"Satiricon" di Petronio (riassunto)

Materie:Riassunto
Categoria:Letteratura

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Testo

di PETRONIO

Note sull’autore
Si chiamava Caius Petronius, era un nobile vissuto tra il I° e il II° sec. a.C., sotto la terribile dittatura di Nerone.
Conosciamo cose riguardo a lui grazie a fonti esterne.
Era molto legato a Seneca perché lo stimava. Seneca era molto più introverso rispetto a Petronio che conosceva molto bene la vita mondana (come si desume da questa sua opera).
I due erano uniti dallo stoicismo, un modo di affrontare la vita secondo alcuni principi filosofici. Entrambi, infatti, condividevano L’idea che l’uomo potesse essere chiamato tale soltanto se si fosse distaccato dalla società.
Petronio sosteneva che tutto andasse goduto ma che non bisognava vincolarsi ad esso in alcun modo. Era un vero filosofo con un atteggiamento critico soprattutto verso il potere dittatoriale; non temeva mettere a nudo la meschinità e i paradossi del potere.
Gli stoici spingono al suicidio se sotto dittatura; infatti la vita non ha senso se è soggetta a costrizioni.
Il Satiricon
Questo romanzo è importante per molte ragioni.
È uno dei pochi romanzi dell’antichità classica a noi pervenuto. Per molti versi è un romanzo storico. Esso ha uno sfondo storico reale con personaggi di cui alcuni, mentre altri realmente esisti (per esempio Trimalcione).
Trimalcione era per Petronio il simbolo del fare soldi senza avere particolari qualità, se non quella di essere liberto.
La cena di Trimalcione viene considerata un romanzo nel romanzo.
Questo tipo di banchetti erano esasperanti perché duravano giorni.
Questo è un simbolo di decadenza dell’impero romano, tuttavia questi banchetti erano molto in voga.
Il messaggio che Petronio vuole dare è che c’è qualcosa che non va se ci si dedica ai banchetti dimenticando i valori tradizionali.
Alla cena sono presenti prevalentemente liberti (Trimalcione stesso è un liberto): con ciò Petronio vuole dire che Roma è in mano ai liberti.
Petronio conosceva bene questi banchetti perché li frequentava e li gradiva.
I personaggi
Encolpio è un giovane abbastanza colto, che ama la letteratura e le arti.
È uno sfaccendato e in alcune situazione va contro alla legge.
È omosessuale ed il ragazzo a cui tiene di più per soddisfare le sue voglie si chiama Gitone, di cui egli è molto geloso. È impotente.
Spesso assume atteggiamenti immorali ed è il narratore e comprimario interno alla narrazione.
Ascilto è comprimario di Encolpio e Gitone nelle avventure narrate nel Satiricon. È molto rozzo e impulsivo, si abbandona facilmente alle tentazioni. Non è molto colto. Anche lui è omosessuale (all’occorrenza bisessuale).
Gitone è il sedicenne comprimario dei due sopra descritti. È un ragazzo carino, biondo, ricciuto e particolarmente effeminato. È un amnte che si presta alle voglie di carattere sessuale sia di Encolpio che di Ascilto.
Trimalcione è un liberto che si è arricchito con il tempo. La sua umile origine è spesso tradita dalla sua scarsa cultura. Probabilmente questo personaggio è da identificare con la figura di Nerone.
Tuttavia sa in che modo concludere un affare, conosce bene la vita mondana e in diverse occasioni dimostra umanità verso i suoi schiavi.
Eumolpo è un ex-soldato, molto povero poiché ha scelto di dedicarsi alla poesia. Tuttavia neanche nel suo ambito sembra essere apprezzato; viene infatti preso spesso a sassate.
Nonostante ciò può essere definito un uomo multiforme, perché si sa adattare alle varie situazioni e riesce ad accettare il volto malevolo dell’esistenza.
I personaggi secondari
Quartilla sacerdotessa di Priapo.
Psiche serva di Quartilla.
Pannuchis vergine accompagnata da Quartilla.
Lica proprietario della nave su cui si imbarcano Encolpio, Gitone ed Eumolpo.
Trifena donna che sta per essere riportata in patria dall’esilio da Lica.
Mannicio oste della locanda.
Circe bella e ricca donna di Crotone.
Criside servitrice di Circe.
