Gli Etruschi a Chiusi

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Testo

MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DEGLI ETRUSCHI DI CHIUSI (SIENA)

SCULTURA FUNEBRE in pietra fetida del VI secolo a.C.

I. I PRIMI INSEDIAMENTI
L’area dove sorge la Chiusi etrusca venne popolata in maniera consistente solo durante il corso dell’età del bronzo finale, nel X secolo a.C. I nuovi insediamenti cominciarono a privilegiare la vicinanza alle vie di comunicazione, invece che le zone più isolate, come il monte Cetona che era stato scelto come sede dalle popolazioni precedenti.
L’insediamento meglio conosciuto è quello del Parco dei Forti, il quale, anche se obliterato dalle occupazioni successive, consisteva di un abitato di capanne ovoidali protette da una palizzata, della quale sono rimaste le buche in cui erano state conficcati i pali. I resti rinvenuti in questo insediamento hanno permesso di capire che vi si coltivava, oltre ai cereali, anche la vite e che doveva esserci una fiorente attività artigianale in osso e corno; ciò si è potuto stabilire grazie ai resti degli scarti di lavorazione. Il vasellame è ancora molto simile a quello ritrovato negli accampamenti più antichi del monte Cetona; i prodotti ritrovati in maggiore abbondanza sono gli utensili utilizzati per il focolare. Un ritrovamento di questo periodo che merita di essere citato è quello di un ripostiglio, contenente fibule, scalpelli, asce e altri strumenti in bronzo, scoperto a Goluzzo, una località a sud di Chiusi, ma attualmente conservato a Roma.

II. L’ETA’ DEL FERRO
IL passaggio dall’età del bronzo all’età del ferro, IX VIII secolo a.C., detta anche Villanoviana , in quest’area fu relativamente graduale. In questo periodo le popolazioni etrusche vivevano ancora in capanne, le tecniche artigianali,sebbene ancora molto simili a quelle dell’età del bronzo, diventano più varie e col tempo si aggiungono nuovi tipi di ceramiche e per la prima volta compaiono i grandi contenitori alimentari. Sono invece innovative le decorazioni artistiche, ma ancora semplici: angoli, svastiche e croci.
La documentazione più consistente proviene dalle necropoli, grazie alle quali abbiamo potuto constatare che il rito più praticato era l’incinerazione (entro tombe a pozzetto), che a Chiusi durò fino a tutto l’VIII secolo, a differenza dell’ Etruria meridionale fu presto sostituito dall’inumazione.
I corredi tombali erano composti, oltre al cinerario, liscio o decorato con motivi geometrici, da vasi e talvolta da oggetti in bronzo.
Coperchio di urna cineraria biconica con due figure si abbracciano nell’ultimo saluto.
POGGIO RENZO
III. L’ETA’ ORIENTALIZZANTE
A sinistra olla in bucchero proveniente dall’Etruria meridionale.
A destra coperchio in bucchero di Chiusi.
Questo periodo, che si sviluppa a partire dalla fine dell’VIII secolo per tutto il VII secolo, è così chiamato in quanto l’Etruria si apre ai commerci con le colonie greche dell’Italia meridionale attraverso le quali vengono importati prodotti orientali. Tuttavia questo fenomeno si sviluppa a Chiusi solo durante la metà del VII secolo a.C., ovvero quando ottiene prodotti di alto livello artistico provenienti da Vulci e dalle altre città etrusche costiere. È un’ epoca caratterizzata da profondi mutamenti nella società, quali lo sviluppo dell’edilizia urbana, la diffusione dell’alfabeto e l’incremento dello sfruttamento delle miniere.Direttamente dall’Etruria meridionale arrivano calici, ancorette e le prime importazioni di bucchero sottile con decorazioni impresse a cilindretto, subito imitate dalle botteghe locali, ma senza ottenere ottimi risultati in quanto il bucchero locale è di qualità scadente, inoltre il procedimento di cottura era imperfetto e la bravura degli artigiani “chiusini” non eguagliava quella degli artigiani orientali.

