posto degli abitanti irlandesi originari. Ma solo nell'Ulster, la più settentrionale delle quattro regioni storiche in cui è divisa l'Irlanda, la Plantation ad opera di coloni protestanti in maggioranza scozzesi, intrapresa da re Giacomo I nel 1610, ebbe effetti permanenti. Lo scontro tra le ribellioni dei "selvaggi Irlandesi" e le armate britanniche continuò per un altro secolo: sono ancora ricordate le campagne militari inglesi di sterminio guidate da Oliver Cromwell (1649-1652). Solo dal 1690-1692, con le battaglie del fiume Boyne e di Aughrim, gli Inglesi, nominalmente guidati dal loro nuovo Re protestante, Guglielmo d'Orange, ottennero un controllo incontrastato dell'Irlanda.
Le condizioni del dominio vennero rafforzate con le Leggi Penali, che proibivano di fatto l'esercizio della religione cattolica e l'uso della lingua gaelica irlandese, impedendo ai Cattolici/Gaeli di avere qualsiasi proprietà, a beneficio dei nuovi coloni protestanti di lingua inglese. Si toglieva loro anche qualsiasi diritto umano, civile, e politico: un Parlamento irlandese, dipendente dalla Corona d'Inghilterra, sarebbe stato eletto solo dai ricchi coloni protestanti di lingua inglese. Per 'Protestanti' si intendevano solo i membri della Chiesa anglicana, fedeli alla Corona: mentre i Calvinisti, Puritani o Presbiteriani, chiamati 'Dissidenti' (Dissenters), molto numerosi tra i coloni nel Nord dell'Irlanda, avevano i diritti civili e quello di proprietà, ma erano esclusi dal godimento dei diritti politici. La maggior parte degli aristocratici irlandesi dovette fuggire all'estero, in Francia, in Spagna, in Italia, ma la resistenza della popolazione contadina indigena continuò con azioni di guerriglia organizzate da società segrete irlandesi contro i nuovi proprietari terrieri conquistatori. Solo a partire dal 1778, per l'influsso della Rivoluzione americana, le parti più feroci delle Leggi Penali cominciarono a venire abrogate; nel 1793 venne persino reso il diritto di voto (ma non di candidarsi) ai Cattolici abbienti.

2) Nascita del Movimento Repubblicano Irlandese e Act of Union.
Sull'onda della Rivoluzione americana (1775-1783) e di quella francese (1789), delle Dichiarazioni dei diritti dell'uomo e del cittadino, propagandate nel mondo di lingua inglese dagli scritti di Tom Paine, in Irlanda una parte dei coloni angloscozzesi protestanti, soprattutto i Dissidenti (discriminati pesantemente fino al 1782), particolarmente numerosi nel Nord dell'isola, riconsiderarono completamente le relazioni con la madrepatria britannica, e decisero che, forse, dovevano allearsi con gli abitanti originari di lingua gaelica e di religione cattolica per creare una Irlanda repubblicana, completamente indipendente dall'Inghilterra. Nacque così, nell'Ottobre 1791, a Dublino e a Belfast, il movimento degli Irlandesi Uniti (United Irishmen). Loro leader fu Theobald Wolfe Tone (1763-1798), vero fondatore del Repubblicanesimo irlandese, che definì così gli scopi del movimento: "unire l'intero popolo d'Irlanda per spezzare il legame con l'Inghilterra, continua fonte di tutti i nostri mali politici, sostituendo il comune nome di Irlandesi alla denominazione religiosa di Protestanti, Cattolici e Dissidenti". Nel 1794 il movimento, proscritto dalle autorità inglesi, dovette entrare in clandestinità, stringendo accordi con la Francia rivoluzionaria, e preparando l'insurrezione di tutta l'Irlanda contro la dominazione inglese.
L'amministrazione britannica reagì con due abili mosse: nel 1795 venne creato l'Ordine paramassonico di Orange (dal nome del casato di Guglielmo III, il vincitore degli Irlandesi sul Boyne), aperto a tutti i Protestanti (e dal 1834 anche a tutti i Dissidenti), di qualunque posizione sociale, purché giurassero di combattere il "Papismo" e di sostenere la Corona britannica; nel 1800 si riuscì ad ottenere, tramite il pagamento di grandi somme per corromperli, che la maggioranza dei nobili protestanti che costituivano il Parlamento d'Irlanda accettassero l'abolizione della loro autonomia e l'unione completa con l'Inghilterra (Act of Union). Gli Irlandesi Uniti, sostenuti da insufficienti spedizioni navali francesi, scatenarono tre grandi insurrezioni, nel 1796, nel 1798 ("L'anno della Libertà"), nel 1803; la più formidabile fu la seconda, domata dagli Inglesi al prezzo di più di cinquantamila morti, tra i quali quasi tutta la dirigenza del Movimento Repubblicano. Irlandesi di lingua Gaelica e Irlandesi di lingua Inglese, Irlandesi di religione cattolica e Irlandesi anglicani e dissidenti avevano combattuto, insieme, contro le giubbe rosse inglesi, pur venendo sconfitti: era nata l'Irlanda moderna.


3) L'Emancipazione Cattolica, la Grande Carestia, i Feniani.
Nei due decenni successivi, la rivoluzione industriale e la vittoria britannica su Napoleone avevano cominciato a cambiare la struttura sociale dell'Irlanda (e ancor più dell'Inghilterra): anche ai Liberali inglesi (i Whigs) l'esclusione dai diritti politici dei sudditi cattolici dell'Impero Britannico, che in Irlanda costituivano la maggioranza della popolazione, cominciava a sembrare ingiusta.
L'agitatore irlandese Daniel O'Connell (1773-1847) divenne l'alfiere della causa della 'emancipazione cattolica' in Irlanda ed in Inghilterra, mobilitando grandi folle di Irlandesi: questa agitazione portò nel 1829 al riconoscimento completo dei diritti politici attivi e passivi dei Cattolici del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, pur se subordinati agli allora correnti requisiti di status e di censo. A quel punto, creando con questo il liberalismo cattolico, O'Connell cominciò a richiedere l'autonomia dell'Irlanda in base al principio di sussidiarietà, propugnando il rifiuto (Repeal) dell'unione con l'Inghilterra, sempre con mezzi costituzionali e legali, organizzando enormi adunate di protesta (Monster Meetings). Nel frattempo continuava la resistenza agraria illegale degli Irlandesi contro i proprietari terrieri, di lingua inglese e protestanti (solo il 7% delle terre dell'Irlanda era a questo punto proprietà degli originari abitanti cattolici); e nella città industriale di Belfast, nel Nord, trenta anni di attività delle logge dell'Orange Order tra la popolazione anglofona anglicana e dissidente (=calvinista) ebbero i primi risultati, con ripetuti assalti fisici contro gli Irlandesi di confessione cattolica: queste forme violente e clandestine di conflitto sociale fornirono all'amministrazione britannica il pretesto per proibire le manifestazioni legali e pacifiche del Repeal Movement di O'Connell.
Proprio allora (1845/1846) un terribile fungo parassita distrusse le coltivazioni di patate in tutta Europa: ma in Irlanda la patata era l'elemento principale della dieta degli otto milioni e mezzo di abitanti. La spaventosa carestia risultatane (Potato Famine) sembrò distruggere efficacemente l'intera nazione irlandese: in cinque anni tra un milione e un milione mezzo di abitanti morirono, mentre nel giro di trent'anni altri tre milioni furono costretti ad emigrare negli Stati Uniti d'America o in Gran Bretagna. Fino al 1845 più della metà della popolazione irlandese parlava come prima lingua il Gaelico: di colpo, nel giro di pochi decenni, l'Inglese divenne lingua assolutamente maggioritaria. Non ci furono soccorsi da parte dello Stato britannico, con la scusa di un rigido liberismo: mentre decine di migliaia di Irlandesi morivano di fame tutti i prodotti agricoli dell'isola continuarono ad essere esportati in Inghilterra a prezzi inaccessibili agli affamati. Per la maggioranza degli Irlandesi questo comportamento fu la dimostrazione dell'odio genocida dei conquistatori, gli Inglesi e i loro agenti, i proprietari terrieri protestanti, contro gli Irlandesi conquistati.
Di fronte a questa catastrofe nazionale molti giovani membri del movimento di O'Connell si volsero alla tradizione rivoluzionaria del Repubblicanesimo irlandese di quarant'anni prima, e alla realtà vivente delle società segrete contadine che conducevano la lotta contro i proprietari terrieri (Landlords) e la polizia britannica loro alleata. Venne fondato il gruppo della Giovane Irlanda (Young Ireland), che nel 1848 tentò una nuova (e sfortunata) insurrezione contro l'Inghilterra.
Questa volta l'esilio, le deportazioni e la prigionia non riuscirono a spezzare il filo della resistenza irlandese: nel 1858 tra gli emigrati irlandesi negli Stati Uniti, e subito dopo in patria, venne costruita la Fratellanza Repubblicana Irlandese (Irish Republican Brotherhood, I.R.B.), allo scopo di "spezzare il legame con la Gran Bretagna usando la violenza" ("to break the British connection through the means of physical force"). I membri di questa organizzazione nazionalista rivoluzionaria furono comunemente chiamati Feniani (cioè 'combattenti'). Da allora, con una continuità organizzativa durata fino ad oggi, è esistito il Movimento Repubblicano Irlandese.
Gli esordi insurrezionali non furono felici: nel 1865 e nel 1867 due spedizioni di emigrati irlandesi in America contro il Canada britannico vennero respinte, senza peraltro riuscire a provocare, come sperava l'I.R.B., uno stato di guerra tra gli Stati Uniti e l'Inghilterra (in quella occasione apparve per la prima volta il nome di Irish Republican Army o I.R.A., 'Esercito Repubblicano Irlandese'); e nel 1867 una insurrezione generale in Irlanda venne repressa sul nascere dallo Stato britannico, per via dell'opera di informatori. La Chiesa cattolica irlandese, ormai avviata ad una felice cooperazione con lo Stato inglese (nel 1869 alla Chiesa anglicana d'Irlanda venne tolto lo status di Chiesa di Stato, fino ad allora mantenuta dalle decime di tutti gli Irlandesi, anche se in grande maggioranza cattolici), condannò con parole di fuoco i tentativi dei Repubblicani, cui rimproverava tra l'altro, oltre al 'peccato di ribellione contro le autorità da Dio costituite', il progetto di una Irlanda laica, non confessionale, senza artificiose divisioni tra Cattolici e Protestanti.