Proseleno vecchia che sevizia Encolpio.
Enotea vecchia sacerdotessa di Priapo.
Note per comprendere il romanzo
Gli apoforeti sono dei regali per per impetrare una grazia, per corrompere qualcuno presente ad un banchetto.

Il satirio era l’antico viagra sotto forma di unguento molto potente ed afrodisiaco,estratto da un’erba.
Il termine deriva da satiro, divinità minori che avevano caratterestiche sessuali spropositate.
Quartilla e le sue accompagnatrici sono in realtà prostitute.
Priapo era una divinità associata al mondo dei satiri e a quello di Bacco.
Chi venerava queste divinità era generalmente legato a sette. I tre dei erano rappresentati come zooantropomorfi (metà uomini e metà caproni).
Priapo era un simbolo sessuale perché era rappresentato con un enorme fallo.
RIASSUNTO DEL ROMANZO
Capitolo I°
Nella scuola di retorica. Declamazione di Encolpio davanti ad Ascilto e al maestro Agamennone. Ascilto si eclissa e rischia di essere violentato da un padre di famiglia . encolpio lo ritrova nel lupanare.
Encolpio dice che i declamatori parlano di balle, e i ragazzi che li ascoltano nelle scuole rincretiniscono e che chi li ascolta non può diventar sapiente. Dice che Sofocle ed Euripide trovarono le parole giuste. Cita anche Pindaro, Platone e Demostene. Declama la fama di Tucidide e di Iperide.
Viene sgridato dal retore Agamennone che dice che gli insegnanti coi pazzi si devono comportare da pazzi. Asserisce anche che i genitori devono desiderare un’educazione rigida per i figli. Poi improvvisa una poesia.
Scompare Ascilto, ed Encolpio non ricorda più dove sia la sua locanda. Chiede per scherzo ad una vecchia dove sia la sua casa e lei lo conduce in un bordello (lupanare). Esce dal lupanare ed incontra Ascilto sfinito che gli racconta di un uomo che ha cercato di possederlo.
Capitolo II°
Nella locanda. Gitone accusa Ascilto. Encolpio e Ascilto vengono a lite e decidono di separarsi. Encolpio e Gitone amoreggiano. Ritorna Ascilto e li sorprende.
Nella locanda Encolpio chiede a Gitone che cena abbia preparato,ma egli piange. Encolpio chiede spiegazioni e Gitone dice che Ascilto lo ha molestato. Allora Encolpio accusa Ascilto di essere un culattone. Ascilto risponde all’offesa dicendo che Encopio è impotente. Encolpio propone ad Ascilto di separarsi da lui ed egli accetta. Encolpio si fa un giro e poi va a casa e se la spassa con il “fratello” ,ma vien sorpreso da Ascilto che lo frusta.
Capitolo III°
Al mercato. Encolpio e Ascilto tentano di vendere il mantello rubato. Il contadino e la donna. Litigio e intervento dei mediatori. Recupero del peculio.
Al mercato, dove c’è roba di scarto, Encolpio e Ascilto mettono in vendita un pregiato mantello che aveva rubato Encolpio nella casa di un contadino in cui era entrato per fare un bisogno.
Il contadino indossa il mantello di Encolpio ed esamina il mantello che i due mettono in vendita.
Encolpio dice di voler recuperare il mantello legalmente ma Ascilto gli fa notare che è meglio ricomprarlo essendo i due non molto conosciuto nel posto.
Purtroppo i due hanno pochi soldi, a un tratto il contadino grida di aver trovato ladri e loro fanno lo stesso nei confronti del contadino.
Arriva un giudice che stabilisce il sequestro del mantello ma il contadino getta in faccia ad Ascilto il suo mantello e la sorte finisce con l’accontentare tutti.
Capitolo IV°
Nella Locanda. Encolpio, Ascilto e Gitone. Sopraggiunge Quartilla col suo seguito. Espiazione del sacrilegio. Banchetto e deflorazione della fanciulla Pannuchis.
Nella locanda Encolpio, Ascilto e Gitone hanno appena mangiato quand’ecco la donna che prima stava con il contadino entrare nella locanda.
