il Risorgimento in Italia

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Testo

Risorgimento
1
INTRODUZIONE
Concetto storiografico che indica la genesi, lo sviluppo e il compimento del processo di unificazione politica dell'Italia, che convenzionalmente si reputa avviato all'indomani del congresso di Vienna (1815) e compiutamente realizzato con la nascita dello stato nazionale, dopo la conquista di Roma capitale (1870).
2
GLI STUDI STORIOGRAFICI
Il termine cominciò ad affermarsi alla fine del XIX secolo, quando gli storici si interrogarono sulle radici dello stato unitario e sulle modalità della sua costruzione. Si enuclearono allora alcune tendenze interpretative che si sarebbero confrontate nei decenni successivi. Una corrente legata ai principi del nazionalismo insisteva sulla matrice autoctona del Risorgimento italiano, considerato un autonomo sviluppo di idee e di precondizioni che risalivano al XVIII secolo. Una versione filosabauda scorgeva infatti nell'espansione territoriale del Regno di Sardegna, avviata nella prima metà del XVIII secolo, le origini del Risorgimento, che veniva così accreditato a un fattore dinastico e tutt'al più statalistico.
Al contrario, la tradizione democratica e repubblicana metteva l'accento sull'importanza della Rivoluzione francese e dell'età napoleonica, scorgendo in esse il laboratorio politico di quelle idee di libertà, di indipendenza, di organizzazione liberale del potere che avrebbero animato gli uomini e i movimenti più impegnati a favore dell'Italia unita.
Nel secondo dopoguerra la lettura marxista del Risorgimento, sulla base del pensiero di Antonio Gramsci (Quaderni del carcere), si orientò a cogliere i limiti sociali della costruzione unitaria, identificandoli nella mancata rivoluzione agraria, nella passività delle masse contadine e nella scarsa diffusione dell'ideale unitario, limitato a ristretti nuclei di notabilato locale. A questa visione si contrappose la storiografia di matrice liberale, rappresentata soprattutto dallo storico Rosario Romeo, che nel libro Risorgimento e capitalismo (1959) confutò la tesi gramsciana. Romeo sostenne che lo stato unitario fu condizione indispensabile per l'avvio dell'industrializzazione, perché favorì l'accumulazione del capitale e liberò le campagne dalla condizione di arretratezza in cui versavano.
In tempi recenti è tornata sotto nuova veste la questione inerente al rapporto tra l'idea di nazione e lo stato, come nodo fondamentale per comprendere potenzialità e limiti della storia d'Italia. Nella critica storiografica è riaffiorata la dicotomia tra un'identità culturale dell'Italia, che ha origini antiche, e la realtà istituzionale dello stato italiano, che vide la luce in ritardo rispetto ad altri grandi stati nazionali europei e per di più solo grazie a iniziative elitarie e legate al quadro internazionale, nascendo così privo di un forte radicamento nella coscienza degli italiani. Ossia, la nazione venne prima dello stato e lo stato si resse su fragili basi nazionali.
3
CENNI STORICI
3.1
I primi moti insurrezionali
È possibile ripercorrere le vicende del Risorgimento, muovendo dai moti napoletani e piemontesi del 1820-21 (vedi Moti del 1820-1821) e da quelli scoppiati a Modena e nelle Legazioni pontificie nel 1831 (vedi Moti del 1831): furono esperienze politiche di raccordo tra il passato napoleonico e massonico, a cui i rivoluzionari di quel decennio attinsero progetti d'azione e forme organizzative, e il futuro, al quale consegnavano l'esigenza di istituzioni liberali, svincolate dall'assolutismo e fondate sulle costituzioni.
3.2
Il movimento mazziniano
Negli anni Trenta Giuseppe Mazzini fu il più tenace e convinto assertore della necessità dell'unificazione politica, da lui concepita come atto volontario di uomini che sceglievano liberamente un destino comune nell'orizzonte della democrazia e della repubblica. Chi aderiva alla mazziniana Giovine Italia, un'organizzazione sorta nel 1831, sapeva di dover lottare per l'indipendenza nazionale: fu questo il primo passo verso l'unità. Tale obiettivo non era condiviso dalla corrente moderata e monarchica, che si batteva per l'indipendenza dell'Italia, ma non per la sua unione politica, considerata un progetto irrealizzabile. Eppure tutti i rappresentanti del moderatismo ebbero una parte di rilievo nel formare la classe politica risorgimentale, che dopo il 1861 avrebbe governato l'Italia almeno fino alla fine del secolo.
3.3
I moti del 1848 e la prima guerra d'indipendenza
Le rivoluzioni del 1848-49 introdussero un fattore nuovo, che venne sperimentato nel vivo delle insurrezioni antiaustriache e nel fuoco della prima guerra d'indipendenza (1848-49), consistente in un legame, esile e carico di equivoci, ma pur sempre operante, tra l'iniziativa dinastica dell'esercito sardo e l'azione volontaria dei patrioti, la maggior parte di formazione mazziniana. La Repubblica Romana (1849), che Mazzini e Garibaldi difesero come una libera istituzione italiana, rimase il punto politicamente più alto raggiunto dai democratici nel corso di tutto il Risorgimento.