4) L'era di Parnell: autonomismo (Home Rule) e lotta per la terra (Land War).
A partire dal 1870 un gruppo di deputati irlandesi eletti al Parlamento britannico coi voti della popolazione cattolica ritornò a propugnare, molto cautamente, un programma nazionalista basato sull'autonomia amministrativa (Home Rule) dell'Irlanda in seno all'Impero Britannico, creando l'Home Rule Party.
Nel 1874 divenne leader del partito Charles Stewart Parnell (1846-1891), gentiluomo di campagna anglicano ma in cuor suo vero indipendentista irlandese, che riuscì ben presto a dare uno slancio tutto diverso al movimento, unendo l'azione costituzionale a quella illegale. Dal 1879 infatti Parnell giunse ad un accordo con la Irish Republican Brotherhood, diretta allora da Michael Davitt (1846-1906) e da John Devoy (1842-1928): il Movimento Repubblicano avrebbe appoggiato gli sforzi del partito costituzionale di Parnell per ottenere l'autonomia irlandese e la riforma agraria. Da quell'anno infatti iniziò la durissima "guerra per la terra" (Land War) dei fittavoli e braccianti irlandesi, fino ad allora senza alcun diritto, contro i proprietari terrieri e le autorità britanniche che li proteggevano: né le leggi repressive speciali (Coercion Acts), né la condanna dei metodi di lotta impiegati dal movimento (il termine e la pratica del 'boicottaggio' nacquero in quella occasione) da parte della gerarchia della Chiesa Cattolica riuscirono ad averne ragione. Parallelamente allo scontro sociale, guidato dalla Lega per la terra di Davitt, il partito dell'Home Rule di Parnell, divenuto ago della bilancia nel Parlamento britannico tra Liberali e Conservatori, praticava l'ostruzionismo ad oltranza per porre all'ordine del giorno l'autogoverno dell'Irlanda e la Riforma agraria.
Di fronte a questo movimento di lotta ben condotto su tutti i livelli il nuovo Governo britannico liberale, diretto da Gladstone, dovette già nel 1881 iniziare una serie di Riforme agrarie (completate nel 1903) che espropriavano gradualmente i grandi proprietari terrieri trasformando fittavoli e braccianti cattolici in piccoli proprietari contadini. Gladstone inserì nel suo programma di governo l'Home Rule, che prevedeva un Parlamento irlandese e l'autogoverno dell'isola per ciò che riguardava gli affari interni. Ma quando nel 1886 il governo Gladstone (sostenuto dal partito di Parnell, determinante dopo una schiacciante vittoria elettorale in Irlanda) portò il progetto dell'Home Rule dinanzi al Parlamento, una parte del suo partito si scisse, dichiarandosi Unionista e alleandosi coi Conservatori, facendo cadere governo e progetto, sostenendo che concedere l'autogoverno all'Irlanda avrebbe distrutto l'Impero Britannico e l'ordine sociale. Nel Nord-Est dell'Irlanda i discendenti dei coloni protestanti, fanatizzati dall'Ordine di Orange, scatenavano pogrom contro la popolazione cattolica: secondo loro l'Home Rule, oltre a determinare la fine della loro pretesa superiorità sociale sui 'selvaggi cattolici irlandesi', sarebbe equivalso al dominio diretto dell'odiato Papa di Roma.
Nel ventennio successivo il succedersi di Governi di Conservatori/Unionisti cancellarono la possibilità dell'Home Rule per l'Irlanda: il partito di Parnell continuò l'agitazione, parlamentare ed extraparlamentare, ma nel 1890 Parnell venne convenientemente messo fuori gioco da un tipico scandalo vittoriano (si scoprì che aveva una amante sposata), e il suo partito si spaccò, col concorso determinante della gerarchia della Chiesa cattolica irlandese, che aveva sempre mal sopportato il laicismo del "protestante Parnell" e dei suoi alleati Repubblicani.

5) La 'rinascita celtica', lo scontro sull'Home Rule e l'armamento di Unionisti e nazionalisti.
Quando nel 1900 il Partito Parlamentare Irlandese (I.P.P.) venne infine ricostituito, esso era divenuto un partito autonomista moderato e perbenista, controllato dalla Chiesa cattolica. La causa indipendentista irlandese, pur mantenuta viva dall'attività clandestina della I.R.B., sembrò essere sostenuta solo da piccoli gruppi 'folkloristici' o puramente culturali, come la Gaelic League (dal 1893) che propugnava il ritorno del Gaelico alla posizione di prima lingua dell'Irlanda, esaltando il passato celtico, e come il Sinn Féin (dal 1905) guidato da Arthur Griffith (1871-1922), che voleva che i parlamentari irlandesi si ritirassero dal Parlamento britannico proclamando un Parlamento indipendente irlandese, e che in Irlanda il popolo creasse, coi metodi della resistenza passiva e contando solo sulle proprie forze, un 'contro-Stato' basato sulla negazione della legittimità del Governo britannico in Irlanda. Al di fuori di questa effervescenza culturale nazionalistica (chiamata 'rinascita celtica', Gaelic Renaissance), sembrò che l'effetto sociale delle riforme agrarie e dell'insediarsi dell'industria moderna anche a Dublino oltre che a Belfast, col formarsi di ceti medi più ampi spesso impiegati nell'amministrazione britannica, stessero per integrare completamente l'Irlanda nel Regno Unito, come era già successo con la Scozia.
Nel 1906 i Liberali inglesi tornarono al potere col Governo di Lord Asquith, e cercando l'appoggio dell'I.P.P. rimisero all'ordine del giorno un Home Rule 'moderato' in senso centralistico. Prevedibile l'opposizione della Camera dei Lord, che poté essere risolta (limitando il suo diritto di veto sulle leggi votate dalla Camera dei Pari) solo nel 1911, dopo un faticoso conflitto costituzionale e nuove elezioni, che resero determinante il sostegno dell'I.P.P. al Governo. Non era prevedibile, invece, la violenza degli Unionisti irlandesi, spalleggiati dai Conservatori inglesi, contro qualsiasi grado di autogoverno per l'Irlanda, che nel giro di pochi anni sembrò portare l'intero Regno Unito sull'orlo della guerra civile.
Infatti gli Unionisti irlandesi dell'Ulster, guidati da Edward Henry Carson (1854-1935) e organizzati dall'Ordine d'Orange, reagirono alla ripresentazione della legge sull'Home Rule con un giuramento solenne "in difesa della fede protestante" (Ulster Covenant, Settembre 1912), firmato da duecentotrentasettemila uomini, in cui si impegnavano a resistere con tutti i mezzi, legali o illegali, ad un eventuale autogoverno dell'Irlanda, creando una forza armata per dimostrare la loro determinazione: la Ulster Volunteer Force (U.V.F., Forza Volontaria dell'Ulster, Gennaio 1913).
Per reazione anche i nazionalisti irlandesi moderati dell' I.P.P. dovettero costituire una milizia (Irish Volunteers, Volontari Irlandesi, Novembre 1913) in cui ebbero però un ruolo preminente i Repubblicani della I.R.B.. Nello stesso Novembre 1913 un grande sciopero operaio a Dublino portò alla costituzione della Irish Citizen Army (I.C.A., Esercito Civico Irlandese), guidato dal socialista rivoluzionario e nazionalista James Connolly (1868-1916).
Mentre l'Home Rule avanzava nel suo iter parlamentare la situazione divenne sempre più tesa: i Conservatori inglesi, spalleggiati dall'aristocrazia e dalla casta degli ufficiali di carriera, appoggiarono apertamente le illegalità degli Unionisti dell'Ulster, che costituirono un Governo Provvisorio (Settembre 1913), e che nell'Aprile 1914, cogliendo di sorpresa la polizia, riuscirono a farsi arrivare a Belfast 40.000 fucili da guerra dalla Germania. La maggioranza degli ufficiali dell'esercito britannico in Irlanda si dichiararono non disponibili a reprimere gli Unionisti. L'intero Regno Unito sembrava scivolare verso la guerra civile. Quando in Luglio a Dublino anche agli Irish Volunteers giunse un carico di armi tedesche i soldati di un reggimento britannico spararono sulla folla uccidendo quattro persone.
Lo scoppio della prima guerra mondiale (29 Luglio 1914) salvò il Regno Unito dalla guerra civile: l'Home Rule per l'Irlanda divenne legge nell'Agosto, ma la sua entrata in vigore venne sospesa a tempo indeterminato, a causa della guerra. Agli Unionisti dell'U.V.F. venne concesso di costituire una propria divisione nell'esercito britannico sul Fronte occidentale; anche i dirigenti nazionalisti moderati dell'I.P.P. incitarono i membri degli Irish Volunteers ad arruolarsi nell'esercito britannico: ne seguì la rottura tra Irish Volunteers e I.P.P..

Seconda parte

Storia d'Irlanda in breve: dalla Rivolta di Pasqua al 1969.

6) Dalla Rivolta di Pasqua (1916) alla Guerra Anglo-Irlandese (1919-1921); la Partizione dell'Irlanda e la Tregua.
Per i Repubblicani irlandesi "la difficoltà dell'Inghilterra è l'opportunità per l'Irlanda", e l'I.R.B. decise di organizzare la rivolta dell'Irlanda contro l'Inghilterra approfittando della guerra mondiale, prendendo contatti con la Germania per ottenere le armi necessarie. L'inutile sacrificio di migliaia di Irlandesi nelle trincee del Fronte occidentale per una guerra che non era la loro e che sembrava interminabile rafforzava la propaganda antibritannica dei Repubblicani. L'I.R.B. costituì un Consiglio segreto per preparare l'insurrezione, di cui facevano parte tra gli altri il vecchio Feniano Tom J. Clarke (1857-1916), il poeta della rinascita gaelica e pedagogo Patrick H. Pearse (1879-1916) e il sindacalista James Connolly.

