Il feudalesimo

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Testo

Il Feudalesimo…
Il feudalesimo è l’organizzazione territoriale e politica basata sul feudo.
Le due tappe attraverso cui si instaurò e si consolidò il sistema feudale furono:
il sistema del vassallaggio e il capitolare di Kiersy.
Inizialmente il re, non potendo controllare tutto l’impero, suddivideva il suo territorio in feudi e li affidava a nobili e vescovi che gli erano fedeli (vassalli). Il feudatario doveva impegnarsi in alcuni obblighi verso il re:
• La fedeltà;
• L’applicazione delle leggi del sovrano;
• Il versamento di una parte dei tributi riscossi;
• Il sostegno militare in caso di guerra.
Se un feudatario tradiva il vincolo di fedeltà commetteva reato di fellonia che poteva anche essere punito con la privazione del feudo.

FEUDI LAICI E FEUDI DELLA CHIESA:
accanto ai feudi laici, vi erano anche quelli concessi dal papa, dai vescovi o dagli abati dei grandi monasteri. Anche i feudi ecclesiastici avevano la stessa struttura e gli stessi obiettivi di quelli laici.
Tra i due tipi di feudo nacquero dei conflitti, che divennero più acuti in presenza dei vescovi-conti.

ORGANIZZAZIONE DEL FEUDO:
il signore feudale esercitava il suo banno ovvero il suo potere su territori organizzati in aziende agricole chiamate corti o ville, circondate da boschi o da zone incolte per il pascolo.
C’era la pars domenica, del signore, e la pars massaricia, dei conduttori dei feudi.
Intorno alla casa del padrone d’erano i boschi e le terre coltivate dai servi della gleba; la pars massaricia invece era suddivisa in appezzamenti, mansi, affidati a contadini liberi con contratti a volte ereditari.
Essi pagavano al padrone un affitto con una parte del prodotto o con denaro e dovevano lavorare per alcune giornate sulla terra del padrone (corvées).
I contadini abitavano nel villaggio o borgo. Utilizzavano il mulino, il frantoio, il torchio da uva, che appartenevano al signore al quale pagavano una tassa o una quantità del raccolto.

IL CASTELLO:
nei primi tempi il castello era una torre di legno circondata da fossati e palizzate; dopo il mille divenne un robusto edificio di pietra cinto di mura merlate e di torri con passerelle e luoghi di vedetta per le sentinelle che vigilavano per la sicurezza del castello e dei suoi abitanti.
Era spesso circondato da un largo fossato colmo d’acqua attraversato solo da un ponte levatoio; le aperture erano poche per difendersi meglio dal freddo e dai nemici.
Nell’interno, l’ampia corte poteva essere divisa in due cortili: il più interno racchiudeva il mastio, ovvero la dimora del castellano, mentre nell’altro c’erano le case degli artigiani, la cappella, le stalle, i granai, il forno, le baracche per i soldati e le riserve di armi.

VITA DA FEUDATARIO:
per i signori feudali la caccia era una della attività principali, poiché serviva per procurarsi la selvaggina e per tenersi in esercizio e meglio assolvere il servizio militare.
Per le attività fisiche si sceglieva il mattino; al pomeriggio il signore amministrava la giustizia o si intratteneva con gli ospiti.
I periodi in cui il signore mancava erano frequenti poiché, quasi ogni anni, coloro che dovevano partecipare alla Difesa dello Stato venivano convocati dal re per radunarsi al campo di maggio.

IL MONASTERO:
i monasteri erano un complesso di edifici destinati alla varie funzioni e spesso circondati da mura.
Al centro c’era la chiesa abbaziale affiancata dal chiostro, un cortile circondato dal porticato dove i monaci pregavano e meditavano.
Sul chiostro erano affacciate le loro stanze, i dormitori, la sala delle riunioni , il refettorio e la cucina.
Nella comunità monastica erano svolte varie attività economiche, soprattutto quelle agricole e artigianali. Le abbazie più importanti comprendevano appartamenti per l’imperatore.
La regola benedettina prescriveva la lettura e la meditazione dei testi sacri ed era quindi necessario saper leggere e scrivere.
Molti monaci, quando entravano nel monastero, erano analfabeti e per apprendere si esercitavano sui testi, soprattutto latini.

VITA DA MONACI:
nel corso della giornata i monaci dovevano pregare, lavorare e leggere.
Durante la giornata vi erano otto momenti di preghiera collettiva, terminata la quale i monaci si dedicavano ad attività manuali e alla lettura.
Nei monasteri si trovavano anche le biblioteche, destinate solo ai monaci e quindi di contenuto quasi esclusivamente religioso, fatta eccezione per i testi grammaticali latini.
Alcuni monaci lavoravano negli scriptoria, cioè laboratori di scrittura dove si preparavano gli scritti per la biblioteca.
Gli amanuensi lavoravano ad uno scrittoio di legno dove, su un foglio di pergamena precedentemente raschiato, scrivevano con una penna d’oca intinta nell’inchiostro.
I manoscritti importanti venivano impreziositi con disegni e decorazioni dette miniature, fatti solitamente sulle lettere iniziali o sui titoli.
Poi i fogli venivano piegati in quarti e passati al rilegatore che li cuciva in un unico codice.
Quando la pergamena divenne costosa e rara, i monaci riutilizzavano pergamene già scritte raschiandole di nuovo (palinsesti).

Esempio



  



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