Dice di essere la servente della sacerdotessa Quartilla e di essere venuta non per punirli bensì di avvisarli di aver turbato una cerimonia nella cripta. Subito dopo entra Quartilla insieme ad una vergine e inizia a piangere. In seguita prega i giovani di non rivelare i suoi riti notturni. La donna piange di nuovo ma Encolpio la consola e questa lo copre di baci. Vuole un rimedio contro la febbre terzana dai giovani.
La servente, si chiama psiche, lega mani e piedi dei giovani. Le tre donne tormentano i giovani. Arriva un culattone vestito di verde che gli mette le chiappe in faccia.
Poi Quartilla dice di dar tregua ai tormenti. I giovani giurarono di mantenere segrete le cerimonie priapee. Poi si cambiano di vesti, mangiano e si stanno per addormentare. Due Siri, che volevano rubare un’anfora vengono scoperti e fingono di dormire. Il banchetto viene ripreso ed appare il culattone che canta una canzone.
Il culattone possiede prima Encolpio e poi Ascilto mentre Gitone muore dal ridere. Quartilla decide che la vergine Pannuchis venga sverginata ( a soli sette anni). Per l’impresa viene scelto Gitone cui si associa Encolpio.
Capitolo V°
Al bagno. Il gioco della palla. La casa dell’anfitrione. Le pitture murali. Il triclinio. Comincia la cena di Trimalcione.
I ragazzi che si trovano al bagno, dopo tre giorni di banchetti, vogliono abbandonare il posto ma arriva un servo di Agamennone che annuncia l’invito ad un banchetto da parte di un ricchissimo signore: Trimalcione.
Si vestono e rimangono colpiti alla vista di un vecchio calvo che gioca a palla; è Caio Pompeo Trimalcione (ciò viene detto da Menelao).
I giovani passano dall’acqua calda a quella fredda e osservano Trimalcione ridere dei suoi servi che litigano per una bottiglia di Falerno.
Poi Trimalcione viene portato via e i giovani lo seguono. Sulla parete di casa sua vi era dipinto lui con i capelli lunghi guidato da Minerva, come fosse diventato tesoriere. Erano dipinti inoltre Mercurio, la Fortuna e le tre Parche.
Prima di entrare nel triclinio uno schiavo li obbliga ad entrare con il destro.
Un altro schiavo chiede di essere strappato alla pena che lo attende poiché sono state rubate le vesti del tesoriere. I giovani addolciscono il tesoriere e tornano dal servo che li ringrazia.
Capitolo VI°
Gli antipasti. Entrata di Trimalcione. Vengono servite uova a sorpresa. Lo scheletro d’argento. Il vassoio delle dodici costellazioni. Scalca .
I giovani entrano nel triclinio, si siedono e vengono serviti da bere e un antipasto dalla servitù che mentre fa ciò canta.
Di antipasto c’era un asinello, olive, ghiri cosparsi di miele, salsicce, prugne, chicchi di melagrana.
Finalmente arriva Trimalcione che finisce una partita con dei dadi di cristallo.Viene portata poi una gallina sotto la quale Trimalcione afferma di aver messo uova di pavone e invita i convitati scoprirlo da soli. Encolpio apre l’uovo e vi trova un beccafico pepato all’interno.
Viene portato via l’antipasto e portato del Falerno Opiniano.
Su un vassoio su cui sono raffigurate le dodici costellazione vi sono per costellazione le pietanze corrispondenti: sull’ariete ceci, sul toro carne bovina, sui gemelli testicoli e rognoni, sul cancro una corona, sul leone un fico, sulla vergine una vulva di scrofa, sulla libra una torta di cacio e focacce di miele, sullo scorpione un pesce di mare, sul sagittario un gufo, sul capricorno un’aragosta, sopra l’acquario un’oca ed infine sopra i pesci due triglie.
Arriva un altro vassoio i cui vi sono pollastri, pancette di maiale ed una lepre.
Trimalcione chiama il suo servo Scalca a trinciare dicendo “Scalca, scalca”
Capitolo VII°
Fortunata , moglie di Trimalcione. Opulenza dell’ospite. Ricchezza dei liberti. Significato delle costellazioni figurate sul vassoio. Il cinghiale col berretto in testa. Trimalcione si apparta.
Encolpio vede una donna correre qua e la e chiede ad un commensale chi sia. Gli viene risposto che è Fortunata, la moglie di Trimalcione, che fino a poco tempo prima era una poveraccia.