L'insurrezione scoppiò a Dublino il Lunedì di Pasqua del 1916: vi presero parte i reparti cittadini degli Irish Volunteers e la Irish Citizen Army (con la scusa che un carico di armi tedesche era stato intercettato i moderati nella dirigenza degli Irish Volunteers avevano mandato un contrordine dell'ultimo minuto ai reparti del resto dell'Irlanda). Fu emessa, in Gaelico e in Inglese, la Proclamazione della Repubblica d'Irlanda, sorretta dall'"Esercito d'Irlanda": era di fatto nato l'Esercito Repubblicano Irlandese (I.R.A., Irish Republican Army). Gli insorti (definiti dalla stampa inglese "membri del Sinn Féin", anche se quel piccolo movimento non aveva avuto niente a che fare con la rivolta) resistettero per una settimana prima di venire schiacciati da forze inglesi preponderanti; ci furono più di 500 morti, in maggioranza civili vittime dei bombardamenti dell'artiglieria inglese.
Oltre ai prigionieri che si erano arresi, gli Inglesi arrestarono tutti quelli noti come nazionalisti irlandesi radicali, che avessero o meno partecipato alla rivolta (circa 3.500 persone), e cominciarono a fucilare i leader dell'insurrezione, tra i quali i sette firmatari della Proclamazione della Repubblica. Lo stillicidio delle esecuzioni capitali e la brutalità del Governo britannico fecero mutare l'umore dell'opinione pubblica irlandese, che aveva dapprima considerato la fallimentare rivolta come l'impresa vana di una minoranza di esaltati. Nel giro di qualche mese l'opinione pubblica di tutta l'Irlanda, esclusi solo gli Unionisti, si era stretta intorno ai prigionieri repubblicani: appunto prigionieri dell'I.R.A. e parenti dei fucilati, presentatisi a partire dal Febbraio 1917 come candidati del Sinn Féin in alcune elezioni suppletive, vinsero con una grande maggioranza. Anche la gerarchia della Chiesa cattolica, prendendo atto del vento cambiato, abbandonò i moderati dell'I.P.P. e si schierò contro l'Inghilterra, che minacciava di estendere anche all'Irlanda la coscrizione obbligatoria. Nel frattempo i Repubblicani organizzavano l'I.R.A. nella clandestinità.
Finita la guerra mondiale, alle elezioni generali britanniche del Dicembre 1918 i candidati repubblicani, presentatisi come Sinn Féin, stravinsero in Irlanda: su 104 seggi uninominali i Repubblicani ne conquistarono 73, mentre 9 andavano ai moderati dell'I.P.P. e gli Unionisti ottenevano gli altri 22 seggi (4 dallo speciale collegio universitario del Trinity College di Dublino, gli altri 18 in collegi dell'Irlanda del Nord-Est, dove i Protestanti orangisti erano maggioritari). I deputati del Sinn Féin rifiutarono di sedersi nel Parlamento britannico: riunitisi a Dublino il 21 Gennaio 1919 riconfermarono la validità della Proclamazione della Repubblica del 1916 e si dichiararono Parlamento dell'Irlanda indipendente (Dáil Éireann), eleggendo Presidente della Repubblica il matematico Eamon De Valera (1882-1975, il più alto in grado tra i Volontari della rivolta di Pasqua sopravvissuti alla repressione).
Quello stesso giorno l'I.R.A. cominciò la Guerra d'Indipendenza (1919-1921), una guerra di guerriglia contro la polizia e l'esercito britannici, mentre il nuovo Stato irlandese si organizzava clandestinamente con propri tribunali, proprio sistema di tassazione e proprie assemblee elettive. La conduzione militare della guerra da parte dei Repubblicani si sviluppò su due fronti principali: con la guerriglia urbana che colpiva i centri di comando degli Inglesi, diretta a Dublino con mano ferrea e spettacolarità da Michael Collins (1890-1922), Ministro delle Finanze del Governo irlandese clandestino; e con le grosse operazioni di guerriglia rurale nell'Ovest del paese ad opera delle 'colonne volanti' dell'I.R.A., volte a distruggere unità inglesi e a precludere ad esse il controllo del territorio. Ai colpi inferti dall'I.R.A. le truppe britanniche e i famigerati Black and Tans (assoldati in Gran Bretagna per sostituire i poliziotti irlandesi della Royal Irish Constabulary, 'Régia Polizia Irlandese', che in numero crescente davano le dimissioni) reagivano con le rappresaglie, definite dal Governo inglese 'punizioni ufficiali', che consistevano nell'uccisione di civili irlandesi e nella distruzione delle loro proprietà.
Nel Nord-Est gli Unionisti, riorganizzata la U.V.F., scatenarono operazioni di "pulizia etnica" contro i Cattolici, considerati tutti sostenitori dei Repubblicani, col bilancio di 23.000 profughi nella sola Belfast. In quella zona, quindi, l'I.R.A. si dovette limitare ad operazioni difensive, cercando di organizzare la difesa dei quartieri e dei villaggi nazionalisti contro le scorrerie degli orangisti unionisti e delle forze britanniche ufficiali.Visto che l'unione di tutta l'Irlanda alla Gran Bretagna non era più sostenibile, dapprima gli Unionisti chiesero di separare tutte e nove le contee della regione storica dell'Ulster dal destino del resto dell'isola: era l'area massima su cui potevano contare su una piccola maggioranza (56%). Per la forza della guerriglia credettero più sicuro limitare la loro richiesta a sole sei contee, di cui solo quattro avevano allora una maggioranza unionista (Antrim, Down, Derry e Armagh), mentre le contee rurali di Fermanagh e Tyrone, a maggioranza nazionaliste (56,2% e 55,4%), venivano richieste per fornire un retroterra economico alla zona unionista. Nel Dicembre 1920 il Parlamento britannico staccò le 6 contee dal resto dell'Irlanda: vi si formò col terrore uno Stato basato sulla discriminazione religiosa ("Uno Stato protestante per gente protestante"), che dichiarò la propria indissolubile unione con la Gran Bretagna.
La guerra mondiale era stata propagandisticamente combattuta dalle potenze vincitrici come guerra per la libertà delle piccole nazioni: per l'opinione pubblica inglese la guerriglia in Irlanda e le atrocità della repressione britannica divennero sempre meno sostenibili. Il Governo britannico di Lloyd George propose un cessate il fuoco, e trattative, al Governo clandestino irlandese, e dall'11 Luglio 1921 entrò in vigore la Tregua.

7) Il Trattato del 1921, la Guerra civile (1922-1923) nel Sud, nascita dello Stato orangista delle 6 contee nel Nord-Est e dello Stato Libero d'Irlanda nel resto del paese.
Scopi strategici della Gran Bretagna erano, oltre a fare finire uno scontro che colpiva il suo prestigio e che non si sarebbe potuto vincere con le armi: 1) mantenere il controllo strategico, in termini militari ed economici, su tutta l'isola, separandone la zona industriale più ricca, quella del Nord-Est, dove aveva già permesso l'insediamento dello Stato della "Irlanda del Nord", facente parte del Regno Unito, e mantenendo basi navali nel resto del paese; 2) impedire nelle 26 contee del resto dell'Irlanda la nascita di una Repubblica indipendente dall'Impero britannico, democratica e non confessionale, che avrebbe rappresentato un pericoloso precedente per tutti i popoli dell'Impero.
I dirigenti della lotta nazionale irlandese si dimostrarono migliori guerriglieri che negoziatori: sotto la minaccia (che era un bluff) da parte di Londra di una nuova "immediata e terribile guerra" i delegati irlandesi, tra i quali Griffith e Collins, accettarono nel Dicembre 1921 di firmare un Trattato (Treaty) che sanciva la separazione permanente delle 6 contee del Nord-Est dall'Irlanda (Partition, Partizione), concedeva alla Gran Bretagna le basi navali, e stabiliva nelle 26 altre contee uno "Stato Libero" (Free State) facente parte dell'Impero, i cui deputati avrebbero dovuto prestare un Giuramento di Fedeltà (Oath of Allegiance) alla monarchia britannica, rappresentata da un Governatore; il nuovo Dominion avrebbe dovuto continuare a pagare un tributo annuale alla Gran Bretagna per risarcire i latifondisti espropriati dalle Leggi agrarie di vent'anni prima.
Sulla ratifica di questo trattato il movimento nazionalista si spaccò: per i veri Repubblicani, guidati allora da De Valera, accettare la partizione dell'Irlanda e il giuramento di fedeltà alla Corona britannica, dopo una guerra durata più di due anni e la Proclamazione del 1916 riconfermata nel 1919, era assolutamente impossibile. Sull'altro fronte si collocarono i moderati, in genere con qualche interesse economico da difendere, appoggiati dalla Chiesa cattolica e naturalmente dagli Inglesi. Il risultato fu una Guerra civile durata quasi un anno (Giugno 1922-Maggio 1923), più feroce e sanguinosa della guerra contro gli Inglesi 1. Vinsero i sostenitori del Trattato, i 'Free-Staters', organizzati e armati dai Britannici: l'I.R.A., sconfitta, fu messa fuori legge. Nel frattempo, nelle 6 contee del Nord-Est, gli Orangisti schiacciavano coi pogrom la resistenza dell'I.R.A. e della parte nazionalista della popolazione: la U.V.F. si trasformò in organo armato ufficiale dello staterello dell'Irlanda del Nord, col nome di B-Specials, volontari armati di polizia, che affiancavano la polizia ordinaria.

