Appunti sulla svolta liberale del 1830

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Testo

5 – Le rivoluzioni fallite. Il 1830-31 in Italia e Polonia
La formula politica del liberalismo moderato accomunava dopo il 1830 un complesso di paesi di diversa struttura sociale ed a diverso livello di sviluppo.
Alla mancanza di libertà politica ed alla negativa influenza dei regimi assolutistici sul progresso civile, si accompagnavano il dominio diretto o la pressione indiretta dello straniero e la divisione politica che appariva sempre più artificiale ingiusta e dannosa.
Al generale movimento francese l’Italia partecipò con la rivoluzione del 1831 nei ducati di Modena e di Parma e nello Stato Pontificio.
Lo schieramento delle forze rivoluzionarie non aveva subito mutamenti rispetto al 21 anzi vi era stato un impoverimento di energie dovuto essenzialmente all’emigrazione politica successiva al 1821.
A Parigi si costituì una giunta liberatrice italiana (di cui faceva parte Buonarroti) che mantenne i legami con i rivoluzionari italiani: il suo orientamento era repubblicano e intanto in Italia vi furono gli accordi tra il cospiratore modenese Enrico Misley e il duca di Modena Francesco IV, che avrebbe dovuto farsi capo dell’insurrezione: ma esistevano ancora molti fattori di debolezza tra cui il persistere di un forte spirito municipalista.
Nonostante l’assalto ordinato dal duca di Modena alla casa del Menotti 2 giorni prima dell’insurrezione (a cui seguirono gli arresti di alcune decine di cospiratori), la rivoluzione scoppiò comunque e a bologna ed in altre città il governatore pontificio dovette cedere il potere ad una commissione formata da cittadini di tendenza liberale: questo crollo era la logica conseguenza dell’arretratezza e dell’inettitudine dello stato.
L’ondata rivoluzionaria aveva trovato un punto debole proprio nel conservatorismo del governo che, insieme al monopolio del potere, avevano creato una situazione di disagio: subito dopo la restaurazione il cardinale consalvi aveva cercato di promuovere una serie politica di riforme che non venne appoggiata dal suo successore che cancellò i risultati già ottenuti.
Gli uomini che presero la direzione del movimento dichiararono decaduto il potere temporale del Papa sull’emilia-romagna e successivamente stabilì di creare un governo unico di tutte le province insorte: il 20 marzo avrebbe dovuto riunirsi a Bologna una assemblea ma l’esercito austriaco cominciò l’avanzata verso bologna facendo crollare il governo rivoluzionario, che sperava in un’intervento della Francia ma la linea pacifica del governo francese era gia’ stata chiaramente enunciata nel febbraio 1831.
Al ritorno di francesco IV a Modena seguì la condanna e la morte di Ciro Menotti e di Vincenzo Borelli, il notaio che aveva rogato l’atto di decadenza della dinastia ducale: il governo pontificio ritornò al suo vecchio indirizzo.
In Polonia, dove c’era stata una certa autonomia, l’autoritarismo della zar Nicola I aveva ravvivato per contrasto le aspirazioni nazionali dei Polacchi.
Rivendicavano l’indipendenza sia i nobili sia i patrioti liberali: in questa atmosfera scoppiò nel novembre del 1830 l’insurrezione polacca ben più violenta e con più vasta risonanza di quella italiana!
Anche loro contavano sull’intervento della Francia ma non intervennero per evitare una guerra con le potenze assolutistiche e così nel 1831 la ribellione fu domata: la Polonia perse ogni autonomia, fu soppressa ogni possibilità di vita politica e ogni attività culturale venne soffocata.
In Germania invece dopo il 1830 non si ebbero che movimenti isolati fra i quali il più importante fu la dimostrazione di Hambach alla quale convennero 3000 persone che acclamarono i principi liberali e l’unità nazionale: come reazione la dieta federale approvò il protocollo dei 6 articoli che ribadì i provvedimenti repressivi e impegnò i sovrani tedeschi a non accogliere richieste costituzionali.
Unico fatto nuovo al quale diedero un significato politico fu la costituzione di una lega doganale nel 1834 sostenuta dalla Prussia cha a poco si estese a tutti gli Stati tedeschi.
6 - La frattura tra liberali e radicali
Le rivoluzioni del 1830 furono l’ultimo episodio della collaborazione tra liberali e radicali e del collegamento della borghesia moderata con i movimenti insurrezionali popolari: nei paesi assolutistici la differenze tra metodi e obiettivi raggiunti dagli uni e dagli altri si fecero sempre più nette anche perché i radicali puntavano sulla rivoluzione mentre i liberali riposero le loro speranze nella pressione dell’opinione pubblica sui governi e sui sovrani.
Dopo il 1830 si formò in seno al proletariato un movimento autonomo socialista che rese più temibile per la borghesia la prospettiva rivoluzionaria e accentuò la sua ostilità alle riforme democratiche.
