Dalla caduta dell'Impero romano d'occidente agli arabi

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LA CADUTA DELL’IMPERO D’OCCIDENTE(PAG 51-52)
Per motivi di sicurezza la capitale dell’impero d’occidente fu trasferita da Milano a Ravenna perché era la città più lontana dai confini. Malgrado questo spostamento l’Italia subì molte invasioni da parte di Visigoti, Ostrogoti, Vandali e Unni. Roma fu invasa e saccheggiata 2 volte: dai Visigoti nel 410 e dai Vandali nel 455.
L’ultimo imperatore d’occidente fu un ragazzino di 13 anni ROMOLO AUGUSTOLO . Odoacre, il capo di un gruppo di barbari mercenari che appartenevano all’esercito, lo cacciò dal trono nel 476 e si fece proclamare “Re delle genti” cioè re delle popolazioni barbariche in Italia. A questo avvenimento si fa risalire la caduta dell’impero romano d’occidente. La caduta dell’impero non fece scalpore in quanto effettivamente l’impero era nelle mani dei vandali da molto tempo quindi nulla cambiava. Con la caduta dell’impero romano d’occidente finisce l’età antica ed inizia un periodo lungo circa 1000 anni chiamato MEDIOEVO in quanto è l’età di mezzo tra l’Antichità e l’Età moderna. Gli storici dividono il medioevo in 2 periodi: Alto medioevo (prima del 1000) e Basso medioevo (dopo il 1000 fino al 1492 anno in cui fu scoperta l’America). Nel 5°secolo,gli ex territori dell’impero d’occidente furono occupati da popoli germanici. Nacquero così nuovi regni detti: Romano Barbarici perché in essi c’erano 2 popolazioni e 2 culture,quella romana e quella germanica. In Africa si formò il Regno dei Vandali, nella penisola iberica quello dei Visigoti ,in Gallia (l’attuale Francia) andarono i Franchi ,in Italia gli Ostrogoti,e d in Inghilterra sbarcarono gli Angli ed i Sassoni battendo le locali popolazioni celtiche che dovettero andare in Scozia ed Irlanda.
L’IMPERO ROMANO D’ORIENTE O IMPERO BIZZANTINO.(pag 53-54)
L’Impero romano d’oriente o impero bizantino aveva resistito alle invasioni barbariche del 5° secolo e si manteneva solido ed intatto. Aveva un esercito forte ed un buon commercio. La sua capitale, Costantinopoli, era la più grande e ricca città del mondo cristiano. I Bizantini si consideravano gli unici continuatori della civiltà romana. Nel 6° secolo l’imperatore Giustiniano comandava sia lo Stato che la Chiesa ritenendosi il capo di tutte e due. Giustiniano pensò allora di ricostruire l’unità dell’antico impero ed i suoi generali riconquistarono in occidente dei territori che avevano perso: l’Africa, Italia e parte della Spagna. L’opera più importante di Giustiniano fu nel settore del diritto cioè delle leggi. Le leggi romane erano aumentate nel tempo senza che le vecchie leggi venissero cancellate, così Giustiniano fece raccogliere tutte le leggi emanate da Roma dal 2°secolo e le interpretazioni che gli esperti di diritto ne avevano dato. Le leggi vecchie o contraddittorie furono eliminate. Questa raccolta fu chiamata il codice di Giustiniano ed è stato la base del diritto per molti paesi.
Dopo la morte di Giustiniano l’impero bizantino fu assalito dai germanici, slavi e arabi e perse molte terre. I bizantini parlavano il greco, una lingua che l’Europa occidentale aveva scordato. In campo religioso ci furono vari contrasti. Alcuni imperatori e vescovi d’oriente non volevano riconoscere al Papa di Roma un’autorità superiore alla loro così nel 1054 la comunità cristiana d’oriente si staccò dalla chiesa cattolica di Roma e prese il nome di Chiesa ortodossa. Questa separazione delle due chiese è detto scisma d’oriente e dura tutt’oggi.
COSTANTINOPOLI, LA “NUOVA ROMA”
Costantinopoli, la capitale voluta da Costantino, aveva nel 6°secolo quasi 1 milione di abitanti. Grazie a Giustiniano si arricchì di Chiese, palazzi, mercati, terme, diventando la “nuova Roma” .Il centro spirituale della città era la Chiesa di Santa Sofia che Giustiniano aveva fatto ricostruire dopo un incendio. I più famosi architetti la costruirono in mattoni con una tecnica quasi dimenticata in occidente, la decorarono con marmi preziosi, mosaici, lastre d’oro e d’argento. Sulla cupola e lungo le pareti c’erano molte finestre per illuminarne l’interno. Accanto al palazzo reale c’era l’ ippodromo che era grande e frequentato. Costantinopoli era anche un centro di produzione della seta. La seta era simbolo di ricchezza e potere e per molto tempo era stata importata dall’oriente a caro prezzo ma nel 6°secolo due monaci portarono dalla Cina a Costantinopoli le uova del baco da seta nascoste nei loro bastoni così i bizantini cominciarono a produrla.
LA CHIESA DI ROMA: UN PUNTO DI RIFERIMENTO RELIGIOSO E POLITICO (PAG 64 – 65)
AUMENTA L’AUTORITA’ DELLA CHIESA
Nell’Età delle invasioni la Chiesa diventò per la popolazione le popolazioni una guida e una sicurezza perché pur non avendo eserciti aveva una grande autorità.
C’era una generale povertà e la Chiesa usava il suo patrimonio per prendersi cura di più bisognosi, (vedove, orfani poveri e prigionieri).