8) Sviluppi politici nelle due Irlande dal 1923 al 1968.
I Repubblicani continuarono a presentare propri candidati alle elezioni nell'Irlanda del Sud, con l'etichetta del Sinn Féin, ma non riconoscendo lo Stato Libero essi non entravano poi in Parlamento. Nel 1926 De Valera si scisse dal Movimento Repubblicano, fondando il partito Fianna Fáil (=Soldati del Destino), i cui candidati eletti presero posto nel Parlamento di Dublino, pur protestando contro il giuramento di fedeltà alla Corona.
Alle elezioni generali del 1932 il Fianna Fáil ottenne la maggioranza dei seggi, e tra il 1936 e il 1938 De Valera, appoggiato all'inizio anche dall'I.R.A., di cui aveva subito liberato i militanti detenuti, ottenne di cancellare il giuramento, smise di pagare il tributo annuo, fece approvare una nuova Costituzione, fortemente orientata verso il clericalismo cattolico, che aboliva il Governatore britannico, proclamava l'unità dell'isola e faceva dell'Irlanda una Repubblica in tutto tranne che nel nome, e riusciva a farsi rendere dalla Gran Bretagna le basi navali. Nel frattempo il Governo De Valera era tornato a reprimere il Movimento Repubblicano, in quegli anni impegnato nel sostegno alle lotte operaie e negli scontri contro le bande clerico-fasciste delle Camicie Azzurre (sostenute dal Fine Gael =Famiglia dei Gaeli, il partito in cui si erano raggruppati i vincitori della guerra civile, trovatisi all'opposizione), predisponendo un insieme di leggi speciali eccezionali (Offences Against the State Act) che sono durate in gran parte fino ad oggi.
Con il precipitare della situazione mondiale verso la guerra, obbiettivo di De Valera era salvaguardare la neutralità dell'Irlanda: l'I.R.A. invece, con un sussulto militaristico, decise di intraprendere una campagna di attentati contro la Gran Bretagna (Gennaio 1939-Giugno 1944). De Valera reagì con l'internamento preventivo di tutti i Repubblicani, e diverse esecuzioni: il bilancio della campagna fu di una quarantina di vittime, in maggioranza Repubblicani. Finita la guerra mondiale, restarono nell'Irlanda del Sud i campi di concentramento per i Repubblicani (mentre invece nelle 6 contee e in Inghilterra essi venivano gradualmente rilasciati); fino a che nel 1948, con un risultato a sorpresa, le elezioni furono vinte dal Fine Gael e dal Clann na Poblachta (Lega della Repubblica), partito fondato da Sean MacBride 2, che formarono un Governo di coalizione, assolutamente eterogeneo nella composizione ma con alcuni obbiettivi di programma concordati. Infatti tale Governo (1948-1951 e 1954-1957) oltre a liberare gli internati proclamò ufficialmente la Repubblica (1 Gennaio 1949), facendo uscire l'Irlanda dal Commonwealth britannico, e promosse una campagna internazionale (di scarso successo) contro la persistente Partizione dell'Irlanda.
Nelle 6 contee del Nord-Est lo Stato della "Irlanda del Nord" facente parte del Regno Unito aveva un Parlamento e un Governo propri, competenti per gli affari interni. Il nuovo staterello, separato artificialmente dall'Irlanda in modo da comprendere una maggioranza precostituita di Unionisti protestanti, era basato, come dimostravano le esplicite dichiarazioni dei suoi governanti, sulla discriminazione politica e religiosa. In più di un secolo di lavorìo dell'Ordine d'Orange le classi abbienti angloirlandesi unioniste di Belfast erano riuscite a legare a sé la classe operaia protestante sulla base del fanatismo religioso e di privilegi materiali che distinguevano i Protestanti in quanto tali dagli Irlandesi di religione cattolica: una situazione che ricorda il razzismo particolarmente fanatico dei 'bianchi poveri' nel Sud degli Stati Uniti e dei 'pieds noirs' di origine francese in Algeria. Le equazioni "Unione con l'Inghilterra=difesa della fede protestante" e "Irlanda indipendente=dominio del Papa di Roma" sono restate credibili fino ad oggi per la maggioranza dei Protestanti del Nord-Est (e certo il clericalismo cattolico sancito istituzionalmente dallo Stato Libero irlandese, che solo oggi comincia ad essere infranto, non li ha aiutati a cambiare posizione 3).
La discriminazione religiosa si manifestava negli impieghi, sia nelle industrie private sia nella pubblica amministrazione, senza riguardo per la qualifica e la specializzazione; e nella assegnazione di case popolari e nei sussidi statali alle amministrazioni locali. La discriminazione politica era assicurata da un sistema elettorale di voto per censo, che assicurava ai Protestanti abbienti più di un voto a testa, e dal 'gerrymandering' (=cambiamento arbitrario dei confini delle circoscrizioni elettorali) che serviva ad assicurare ovunque una maggioranza unionista; inoltre le leggi repressive speciali permettevano di tenere sotto costante minaccia candidati ed eletti nazionalisti.
Infatti lo Special Powers Act dal 1922 conferiva al Governo delle 6 contee poteri straordinari contro la 'sovversione', cioè contro ogni azione, anche pacifica, che mettesse in questione il sistema politico e l'unione con la Gran Bretagna. Esso prevedeva l'incarcerazione senza mandato e l'internamento senza processo e a tempo indeterminato, la proibizione per decisione governativa di associazioni e pubblicazioni politiche, la pena di morte per il possesso illegale di armi ed esplosivi (il porto d'armi non veniva comunque mai concesso ai cattolici), la flagellazione dei prigionieri politici e la confisca dei beni dei condannati per 'delitti contro lo Stato'. Il Public Order Bill del 1951 permetteva al Governo di proibire qualsiasi manifestazione "non tradizionale", cioè non orangista; e il Flags and Emblems Act del 1954 rese reato la semplice esposizione del tricolore irlandese.
Leggi coloniali quindi, ben diverse dalle garanzie del diritto di espressione e manifestazione vigenti in Gran Bretagna. Tutori dell'ordine due corpi di polizia armata: la R.U.C. (Royal Ulster Constabulary, Régia Polizia dell'Ulster) e i volontari B-Specials, interamente composti da Protestanti. Venivano ufficialmente incoraggiate le attività dell'Ordine di Orange, anche quando uscivano dalla legalità: tra il 1932 e il 1935, ad esempio, per spezzare un movimento che aveva in quegli anni visti uniti lavoratori cattolici e protestanti, le parate annuali orangiste si trasformarono in pogrom contro i quartieri cattolici, con decine di vittime.
Nella Repubblica d'Irlanda dal 1957 al 1973 una serie di governi del Fianna Fáil, il partito di De Valera, favorì la modernizzazione economica dell'isola e l'apertura all'Europa. Si ebbe una nuova industrializzazione, anche fuori di Dublino, con capitali americani ed europei, che ridussero grandemente la tradizionale dipendenza economica dalla Gran Bretagna. Quanto all'I.R.A., una nuova campagna militare contro lo Stato orangista del'Irlanda del Nord (Dicembre 1956-Febbraio 1962), detta "dei confini", non ebbe altri risultati che una ventina di vittime e l'applicazione piena delle leggi speciali contro i Repubblicani nelle 6 contee e nell'Irlanda del Sud, con l'internamento di centinaia di persone.


Note:
1) Nella Guerra d'Indipendenza del 1919-1921 ci furono non più di 2.700 vittime, includendo nel conto i morti (in grande maggioranza civili cattolici non belligeranti) nelle 6 contee del Nord-Est, dove la Tregua non entrò di fatto in vigore e ci furono scontri fino al 1923. Al momento della Tregua, nel Luglio 1921, non più di 4.500 Irlandesi erano prigionieri dello Stato britannico, e nel corso del conflitto solo 24 Repubblicani vennero giustiziati coi crismi legali dagli Inglesi.
Invece nella Guerra civile del 1922-1923 nelle 26 contee del Sud i morti furono circa 4.000, in grande maggioranza soldati dell'I.R.A.; al momento del 'cessate il fuoco', nel Maggio 1923, quasi 15.000 Repubblicani erano prigionieri del Free State, e ci furono 77 esecuzioni ufficiali di Repubblicani.
2) Sean MacBride (1904-1988), militante repubblicano, capo di stato maggiore dell'I.R.A. dal 1936 al 1938, figlio di John MacBride,uno dei sette firmatari della Proclamazione del 1916, poi fucilati dagli Inglesi, e di Maud Gonne (la musa del poeta Yeats). Uscito dall'IRA, nel 1946 fondò il nuovo partito. Giurista, ministro degli Esteri di Dublino (1948-51), poi cofondatore e presidente di Amnesty International (1961), vice Segretario generale dell'ONU (1973) e Premio Nobel per la Pace nel 1974.

3) Una delle prime 'riforme' dello Stato Libero delle 26 Contee, nel 1925, fu l'abolizione del divorzio; mentre la Costituzione del 1937, introdotta da De Valera, sanciva il 'ruolo speciale' e preminente della Chiesa cattolica nello Stato.
Alcune tappe della recente, contrastata lotta per la laicizzazione e la liberazione dalla tutela clericale nell'Irlanda del Sud:
1980: permessa per la prima volta la vendita di contraccettivi a maggiorenni non sposati, ma con prescrizione medica.
1983: vince, con il 66% dei votanti favorevole, un referendum sostenuto dalla Chiesa cattolica per inserire nella Costituzione un emendamento che renda per sempre impossibile la legalizzazione dell'aborto, riconoscendo pari diritti al feto e alla madre.
1985: viene liberalizzata la vendita di contraccettivi ai maggiorenni.
1986: viene sconfitto, con il 63% dei votanti contrario, un referendum per togliere dalla Costituzione il divieto totale del divorzio, che avrebbe permesso al Parlamento di introdurre una forma di divorzio, peraltro molto restrittiva.
1992: si votano tre referendum: 1) se l'aborto possa mai venir reso lecito in Irlanda; 2) se possano venir date informazioni sull'aborto; 3) se sia penalmente perseguibile chi vada ad abortire all'estero. La risposta della maggioranza dei votanti ai tre quesiti è: 1) No; 2) Sì; 3) No.
1993: viene permessa la vendita di contraccettivi anche ai minori, tramite distributori automatici, allo scopo di combattere la diffusione dell'AIDS. Vengono depenalizzati i rapporti omosessuali tra adulti consenzienti (in Gran Bretagna ciò era avvenuto nel 1967; in Irlanda del Nord nel 1982).
1995: un referendum approva di strettissima misura la rimozione dalla Costituzione del divieto totale del divorzio, con una maggioranza del 50,28% soltanto; il che apre la via all'introduzione di una legge sul divorzio concordata tra i partiti.

Terza parte

Storia d'Irlanda in breve: guerra nel Nord dell'Irlanda, 1969-1998.

9) Il movimento per i diritti civili nelle 6 contee, la reazione orangista e l'intervento dell'esercito britannico (1968-1969).
Il nuovo clima internazionale degli anni '60, con la distensione tra Est e Ovest, il Concilio Vaticano II, la lotta per l'uguaglianza degli afro-americani, un maggiore benessere economico anche nelle due parti dell'Irlanda, sembrarono rendere del tutto anacronistica la situazione della provincia britannica dell'Irlanda del Nord. In questo quadro tra gli abitanti cattolici delle 6 contee si affacciò la volontà di reclamare pacificamente i loro diritti di cittadini britannici, facendo cessare la discriminazione etnico-religiosa che li colpiva, al di fuori di qualsiasi legame con la tradizione del nazionalismo e del repubblicanesimo irlandese. Prese I'iniziativa di formare un movimento per i diritti civili (1967: Northern Ireland Civil Rights Association) la prima generazione di studenti universitari cattolici dell'Irlanda del Nord.
Ma dall'Ottobre 1968 le prime dimostrazioni pacifiche vennero assalite da gruppi di membri dell'Ordine di Orange, spalleggiati dalle due polizie unioniste. Un centinaio di dimostranti furono feriti. Le immagini dei disordini, trasmesse per televisione, scandalizzarono l'opinione pubblica britannica e internazionale, richiamando l'attenzione sulla anomala situazione delle 6 contee. La reazione viscerale di gran parte dei Protestanti, aizzati dal pastore fondamentalista presbiteriano Ian Paisley, fu di considerare il movimento democratico dei diritti civili come una nuova 'sollevazione' dei 'selvaggi cattolici irlandesi'. Il Governo unionista delle 6 contee proibì le manifestazioni del movimento, mandando le due polizie a reprimerle con la massima durezza. Parallelamente all'azione repressiva ufficiale, membri dell'Ordine d'Orange iniziarono ad attaccare con bombe molotov i quartieri cattolici di Belfast e di Derry (la seconda città delle 6 contee, chiamata Londonderry dall'amministrazione britannica e dagli Unionisti): la popolazione, guidata dagli studenti, dovette organizzarsi per la difesa.
Questo diede al Governo unionista il pretesto per scagliare RUC e B-Specials contro i quartieri cattolici: nell'invasione del ghetto di Bogside, a Derry, nell'Aprile 1969 si ebbe la prima vittima, un uomo ucciso dalle percosse dei B-Specials. Con la "stagione delle parate" (da Luglio ad Agosto, quando per tradizione l'Ordine d'Orange sfila nelle città dell'lrlanda del Nord), la tensione raggiunse il parossismo: le parate si trasformarono in assalti armati di Orangisti e polizia unionista contro i quartieri cattolici, e nella "pulizia etnica" contro i cattolici che vivevano in zone miste, con un bilancio di una decina di vittime, di un migliaio di feriti e di più di trentamila profughi, parte dei quali (circa 10.000) rifugiatisi nella Repubblica del Sud.
Sull'onda dell'indignazione dell'opinione pubblica il Governo laburista britannico di Harold Wilson decise di sottrarre la tutela dell'ordine pubblico al Governo unionista della Provincia, inviando l'esercito britannico per tutelare la vita e i beni dei cittadini cattolici (14 Agosto 1969). All'inizio ci furono scontri armati, con vittime, tra truppe britanniche e unionisti radicali (che divennero noti come 'Lealisti' 1). E' da notarsi che in quella fase la questione della riunificazione nazionale dell'Irlanda non era stata risollevata ancora da nessuno: i cattolici volevano fare finire un sistema che li ledeva nei loro diritti democratici di cittadini britannici; il Movimento Repubblicano in seguito alla sconfitta della sua campagna militare del 1956-1962 era ridotto ai minimi termini, senza avere influenza alcuna sugli avvenimenti, in mano ad una dirigenza marxista-leninista (ma riformista) che non era più interessata al nazionalismo irlandese e che aveva disarmato l'I.R.A., la quale venne meno in quell'occasione alla sua tradizione di difesa della popolazione nazionalista. Solo gli Unionisti più fanatici parlavano di un 'complotto papista e sovietico' appoggiato dal Governo di Dublino per conquistare la Provincia protestante.