Gli viene poi detto che Triamalcione è così ricco che non sa neanche quanti soldi ha, che le sue terre sono estese quanto possa volare un nibbio e che lo conosce solo la decima parte della sua servitù.
Dice che i liberti di Trimalcione sono molto ricchi; uno ad esempio possiede ottocentomila sesterzi.
Caio Giulio Proculo era uno schiavo, poi diventato liberto e ricchissimo, ora nuovamente povero perché i suoi affari andarono male (faceva l’impresario delle pompe funebri).
Trimalcione dice che a tavola c’è un posto per la cultura e così inizia a parlare delle dodici costellazioni da filosofo.
Viene poi lodato e viene considerato superiore ad astronomi come Ipparco e Arato. Viene poi portata una scrofa alle cui mammelle sono attaccati tanti maialini che vengono regalati ai convitati in ricordo della cena.
Scalca scalca il cinghiale da cui escono uccelli che vengono uccisi dagli uccellatori. Arriva un giovanissimo servo (Dionisio) cantando, che, visto da Trimalcione, viene liberato.
Poi Trimalcione si alza per andare al cesso, e i convitati iniziano a parlare liberamente.
VIII° capitolo
Dialogo tra Dama e Seleuco. Elogio funebre di Crisanto. Reazione di Filorete. Ganimede e la carestia. Intervento di Echione.
Dama ubriaco parla del giorno che secondo lui è troppo breve.
Seleuco dice che non ama lavarsi spesso poiché gli pare che l’acqua tolga una parte di corpo. Dice inoltre che oggi non si è potuto lavare perché è andato al funerale di Crisanto, per cui i medici non avevano potuto fare niente, che era stato sepolto dignitosamente; è mancato molto agli schiavi ma non molto alla moglie.
Filorete dice che era molto ricco, ma venuto dal nulla; era la discordia fatta persona, al contrario del fratello. Non aveva lasciato niente in eredità ai parenti perché aveva ascoltato il consiglio dei servi. Era molto attivo sessualmente.
Ganimede parla invece della carestia, poiché quel giorno non ha trovato un tozzo di pane. Parla anche di Safinio, un uomo che era tutto pepe, amico con gli amici, era gentile e pareva per il fisico un asiatico.
Ganimede asserisce inoltre che nessuno crede più agli Dei ed è per questo che la campagna va in malora.
Echione dice di non fare il menagramo a Ganimede perché questo non è il solo caso al mondo; parla di un certo Tito, di cui è amico, molto ricco e che possiede trenta milioni di sesterzi; racconta inoltre del tradimento della moglie di Glicone con il suo tesoriere, che per questo fatto è stato dato in pasto alle belve. Echione ritiene che doveva esser punita la moglie.
Capitolo IX°
Rientro di Trimalcione . Elogio della libertà di corpo. I possedimenti di Trimalcione. La sua cultura. Il porco farcito. Gioco di parole sul Corinto. Il vetro infrangibile. Invito alle danze.
Trimalcione soffre di disturbi intestinali ed invita gli invitati a defecare poiché ciò li farà star meglio. Gli invitati ridono.
Chiede agli invitati cos’altro vogliono mangiare, poi decide di far abbattere un maiale e minaccia il cuoco di abbassamento di grado se non farà del suo meglio.
Parla della poesia omerica , ma tradisce la propria ignoranza.
Il cuoco torna con il maiale, che è farcito con salsiccia e mortadella e per questo viene premiato con una bevuta servitagli sopra un piatto di Corinto.
Giochi di parole su Corinto = nome del suo vasaio , ma anche città da cui provengono vasi pregiati; tuttavia egli predilige il vetro ( racconta aneddoto sul vetro).
Un servo infrange un bicchiere di vetro e Trimalcione lo invita a frustarsi, ma egli si rifiuta ; il servo viene perdonato grazie agli ospiti.
Iniziano le danze guidate dalla moglie Fortunata .
Capitolo X°
Relazione di un amministratore. I giocolieri. Caduta di un acrobata . Giudizi letterari di Trimalcione e suo sproloquio. Estrazione di doni a sorpresa.
Un amministratore riferisce a Trimalcione che gli è stato comprato , dai suoi funzionari , un podere (giardini di Pompeo); ma egli proibisce che gli venga intestato un podere se non è stato avvisato dell’ acquisto entro i 6 mesi.
