Ebrei ed ebraismo

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Testo

Ebrei

-RELIGIONE
La religione degli Ebrei è l’ebraismo, la più antica fra le fedi monoteistiche (che credono in un solo Dio).
Caratteristica fondamentale dell’ebraismo è un monoteismo radicale, la fede in un unico Dio, assolutamente trascendente e creatore di un universo che governa dall’inizio dei tempi. Israele esprime la consapevolezza che Dio abbia “parlato” al suo popolo e, la Bibbia, documenta le tappe di questa rivelazione progressiva, interpretata dagli Ebrei come un’alleanza, berith, che Dio ha istituito con loro in quanto popolo eletto, chiamato a costituire gelosamente i precetti della legge.
Signore onnipotente e legislatore, Dio esige dal suo popolo un’assoluta fedeltà e un’obbedienza incondizionata alla sua legge, promulgata solennemente sul monte Sinai ai tempi dell’Esodo e registrata compiutamente nei primi cinque libri della Bibbia (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio), Torah (legge in ebraico), ai quali si affiancano i libri profetici e gli altri scritti canonici. La vicenda storica del popolo d’Israele è interpretata dalla tradizione ebraica secondo una prospettiva teologica, come luogo privilegiato dell’intervento di Dio, che assiste costantemente il suo popolo assicurandogli la salvezza di fronte ai numerosi e potenti nemici, in virtù dell’alleanza stabilita per l’eternità; la sofferenza, elemento costante nella storia degli Ebrei, fin dall’antichità è la conseguenza tangibile dell’infedeltà del popolo eletto ai precetti della sua religione e ai doveri dell’alleanza. Dio è in ogni caso sempre disposto a rinnovare l’alleanza, risollevando gli israeliti prostrati dall’oppressione e infondendo loro nuove speranze.

-ORIGINE
Il nome Ebrei deriva da Eber, una parola che significa colui che è al di là; così erano chiamate in Palestina quelle popolazioni che provenivano dalle regioni al di là del fiume Eufrate.
Nella Bibbia si racconta che un pastore ebreo chiamato Abramo viveva con la famiglia presso Ur, nella Mesopotamia, sulla riva dell’Eufrate. Abramo, risalendo la valle dell’Eufrate, giunse alla terra che Dio gli aveva indicato: la Palestina, una regione montuosa a nord del deserto Arabico, in direzione del Mediterraneo. Al suo interno scorre un fiume, il Giordano, le cui rive costituiscono un’oasi di vegetazione rigogliosa e perenne.
L’emigrazione in massa degli Ebrei dalla Mesopotamia avvenne circa intorno al 1900 a.C.
Qui, vissero per qualche generazione, senza abbandonare la vita nomade, divisi in tribù e comandati dagli anziani: i Patriarchi.