10) Il frazionamento dell'Unionismo, la rinascita del Movimento Repubblicano e l'inizio della guerra contro l'Inghilterra (1971), la fine dello Stato dell'Irlanda del Nord (1972).
La situazione venne mutata da alcuni fattori:
· 1) L'indecisione strategica e i tentennamenti dei Governi britannici, laburisti o conservatori. A quasi cinquanta anni dalla Partizione artificiale dell'Irlanda, strappata allora da Lloyd George a ragion veduta, il Governo laburista di Wilson non aveva una chiara opinione sul futuro delle 6 contee. Tendenzialmente lo scoppio dei disordini mostrava l'esigenza di parificare la Provincia alle altre regioni del Regno Unito, abolendovi tutte le forme di discriminazione antidemocratica e le leggi speciali: per fare questo, però, si sarebbero dovuti abolire tempestivamente Governo e Parlamento orangisti delle 6 contee, imponendo il dominio diretto del Parlamento e del Governo britannico, rovesciando così la Legge costitutiva dell'Irlanda del Nord del 1920, riconfermata nel 1949. I Governi britannici (dapprima laburista, guidato da Wilson, poi, dal Giugno 1970, conservatore, guidato da Edward Heath) non furono in grado di prendere decisioni con rapidità.
· 2) Il comportamento dell'esercito britannico, non preparato allora a compiti di ordine pubblico e di gestione anche politica del territorio in Europa. Era inevitabile che le perquisizioni e i pattugliamenti dei quartieri cattolici, condotti spesso con brutalità dalle truppe britanniche (che all'inizio vi erano state accolte come liberatrici), unita al ritardo nelle riforme, alla lunga mutassero i sentimenti della popolazione cattolica, rendendola ostile e dando nuova vitalità al nazionalismo irlandese. Infatti diveniva nuovamente evidente alla popolazione cattolica che il problema non risiedeva nel fanatismo religioso dei lealisti protestanti, ma nel perdurare del dominio britannico sull'Irlanda.
· 3) L'opposizione di principio a qualunque riforma democratica da parte dei settori soprattutto popolari protestanti, che vedevano nella discriminazione dei cattolici la garanzia di una pretesa 'supremazia' ereditaria, e che erano pronti, come nel 1912, a ribellarsi anche contro il Governo britannico.
· 4) La ripresa delle attività del Movimento Repubblicano Irlandese. Scossi dall'incapacità dell'I.R.A. di contribuire alla difesa della popolazione cattolica delle 6 contee, molti vecchi Repubblicani di tutta l'Irlanda, appoggiati da nuovi militanti cresciuti politicamente nel movimento per i diritti civili e nella difesa dei quartieri delle 6 contee, nell'inverno 1969-1970 misero sotto accusa la dirigenza marxista-riformista del Movimento, e costituirono un Sinn Féin e un I.R.A. 'Provisional' ('Provvisori', per differenziarsi dal Movimento allora ufficiale, 'Official'), per ottenere, secondo la bicentenaria tradizione repubblicana, 'il distacco dall'Inghilterra per mezzo della violenza'. Il riarmo dell'I.R.A. venne favorito, a fini di piccola politica interna, da alcuni ministri del Governo di Dublino.
La situazione continuò a degenerare: il Partito Unionista si divise tra moderati ed estremisti, portando alla formazione di nuovi partiti, mentre si formavano gruppi illegali lealisti armati, come la Ulster Volunteer Force, per attaccare le zone cattoliche; si aggravarono i conflitti tra le truppe britanniche e la popolazione cattolica, che autogovernava i propri quartieri-ghetto con organismi spontanei di difesa, fino a portare alle prime vittime cattoliche del fuoco dell'esercito di Londra (Giugno 1970); e nel Febbraio 1971 l'I.R.A. 'Provisional', ormai radicatosi tra la popolazione, iniziò la sua campagna militare per cacciare gli Inglesi dall'Irlanda.
La reazione del Governo conservatore britannico di Heath fu controproducente: avvalendosi dello Special Powers Act il 9 Agosto 1971 fu reintrodotto l'internamento preventivo, e millecinquecento abitanti cattolici furono messi in campo di concentramento. Questo provocò l'insurrezione dei quartieri cattolici, che riuscirono per un anno a cacciare le truppe britanniche fuori dai loro confini ('no-go areas'), e strinse la popolazione al fianco dell'I.R.A. 'Provisional'.
Anche l'I.R.A. 'Official' fu costretta a iniziare una propria offensiva contro gli Inglesi durata meno d'un paio d'anni; ma l'abbandono definitivo della lotta armata contro l'Inghilterra provocò la scissione dei suoi settori rivoluzionari, che nel 1974 costituirono l'Irish National Liberation Army (I.N.L.A., Esercito di Liberazione Nazionale Irlandese), che riprese le operazioni contro lo Stato britannico, e il partito politico Irish Republican Socialist Party (I.R.S.P.). Da quel momento l'I.R.A. 'Official', abbandonata ogni azione anti-britannica, si impegnò per alcuni anni in una faida sanguinosa contro gli scissionisti, cercando di spazzarli via; prima di scomparire, almeno in apparenza, alla fine degli anni Settanta, per assecondare la trasformazione del Sinn Féin 'Official' nel legalitario Workers Party.
L'esercito britannico si ritrovò così nel ruolo di combattimento più confacente alla sua natura, talvolta esagerando, come quando nel Gennaio 1972 i parà britannici uccisero 14 dimostranti nazionalisti disarmati a Derry ('Bloody Sunday', Domenica di Sangue: in quell'occasione una folla di decine di migliaia di persone distrusse l'ambasciata britannica a Dublino).
Nel Marzo 1972 il Governo britannico si decise a sospendere il Governo e il Parlamento unionisti della Provincia, assumendone il controllo diretto. La campagna militare dell'I.R.A. si diresse da un lato contro l'esercito britannico, la R.U.C. e l'Ulster Defence Regiment (U.D.R., i B-Specials, ripuliti e ricostituiti nel 1970 come reggimento 'part-time' dell'esercito britannico), dall'altro contro obbiettivi economici, il che costrinse dal 1972 lo Stato britannico a pagare tutti i danni al posto delle assicurazioni, che non potevano più fare fronte ai costi. Nel 1971, primo anno di guerra dichiarata, si erano avuti 173 morti (mentre nel 1969 solo 16 persone avevano perso la vita nei disordini, e 24 nel 1970); nel 1972, l'anno più sanguinoso del conflitto, i caduti furono 472. 2
11) Tentativi di soluzione politica del conflitto, attività dei Lealisti protestanti, tregue tra Londra e l'I.R.A. (1973-1976).
Nel 1973 il Governo britannico sembrò riprendere l'iniziativa politica, organizzando l'elezione di una Assemblea delle 6 contee che condusse in Dicembre agli Accordi di Sunningdale stipulati tra i moderati del campo unionista e di quello nazionalista. Gli accordi prevedevano l'instaurazione di un Esecutivo di 'spartizione dei poteri' (Power Sharing) composto su base paritaria da politici unionisti e nazionalisti.
L'accordo venne mandato in frantumi dalla reazione dei settori lealisti intransigenti, predominanti tra la piccola borghesia e la classe operaia protestanti. Formato un organismo insieme sindacale e paramilitare, l'Ulster Workers' Council (Consiglio dei Lavoratori dell'Ulster), radicato nei punti chiave della struttura produttiva, questi settori, coperti politicamente dal Reverendo Paisley, indissero nel Maggio 1974 uno sciopero generale contro gli accordi, dichiarandosi pronti a scontrarsi militarmente con la Gran Bretagna. Lo scioperò paralizzò completamente l'economia; il Governo britannico non osò spezzarlo con la forza, e si sottomise al ricatto lealista, sciogliendo l'Esecutivo e l'Assemblea.
In attesa di elaborare una nuova strategia, il Governo britannico nel 1974-1975 riuscì a concordare una tregua con i guerriglieri repubblicani, che pure definiva (e definisce) terroristi: la tregua fu addirittura garantita da pattuglie miste di controllo, composte da soldati britannici e da guerriglieri dell'I.R.A.. Sottobanco il Governo laburista inglese (dal Marzo 1974 Wilson era di nuovo Primo ministro) promise ai Repubblicani un suo prossimo ritiro dall'Irlanda. La tregua del 1975 ebbe un effetto quasi letale sul Movimento Repubblicano: approfittando della tregua le organizzazioni paramilitari lealiste (la U.V.F., cui si erano aggiunti gli Ulster Freedom Fighters, nome di copertura della Ulster Defence Association, organizzazione 'nazionalrivoluzionaria' particolarmente forte a Belfast Ovest, e altri gruppi minori) si scatenarono nella caccia al cattolico purché cattolico, facendo decine di vittime tra la popolazione nazionalista.
L'I.R.A. non poteva reagire per via della tregua, perdendo così prestigio proprio nei suoi 'santuari'. Inoltre la sua struttura era rigidamente territoriale, cresciuta com'era nella difesa delle zone nazionaliste, basata su plotoni, compagnie, battaglioni, brigate: gli Inglesi seppero utilizzare la tregua per raccogliere tutte le informazioni utili a distruggerla. Infine il Movimento Repubblicano era debole nella sua strategia politica complessiva: il ritiro dell'esercito britannico veniva da anni dato come imminente; un certo militarismo faceva sì che il partito politico (il Sinn Féin) fosse una pura appendice dell'IRA, che non aveva vita propria e che predicava l'astensionismo completo alle elezioni; i Repubblicani non erano presenti nelle lotte sociali e sindacali che in tutta l'Irlanda si svolgevano senza trovare mai un punto d'incontro con la lotta di liberazione nazionale combattuta nelle 6 contee.