In Inghilterra il contrasto esplose con particolare violenza sul problema della estensione dei diritti politici ai lavoratori: i radicali erano cartisti mentre invece il governo fece resistenza in maniera tanto rigida da portare il paese alla soglia guerra civile.
L’obiettivo del cartismo era la conquista del diritto di voto per tutti i cittadini e della possibilità per tutte le classi di avere una rappresentanza parlamentare.
Gli operai raccolti nella working men’s association ritenevanoche la conquista della libertà politica sarebbe stata la condizione per imporre al padronato le loro rivendicazioni sociali: così una grande assemblea convocata nel febbraio del 39 discusse sull’indirizzo da imporre al movimento: nonostante la petizione firmata da più di 1 milione di persone fu respinta dai deputati e il movimento disperso.
L’agitazione riprese l’anno successivo e continuò fino al 1848 senza riuscire a superare il rifiuto della classe dirigente: cacciato dalla legalità il cartismo non trovò attraverso i dissensi dei suoi capi la via per continuare la sua battaglia e così l’azione riformatrice si spostò sul piano economico: cardine di questa di questo impegno fu la lotta contro le corn laws che proibivano l’importazione di grano dall’estero.
I liberoscambisti sostenevano che tale politica era contraria agli interessi generali del paese e che l’importazione dei prodotti alimentari a basso prezzo avrebbe agevolato lo sviluppo dell’attività industriale.
La lega di Manchester sotto la direzione di Richard Cobden promosse una grande campagna di opinione pubblica contro le leggi sul grano ma la resistenza incontrata spinse i liberisti a unificarsi coi radicali e con le altre associazioni operaie ma sempre suol terreno della lotta per il libero scambio.
La carestia del 1845 determinò la decisione del governo di sostenere in parlamento l’abolizione delle corn laws.
Anche la nuova classe dirigente francese fu decisa a difendere rigidamente il sistema che negava i pieni diritti politici a tutti i cittadini che non erano tanto ricchi da fornire piena garanzia di ocnservatorismo e la preminenza dei resistenti fu assicurata già col ministero di Casimir Perler e poi consolidata dopo che l’opposizione democratico-repubblicana e le prime agitazioni operaie occuparono la scena politica.
Francois Guizot identificava gli interessi della nazione con quelli del paese legale cioè della ristretta classe che godeva dei diritti politici perciò la via della conquista dei diritti politici non può che essere quella dell’arricchimento.
Non meno moderato nella sua posizione fu Adolphe Thiers che rivendicava una politica estera più attiva corrispondente agli interessi degli strati mercantili e industriali ed auspicava metodi di governo più corretti di quellia ttualmente in uso: riuscì ad ottenere la maggioranza nel 1840 ma poi venne sostituito dal Guizot.
La maggioranza venne controllata anche con l’immissione di funzionari statali nella Camera dei deputati; in questo clima le forze repubblicane dovettero tornare alla clandestinità ed alla pratica delle società segrete ed il governo emanò leggi che limitavano libertà di stampa e di propaganda oltre che di associazione.
Governata solo da ricchi possidenti e grandi mercanti la monarchia di luglio divenne ben presto una compagnia per azioni per lo sfruttamento della ricchezza nazionale usando una espressione di Carlo Marx.
Per i repubblicani si poneva ora il problema di come atteggiarsi di fronte alle lotte operaie e in quelle condizioni politiche decisero per una alleanza con le classi lavoratrici: d’altra parte fino al 30 l’azione dei socialisti non si era distinta dall’attività della Carboneria e delle società segrete democratica.
Ma dopo il 1830 si diffusero anche in Francia le agitazioni operaie dalle quali il movimento socialista ricevette la spinta a svolgere un’azione politica autonoma: importante sotto questo aspetto fu la rivolta degli operai tessili di Lione scoppiata nel 1831 in seguito ai rifiuti dei padroni di rispettare una tarriffa pattuita; questa rivolta si ripetè 3 anni dopo.
In queste condizioni vennerò proclamate illegali le contrattazioni collettive ma intanto l’azione operaia non si fermava al terreno sindacale ma con Blanqui era sorta una società che fece la sua prima e sfortunata insurrezione a Parigi.
Le rivolte di per sé non facevano paura alla borghesia se non per i collegamenti al cartismo o con la lotta ingaggiata dai radicali: in ogni caso tra il 30 e il 48 il socialismo divenne un movimento politico.

Storia: la svolta liberale del 1830 IV 1/2

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