LA CHIESA SI FA CARICO DEI COMPITI DELLO STATO
Sempre più spesso la Chiesa sostituiva lo Stato nei suoi doveri.
Nel 452, quando Attila, capo degli Unni, scese in Italia fu il papa LEONE I che cercò di convincerlo a ritornare nelle sue terre.
Mezzo secolo più tardi fu papa GREGORIO MAGNO a governare la città di Roma e a dirigere la resistenza contro i Longobardi.
A poco a poco il papa di Roma che discendeva dall’apostolo Pietro divenne capo riconosciuto di tutta la chiesa di occidente, mentre in oriente la sua autorità venne respinta.

NASCONO LE PRIME ERESIE

Soprattutto in Oriente gli studiosi cominciarono a discutere sulla dottrina cristiana e ad interpretarla.
La Chiesa accettò alcune interpretazioni e ne respinse altre considerandole errate; queste interpretazioni respinte dalla chiesa furono dette ERESIE.
Nel IV secolo si diffuse l’eresia ariana chiamata così dal nome del suo fondatore ARIO essa diceva che Gesù Cristo non era un Dio ma solo un umano.
Tutte le popolazioni barbariche convertite al cristianesimo all’inizio scelsero la dottrina ariana.
Anche il vescovo visigoto ULFILA era ariano, esso tradusse la Bibbia in gotico così molte tribù germaniche poterono leggerla e si convertirono all’arianesimo.
I Franchi furono i primi ad abbracciare la religione cattolica.

SI SVILUPPA IL MONACHESIMO( pag. 66 – 67)
I PRIMI MONACI
In oriente già nel III secolo molti cristiani si rifugiarono nei deserti o sulle montagne per pregare Dio e fare penitenza.
Alcuni, come i monaci eremiti scelsero di vivere completamente in solitudine come Sant’ Antonio abate che trascorse 50 anni da solo vicino il fiume Nilo;
altri monaci invece si riunirono in gruppi fondando conventi e monasteri.

L’IMPORTANZA RELIGIOSA DEI MONASTERI
In occidente, invece, il monachesimo si sviluppò nel VI secolo soprattutto per opera di San Benedetto da Norcia .
I monasteri sorsero soprattutto nelle campagne e furono molto importanti perché diffusero la parola di Cristo a migliaia di contadini analfabeti, aprirono scuole e distribuirono cibo e ospitalità ai pellegrini.

LA GIORNATA DEI MONACI BENEDETTINI
I monaci benedettini non passavano il giorno solo pregando, ma anche lavorando obbedendo alle regole scritte da San Benedetto chiamata “la Regola” :
Otto volte al giorno dovevano andare in chiesa a pregare tutti insieme e nelle ore non dedicate alla preghiera coltivavano i campi, allevavano il bestiame bonificavano le terre e facevano lavori artigianali; altri ricopiavano antichi manoscritti.

LA FUNZIONE CULTURALE DEI MONACI: la trascrizione dei manoscritti
In ogni monastero c’erano una biblioteca e un laboratorio di scrittura. Qui i monaci copiavano i libri sacri, e i testi antichi greci e latini di poesia, storia scienze ecc.. e siccome copiavano e illustravano tutto a mano venivano chiamati amanuensi
Il loro lavoro era lungo e difficile e ci voleva abilità e pazienza.
In ogni manoscritto le lettere iniziali (dette MINIATURE) venivano adornate con disegni e colorate di rosso.
Grazie agli amanuensi si sono conservate molte opere antiche che altrimenti sarebbero andate perse.