4
IL DECENNIO DECISIVO
4.1
L'avvio del processo di unificazione
Dopo la sconfitta dei democratici, fu il regno sabaudo a proporsi come centro di aggregazione delle istanze nazionali, qui vissute come aspetti di diplomazia internazionale. L'unificazione apparve allora un traguardo difficile a causa degli ostacoli interni (le peculiarità regionali, i campanilismi, le pesanti sconfitte del 1848-49) e internazionali (l'opposizione della Chiesa, dell'Austria e delle altre potenze europee). La strategia di Cavour, primo ministro del Regno di Sardegna, trovò la sua forza nel fatto che associava le aspirazioni nazionali all'indipendenza con le tradizioni espansionistiche di uno stato. Il regno sardo aveva queste peculiarità e per di più poteva mettere in campo strutture e tradizioni diplomatiche e militari adeguate al compito.
4.2
La seconda guerra d'indipendenza
Il passaggio decisivo nel processo di unificazione avvenne con gli accordi di Plombières tra il Regno di Sardegna e la Francia di Napoleone III, frutto di una convergenza tra obiettivi ben distanti tra loro: il primo puntava a un ampliamento dei confini settentrionali e alla contemporanea estinzione dell'egemonia austriaca in Italia; il secondo coltivava il proposito di esercitare un rilevante peso internazionale e di accrescere il consenso all'interno portando nuove terre alla nazione francese (Savoia e Nizza). La guerra dei franco-piemontesi contro gli austriaci (seconda guerra d'indipendenza, 1859) svelò le ambiguità dell'accordo: dopo i successi delle prime settimane, i francesi si ritirarono e firmarono l'armistizio di Villafranca, lasciando l'alleato in una posizione delicata, in quanto alcune regioni della penisola avevano visto le popolazioni insorgere per chiedere l'annessione al Piemonte. Nel frattempo il quadro internazionale, in grado di condizionare fortemente il processo unitario, si stava modificando: in Inghilterra il governo liberale di Palmerston esprimeva la preoccupazione che in Italia all'egemonia austriaca subentrasse quella francese e, per questo, si adoperava affinché le potenze europee non interferissero negli avvenimenti italiani.
4.3
I plebisciti per l'annessione al Piemonte
Tutto il quadro degli accordi tra Cavour e Napoleone III si era alterato di fronte a un'imprevista accelerazione degli eventi determinata dalle sollevazioni a Parma, a Modena, nelle Legazioni (Bologna, Romagne) e in Toscana che rivendicavano l'annessione al Piemonte. I plebisciti in Emilia e in Toscana del marzo del 1860 decisero l'annessione alla monarchia sarda. Analoghi plebisciti a Nizza e in Savoia sancirono la cessione di quelle terre alla Francia.
4.4
La spedizione dei Mille
Fu a quel punto che i democratici ripresero l'iniziativa, imprimendo una netta svolta agli avvenimenti a partire dal maggio del 1860. L'impresa dei Mille fu promossa da Garibaldi e preparata con il tacito consenso di Cavour. I garibaldini mossero da Quarto nella notte fra il 5 e il 6 maggio, sbarcarono a Marsala l'11, liberarono Palermo il 6 giugno, varcarono lo stretto il 20 agosto e tre settimane dopo entrarono trionfalmente a Napoli. Il crollo dello stato borbonico fu definitivo solo dopo la battaglia sul Volturno del 1° ottobre.
Sul piano politico la spedizione dei Mille cadde sotto il controllo di Cavour e del re di Sardegna Vittorio Emanuele II: le forze sabaude invasero le Marche e l'Umbria nello Stato Pontificio, prima di congiungersi con quelle di Garibaldi. L'obiettivo era duplice: favorire l'annessione plebiscitaria, che a Napoli era contrastata da Mazzini e aveva nello stesso Garibaldi un tiepido sostenitore, e vanificare il progetto di un attacco di Garibaldi a Roma, temuto perché avrebbe scatenato la reazione internazionale.
4.5
La costituzione del Regno d'Italia
Il 17 marzo 1861, con la proclamazione di Vittorio Emanuele II a re d'Italia, si compiva la prima fase del Risorgimento. Nasceva cioè il Regno d'Italia, che unificava sette stati preesistenti: i Regni di Sardegna, del Lombardo-Veneto (senza l'area veneta), delle Due Sicilie, lo Stato Pontificio (senza Roma e senza una piccola zona circostante con sbocco sul mare a Civitavecchia), i Ducati di Parma e Modena e il Granducato di Toscana.
4.6
Il completamento dello stato unitario
Con le successive tappe (terza guerra d'indipendenza, 1866, e presa di Roma, 1870) si sarebbe realizzata l'annessione del Veneto e di Roma con il suo territorio; per le altre aree di cultura italiana, anche se non completamente, ossia il Trentino-Alto Adige e il Friuli, sarà la prima guerra mondiale a concludere il processo di unificazione.

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