civiltà precolombiane

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Civiltà precolombiane: caratteri essenziali che facilitarono la conquista
europea

Dopo la scoperta dell’america nel 1492 da parte di Cristoforo Colombo, il mondò cambio completamente geografia e si scoprì che esso era ben più grande di quanto se lo immaginava.
I primi problemi che sorsero erano sulle origini di questi nativi americani; l’antropologo Francese Paul Rivet ha esposto una tesi all’inizio rivoluzionaria e oggi indiscussa sull’origine di questi popoli.
Infatti egli spiega che l’america è un continente a popolamento recente e la penetrazione dall’Europa sarebbe avvenuta non solo attraverso lo stretto di Bering e delle isole Aleutine ma anche per via transpacifica e antartica.
Va sottolineato che Rivet che per arrivare a tali conclusioni studiò singolarmente caso per caso le popolazioni native, il loro linguaggio e la loro cultura.
Ci furono anche altre ipotesi fatte sull’origine degli americani, ma tali considerazioni come il mito di Atlantide o la colonizzazione da parte dei figli di Noè del continente americano vengo chiamate a maggior ragione ciarpame dallo studioso Rivet, infatti tutte queste tesi sono state stese senza alcuna conoscenza sufficientemente profonda delle popolazioni indiane o del passato americano.
In questo periodo, quindi, troviamo l’america divisa in 2 grandi zone controllate da 2 grandi imperi gli Inca e gli Aztechi che estendevano i loro territori dall’attuale Messico all’area che ora comprende Perù, Cile, Ecuador, Argentina e Colombia vedendo gli Aztechi che controllavano la parte settentrionale e gli Inca quella meridionale.
Questi due imperi portarono la produzione alimentare a livelli superiori a quelli registrati in precedenza. Nei loro territori furono registrare le più grandi opere di irrigazione e gestione delle acque, quindi l’organizzazione tribale andò, via via, dileguandosi in un unico impero. Infatti in entrambi i casi fu effettuata una radicale revisione della storia perché si adeguasse a questi grandi mutamenti. È interessante scoprire che dopo ogni conquista i sovrani dettavano una nuova versione della storia agli “storici” di quel periodo.
Però non si possono non notare le spiccate differenze dei due imperi; mentre gli Inca avevano creato un rigido sistema amministrativo in tutto l’impero, costruivano grandi reti stradali, e introducevano la loro religione e lingua nei territori sottomessi; negli Aztechi non c’era tutto questo.
Solo nella Valle di Mexico vi era una integrazione da parte degli Aztechi; la divisione di gran parte della popolazione in gruppi, un’amministrazione centralizzata, la realizzazione di grandi opere che contribuivano ad accrescere la produzione alimentare e le vie di comunicazione. Questa diversità non era solo il risultato della diversa posizione geografica ma bensì dal diverso rapporto tra vincitori e vinti e della varietà delle condizioni ecologiche.
Gli Inca avevano il vantaggio di dominare una regione dove i prodotti dei bassi piani e delle montagne costituivano una sorta di equilibrio mentre gli Aztechi non avevano nulla da dare agli abitanti dei bassi piani perché non avevano nulla che valesse come il cotone, il cacao e le piume delle regioni tropicali.

Inoltre un’altra difficoltà era costituita era che gli Aztechi non disponevano di mezzi di trasporto, mentre in Perù il Lama permetteva una distribuzione delle merci assai più vasta di quanto fosse possibile servendosi solo di portatori umani.
Rimane però ancora un mistero da risolvere nella storia dell’America, l’improvvisa scomparsa di uno dei più grandi imperi, quello Maya.
Alla fine del XV secolo l’area che era dominata dai Maya si estendeva dallo Yucatan settentrionale ai territori limitrofi, ma qui si trovavano solo i resti di una civiltà ormai decaduta.
Infatti la civiltà Maya aveva raggiunto il su massimo splendore più a sud in un area che corrisponde oggi al Guatemala, dove la foresta tropicale conservò i resti monumentali di una grande civiltà. Questo è anche un probabile motivo per la loro scomparse perché purtroppo si erano insediati un ambiente naturale non adatto ad accogliere una grande civiltà come la loro capace di raggiungere notevoli traguardi in fatto di sviluppo demografico e urbano e di conoscenze matematiche e astronomiche.
Molti indizi lasciano credere a un crollo repentino e non da una lenta decadenza, però anche in questo caso ci sono ipotesi bizzarre, spesso del tutto fantastiche, quindi non sapremo mai che fine hanno fatto i Maya e come un impero così grande e forte possa scomparire del tutto.
Tutta questa pace e prosperità nel nuovo continente ben presto sarà spazzata via dall’imminente arrivo dei conquistadores spagnoli che distruggeranno tutto quello che incontrano. Dopo che gli europei capirono che ciò che avevano davanti, non erano le indie, ma un immenso continente scattarono le corse alla conquista dei nuovi territori.
Però non esiste un unico fattore per la scomparsa delle popolazioni americane, come dimostra la studiosa McAlister la quale dice che questo crollo delle popolazioni era dovuto ad un insieme di fattori che potrebbero far cadere qualsiasi impero.
Innanzi tutto ci sono dei fattori militari, indubbiamente gli europei possedevano migliori armamenti ed equipaggiamenti; le armi da fuoco in un primo momento ebbero un effetto fisico e psicologico devastante sugl’indigeni ed i cavalli li terrorizzavano ulteriormente, inoltre la disciplina e le tattiche avevano un enorme vantaggio sulle goffe armate indiane.
Le tribù si limitavano a catturare dei prigionieri per le loro cerimonie sacrificali; infliggere gravi perdite al nemico sarebbe stato in contraddizione con questi loro propositi di imporre il sistema tributario alle altre nazioni. Invece gli Spagnoli vedevano la guerra in modo diverso, il loro unico scopo era la distruzione delle forze nemiche, in modo da togliere ogni possibilità di contro battere ancora.
La diversità e la distribuzione delle tribù indiane era un altro fattore a favore dei conquistadores che stringevano alleanze con le tribù per distruggere i grandi imperi, inoltre le popolazioni indiane potevano contare solo su poche elitè militari mentre il popolo viveva in modo passivo non interessandosi di che fosse il loro capo.
Inoltre gli europei ebbero la fortuna di arrivare in un periodo nel quale diversi crisi interiori avevano indebolito il sistema politico indigeno, gli spagnoli sfruttarono queste condizioni al meglio stringendo patti con le parti in lotta fra loro e sconfiggendo ogni resistenza. E per ultimo ma non ultimo, ciò che dette il colpo finale agli indigeni erano le malattie portate dai conquistadores ovvero il vaiolo, polmonite, influenza, morbillo tutte malattie che nelle americhe non esistevano e portarono circa il 50% dei decessi in america; questo era un valido e ignoto alleato degli spagnoli che con pochi uomini e in poco tempo riuscirono a sterminare una popolazioni di milioni di persone.
Jason Sims 3D 7/01/2006
Tratto dai brani di: F. Katz (civiltà precolombiane),
P. Rivet, Herbert Wilhelmy, Lyen McAlister

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