12) La guerra continua (1976-1984): strategie britanniche e resistenza nazionalista irlandese, la ristrutturazione del Movimento Repubblicano, lo sciopero della fame.
Saltata infine la tregua nel Gennaio 1976, i due successivi Segretari di Stato britannici per l'Irlanda del Nord, i laburisti Merlyn Rees e Roy Mason (dal Settembre 1976), precedendo le strategie della Thatcher, erano riusciti ad elaborare la nuova tattica inglese per vincere la guerra nella Provincia: 1) lotta a fondo contro l'I.R.A., senza più negoziati, fino al suo sradicamento o alla sua resa, unita ad una attenta gestione dell'informazione e della propaganda, cioè la soluzione militare della questione irlandese; 2) 'ulsterizzazione', da un lato uniformando le leggi repressive delle 6 contee a quelle del Regno Unito (le leggi speciali Emergency Provision Act, che nel 1973 sostituì lo Special Powers Act nella Provincia, e il Prevention of Terrorism Act per tutto il Regno, 1974), abolendo così, insieme all'internamento preventivo, anche lo status di 'prigioniero politico' fino ad allora riconosciuto ai Repubblicani, e istituendo tribunali speciali contro il 'terrorismo'; e dall'altro sostituendo il più possibile nei compiti di intelligence e di gestione politica della repressione le polizie locali (RUC e UDR) all'esercito britannico.
L'orizzonte strategico prevedeva Ia non utilità di un ritiro inglese dall'Irlanda del Nord. La motivazione ufficiale era, ed è, che le 6 contee (artificialmente ritagliate dall'Irlanda nel 1920) devono poter continuare a far parte del Regno Unito "fino a quando lo desidererà la maggioranza della loro popolazione". Le motivazioni reali riguardavano le conseguenze di un ritiro inglese dall'Irlanda: il ritiro dalla prima colonia inglese avrebbe finito di far crollare, sul piano del prestigio interno e internazionale, il già esangue mito britannico dell'Impero, ancora però fondante per lo Stato; un ritiro avrebbe inoltre con ogni probabilità prodotto fenomeni pericolosi, sul modello dell'OAS dei coloni francesi in Algeria; la prosecuzione della guerra in Irlanda del Nord permetteva al contrario alla Gran Bretagna di avere un esercito professionale perfettamente addestrato, forse il migliore del mondo sul piano tattico (tutti i reggimenti britannici si avvicendavano in turni di quattro mesi nella Provincia; dopo le recenti riduzioni, i turni sono diventati di sei mesi); inoltre, cosa che oggi può sembrare ridicola, ma che aveva il suo peso negli anni '70, le 6 contee erano un ottimo laboratorio di gestione politico-militare di un conflitto a bassa intensità, quale un domani poteva presentarsi in Inghilterra, scaturito dallo scontro sociale.
La decisione del Governo britannico, guidato ora dal laburista James Callaghan (succeduto a Wilson nell'Aprile 1976), di perseguire una soluzione prevalentemente militare della crisi irlandese, era favorita anche dal Governo di Liam Cosgrave nella Repubblica del Sud (1973-1977), composto da una coalizione tra Fine Gael e Labour Party. Giunto al potere in seguito ad un rovescio elettorale del Fianna Fáil, partito almeno nominalmente votato all'unità e all'indipendenza dell'Irlanda, tale Governo si mosse su una linea filobritannica, intensificando la repressione del Movimento Repubblicano.
In questo quadro di ripresa dell'iniziativa militare e di controllo dell'informazione da parte dello Stato britannico, cui si aggiungeva, presso la popolazione nazionalista delle 6 contee, la stanchezza di otto anni di disordini e di guerra, il Movimento Repubblicano dovette ristrutturarsi completamente per sopravvivere. La generazione dei combattenti degli anni '70 prese con qualche contrasto la guida politica e militare dell'I.R.A. e del Sinn Féin. Sul piano complessivo il significato della svolta, portata a termine tra il 1977 e il 1980, fu di mettere la politica al primo posto, cancellando la possibilità di derive militariste. Il militante repubblicano, indipendentemente dalle sue funzioni politiche o militari, doveva essere militante complessivo. Il Sinn Féin doveva divenire partito politico di massa, capace di operare tra la popolazione intervenendo sui problemi della vita quotidiana e organizzando l'agitazione legale su temi concreti, non solo con una mera funzione di appoggio propagandistico alla guerra condotta dall'IRA. In questa chiave i Repubblicani eletti al Parlamento di Dublino e nelle amministrazioni locali delle 6 e delle 26 contee dell'Irlanda avrebbero dovuto, gradualmente, accettare di occupare i loro seggi (mentre fino a quel momento per tradizione i candidati repubblicani eletti si rifiutavano di farlo, non riconoscendo la legittimità di quegli organi legislativi): con un loro gioco di parole, "the bullet and the ballot", 'la pallottola e insieme la scheda elettorale'. Sul piano strategico l'Irlanda unita, democratica e non confessionale, obbiettivo storico del Movimento Repubblicano, andava sostanziata e costruita nei suoi aspetti sociali ed economici attraverso un movimento di lotta di massa in entrambe le parti dell'Irlanda, che non poteva necessariamente esprimersi soltanto con la lotta armata contro gli Inglesi. La svolta politica del Movimento Repubblicano non avvenne senza contrasti: una minoranza di militanti, guidata da parte della dirigenza degli anni Settanta, si oppose all'abbandono dell'astensionismo verso il Parlamento di Dublino, e costituì nel 1986 il Republican Sinn Féin.
Sul piano militare l'IRA avrebbe dovuto ristrutturarsi completamente, abbandonando (tranne che sulla carta) la sua organizzazione territoriale di milizia di autodifesa di massa, divenuta vulnerabile per il perfezionamento delle tecniche politiche, giuridiche e militari di repressione, e adottando invece una struttura cellulare-piramidale basata sulle A.S.U. (Active Service Units, 'Unità in servizio attivo').
La strategia di Londra per una soluzione 'interna' e intransigentemente repressiva della guerra nelle 6 contee sembrò rafforzata dalla vittoria elettorale dei Conservatori guidati da Margaret Thatcher nel Maggio 1979. Era inoltre favorita dai fenomeni terroristici che affliggevano l'Europa proprio in quegli anni, permettendo sul piano propagandistico la spiccia equiparazione dei guerriglieri dell'IRA, impegnati in una guerra di liberazione nazionale e con solide radici tra la popolazione, coi terroristi politici operanti in altri paesi. Proprio dall'estate di quell'anno, però, i Repubblicani irlandesi tornarono ad avere l'iniziativa sul piano militare, con alcune operazioni spettacolari (tra le quali la battaglia di Warrenpoint, in cui caddero 18 soldati britannici), e sul piano politico poterono dimostrare di avere un più forte appoggio da parte della popolazione nazionalista, anche per via del coinvolgimento emotivo creato dalla lotta sempre più estrema dei prigionieri politici. Infatti sulla mobilitazione di massa in sostegno ai prigionieri il Sinn Féin costruì in tutta l'Irlanda una più efficiente struttura di partito, capace di affrontare efficacemente anche le campagne elettorali.
Nel 1981, con gli eventi causati dallo sciopero della fame fino alla morte iniziato dal comandante dei prigionieri repubblicani, Bobby Sands (1954-1981), la convinzione britannica di riuscire alla lunga a sconfiggere la lotta di liberazione nelle 6 contee guidata dai repubblicani irlandesi si dimostrò infine illusoria. Infatti, anche se la lotta dei prigionieri fu tecnicamente sconfitta (il Governo Thatcher non cedette sulla loro richiesta di ripristinare formalmente lo status di prigioniero politico, nonostante la morte di 10 scioperanti della fame), lo Stato britannico subì un grave colpo sul piano del prestigio: la questione irlandese ritornò sulle pagine dei mass-media internazionali, mentre in Irlanda Bobby Sands e poi altri prigionieri, candidati in elezioni suppletive ai Parlamenti di Londra e di Dublino, venivano eletti con un successo superiore ad ogni previsione. Il tentativo britannico di 'criminalizzare' i Repubblicani irlandesi era evidentemente fallito. La forza della resistenza irlandese venne confermata dall'elezione al Parlamento di Londra nel 1981, nel seggio che era stato di Sands, di Owen Carron del Sinn Féin, e nel 1983, a Belfast Ovest, di Gerry Adams, artefice della svolta repubblicana, mentre sul piano militare l'IRA continuava ad agire, spesso con operazioni spettacolari (attentato contro la Thatcher, Ottobre 1984).