Il regno dei franchi ha l’appoggio della Chiesa (pag. 75-76)
I Franchi fondano un regno e si convertono al cattolicesimo.
Fra il V e il VI secolo le tribù germaniche dei Franchi conquistarono la Gallia romana che da loro prese il nome di Francia.
Erano guidate dal re guerriero CLODOVEO, che diede inizio alla prima dinastia franca.
Alla fine del V secolo Clodoveo stabili’ la sua corte a Parigi e si convertì al Cattolicesimo facendo convertire tutto il suo popolo: così i franchi furono cattolici fin dall’inizio, (e non ariani come gli altri barbari) e per questo ebbero il sostegno del papa.

Prende il potere la dinastia carolingia
I re franchi consideravano il regno come una loro proprietà personale e al momento della loro morte lo dividevano tra i figli. Questo fatto indeboliva il potere dei re, specialmente se gli eredi erano molti e in lotta tra loro
Uno di essi Pipino il Breve ando’ al potere nel 751 e diede inizio ad una nuova dinastia, quella dei Carolingi.

Il papato appoggia i re carolingi
In quel periodo, il papa Stefano II, minacciato dai Longobardi che volevano prendersi anche i territori intorno a Roma (che in realtà appartenevano a Bisanzio) non potendo chiedere aiuto ai Bizantini perché l’imperatore bizantino voleva comandare anche in campo religioso, chiese l’aiuto di Pipino, re dei Franchi.

Nasce lo Stato della Chiesa
Pipino, con il suo esercito, corse subito in Italia ad aiutare il papa e costrinse i Longobardi a lasciare i territori occupati consegnandoli “all’apostolo San Pietro” e cioè al papa stesso.
Questi territori (Lazio con Roma, Romagna con Ravenna e altre 5 città) insieme al castello di Sutri diventarono la base del dominio temporale del papa, cioè un terreno politico del papa che a poco a poco diventò un vero e proprio stato del quale il papa era sovrano.
Questo stato della chiesa fu chiamato Patrimonio di San Pietro e durerà 11 secoli.

I franchi sconfiggono i Longobardi
Una quindicina di anni dopo il papa fece una nuova richiesta di aiuto ai Franchi (nel 773) perché i Longobardi guidati dal re Desiderio avevano riconquistato la Romagna e volevano attaccare Roma.
Questa volta il papa era Adriano I e il re dei Franchi era Carlo, uno dei figli di Pipino.
Carlo aveva sposato la figlia del re Desiderio in segno di alleanza tra i Franchi e i Longobardi, ma poi l’aveva ripudiata rimandandola dal padre.
Così, quando il papa chiese il suo aiuto Carlo, senza esitazioni, attraverso’ le Alpi e cinse d’assedio Pavia (la capitale Longobarda), poi sconfisse il re Desiderio e prese lui il titolo di re dei Franchi e dei Longobardi.
Con questa azione di Carlo finì la dominazione dei Longobardi in Italia e lo Stato della Chiesa passo’ definitivamente sotto la protezione dei Franchi.

IL SACRO ROMANO IMPERO: fondato da Carlo Magno, benedetto dal Papa

Il regno franco si espande in Europa
Carlo, chiamato magno per le sue imprese, fu un grande capo militare, infatti nei 46 anni del suo regno fece molte guerre.
Conquistò una parte della Spagna, sconfisse le forti tribù dei Sassoni in Germania, quelle dei Bavari che si trovavano nell’attuale Baviera e vinse anche gli Avari popolo seminomade che viveva nei confini orientali del regno.
Presto si diffuse la voce che Carlo Magno fosse invincibile, in realtà aveva un forte esercito e soprattutto una forte cavalleria armata di corazza.

Carlo Magno impone ai popoli vinti la conversione
A quei tempi ogni vittoria si concludeva con razzie e saccheggi che procuravano ai franchi un enorme bottino; solo per trasportare il tesoro degli Avari furono necessari 50 carri trainati da 4 buoi ognuno.
Carlo però non voleva soltanto fare nuove conquiste, voleva anche diffondere fra i popoli pagani la il Cristianesimo.
Tutte le popolazioni vinte dai franchi dovevano convertirsi al Cristianesimo e se si rifiutavano venivano uccisi.
Questo comportamento del re derivava anche dalla convinzione che un impero così vasto con tante genti diverse sarebbe stato più unito da una religione comune.