SCHIAVITU’ D’EGITTO
Una grave carestia spinse gli Ebrei verso l’Egitto, più fertile, dove si stabilirono a est del delta del Nilo. Inizialmente il faraone, che teneva alla sua corte Giuseppe, discendente di Abramo, trattava benevolmente gli Ebrei. Successivamente però, durante il nuovo regno, gli Ebrei furono, al contrario, perseguitati dai faraoni e costretti a lavorare duramente, sia come operai nelle fornaci di mattoni, sia come manovali e muratori, per costruire edifici di ogni genere.
Nel libro dell’Esodo, al capitolo uno, si legge: ”…6Giuseppe morì, con tutti i suoi fratelli e quella generazione. 7I figli di Israele prolificarono e crebbero, si moltiplicarono e divennero molto, molto forti, tanto che il paese si riempì di loro. 8Ma sorse sull’Egitto un nuovo re, che non aveva conosciuto Giuseppe, 9e disse al suo popolo: ”Ecco, il popolo dei figli di Israele è più grande e più forte di noi: 10prendiamo provvedimenti nei suoi confronti, perché non si moltiplichino e se ci sarà una guerra non si aggiunga anch’esso ai nostri nemici, combatta contro di noi e poi se ne vada dal paese”. 11Gli imposero perciò dei sovrintendenti ai lavori forzati per opprimerlo con i loro gravami, e così Israele costruì le città magazzino di Piton e Ramses per il faraone. 12Ma più lo opprimevano, più si moltiplicava e cresceva; per ciò gli Egiziani ebbero paura dei figli di Israele. 13Allora gli Egiziani sottoposero i figli di Israele ad un lavoro massacrante: 14amareggiarono la loro vita con un duro lavoro nella preparazione dell’argilla e dei mattoni e con ogni genere di lavoro nei campi: lavori ai quali li costrinsero con dura schiavitù”.
Quando l’impero egiziano vacillò sotto i colpi dei “popoli del mare”, ci fu un rivolta di schiavi. Le tribù ebraiche si riorganizzarono sotto la guida di Mosè e ripresero la via dell’oriente, attorno al 1230 a.C.
Attraversando l’aspra e montuosa penisola che prende il nome dal monte Sinai, aggirarono la Palestina da sud e si accamparono a oriente del Giordano.
Durante il ritorno dall’Egitto, gli Ebrei definiscono le leggi religiose che da allora in poi avrebbero governato il popolo; istituirono anche feste solenni in ricordo degli avvenimenti della storia passata: la Pasqua, festa della primavera e insieme commemorazione dell’uscita dall’Egitto; Pentecoste, festa della mietitura e insieme ricordo della rivelazione divina della legge a Mosè; il Sabato, giorno completamente dedicato a Yahweh (significa “colui che fa essere”) e alla preghiera, giorno del riposo da ogni attività.

IL PERIODO DEI GIUDICI E DEI RE - GLI EBREI TORNANO IN PALESTINA
Pur essendo molto uniti per la fede religiosa, politicamente rimasero a lungo in molte tribù, ognuna delle quali con un proprio governo e spesso litigavano fra loro. Queste divisioni li indebolirono, così i Filistei si fecero nuovamente minacciosi. Le varie tribù posero allora fine alle loro discordie ed elessero un re: Saul (1040 a.C.). il suo successore fu Davide (1029 a.C. - 974 a.C.), che pose la capitale del regno a Gerusalemme, seguito poi da Salomone (974 a.C. - 933 a.C.). quest’ultimo fu un re pacifico e sotto il suo governo Israele s’ingrandì e si arricchì. Fu costruito un suntuoso tempio su un colle di Gerusalemme: Israele divenne uno stato organizzato e cominciarono a distinguersi ricchi e poveri: gli Ebrei rimpiangevano i tempi in cui c’era maggior uguaglianza. Dopo la morte di Salomone ripresero le discordie fra le tribù; il regno si spezzò in due stati: Israele a nord, con capitale Samaria, e Giuda a sud, con capitale Gerusalemme.
Nel 722 a.C., Sargon II (re degli Assiri), invase il regno di Israele, distrusse Samaria e ne deportò gli abitanti. Nel 586 a.C., Nabucodonosor, re di Babilonia, prese e distrusse Gerusalemme e il suo tempio, deportando gli Ebrei in Babilonia. Nel 538 a.C., l’imperatore persiano Ciro il Grande, un anno dopo la sua conquista di Babilonia, restituì agli Ebrei la libertà: si giunse così, nel 516 a.C., alla ricostruzione del tempio. Si formò un piccolo stato ebraico di poca importanza coincidente pressappoco con il territorio dell’ex regno di Giuda; per questo motivo gli Ebrei furono definiti Giudei.