13) 1985-1994: nuovi tentativi di soluzione politica 'moderata' e 'dimensione irlandese', prosecuzione della guerra e mutamenti internazionali, inizio delle trattative e 'cessate il fuoco' dell'I.R.A..
La strategia britannica vide un aggiustamento di linea in concomitanza con questi eventi: come da tempo sostenevano documenti militari dei Servizi britannici, la sconfitta della resistenza irlandese si era dimostrata inattuabile. Si trattava quindi di prendere tempo, mantenendo con la saturazione militare delle 6 contee "livelli accettabili di violenza" (che a dire degli strateghi dell'esercito britannico si erano ottenuti con la svolta del 1976), e, vista l'impraticabilità di una soluzione della crisi 'interna' al Regno Unito, si dovevano cercare accordi col Governo di Dublino e coi nazionalisti moderati del S.D.L.P. (Social Democratic & Labour Party) delle 6 contee, isolando il Movimento Repubblicano.
Frutto della nuova linea fu nel 1985 l'Accordo Anglo-Irlandese di Hillsborough (Treaty On Northern Ireland, 15 Novembre 1985), in cui per la prima volta il Governo di Londra riconosceva la "dimensione irlandese" del conflitto nelle 6 contee, ammettendo che la Provincia avrebbe potuto separarsi in futuro dal Regno Unito ed unirsi alla Repubblica del Sud, qualora, sempre in futuro, la maggioranza della popolazione avesse espresso questa volontà. Tra gli accordi c'era un trattato di estradizione tra Regno Unito e Repubblica irlandese (entrato in vigore nel Dicembre 1987) che permetteva per la prima volta agli Inglesi di farsi consegnare i Repubblicani ricercati rifugiatisi nel Sud. L'Accordo fu possibile perché a Dublino era in carica il Governo Fitzgerald (1982-1987), coalizione di Fine Gael e Labour Party, partiti poco teneri verso i Repubblicani.
Gli accordi di Hillsborough non modificarono la situazione nelle 6 contee: gli Unionisti si dichiararono 'traditi', manifestando violentemente contro il Governo britannico, e i Repubblicani denunciarono la collaborazione di Londra e Dublino contro l'IRA; nel 1987 Gerry Adams fu rieletto al Parlamento britannico nella circoscrizione di Belfast Ovest. Il ritorno di Charles Haughey, leader del Fianna Fáil, coinvolto nel 1970 nella fornitura di armi all'I.R.A., alla guida del Governo dell'Irlanda del Sud nel Marzo del 1987, ostacolò la prosecuzione dei negoziati tra i due Governi. La guerra continuò, guadagnando spesso l'attenzione dei mass media mondiali. Da parte dei Lealisti, spesso in dimostrata collusione coi servizi di sicurezza britannici, ci fu un aumento degli attacchi a civili cattolici, che divennero tra la fine degli anni '80 e l'attuale 'Processo di Pace' la categoria di vittime più numerosa. Da parte dei Repubblicani fu intrapresa una campagna militare mirata contro obbiettivi economici in Inghilterra, che rese molto più ingenti per l'erario britannico i già enormi costi del conflitto nelle 6 contee, pur senza abbandonare bersagli più politici (come la riunione del Governo di Londra bombardata con mortai nel Febbraio 1991). Sin dal 1972 si erano avuti sporadici attacchi dell'IRA in Inghilterra, ma non specificamente finalizzati a causare il massimo danno economico (solo in Inghilterra, perché per i Repubblicani in Scozia, in Galles, in Cornovaglia e nell'isola di Man, paesi celtici come l'Irlanda, l'IRA non deve compiere operazioni militari).
La sostituzione di Margaret Thatcher con John Major alla guida del Governo di Londra nel Novembre 1990 facilitò la presa d'atto ufficiosa, da parte inglese, dell'impossibilità di giungere ad una soluzione negoziata del conflitto che escludesse il Movimento Repubblicano Irlandese. Fino ad allora, infatti, mentre il Movimento Repubblicano da anni si dichiarava disposto a negoziare, la linea inglese ufficiale si riassumeva nello slogan "Non tratteremo mai con i terroristi". Il crollo del sistema sovietico spingeva inoltre ad un ridimensionamento delle spese militari, e la situazione economica rendeva più oneroso il costo dell'occupazione britannica delle 6 contee. Nella stessa direzione ebbe un forte peso l'elezione del democratico Bill Clinton a Presidente degli Stati Uniti col sostegno della lobby degli Irlandesi d'America (Novembre 1992).
Rovesciando infatti la politica di totale appoggio all'Inghilterra seguita da Reagan e da Bush, l'amministrazione Clinton, premuta da Ted Kennedy e dagli altri parlamentari di origine irlandese, dichiarò fin dal Febbraio 1993 il proprio interessamento per una soluzione politica della guerra, attraverso negoziati tra tutte le parti in causa. Dal Settembre 1993, inoltre, si ebbero a Belfast incontri tra emissari 'non ufficiali' dell'amministrazione USA e i dirigenti del Sinn Féin. Parallelamente si sviluppava il dialogo tra John Hume, leader del partito nazionalista moderato dell'Irlanda del Nord (S.D.L.P., contrario alla lotta armata), e considerato fino dagli anni '70 molto legato agli USA e alla lobby kennediana, e Gerry Adams, dal 1983 presidente del Sinn Féin. Nell'Ottobre 1993 tale dialogo sfociò nel Piano Hume-Adams "per il raggiungimento della pace e della giustizia in Irlanda", rivolto al Governo britannico, che chiedeva il riconoscimento del diritto del popolo irlandese all'autodeterminazione e trattative tra tutte le parti interessate, inclusi i Repubblicani.
In risposta si ebbe la Downing Street Declaration del 15 Dicembre 1993, dichiarazione politica congiunta di John Major e del capo del Governo Fianna Fáil/Labour Party di Dublino, Albert Reynolds. In essa il "Governo inglese ribadiva di non avere interessi egoistici, strategici o economici in Irlanda", e Londra e Dublino chiedevano al Sínn Féin e all'IRA "la rinuncia definitiva all'uso ed al sostegno della violenza paramilitare" come precondizione per trattative dirette (che sarebbero iniziate solo dopo tre mesi dall'annunzio della sospensione delle ostilità). Si riconosceva inoltre il diritto del popolo irlandese all'autodeterminazione (che Londra non aveva mai riconosciuto in precedenza), ma subordinato al previo consenso della maggioranza della popolazione delle 6 contee. Il Governo di Dublino si dichiarava disponibile a modificare gli Articoli 2 e 3 della Costituzione irlandese, che rivendicano l'appartenenza delle 6 contee allo Stato del Sud.
Prontamente il Presidente USA Clinton definì il contenuto del documento "un'opportunità storica per interrompere il tragico cerchio di sangue", e questo giudizio positivo venne condiviso dall'SDLP e, con meno enfasi, dagli Unionisti moderati. I fondamentalisti protestanti del Democratic Unionist Party di Ian Paisley gridarono invece al "tradimento" perpetrato dal Governo di Londra ai danni della popolazione unionista delle 6 contee, mentre i paramilitari lealisti della UVF e degli UFF incrementavano le uccisioni di Cattolici presi a caso.
Il Movimento Repubblicano chiese ai Governi di Londra e Dublino precisazioni sulle condizioni di avvio dei negoziati, iniziando una consultazione tra tutti i suoi militanti, politici e militari, sulla possibilità di dichiarare il 'cessate il fuoco', e intraprendendo in tutta l'Irlanda una campagna di mobilitazione di massa all'insegna dello slogan: "25 Years. Time for Peace. Time to Go" ("25 anni. Il momento di fare la pace. Il momento di andarsene", rivolto ovviamente agli Inglesi). Anche le azioni militari vennero finalizzate all'ottenimento di migliori condizioni per avviare il processo di pace (come mostra il bombardamento dell'aereoporto di Heathrow con proiettili di mortaio, però a salve, ripetuto per tre volte dall'IRA nel Marzo 1994).
Il risultato di questi sviluppi (di sicuro favorito dietro le quinte da garanzie dell'amministrazione USA ai Repubblicani) fu la "completa" e "permanente" tregua unilaterale proclamata dall'IRA il 31 Agosto 1994, cui fece seguito inopinatamente quella delle organizzazioni paramilitari lealiste riunite nel C.L.M.C. (Combined Loyalist Military Committee, 13 Ottobre 1994). Il 'cessate il fuoco' repubblicano fu accolto nei quartieri nazionalisti da imponenti, ma premature, manifestazioni di giubilo.