Nasce il sacro romano impero
Verso la fine dell’8° secolo il regno franco si estendeva su quasi tutta l’Europa così dopo tre secoli di divisione sembrava che l’Impero romano d’occidente fosse risorto.
Così il giorno di natale dell’anno 800 mentre Carlo sentiva la messa a San Pietro a Roma, il papa Leone III gli mise sul capo una corona proclamandolo “imperatore dei romani”. Dalla caduta dell’impero di occidente nessun re barbaro aveva mai avuto questo titolo.
L’impero di Carlo Magno prese il nome di Sacro Romano Impero.

Caratteristiche del Sacro romano Impero
Questo impero, però, era ben diverso dall’impero romano, per esempio il suo centro non era l’Italia o il Mediterraneo ma l’Europa continentale dove si trovavano i Carolingi; inoltre era un impero cristiano con popoli solo cristiani e il suo imperatore era stato consacrato dal papa perché facesse regnare la pace e diffondesse la fede cristiana.

I “volgari” e la Canzone di orlando
Nell’impero romano d’occidente tutti parlavano il latino ogni popolo però lo pronunciava diversamente e vi mescolava parole del loro dialetto, così la lingua era ben diversa dal latino scritto e usato dalle persone colte.
Nel periodo delle invasioni barbariche il latino continuò a trasformarsi a causa dell’arrivo di nuovi popoli e dove la presenza dei Romani era scarsa (come ad esempio in Germania) la lingua era più germanica che latina, dove invece c’erano stati più romani (come in Italia, Spagna e Francia) il latino resto’ la lingua predominante.
Si formarono comunque nuove lingue che furono chiamate neo-latine (perché derivavano dal latino) o volgari, queste per molto tempo furono usate solo nel parlare ma non usate per scrivere.
Col tempo però si cominciò ad usarle anche per scrivere, così nacquero le prime opere letterarie in spagnolo, in italiano e in francese, come, ad esempio, la canzone di Orlando che si ispira ad un fatto vero accaduto in Spagna ad un esercito di Carlo Magno guidato da un certo cavaliere Orlando che fu ucciso in combattimento.

L’organizzazione del Sacro Romano Impero (pag. 78,79,80)

Un antica usanza germanica: il vassallaggio
Presso i popoli germanici i capi militari tenevano con sé gli uomini più fedeli e più bravi con le armi detti vassalli questi dovevano servire il loro padrone a accompagnarlo in battaglia e come pagamento ricevevano doni vari, cavalli, pellicce, armi e gioielli. Questo legame tra capi militari e vassalli era detto vassallaggio.
Ai tempi di Carlo Magno il vassallaggio serviva a far funzionare l’esercito e l’impero.

L’impero carolingio è diviso in marche e contee
Carlo Magno divise il suo impero in contee grandi più o meno come una provincia e le affidò a conti (in genere parenti o compagni do combattimento a lui fedeli)
I conti amministravano la giustizia, riscuotevano le tasse e fornivano al re cavalieri e fanti in caso di guerra.
I territori di confine, più in pericolo, furono raggruppati in marche e affidati a marchesi capi militari di grandi poteri.

Conti, marchesi vescovi e abati vassalli di Carlo
Conti e marchesi erano al servizio dell’imperatore al quale giuravano fedeltà eterna. Con questo giuramento diventavano suoi vassalli (cioè suoi uomini di fiducia) e dovevano dargli consigli, aiuto e combattere al suo fianco.
In cambio il re concedeva a loro la sua protezione e delle terre chiamate feudi.
Anche vescovi e abati ricevevano feudi e abbazie.
Conti, marchesi, vescovi e abati erano vassalli di Carlo, gli dovevano fedeltà avendo ricevuto un feudo. Il feudo, però, restava di proprietà del re e tornava a lui in caso di morte o infedeltà del vassallo.

Le assemblee e le leggi del Sacro Romano Impero
All’inizio della primavera Carlo Magno convoca un’assemblea chiamata campo di maggio alla quale partecipavano “tutti i grandi del regno”.
Durante questa assemblea Carlo organizzava le spedizioni militari e dettava le leggi per tutti i sudditi, dette capitolari.
Carlo voleva che le leggi fossero seguite scrupolosamente, per questo, una volta l’anno, mandava i suoi controllori (chiamati missi dominaci) che dovevano ispezionare e riferite i risultati.

Carlo magno favorisce il diffondersi dell’istruzione
Carlo Magno si preoccupò di istruire i funzionari e i nobili dell’impero.
A quei tempi pochissimi sapevano leggere e scrivere, lo stesso imperatore era quasi analfabeta. Per questo motivo, lui ordinò che presso i monasteri e le cattedrali fossero aperte delle scuole e volle intorno a sé, nel suo palazzo, i maggiori studiosi del tempo.
Nella scuola del palazzo si studiavano testi cristiani e autori latini che gli amanuensi avevano ricopiato
Su richiesta di Carlo, i copisti dell’epoca inventarono uno stile di scrittura semplice e chiaro, senza svolazzi e ghirigori, esso prese il nome di minuscola carolina e fu l’antenato dei moderni caratteri di stampa.

