i carpentieri giapponesi

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Categoria:Storia

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Testo

I CARPENTIERI GIAPPONESI

"Poiché conosco bene i carpentieri che si trovano abitualmente dalle nostre parti, oso affermare, senza timore, che quanto a competenza professionale i carpentieri giapponesi sono superiori a quelli americani. E questa superiorità si manifesta non solo nel prodotto finito, ma anche nella versatilità dell'inventiva che permette loro di creare cose nuove. Si resta sbalorditi a vedere con che pazienza il carpentiere o l'ebanista giapponese lotterà con delle piante che, oltre a essere progettate in modi nuovi e strani, raffigurano anche oggetti altrettanto insoliti, e lotterà con successo. È noto che la maggior parte dei carpentieri delle nostre cittadine e dei nostri villaggi è totalmente incapace di soddisfare richieste che vadano oltre la tradizionale casa a due piani e il solito tetto. Essi rimangono sconcertati davanti allo sporto di una finestra o a un cornicione che non rientri nelle consuetudini inveterate, familiari a loro e ai loro padri. Ma i loro padri, nella maggior parte dei casi, non erano carpentieri, né lo saranno i propri figli; e anche solo per questo i carpentieri giapponesi sono immensamente avvantaggiati rispetto a quelli americani, perché il loro mestiere, come altri, è stato tramandato in famiglia di generazione in generazione. I bambini sono stati allevati nell'aroma dei truccioli di legno, hanno fatto funzionare con le loro piccole mani una morsa o una tenaglia regolabile; e più tardi si sono guadagnati il riso quotidiano con gli stessi strumenti con cui da piccoli avevano aiutato i genitori.
Quando osservo una delle ingombranti cassette che contengono gli attrezzi dei nostri carpentieri, di legno lucido decorato con intarsi di ottone, e zeppa di strumenti fatti a macchina, scintillanti e sofisticate, del valore di svariate centinaia di dollari, ed esaminano il lavoro eseguito molte volte con il loro aiuto , e vedo che tutto ciò che dovrebbe essere stabile sbatacchia, che molto lavoro va fatto due volte, e che dappertutto traspare scarsità d'inventiva - e poi ripenso al carpentiere giapponese con la sua buffa cassettina di attrezzi rudimentali e primitivi - paragonando i prodotti del carpentiere dei due popoli, devo concludere che la civiltà e la strumentazione moderna sono prive di valore se non sono accompagnate dal cervello e da una dose di buon gusto e buon senso. È molto grave che oggi in America nessuno si dedichi seriamente a imparare il mestiere di carpentiere. Questa deplorevole situazione dipende in gran parte dal fatto che il lavoro manuale del passato è stato sostituito dalle macchine. Porte avvolgibili, infissi e cornici ora si fabbricano con corda e mola, e ogni cosa vien fatta a velocità così febbrile e con legname così poco stagionato che, se non cade a pezzi durante il trasporto, lo farà di sicuro appena installata nella struttura portante della casa. E tuttavia è tristemente vero che chiunque abbia inchiodato qualche cassa, o sia stato qualche mese in piedi davanti a una sega circolare, si ritiene competente a esercitare tutte le mansioni del più onorevole dei mestieri: quello di costruire una casa." Ecco è questo quello che dice l'ing. Edward S.Morse.
Può essere interessante offrire una rassegna di alcuni strumenti che si vedono abitualmente nelle mani dei carpentieri giapponesi. Dopo aver osservato la carpenteria perfetta e funzionale, le giunture esatte e le complicate mortase che escono dalle mani del carpentiere giapponese, si resta di stucco scoprendo che tutti questi lavori sono stati costruiti senza l'aiuto di alcun strumento considerati indispensabili da quanti esercitano lo stesso mestiere . i carpentieri giapponesi non hanno né bancone da lavoro, né morsa, né livella con bolla d'aria, né una scorta di punte da trapano; e di macchinari per alleviare la fatica nemmeno l'ombra. Pur disponendo di tanti posti utilizzabili per sfruttare l'energia idraulica, i giapponesi non hanno mai pensato alla segheria di buona memoria del vecchio continente. I loro strumenti sembrano in modo primitivo e secondo progetti elementari, benché siano palesemente in acciaio molto ben temperato. Il bancone da falegname è sostituito da una semplice asse posata sul pavimento o su due cavalletti; un robusto palo verticale squadrato è la cosa che si avvicina di più al banco della morsa, perché serve a tenere saldamente il ceppo di legno da tagliare a pezzi. A questo palo è fissato strettamente con una fune robusta, un grosso cuneo di legno che viene spinto giù con potenti mazzate fino a bloccare il ceppo da tagliare nella misura voluta. Il carpentiere giapponese adopera molti strumenti maneggiandoli in modo ben diverso da quello dei nostri artigiani; per esempio, tira a sé la pialla invece che allontanarla. Le pialle sono attrezzi estremamente rudimentali. Il corpo centrale non è un pezzo di legno massiccio, ma è piuttosto largo e stretto e la lama è più inclinata di quelle occidentali. Certe pialle hanno la lama messa in verticale, e si adoperano al posto del raschietto d'acciaio per levigare il legno. Si vede spesso un pialla gigantesca, larga cinque o sei piedi, che però è in posizione obliqua, capovolta; cioè con la lama all'insù. L'asse o il pezzo da piallare viene appoggiato sopra e tirano avanti e indietro. Le pialle a tiro sono molto comuni.