Entrano i giocolieri; l’anfitrione li apprezza . Un ragazzo, acrobata, cade addosso a Trimalcione e gli ospiti temono che la cena vada in fumo. L’acrobata si scusa con il padrone di casa, che invece di punirlo , lo “libera”( così nessuno avrebbe potuto dire che Trimalcione era stato colpito da uno schiavo e vieta che venga scritto sull’accaduto).
Si parla della poesia, si citano Cicerone e Publilio; il lavoro del poeta viene paragonato al mestiere del banchiere o del medico per difficoltà.
Distribuzione di doni con l’estrazione di biglietti ( circa un migliaio ); gli ospiti ridono.
Capitolo XI°
Sfogo del commensale Ermerote contro Ascilto e Gitone. Intervento pacificatore di Trimalcione. Gli Omeristi. Il Priapo di pastafrolla.
Ermerote si sfoga, insultandolo, contro Ascilto perché non trattiene le risate e sembra deridere Trimalcione.
Ermerote dice di essere figlio di un re , divenuto schiavo da quarant’anni.
Trimalcione invita i suoi ospiti a riappacificarsi e a guardare gli Omeristi, che raccontano la storia di Diomede e Ganimede.
Dal soffitto scende un cerchio con corone e flaconi di unguento, doni da portare a casa; sulla tavole viene posizionato un Priapodi pastafrolla farcito di frutta.
Tre fanciulli recano i Lari ( Affarone, Contentone e Guadagnone).
Capitolo XII°
Nicerote. Il racconto del lupo mannaro. Il racconto delle streghe . Plocamo. La cagnara. Nuove portate.
Dialogo tra Trimalcione e Nicerote. Quest’ultimo è silenzioso, ma per far contento il suo ospite inizia a raccontare una storia.
Nicerote racconta della sua relazione con Melissa, moglie dell’oste Terenzio.
Nicerote racconta che a Capua vede un soldato urinare intorno ai suoi vestiti (che si pietrificano) e trasformarsi in lupo mannaro; tornato da Melissa , questa gli racconta che le sue bestie sono state mangiate da un lupo. Nicerote torna sul luogo in cui aveva incontrato il soldato e trova tracce di sangue; in seguito vede il soldato ferito al collo ed è terrorizzato.
Trimalcione racconta di aver servito un padrone, che perse un figlio in tenera età; iniziano a stridere le streghe, un uomo della Cappadocia le vuole uccidere, ma viene picchiato. Il cadavere del bimbo viene sostituito da un manichino di paglia.
Gli ospiti sono terrorizzati e pregano gli dei di proteggerli durante il rientro nelle loro case.
Plocamo racconta della sua giovinezza e della sua malattia , la podagra.
Trimalcione afferma che nella sua casa lo ama maggiormente il cane, Pallino.
I cani combattono e un cane rompe dei bicchieri.
Capitolo XIII°
Entrata di Abinna. I gioielli di Fortunata e quelli di Scintilla. La seconda portata. Il fanciullo alessandrino. Lo sconcio concerto.
Abinna è un tombaiolo, parla con Trimalcione e racconta di un funerale durante il quale ha mangiato bene.
Scintilla è la moglie di Abinna.fortunata mostra a Scintilla i suoi braccialetti e questa i suoi orecchini. Si baciano.
Il fanciullo alessandrino imita gli usignoli ( è servitore di Abinna, sa fare ogni mestiere).
Capitolo XIV°
L’ultima portata. Lite tra i servi. Gli schiavi ammessi a tavola. Il testamento di Trimalcione. L’epitaffio. Tentativo di fuga. Il bagno.
L’ultima portata è un’oca attorniata da pesci di ogni genere.
Viene elogiato Dedalo, cuoco di Trimalcione. Gli schiavi ungono i piedi dei commensali.
Fortunata si mette a ballare incitata da Scintilla.
Trimalcione legge ad Abinna il suo testamento, in cui nomina sua erede Fortunata, ricordandosi anche dei servi.
Triamlcione vuole a fianco della propria tomba sempre un servo a guardia e chiede ad Abinna di fargli delle sculture per la tomba.
L’epitaffio:fattosi dal nulla, lascia trenta milioni di sesterzi e non ha mai ascoltato un filosofo.