LE AZIENDE AGRICOLE E I COMMERCI (pag. 80 – 81)

La terra è la fonte di ogni ricchezza
Ai tempi di Carlo Magno la principale ricchezza era la terra.
Le grandi aziende agricole si chiamavano corti o ville e appartenevano all’imperatore, ai nobili o alle abbazie.
In genere erano divise in due parti:
Una si chiamava parte colonica e c’erano le terre date ai coloni (contadini)
L’altra si chiamava terra padronale ed era riservata al padrone che la faceva coltivare dai suoi schiavi o, in parte dai coloni stessi.
Intorno c’era una zona comune destinata al pascolo del bestiame e al bosco.

Quasi tutti i contadini sono servi della gleba
I coloni (contadini) abitavano in case sparse di legno o pietra, oppure in un villaggio intorno ad un castello o ad una chiesa.
Ogni colono riceveva in affitto un manso cioè un piccolo podere da coltivare per mantenere la famiglia. In cambio doveva consegnare al signore una parte dei prodotti che coltivava e fare, per lui, dei lavori gratuiti.
I coloni non erano schiavi, ma nemmeno liberi, perché né loro, né i loro figli potevano lasciare il manso che coltivavano.
Se il manso veniva venduto, il colone che lo coltivava veniva venduto insieme.
Per questo legame, con la terra che coltivavano, i contadini furono detti servi della gleba cioè servi della terra.

I più deboli rinunciano alla libertà per avere protezione
Oltre ai coloni c’erano anche dei contadini liberi, che avevano un piccolo pezzo di terra.
A quei tempi però, più importante della libertà era riuscire a sfamarsi e a difendersi dalle razzie, quindi molti contadini liberi, in cambio di protezione e aiuto, cedevano le loro terre a un signore.
Altri, i più numerosi, venivano costretti con la forza a rinunciare alle loro proprietà.

La corte tende ad essere autosufficiente
A quei tempi, le comunicazioni erano difficili e le strade erano piene di briganti perciò il commercio era ridotto al minimo
Ogni corte, quindi, cercava di essere autosufficiente, cioè a produrre per sé tutto ciò che era necessario per vivere, veniva acquistato solo ciò che non si poteva produrre come il sale e i beni di lusso per i ricchi.

Continuano ad esistere gli schiavi
Si commerciavano anche gli schiavi, e, poiché la chiesa vietava di fare schiavi i cristiani, venivano catturate, soprattutto, le popolazioni slave dell’Europa orientali ancora pagane.

La vita dei contadini nell’età di Carlo Magno(pag. 82)
La giornata dei contadini cominciava all’alba.
La sua prima preoccupazione era coltivare i cereali: grano ecc, perché con questi impastava il pane.
Per mietere non usava la falce, ma un piccolo falcetto, questo perché non doveva tagliare tutta la pianta, ma solo la parte alta; il resto della pianta serviva per far mangiare il bestiame, come materiale per costruire il tetto delle capanne oppure veniva bruciato per concimare la terra.
Se il maso apparteneva ad un monastero, il contadino coltivava la vite per fare il vino che serviva a celebrare la Messa, difficilmente, però, poteva berlo, si doveva accontentare del sidro o della birra.
Oltre alle focacce e alle farinate (di cereali) il contadino mangiava legumi che coltivava, pesce e piccoli animali catturati nel bosco, (la caccia grossa era riservata ai signori che possedevano i cavalli).
Ogni contadino coltivava del bestiame, ma poiché mangiavano poco questi animali erano molto piccoli.
In Europa centrale e occidentale le case erano di legno, quindi era pericoloso accendere il fuoco. Si cucinava all’aperto o al centro della casa sulla terra battuta e difficilmente ci si poteva riscaldare. Poiché non c’erano camini, il fumo riempiva la casa.
Le finestre erano strette e senza vetri, quindi si dovevano chiudere con assi di legno o teli di lino. L’illuminazione era scarsa e si adoperavano lucerne e candele di sego (grasso di pecora), quelle di cera costavano troppo e le avevano solo i signori e i monasteri.
La vita del contadino era dura, oltre a coltivare il maso che aveva in affitto, doveva, in giorni fissi, lavorare gratuitamente nelle terre del signore.
Anche il lavoro della contadina era pesante, filava, tesseva, allevava gli animali tosava le pecore e zappava l’orto. Si riposavano solo la domenica e nelle feste religiose.
Potevano svagarsi solo quando andavano al mercato a a qualche fiera.
Chi abitava vicino Parigi , una volta l’anno, poteva andare alla fiera di Saint-Denis, dove c’erano merci preziose ed animali esotici e si potevano ammirare giocolieri e menestrelli.