Le seghe sono di vari tipi, e hanno denti molto più lunghi di quelle occidentali, e tagliano in diversi modi. Altre sono a doppio taglio: una delle lame serve per tagliare trasversalmente. La sega a mano non ha, come le occidentali, il manico con un curioso occhiello per infilare una sola mano, ma un semplice manico cilindrico diritto, di lunghezza pari alla sua, e a volte maggiore. I nostri carpentieri tengono il pezzo di legno da segare con una mano, e con l'altra tirano la sega; invece il carpentiere giapponese tiene il pezzo di legno con un piede e, curvandosi in avanti, conficca nel legno la sega, che tiene con le due mani, e cala fendenti secchi e veloci. Questo modo di lavorare, di sbrigare molte altre faccende, non si potrebbe mai adottare da noi, a meno che non si importassero schiene giapponesi. Le posizioni assunte dalla gente per svolgere le varie attività costituiscono uno straordinario spettacolo. Per esempio, la domestica, quando deve strofinare con un panno umido il pavimento o la veranda, non si inginocchia, ma spinge avanti e indietro lo straccio restando in piedi con il busto inarcato, ed eseguire il lavoro in questa scomoda posizione.
L'ascia ha un manico rudimentale, molto ricurvo nella parte inferiore, come una mazza da hockey. D'estate lavorano in tenuta molto succinta e quasi sempre a piedi nudi. La vista di un carpentiere ritto su un ceppo d'albero, che mena furibondo fendenti con uno strumento dal manico curvo e dalla lama affilata come un rasoio, e fa schizzar via grosse schegge di legno a un pelo dai piedi nudi, è uno spettacolo che allarmerebbe una persona impressionabile.
Per praticare dei fori si adopera un'ascia dal manico lunghissimo. Il carpentiere la afferra all'estremità del manico, con mossa rapida lo riafferra dall'alto e ripete il procedimento precedente. È straordinario vedere a che velocità vengono praticati i fori con questo metodo semplice ma efficace. Per fori grossi vengono adoperati succhielli simili ai nostri. Anche lo scalpello ha una forma molto simile a quella del nostro.
Per piantare i chiodi dove non si arriva comodamente con tutte e due le mani, si adopera un martello che ha una parte appuntita; tenendo il chiodo nella stessa mano, fra il pollice e un dito, e il martello, si infila il chiodo e lo si pianta. Come cassettina portatile per i chiodi si usa un cestino rotondo, a cui è attaccato un pezzo di spago con in fondo un bottone di legno o di bambù; il bottone sta appeso alla cintura o a una corda che cinge la vita. Il carpentiere che applica le scandole sul tetto ha una cassettina per i chiodi con la parte posteriore allungata e forata, così la si può inchiodare provvisoriamente al tetto.
Tre strumenti sono i compagni inseparabili del carpentiere giapponese: il magarigane, il sumisashi e il sumitsubo. Il magarigane è una squadra di ferro molto più stretta della nostra. Il sumisashi è il pennello di legno fibroso con due punte, una arrotondata e l'altra larga ed affilata. Il carpentiere porta sempre con se una scatola piena di cotone imbevuto di inchiostro; e, intingendo la punta arrotondata del sumisashi, può tracciare ideogrammi e segni, mentre con la punta affilata può tracciare righe sottili nere. Uno dei vantaggi di un pennello di questo tipo è che il carpentiere può fabbricarlo da sé in un attimo. Il sumitsubo costituisce il filo a gesso dei nostri carpentieri; è di legno lavorato spesso in modo bizzarro; ad una estremità ha un incavo pieno di cotone imbevuto di inchiostro, e l'altra un rocchetto con piccola manovella. Su questa è avvolto un lungo spago, il cui capo libero attraversa il cotone ed esce da un foro praticato in fondo allo strumento. Allo spago è appeso un oggetto simile ad un punteruolo. Per tracciare una riga su di un pannello o su un'asse, si conficca il punteruolo nel legno, si srotola lo spago, che così si annerisce nell'inchiostro, e quando lo si fa scattare bruscamente come d'uso, esso lascia sulla superficie del legno una riga nera nitida.

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