Attraverso le colonie greche vengono importati, prodotti di origine prettamente greca e orientale, ovvero le famose ceramiche. Dal bacino dell’Egeo arrivano a Chiusi delle coppe, mentre da Corinto giungono gli aryballoi, piccoli contenitori per sostanze profumate che resero Corinto famosa in tutto il Mediterraneo, e altri prodotti da Atene. Questi commerci contribuirono espandere la cultura e le idee della Grecia in tutta l’Etruria, influenzando così quella Etrusca, non ci dobbiamo quindi meravigliare se troviamo delle somiglianze tra la religione e la mitologia greca con quella Etrusca.
Gli Etruschi provarono a imitare anche questo modello di ceramiche, ottenendo ancora una volta meno successo rispetto ai prodotti originali, anche se aumentò gli scambi nei loro territori, infatti questi prodotti erano comunque ricercati e Chiusi acquistava molti di questi prodotti da Vulci, questo perché essa era superiore a Chiusi sia dal punto di vista culturale che commerciale.
ARYBALLOI di imitazione corinzia. Questo tipo di prodotti, assieme alle altre produzioni di ceramica etrusco-corinzia vede la fine attorno alla metà del VI
Secolo a.C.
IV I CANOPI E LE STATUE CINERARIO IN PIETRA FETIDA
L’intento di individualizzare l’urna del defunto, come per mantenerne l’integrità fisica dopo la cremazione, risale ai vasi biconici villanoviani coperti da un’elmo.
Soltanto a Chiusi però tale fenomeno ebbe uno sviluppo del tutto peculiare. Venivano perciò distinti con precisione i personaggi di rango diverso. Negli ultimi decenni del VII secolo a.C., gli ossuari dei personaggi di rango erano costituiti da un vaso globulare di lamina bronzea collocato su un trono e posto davanti ad una trapeza (tavola), come per riprodurre il defunto disteso a banchetto, circondati dalle insegne del potere. Comunque i troni, elemento che sottolinea chiaramente il rango principesco del defunto, sono comuni anche nell’Etruria meridionale, ed esemplari di bronzo sono ricordati dalle fonti antiche come doni votivi degli Etruschi nei grandi santuari della Grecia.
Dalla fine del secolo inizia la produzione dei “canopi” cinerari con il coperchio configurato a testa umana, che prendono il nome dai vasi contenenti gli organi del defunto, che accompagnavano le mummie egizie. I primi modelli di questo nuovo genere di urne cinerarie avevano un coperchio a calotta emisferica o a “tappo di champagne” talvolta con i lineamenti del volto delineati, anche se scarsamente. Col tempo si passò al tipo che riproduceva il solo volto, per arrivare poi alla testa completamente modellata, completa di capelli. In alcuni casi i vasi canopi però non si limitavano a rappresentare solo il viso, ma anche il resto del corpo; così se ne sono ritrovati alcuni con l’immissione delle braccia e, per le donne, il seno e l’applicazione degli orecchini nei lobi delle orecchie.
Un esempio di testa di tipo evoluto è quella del canopo di Dolciano (a destra).
I canopi femminili si distinguevano per l’immissione di seni e orecchini, come quello in alto, sempre di Dolciano.

Intorno alla metà del VI secolo a.C. ha inizio la produzione delle statue cinerario in pietra fetida. Questo genere di pietra locale è detta fetida a causa del cattivo odore che emana durante la lavorazione dovute alle particelle di zolfo che contiene; questo probabilmente perché veniva estratta nelle cave che si trovano vicino alle zone termali di Cianciano e Chiusi.
I resti del defunto venivano conservati nella cavità del busto, che poi veniva chiusa con la testa lavorata a parte. Le figure più antiche rappresentano figure virili sedute su un trono. Tale produzione , che pare aver avuto un’interruzione verso la fine del VI secolo, riprese intorno al 470 a.C. con una serie di figure femminili sedute su un trono di tipo orientale, con i braccioli a forma di sfinge; l’esempio più illustre è la Mater matuta, da Cianciano Terme, che è attualmente custodita nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze.
Mater Matuta, Chianciano Terme

L’ultimo tipo di questo genere di scultura (scolpito nella fine del IV secolo a.C. si ha con la staua cineraria in arenaria realizzata in due parti, con l’unione all’altezza delle gambe.
La pietra fetida veniva utilizzata anche per realizzare piccole urne, leoni, sfingi, figure umane e bassorilievi, sempre per l’ambito funerario. Questi ultimi raffigurano prevalentemente i rituali che si svolgevano durante i funerali, come il compianto del defunto trasporto, corteo di uomini e donne e sacrifici; ma anche scene di vita quotidiana del ceto aristocratico, ovvero scene di danza, banchetti, la corsa, il pugilato, la lotta, il lancio del disco e del giavellotto e le corse equestri; per quanto riguarda le gare, sono sempre presenti i comitati di giudici.
Poco posto trovano i soggetti mitologici, di questi infatti è noto solo l’Amazzonomachia, la battaglia fra Greci ed Amazzoni.
Questi monumenti funerari, che venivano spesso esposti all’esterno delle sepolture, divennero ben presto per l’aristocrazia un metodo per esibire la propria ricchezza economica
e il grado culturale.
La scultura funeraria a rilievo, seppur profondamente influenzata dalla cultura artistica greca, costituisce una tra le più grandi manifestazioni dell’artigianato di Chiusi e in breve influenzò l’arte delle altre città dell’Etruria settentrionale, come le stele e i cippi di Fiesole e Volterra, ma anche quelle dell’Etruria padana.
Infine va detto che, insieme a Vulci, da dove probabilmente giunse la spinta artistica iniziale, Chiusi è la città che ha restituito più sculture funerarie.

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