L’Arabia: un unico stato per un unico Dio
(pag. 88-89-90)

La terra degli arabi: l’Arabia.
Il centro dell’Impero carolingio era l’Europa, non il Mediterraneo perché questo era quasi tutto degli Arabi.
Gli Arabi provenivano dall’Arabia, una vasta penisola asiatica grande 10 volte l’Italia e poco popolata, una distesa di sabbia arida e desertica interrotta ogni tanto da qualche oasi.
Il deserto era la terra dei beduini, pastori nomadi che vivevano in tribù, allevando dromedari e litigando tra loro per la conquista di un’oasi o di un pozzo.
La sera gli uomini si radunavano per cantare le imprese dei guerrieri. Si sviluppò così fra i popoli del deserto una bellissima forma di poesia.

Al sud della penisola una regione più fertile: l’Arabia felice
Lungo le coste meridionali della penisola (l’odierna Yemen) vi erano regioni abbastanza ricche d’acqua dove si svilupparono regni splendidi come il regno di Saba ricordato dalla Bibbia.
La ricchezza di questi regni era conosciuta anche dai Romani che chiamavano questa regione “ Arabia felice”.
Nel Vi secolo, però, questi regni decaddero e contemporaneamente comincio ad aumentare l’importanza della Mecca, antica città dell’Arabia centrale fra l’india e il Mediterraneo.

La mecca: la città santa per gli arabi:
La Mecca era un luogo sacro per tutti gli Arabi. Lì sorgeva un piccolo santuario a forma di cubo detto la Kaaba, dove veniva venerata una pietra nera che gli arabi ritenevano sacra.
Ogni anno un gran numero di pellegrini venivano alla Mecca, dove stabilivano una tregua tra le tribù in lotta.
Con tutte queste carovane gli affari dei mercanti prosperavano e loro diventavano sempre più ricchi.
Proprio alla Mecca, intorno al 610, un mercante di nome Maometto cominciò a diffondere un nuovo messaggio religioso proclamandosi profeta e strumento di Dio.

Maometto predica l’Islam.
Maometto predicava una religione monoteista, affermando l’esistenza di un solo Dio creatore di tutto di nome Allah. Maometto diceva che, il credente doveva completamente sottomettersi alla volontà di Allah, e poiché “sottomissione” in arabo si dice islam il nome della nuova religione fu Islamismo .

Poiché l’Islamismo era una religione monoteista, era in contrasto con le religioni praticate fino a quel momento dagli arabi, che adoravano numerose divinità. In particolare non piaceva ai mercanti, che avevano paura che, a causa di questa nuova religione, cessassero i pellegrinaggi alla Mecca.
Per questo motivi Maometto venne costretto a lasciare la Mecca insieme ai suoi seguaci e a trasferirsi in un'altra città, la Medina.
Questa emigrazione avvenne nel 622, data molto importante perché da questa data i musulmani contano gli anni (come noi li contiamo dalla nascita di Cristo).

L’Islam fa dell’Arabia un solo Stato con un solo Dio.
A Medina la comunità dei credenti si ingrandì e diventò un piccolo stato con a capo Maometto.
Maometto diventò così il condottiero e il capo politico di un esercito di fedeli, ai quali la religione islamica imponeva di combattere contro gli infedeli, per convertirli o sconfiggerli.
I musulmani, iniziarono così ad attaccare, quasi sempre vincendo, i loro vicini.
Prima Maometto sconfisse gli Ebrei della Medina e poi attaccò la Mecca, dove rientrò trionfante dopo sette anni di lotte, e quando morì, nel 632, aveva vinto tutti e la penisola arava era diventata un unico stato fedele ad un solo Dio (Allah).