14) Il difficile 'Processo di Pace', 1994-1998.
Il Governo di Major, allo scopo di rafforzare le proprie posizioni negoziali, cercò per settimane di dimostrare che "completa" e "permanente" non equivalevano a "definitiva", ma il Governo Reynolds di Dublino e l'amministrazione USA riconobbero subito la validità del 'cessate il fuoco' repubblicano, ricevendo pertanto ufficialmente Gerry Adams e la dirigenza del Sinn Féin; di conseguenza anche il Governo di Londra fu costretto a incontrare ufficialmente per la prima volta il Sinn Féin, il 9 Dicembre 1994.
Ma subito fondati timori di un indebolimento delle prospettive del 'Processo di Pace' vennero espressi dal Sinn Féin riguardo al 'ribaltone' (come di certo sarebbe stato chiamato in Italia) del Governo di Dublino ad opera del Partito Laburista in Novembre, che vide l'estromissione dal potere del Fianna Fáil di Reynolds, e l'insediamento il 15 Dicembre 1994 del Governo di John Bruton sostenuto da una maggioranza diversa (Fine Gael/Labour Party/Democratic Left).
Il cambio di governo a Dublino permise al Primo ministro di Londra, John Major, di porre una nuova precondizione all'entrata nel vivo del processo di pace, chiedendo che I.R.A. e Lealisti effettuassero subito il "decommissioning" (='porre fuori servizio') delle loro armi, cioè le consegnassero (senza dire a chi) o le distruggessero: ma senza offrire in cambio la stessa operazione da parte dell'esercito britannico e delle due polizie di parte dell'Irlanda del Nord, la Royal Ulster Constabulary e il Royal Irish Regiment (R.I.R., dal Luglio 1992 nuovo nome dell'U.D.R.). La richiesta di Londra di disarmo preventivo di solo alcune delle forze in lotta, inaccettabile da esse prima che si fosse fatto alcun passo verso una soluzione negoziata e definitiva del conflitto, era quindi solo un nuovo artificio propagandistico per procrastinare i tempi di una seria trattativa; un artificio che alla fine, come ci si poteva aspettare, condusse alla ripresa delle ostilità. 3
Il comportamento di Major, apparentemente incoerente, trovava una spiegazione superficiale nella sempre più ridotta maggioranza parlamentare del suo Governo, che di conseguenza sempre più dipendeva dall'appoggio dei nove parlamentari dell'Ulster Unionist Party. La ragione vera del comportamento di Major risiedeva probabilmente nel suo stesso Partito Conservatore: il partito che era stato della Thatcher, legato più dei Laburisti agli alti gradi delle Forze armate e agli apparati di sicurezza, non accettava di buon grado l'apertura di trattative di pace con i nemici, i Repubblicani irlandesi. Inoltre il tentativo della propaganda britannica, nei primi mesi dopo il cessate il fuoco, di fare apparire l'IRA come sconfitto e di fatto 'costretto alla resa', non aveva ottenuto grandi successi (se non, forse, presso la stampa italiana, la più sensibile a tale propaganda).
La riluttanza del Governo britannico ad avviare serie trattative si manifestò anche sul terreno: i quasi 750 prigionieri repubblicani (più circa 450 Lealisti) allora detenuti in Irlanda del Nord e in Gran Bretagna non videro alcun miglioramento delle loro condizioni; fu proseguita la costruzione di basi militari nelle Sei contee; approfittando del 'cessate il fuoco' l'esercito britannico occupò alcune zone (come il Sud della Contea di Armagh) che in precedenza non era in grado di controllare, intensificando i pattugliamenti in forza delle aree nazionaliste; la RUC e il RIR aumentarono il numero dei controlli e delle perquisizioni distruttive, continuando ad arrestare militanti repubblicani e aumentando il maltrattamento dei civili nazionalisti.
In una direzione più consona all'avvio di un negoziato serio sembrò invece andare il "Framework for an Agreement", documento concordato dai due Governi, di Londra e di Dublino, il 22 Febbraio 1995, che nelle sue clausole sanciva la possibilità di non tenere conto del ricatto unionista, conducendo le trattative anche nel caso che i partiti unionisti rifiutassero di parteciparvi; e riconosceva il diritto all'autodeterminazione degli Irlandesi, e soprattutto la necessità di cambiamenti nella posizione costituzionale dell'Irlanda del Nord, e la costituzione di organi di governo comuni tra Sei contee e Ventisei contee, organi cioè dotati di poteri esecutivi.
Non venne però fissata alcuna data per l'inizio del negoziato, e il Governo Major continuò per più di un anno a porre la questione del "decommissioning" come precondizione alla partecipazione del Sinn Féin alle trattative, finché, su iniziativa americana e irlandese, una commissione internazionale di tre membri (la 'Commissione Mitchell', dal nome del suo presidente) venne incaricata di decidere la questione. Alla fine di Gennaio del 1996 la Commissione presentò il suo verdetto, che dava torto a Major e agli Unionisti irlandesi: il disarmo di Repubblicani e Lealisti non doveva necessariamente precedere la trattativa. Major si rifiutò di accettare le conseguenze del verdetto: invece di avviare subito i veri negoziati, pose una nuova precondizione, l'elezione in Maggio di una assemblea di 110 negoziatori che rappresentassero i dieci partiti più votati nelle Sei contee.
Di fronte a questa ulteriore presa in giro l'Esercito Repubblicano Irlandese si vide costretto a riprendere le ostilità, e il 9 Febbraio, annunziata la fine del cessate il fuoco, fece esplodere un potente ordigno a Londra; la campagna dell'IRA fu nei primi mesi limitata alla sola Inghilterra, senza operazioni nelle Sei contee. Il Sinn Féin, subito ostracizzato ed escluso dalle 'trattative informali' per decidere delle future trattative ufficiali, guadagnò consensi in Irlanda; e alle elezioni per l'assemblea dei negoziatori, tenutesi il 30 Maggio 1996, vide aumentare considerevolmente i propri voti, ottenendo 17 delegati; ma a dispetto del loro mandato popolare essi furono esclusi daIle trattative, che iniziarono inutilmente in Giugno.
Come nell'estate del 1995, la 'stagione delle Parate' 4 tra Luglio e Agosto fu segnata da grande tensione e disordini: l'Ordine d'Orange insisteva per marciare attraverso le zone nazionaliste. Il punto di maggior tensione era, di nuovo, Drumcree, frazione di Portadown. Il Governo britannico proibì la offensiva parata orangista nella nazionalista Garvaghy Road, ma dopo tre giorni di scontri con militanti unionisti e lealisti, e dopo che il leader del Partito Unionista 'moderato', David Trimble, sulla questione delle Parate aveva fatto lega pubblicamente con i paramilitari lealisti (tra i quali Billy Wright, noto come 'Re Ratto', membro della U.V.F., ma contrario al cessate il fuoco lealista), il Governo si rimangiò la decisione, adducendo come motivo il pericolo di 'perdita di vite umane' (per le minacce unioniste di sparare sulle forze statali britanniche, e soprattutto per il rifiuto di molti agenti della R.U.C. di intervenire contro gli Orangisti). La parata orangista venne fatta passare con la forza (R.U.C. ed esercito britannico assalirono gli abitanti del quartiere, che intendevano opporsi) nella Garvaghy Road. Nei disordini che seguirono in tutta l'Irlanda del Nord un civile nazionalista venne ucciso da un blindato della polizia, e molte centinaia rimasero feriti; le forze armate dello Stato britannico (esercito britannico, R.U.C. e R.I.R.) spararono in tre giorni contro i dimostranti nazionalisti seimila proiettili di plastica, potenzialmente letali (hanno causato dagli anni Settanta una quindicina di morti nelle Sei contee), mentre ne avevano sparati solo cinquecento contro i dimostranti unionisti, nei tre giorni precedenti.
Contemporaneamente un taxista cattolico veniva assassinato da orangisti nella stessa Portadown, e Billy Wright promuoveva la scissione del suo gruppo dalla U.V.F., fondando la Loyalist Volunteer Force (L.V.F., Forza Volontaria Lealista) che subito proclamò di non voler sottostare al cessate il fuoco del C.L.M.C., raccogliendo anche dissidenti della U.D.A..
Per i dieci mesi successivi alla 'stagione delle parate', mentre senza il Sinn Féin i negoziati, privi di senso, si impantanavano su questioni procedurali, il Governo Major, senza maggioranza, dipendeva completamente dai nove deputati dello Unionist Party. La L.V.F. intraprese una campagna di omicidi contro i civili nazionalisti, e l'I.R.A. tornò a colpire nelle Sei contee, attaccando le forze britanniche (uno di questi attacchi colpì il quartier generale dell'esercito britannico in Irlanda del Nord, che ha sede a Lisburn).
La situazione si rimise in movimento con le elezioni politiche britanniche del 1 Maggio 1997, che videro la schiacciante vittoria dei Laburisti di Tony Blair. In Irlanda del Nord il Sinn Féin conseguì una grossa vittoria, ottenendo più del 16% dei voti: Gerry Adams e Martin McGuinness furono eletti al Parlamento di Westminster, anche se si astennero dall'occupare i loro seggi, seguendo la tradizione repubblicana. I nazionalisti 'moderati' del S.D.L.P. ottennero il 24% e tre seggi. Sul fronte unionista il D.U.P. di Paisley crollò al 13% e a due seggi; il Partito Unionista 'ufficiale' di Trimble crebbe fino a quasi il 33% dei voti, ottenendo 10 seggi, e un seggio fu ottenuto dal piccolo United Kingdom Unionist Party (U.K.U.P., Partito Unionista per il Regno Unito).
Tre settimane dopo, le elezioni per i 26 Consigli locali delle Sei contee registrarono un ulteriore aumento dei voti del Sinn Féin, che superarono il 17%, con 74 consiglieri eletti; per la prima volta i partiti unionisti persero la maggioranza a Belfast, che vide il suo primo sindaco nazionalista. Nel campo unionista, i due piccoli partiti Progressive Unionist Party (P.U.P., Partito Unionista Progressista) e Ulster Democratic Party (U.D.P., Partito Democratico dell'Ulster), legati rispettivamente alla U.V.F. e alla U.D.A., minacciarono per la prima volta seriamente i partiti unionisti maggiori (quelli ufficialmente 'moderati'), conquistando alcune decine di consiglieri.
Il 5 Giugno le elezioni politiche nella Repubblica del Sud videro la sconfitta della coalizione anti-repubblicana composta da Fine Gael, Labour Party e Democratic Left, e l'insediarsi del nuovo Governo di Bertie Ahern, composto da Fianna Fáil e Progressive Democrats, più attento agli interessi nazionali dell'Irlanda. Il Sinn Féin, presentatosi in un terzo delle circoscrizioni, registrò un nuovo successo, eleggendo al Dáil (il Parlamento di Dublino) un deputato che per la prima volta accettò di occupare il seggio.
Questi sviluppi elettorali ridiedero vigore al 'Processo di Pace', che sembrava destinato al fallimento. Il Governo britannico di Tony Blair, abolite le precondizioni imposte da Major, e dopo consultazioni non ufficiali col Sinn Féin, fissò un nuovo programma di negoziati di pace, con una scadenza determinata, il Maggio 1998. L'I.R.A. rispose col ristabilimento del cessate il fuoco, il 20 Luglio 1997. In Settembre iniziarono le prime trattative reali, con la partecipazione del Sinn Féin: il D.U.P. di Paisley e l'U.K.U.P. decisero di boicottarle, promuovendo un'agitazione contro di esse, mentre l'U.U.P. accettò a malincuore di sedersi al tavolo del negoziato. La campagna politica di D.U.P. e U.K.U.P. contro il 'Processo di Pace' fu affiancata da quella 'militare' della L.V.F., con un bilancio di una trentina di vittime dal 1996 ad oggi. Anche le due organizzazioni armate repubblicane minori sono tornate in attività: la 'Continuity' I.R.A. con gli esplosivi, l'I.N.L.A. colpendo esponenti dei gruppi armati lealisti (come lo stesso Billy Wright, ucciso negli H-Blocks il 27 Dicembre 1997), e fornendo così il destro al moltiplicarsi delle uccisioni di civili nazionalisti da parte della L.V.F. (e, in tre casi confermati, degli U.F.F. della U.D.A.).
Per gli sviluppi più recenti, si vedano le nostre Ultime Notizie.
Note:
1 "Lealismo", che solo dagli anni '70 suona differente dal semplice "Unionismo", indica la 'lealtà' al Patto (Covenant) che la Monarchia britannica avrebbe, dal tempo di Guglielmo d'Orange, miticamente e storicamente stipulato con i Protestanti del Nord, garantendo in Irlanda la loro supremazia sui Cattolici. Se lo Stato britannico dovesse venir meno a questo patto, o 'tradire', i Lealisti protestanti dell'Ulster si riterrebbero liberi da ogni 'lealtà' verso di esso e quindi liberi di combatterlo, in quanto in primo luogo impegnatisi alla 'lealtà' verso i (presunti) interessi del proprio 'popolo', il "Popolo protestante dell'Ulster".
2 Vedi in questo sito il documento I costi umani del conflitto, 1969-1998.

3 "Decommissioning" è il termine usato nei trattati, ad esempio, per definire il disarmo delle forze che si erano contrapposte nella guerra civile in El Salvador, una volta iniziato nel 1992 il processo di pace promosso dall'ONU. Le armi venivano consegnate a (o distrutte sotto la supervisione di) controllori super partes, le Forze di pace inviate dall'ONU. Fino ad oggi, al contrario, i Governi di Londra si sono sempre opposti a qualsiasi ipotesi di invio nell'Irlanda del Nord di Forze di pace sotto supervisione ONU, anche USA o della Comunità Europea, sostenendo che le 6 contee erano un problema interno britannico o (e questo solo negli ultimi anni) tuttalpiù anglo-irlandese. Inoltre le operazioni di peacekeeping ONU si esercitano per garantire la tregua tra le parti in guerra: al di là delle interpretazioni massmediali, spesso compiacenti verso la propaganda britannica, non risulta che il conflitto in corso da un quarto di secolo nell'Irlanda del Nord sia solo, o prevalentemente, una guerra tra le due 'comunità' o 'tradizioni', la unionista protestante e la nazionalista cattolica. Risulta invece l'ultima fase di una lunghissima guerra tra nazionalismo repubblicano irlandese e Stato centralista e 'imperiale' britannico, sostenuto in loco dal Lealismo unionista, che ha peraltro con quello stesso Stato un rapporto complesso. Ciò è dimostrato dalla stessa Partizione dell'Irlanda nel 1920, artificiale e colonialista in quanto ritagliava una zona di quella Nazione secondo il solo criterio di crearvi una precostituita maggioranza filobritannica (ispirandosi a questo esempio, durante il conflitto algerino qualcuno in Francia propose di compiere una simile partizione in Algeria, creandovi una zona sotto controllo francese dove i coloni fossero in grande maggioranza; De Gaulle saggiamente rifiutò tale 'soluzione' che non avrebbe 'risolto' nulla, come dimostra per l'appunto l'Irlanda del Nord). In Irlanda lo Stato britannico è quindi una delle parti in conflitto: la pretesa di Major, che l'I.R.A. (o i Lealisti) disarmassero, mentre le trattative erano nella fase iniziale e nessun accordo di pace era stato ancora siglato dalle parti in lotta, Governo di Londra compreso, era manifestamente assurda. Il Movimento Repubblicano Irlandese (e lo stesso vale per i Lealisti) sarebbe stato completamente folle e votato all'autodistruzione se avesse risposto positivamente ad una simile richiesta.

4) Con le Parate, specie quelle del 12 Agosto, anniversario della Battaglia della Boyne del 1690, gli aderenti all'Ordine d'Orange e all'altro Ordine collegato, gli Apprentice Boys, intendono esprimere la loro derisione per il 'papismo' e i 'papisti' (gli Irlandesi cattolici) sconfitti. Per esibire la superiorità e il potere dei Protestanti occorre che essi marcino proprio nei quartieri nazionalisti, dove le loro parate non sono gradite.
La questione delle Parate ha assunto particolare rilevanza da quando è in corso il 'Processo di Pace'; essa infatti è una cartina di tornasole per verificare se le istituzioni dello Stato britannico intendono davvero promuovere una condizione di 'uguale rispetto' per tutti i cittadini delle Sei contee. Inutile dire che nelle ultime tre estati le decisioni dello Stato britannico non sono sembrate andare in questa direzione.

Esempio



  


  1. lorella

    movimento indipendentista Irlanda nord