Il colonialismo

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Economia e commercio tra Quattrocento e Cinquecento

L'affermazione ad oriente della dinastia Ming (1368), ostile alla penetrazione degli stranieri, la conversione all'Islam dei Mongoli dell'Iran e dei Mamelucchi egiziani, e la successiva espansione dei Turchi ottomani nella penisola balcanica, frapposero tra Oriente ed occidente un ostacolo invalicabile al movimento di uomini e merci.
Per raggiungere le favolose indie e accedere ai loro ricchi empori, Spagnoli e Portoghesi si videro costretti a finanziare esplorazioni marittime che aprissero nuove rotte commerciali.

Grazie all'allargamento degli orizzonti commerciali e alla scoperta di nuove rotte, l'economia subì un progressivo processo di mondializzazione, e la Spagna e il Portogallo ebbero per un certo periodo la leadership economica in Europa.

L'impero coloniale - commerciale portoghese

1497_ Vasco de Gama doppia il Capo di Buona Speranza, e arriva in India, spinto dalla necessità di trovare nuove vie per il commercio delle spezie.

I portoghesi entrarono in contatto con le civiltà dell'Africa sulle cui coste disseminarono fortezze ed empori, approdi e scali. Da qui presero il largo alla volta dell'India, della Cina e del Giappone dove ottennero il permesso di fondare basi navali o dove s'imposero con le armi avviando la colonizzazione delle regioni costiere.

L'India era allora controllata dagli Arabi, ma i portoghesi riuscirono a sconfiggerli grazie alla propria superiorità tecnologica, rappresentata dai veloci velieri e dai devastanti cannoni.
Una volta eliminati i rivali musulmani, costruirono ricche ed importanti roccaforti lungo tutta la costa, le quali fungevano da porti d'approdo per i mercantili europei e asiatici, e da depositi per merci.

Il Portogallo ebbe così per qualche tempo il controllo del commercio tra Europa, Oriente ed Africa:
_ dall'Oriente: spezie, perle, seta e cotone.
_ dall'Africa: avorio, oro e schiavi.

Nonostante la netta supremazia militare, i portoghesi non furono mai interessati alla conquista dei territori interni, e perciò il tessuto socio - culturale della regione non fu intaccato.

L'impero coloniale - territoriale spagnolo

1492_ Cristoforo Colombo "sbatté" contro l'America, dando inizio ad una serie di viaggi spagnoli verso il nuovo mondo.

Ferdinando di Castiglia e Isabella d'Aragona, i regnanti spagnoli, finanziarono questi viaggi esplorativi con il denaro ed i tesori raccolti in seguito alla conquista del regno arabo - musulmano di Granada, anche se i dotti del tempo ritenevano impossibile che navigando verso occidente si potessero raggiungere le Indie.

1520 circa_ Cortes raggiunse il Messico, dove s'imbatté nella civiltà Azteca (circa 25 milioni), la quale aveva da tempo cominciato a mettere in crisi quella Maya;
1531 circa_ Pizzarro Raggiunse le Ande peruviane, dove viveva il popolo Inca (circa 20 milioni).

L'impero azteco era di tipo militare, dipendente dalla sua capitale Teochtitlan che controllava le popolazioni sottomesse dell'altipiano messicano, mentre quello inca era di tipo ierocratico, cioè il re era l'incarnazione del Dio Sole, e aiutato dal clan familiare a da quello sacerdotale controllava tutto il territorio andino che gli apparteneva direttamente, ed era lavorato da contadini che disponevano comunitariamente di animali, attrezzi e raccolto.

Queste popolazioni basavano il proprio sostentamento sull'agricoltura, rivolta a prodotti quali il mais, i fagioli e i pomodori, nonostante la loro scarsa conoscenza tecnica, causata dal non conoscere:
_ l'aratro;
_ la metallurgia del ferro, che comportava l'inesistenza di armi efficienti;
_ la moneta, e quindi la loro era un'economia basata unicamente sullo scambio;
_ la scrittura;
_ l'arco murario.

La società aveva una struttura piramidale:

Sacerdoti
Soldati
Peones
In oltre erano presenti anche molte divisioni all'interno di ogni "casta".

Queste popolazioni avevano uno spirito poco guerriero, infatti avevano una concezione della guerra non cruenta, a differenza degli spagnoli.

Ciò nonostante, la DISTRUZIONE DEMOGRAFICA che avvenne a partire dal XVI secolo nel centro e sud America, non fu causata solo dall'incapacità e impossibilità tecnica di difendersi dagli attacchi militari, da parte delle popolazioni autoctone, ma soprattutto dal loro fatalismo religioso che li portò ad accettare abbastanza passivamente la conquista e da malattie come Vaiolo, Morbillo e le banali influenze, che gli spagnoli portarono con se dall'Europa, e che erano sconosciute in queste regioni, ragione per cui gli indigeni non possedevano alcuna difesa immunitaria capace di combattere questi virus sconosciuti.

Un altro fenomeno che segnò queste terre e portò all'annullamento di queste culture plurisecolari, fu la distruzione di gran parte dei templi e delle città da parte degli spagnoli, alla disperata ricerca d'oro e altri minerali preziosi, sia da mandare in patria sia per soddisfare sogni di gloria e ricchezza personali.
Per portare avanti questa folle ricerca, i conquistadores utilizzarono gli indios come animali da raccolta, nei fiumi come nelle montagne, danneggiando parte del paesaggio e distruggendo l'agricoltura locale.
Questo fenomeno di distruzione e cambiamento ambientale fu causato anche dalla necessità di ricavare pascoli per i bovini importati dall'Europa, a scapito dei campi coltivati.

I conquistatori spagnoli, si spartirono i territori, diventando come tanti piccoli sovrani, e dando inizio anche in queste regioni al fenomeno del latifondo, e allo sfruttamento degli indigeni come schiavi nelle proprietà spagnole, nonostante l'invito ufficiale che Carlo V fece nel 1542 a trattarli come sudditi e non come schiavi.

I conquistadores, divenuti coloni, diedero però forma legale allo sfruttamento degli indios tramite l'istituto dell'Encomienda: essa prevedeva l'assegnazione ad ogni colono di un territorio (di cui non diveniva proprietario) con il diritto di esigere tributi e prestazioni di lavoro dai suoi abitanti.
Per prevenire abusi si impose all'encomendero di proteggere gli indios affidatigli e di curare la loro conversione al cristianesimo.

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