MAOMETTO (pag. 91)

Maometto nacque alla Mecca intorno al 570 da una rispettabile famiglia di mercanti.
Come gli uomini della sua famiglia, fece il cammelliere e il mercante ma senza fortuna.
Verso i 25 anni, fu assunto come viaggiatore di commercio da una ricca vedova che alla fine sposò.
Con il matrimonio, Maometto entrò nell’alta società diventando un ricco mercante.
Tutto questo però non gli bastava, perché era tormentato da forti dubbi religiosi, pensava spesso al Dio degli ebrei e dei cristiani.
Cominciò così a isolarsi, ritirandosi in una grotta vicino alla Mecca. Qui, raccontò di aver avuto varie apparizione dell’Arcangelo Gabriele e di ave sentito voci che lo chiamavano “apostolo di Dio”.
Maometto all’inizio era terrorizzato, poi, una notte, ebbe la certezza di essere stato prescelto come profeta per ripetere le parole che Dio gli dettava. Quella notte fu chiamata “notte del destino”.
Da allora Maometto cominciò a predicare l’esistenza di un Dio unico, Allah, e a preannunciare il giudizio finale e la resurrezione dei morti (come in quella ebraica e cristiana).
Alla Mecca i capi tribù considerarono pericolosa la sua predicazione, cosi cominciarono a perseguitarlo, soprattutto dopo la morte della moglie, tanto che fu costretto ad emigrare nella città di Yatrib, che poi venne chiamata Medina cioè citta’ del profeta.
Da qui iniziò una serie di campagne militari chiamate guerre sante per sottomettere tutte le tribù beduine al suo unico Dio.
Nel 630 con la conquista della Mecca, si assicurò l’obbedienza di tutte le tribù arabe.
Quando morì nel 632 tutta l’Arabia era unita e musulmana.
Allora si diffuse la leggenda che era salito al cielo e in Arabia la sua tomba divenne il luogo di culto più santo dopo La Mecca.

LA RELIGIONE ISLAMICA (o musulmana)
(pag.92-93-94)

Il Corano (che significa recitazione) il libro sacro dell’Islam, contiene le rivelazioni di Maometto raggruppate in capitoli (sure) secondo l’argomento, soprattutto il Corano contiene i doveri dei musulmani
Ogni musulmano ha 5 doveri fondamentali i cosiddetti pilastri dell’islam.
1) deve proclamare la propria fede ripetendo spesso la formula:” non vi è altro Dio che Allah e Maometto è il suo profeta”.
2) Deve pregare 5 volte al giorno chinando il capo per terra verso la Mecca quando sente la voce del Muezzin dall’alto di un minareto (torre vicino ad una moschea).
3) Un giorno alla settimana, il venerdì, la preghiera deve essere collettiva, guidata da un imam (un musulmano autorevole).
4) Ogni credente deve fare l’elemosina ai poveri e ai bisognosi e nel nono mese dell’anno musulmano (il Ramadan, quello in cui Maometto ebbe la rivelazione) deve digiunare dall’alba al tramonto.
5) Infine deve, almeno una volta nella vita, andare in pellegrinaggio alla Mecca.
Altre prescrizioni del Corano
Le disposizioni del Corano non riguardano solo la religione, ma anche tutti gli aspetti della vita:
Il Corano stabilisce che ogni musulmano può avere fino a 4 mogli (poligamia).
Vieta di raffigurare Allah con pitture o sculture.
Ammette la schiavitù.
Proibisce di bere alcolici e di mangiare carne di maiale (impura)
Prescrive l’obbligo per i musulmani di diffondere l’Islam pacificamente o con le armi, e chi muore per una guerra santa andrà in paradiso.
Accetta la vendetta proporzionata all’offesa ricevuta.

Gli arabi creano un grande impero in nome di Allah

Maometto non fondò soltanto una religione, ma il primo Stato Islamico in cui religione e politica erano riunite sotto un unico capo. Il primo capoi fu Maometto e i suoi successori furono i califfi

L’islam si espande rapidamente I Califfi fecero guerre sante anche fuori dai confini dell’Arabia conquistarono prima la Siria e la Palestina, cacciando i Bizantini, poi sconfissero l’impero persiano arrivando fino a Samarcanda, ai confini dell’impero cinese, e infine penetrarono in Egitto e ne occuparono il territorio.
Nei decenni successivi continuarono ad avanzare lungo le coste africane del Mediterraneo fino in Europa dove conquistarono gran parte della penisola iberica (Spagna). Non riuscirono però a superare i Pirenei dove, a Poitiers, furono sconfitti da Carlo martello nel 732.
Nel IX secolo gli arabi riuscirono a conquistare la Sicilia scacciando i Bizantini.
Quali sono le cause dell’espansione. Varie furono le cause della facilità con cui i Musulmani riuscirono ad espandersi.
Prima di tutto la debolezza dell’Imperi Bizantino e persiano, stanchi per le numerose lotte che avevano fatto tra loro.
Poi il fatto che le popolazioni d’Egitto, oppresse da pesanti tasse, considerarono gli arabi come dei liberatori e opposero una scarsa resistenza.
Inoltre i guerrieri musulmani, convinti di combattere una guerra santa per volontà di Allah, erano più forti e combattivi.
Gli arabi, però, lasciavano liberi i popoli conquistati di professare la loro religione, imponevano solo il pagamento di un tributo che, invece, i musulmani non dovevano pagare e questa cosa fece sì che molti si convertirono all’islamismo (per non pagare il tributo).