EBREI E ROMANI
Intanto era cominciata la dispersione degli Ebrei nel mondo (1° diaspora). Alcuni fuggirono in Egitto, mentre altri restarono in Mesopotamia. Con il crollo dell’impero persiano di fronte ad Alessandro Magno nel 331 a.C. e il passaggio della Palestina sotto il dominio macedone, le comunità ebraiche emigrate prosperarono economicamente e culturalmente nei centri del nuovo impero, da Alessandria fino alle coste del mar Nero. Dal II secolo i libri biblici saranno tradotti dall’ebraico al greco per i fedeli che parlavano greco (versione dei Settanta): non dimenticarono infatti la loro tradizione religiosa che contribuì a mantenere una sorprendente unità di questo popolo nelle vicissitudini della sua storia. La Palestina passò quindi nel 198 a.C. sotto il dominio di Antioco di Siria che, come il suo successore, tentò di imporre la coltura ellenistica per cementare il proprio vasto impero. Gli israeliti più devoti reagirono con una ricerca di una visione religiosa il più possibile pura di fronte alle influenze straniere: ciò porterà alla formazione delle correnti, come quelle dei Farisei, dei Sadducei, degli Esseni, che caratterizzò l’ebraismo nei secoli successivi e all’istituzione del Sinedrio, la suprema autorità legislativa formata da 71 saggi.
La strada all’esercito di Pompeo, che entrò a Gerusalemme nel 63 a.C., fu aperta dal conflitto fra i fratelli Asmonei Aristobulo e Ircano, entrambi aspiranti al trono; Aristobulo, infatti, tramò con i Romani per risolvere il conflitto a proprio favore fare della Giudea uno stato vassallo dell’impero romano.
Con la riduzione della Giudea, nel 6 d.C., al rango di provincia romana, iniziò un periodo caratterizzato da una parte, dall’attività di alcuni gruppi ebraici che, mal tollerando l’atteggiamento collaborazionista delle autorità religiose, ambivano alla liberazione dal potere romano e, dall’altra, dalla diffusione del cristianesimo, sorto in Galilea e diffusosi anche in Giudea e, poi, soprattutto fra i pagani, ma anche fra gli Ebrei sparsi, fuori dalla loro patria, da Babilonia a Roma, in un contesto spesso conflittuale con gli Israeliti rimasti fedeli alla loro tradizione religiosa.

70 D.C.: TITO CONQUISTA GERUSALEMME
La rivolta antiromana, promossa nel 66 d.C. dagli Zeloti, fu domata dalle truppe, guidate prima da Vespasiano e poi da Tito, e si concluse, di fatto, con la distruzione del tempio di Gerusalemme. L’ebraismo fu praticamente sradicato dalla Giudea per iniziativa dell’imperatore Adriano, che fece di Gerusalemme una città di stile ellenistico, ribattezzandola Aelia Capitolina, in onore di Giove. Il fallimento della disperata rivolta condotta da Simon Bar Kokeba fra il 131 e il 135, portò a un ulteriore inasprimento delle misure contro gli Ebrei, ormai posti di fronte al divieto di praticare la loro fede nella loro patria e di entrare in Gerusalemme.

1945 - 1948: ISRAELE
Nel 1947 gli Inglesi chiesero l’intervento della neonata Organizzazione delle Nazioni Unite, che stabilì un piano per la divisione della Palestina in due stati indipendenti, una ebraico e uno arabo, mentre Gerusalemme sarebbe diventata zona internazionale, controllata dall’ONU. Il 14 maggio 1948, nasce lo stato di Israele, “aperto all’immigrazione di Ebrei provenienti da tutte le parti del mondo”; il giorno seguente gli eserciti di Egitto, Giordania, Siria, Libano e Iraq si unirono alle popolazioni palestinesi e alla guerriglia araba che stava lottando contro le forze ebraiche da novembre 1947, dando avvio alla prima guerra arabo - israeliana. Gli arabi non riuscirono ad evitare la formazione del nuovo stato e la guerra si concluse nel 1949 con quattro armistizi approntati dall’ONU tra Israele ed Egitto, Siria, Libano e Giordania.

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