Pianto generale . segue bagno. Encolpio , Ascilto e Gitone entrano nella vasca destinata a Trimalcione.
Capitolo XV°
Fortunata e Trimalcione. Parodia del funerale. Intervento dei pompieri. Fuga del terzetto.
Un gallo viene cucinato da Dedalo. Trimalcione e Fortunata litigano perché la moglie insulta il marito che sta baciando un giovinetto. Trimalcione le lancia un calice.
Parodia del funerale : un suono di tromba annuncia la morte di Trimalcione; i pompieri equivocano e , pensando ad un segnale di incendio, rompono la porta di Trimalcione iniziano a far danni con l’acqua.
Encolpio, Ascilto e Gitone fuggono.
Capitolo XVI°
Per strada . Nella locanda. Notte d’amore. Tradimento d’Ascilto. La spartizione. Encolpio solo. Tentativo di vendetta.
I tre fuggitivi giungono alla loro locanda, ubriachi. Encolpio si addormenta e Gitone ed Ascilto si scambiano effusioni e si addomentano insieme. Encolpio scopre il tradimento e vuole separarsi da Ascilto. I due decidono di combattere , ma Gitone chiede di essere ucciso, piuttosto che vederli combattere. Alla fine viene chiesto a Gitone di scegliere con chi stare.
Gitone sceglie Ascilto ed Encolpio viene abbandonato.
Egli medita vendetta , esce con la spada per inseguire i due, ma viene fermato da un soldato, che gli requisisce la spada, perché capisce che non è un soldato.
Capitolo XVII°
Nella pinacoteca. Eumolpo , il vecchio poeta. Tirata contro i ricchi. La storia del fanciullo di Pergamo: “ Lo chiamo io, papà!”
Encolpio incontra Eumolpo in una pinacoteca, il quale dice di essere un vecchio poeta, che ama la letteratura e quindi è povero.
Narra di essere stato ospite , da soldato, in una casa di Pergamo.
Lì incontra il figlio del padrone . suo ospite, e se ne innamora; una notte prega Venere di concedergli di baciare il fanciullo nel sonno, promette inoltre di regalargli due colombe.Il fanciullo finge di dormire e si lascia baciare in vista del premio.
La sera seguente promette due galli da combattimento in cambio di carezze.
La terza notte, per possederlo, promette un puledro di Macedonia; così soddisfa i suoi desideri; ma la mattina seguente non mantiene la promessa, poiché sarebbe un regalo troppo vistoso.
Il fanciullo deluso, rifiuta le attenzioni di Eumolpo e minaccia di chiamare suo padre.
Eumolpo lo violenta; il giovane prova piacere e richiede altri amplessi; Eumolpo è stanco e minaccia di chiamare il padre.
Capitolo XVIII°
La decadenza delle arti. Eumolpo lapidato. Al bagno. Incontro con Gitone. Nella locanda. La riappacificazione . Arriva Eumolpo. Finto suicidio.
Eumolpo parla della decadenza delle arti. La gente che lo sente declamare e gli tira delle pietre. Eumolpo scappa, seguito da Encolpio ; i due giungono alla spiaggia ed Encolpio gli chiede di smettere di declamare ed in cambio gli offrirà una cena.
Al bagno Encolpio incontra Gitone , che triste gli dice di aver sbagliato .
Insieme di recano alla locanda abbandonando Eumolpo.
Eumolpo, raggiunta la locanda, desidera Gitone.
Encolpio si altera e dice al poeta che ben gli stanno le sue disgrazie.
Gitone rimprovera Encolpio ed abbandona la stanza, seguito da Eumolpo, che chiude a chiave la stanza.
Encolpio, rimasto prigioniero, tenta il suicidio con una cintura. I due rientrano e lo fermano; Gitone finge di ferirsi con un rasoio, nessuno si commuove, intendendo la finzione.
Capitolo XIX°
Intervento dell’oste Mannicio. Eumolpo le piglia. Bargate il pacificatore. Ascilto cerca Gitone. Gitone sotto il letto. Lo starnuto. Partenza per mare.
Arriva l’albergatore Mannicio , accusandoli di voler fuggire per non pagare il conto. Eumolpo e l’oste si picchiano ed Encolpio non va in aiuto del poeta.