LA CIVILTA’ ISLAMICA (pag. 94 – 95)

Gli arabi creano una nuova civiltà
L’impero musulmano si estendeva su regioni che erano state in precedenza dei bizantini, persiani e greci, gli arabi appresero presto gli usi e le tradizioni locali e insieme alle loro le diffusero per il mondo.
La coltura per gli arabi era molto importante. Nei paesi conquistati trovarono ricche biblioteche e altre ne costruirono. I copisti musulmani trascrissero e tradussero grandi opere antiche in arabo così la lingua araba si diffuse in tutto l’impero insieme con la religione islamica.
Ancora oggi la lingua italiana usa parole che derivano dall’arabo, come: zucchero, arancia, zero, alcol, chimica ecc…..
Alcuni termini si riferiscono a prodotti alimentari che gli arabi importarono nel Mediterraneo altri riguardano le scienze il commercio o la navigazione.
Dall’India gli Arabi importarono un nuovo sistema di numerazione basato su dieci simboli da 0 a 9, esse si chiamano “cifre arabe” anche se, in realtà sono indiane.
Dalla Cina i mercanti arabi importarono la carta, un nuovo materiale per scrivere
Nell’impero islamico prosperano commerci e navigazione (pag 95)
L’VIII secolo fu l’età d’oro per la civiltà islamica.
L’impero islamico si estendeva su tre continenti. Dai paesi più lontani importavano prodotti rari e preziosi e dall’Africa schiavi. Le navi arabe solcavano i mari e la loro moneta il dinar dominava i mercati.
E fioriscono le città… Mentre in Europa le città si riducevano per grandezza e numero di abitanti, nelle terre occupate dagli arabi la vita continuava come un tempo.
Nelle grandi città commerciali costruirono dei caravanserragli che servivano da deposito di merci e da alberghi.
Nel 762 venne fondata la nuova capitale dell’impero, Baghdad, essa raggiunse il suo massimo splendore con il califfo Harum ar-rashid

L’architettura a l’arte araba presentano caratteristiche originali (pag 96)

A Bagdad vennero costruite moschee, giardini, biblioteche, residenze lussuose ecc…
La caratteristica dell’architettura musulmana erano le cupole, gli archi a ferro di cavallo le colonnine, i mosaici e le ceramiche colorate
I musulmani non erano favorevoli a rappresentare figure umane o di animali, perciò nelle moschee le decorazioni erano figure geometriche o rappresentavano piante, fiori o segni di scrittura, queste decorazioni si chiamano arabeschi.

Le cifre arabe, la carta, l’alchimia (pag 97)

Quelle che si chiamano cifre arabe, furono in realtà inventate in India
Agli arabi va il merito di aver capito l’importanza del nuovo sistema di numerazione e di averlo introdotto in tutto l’impero musulmano.
Le cifre arabe rendevano più semplice la scrittura dei numeri. Il nuovo sistema di numerazione presentava due novità: l’invenzione della cifra 0 e il fatto che a secondo della sua posizione ogni cifra aveva un valore diverso.
Poichè a secondo della posizione le cifre arabe avevano un valore diverso, si potevano anche mettere in colonna (unitaà, decine centinaia ecc.) e ciò facilitava i calcoli, invece prima si doveva utilizzare una specie di pallottoliere chiamato abaco
Un’altra invenzione che gli arabi importarono fu la carta, che era fatta con un impasto di stracci di lino e fibre di canapa. Loro la preferirono alla pergamena e al papiro (che già usavano) perchè era più difficile raschiarla e cancellarla.
Gli studiosi arabi si occuparono di scienze, furono abili matematici, astronomi e medici, si interessarono di chimica che prima chiamavano alchimia.
Gli alchimisti arabi erano un po’ maghi e un po’ scienziati, nei loro laboratori mischiavano, cocevano e distillavano sostanze con uno strumento chiamato alambicco. Volevano trovare la “pietra filosofale” capace di trasformare il metallo in oro o “l’elisir di lunga vita” capace di sconfiggere le malattie, la vecchiaia e la morte.

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