Bargate chiede ad Emolpo e all’oste di smettere di combattere e di citare nei suoi versi la moglie dell’oste.
Giunge Ascilto , insieme ad un banditore, cercando Gitone.
Encolpio fa nascondere Gitone sotto al letto, ma viene scoperto perché starnutisce.
Eumolpo chiede a Gitone ed Encolpio di seguirlo in un viaggio per mare.
Capitolo XX°
Sulla nave. Voci di Lica e di Trifena . Terrore di Encolpio e Gitone. Piani di fuga. Rasatura e marchiatura. Il passeggero col mal di mare.
Sulla nave incontrano Lica, che conduce la nave riportando in patria dall’esilio Trifena. Gitone , che aveva una tresca con Trifena ed Encolpio con Lica, pregano di non essere riconosciuto e preparano piani di fuga.
Eumolpo consiglia loro di travestirsi e truccarsi , di rasarsi i capelli e le sopracciglia.
Capitolo XXI°
Il sogno di Lica e di Trifena. Encolpio e Gitone smascherati. La punizione. L ’arringa di Eumolpo. La battaglia. La pace. Il banchetto.
Lica e Trifena raccontano di aver sognato di Priapo , che li informava della presenza di Encolpio e Gitone sulla nave.
Eso , l’ubriaco, li conduce da Lica; poiché si erano rasati sulla nave vengono condannati a 40 nerbate.
Gitone urla, e Trifena lo riconosce e lo perdona. Eumolpo interviene per riappacificare Lica ed Encolpio; i litiganti combattono , ma alla fine si riappacificano e banchettano.
Capitolo XXII°
La bonaccia. Tirata sulla calvizie. Le parrucche. Storia della matrona di Efeso. Trifena e Gitone amoreggiano. Gelosia di Encolpio.
La navigazione è interrotta per mancanza di vento. Gitone ed Encolpio, tristi per la calvizie si fanno regalare da Trifena delle parrucche.
Eumolpo racconta di una matrona di Efeso , che addolorata dalla morte del marito, stava sulla sua tomba, rifiutando il cibo. Un soldato, che vigilava su morti crocifissi, sente i suoi lamenti, la consola e la possiede sulla tomba del marito.
I parenti di un crocifisso, trafugano il cadavere del loro congiunto ed il soldato, temendo di essere condannato per inadempienza del proprio dovere, insieme alla matrona , crocifigge il marito prima tanto compianto.
Trifena e Gitone amoreggiano, Encolpio si ingelosisce e viene consolato da una serva.
Capitolo XXIII°
La tempesta. Il naufragio. Il cadavere di Lica. In cammino verso Crotone. I cacciatori di eredità. Declamazione di Eumolpo. Entrata in Crotone.
Durante una tempesta, Gitone ed Encolpio si legano tra loro per non perdersi nelle onde. La nave naufraga e i due giungono su un’isola. Si salva anche Eumolpo. Un corpo giunge a riva : è Lica, che viene seppellito dignitosamente.
Eumolpo stabilisce che Gitone ed Encolpio, a Crotone, passino per suoi servi. Egli stesso si finge malato, poiché a Crotone sono malvisti i poeti.
Capitolo XXIV°
A Crotone si mangia e si beve. Timori di Encolpio. La bella e nobile Circe. Incontro nel boschetto dei lauri. Impotenza di Encolpio.
A Crotone , grazie alla finzione di Eumolpo, i tre ricevono crediti; poiché alcuni credevano nella ricchezza di Eumolpo e nella possibilità di diventarne eredi.
Criside, ancella di Circe, ricchissima e bellissima donna innamoratasi di Encolpio, chiede a questo se è disposto ad avere una relazione con la sua padrona, anche a pagamento.
Egli accetta e i due si incontrano nel parco; Encolpio fa cilecca e Circe si offende.
Capitolo XXV°
Messaggio di Circe ad Encolpio. Sua risposta. Le prime cure. Encolpio di nuovo alla prova. Secondo insuccesso. Sfogo di Encolpio contro “il colpevole”.
Criside porta un messaggio di Circe, in cui ella insulta Encolpio, ma gli propone un rimedio. Encolpio accetta di curarsi( rinuncia al bagno, fa frizioni, subisce il rito magico di una vecchia).
I due ritentano l’amplesso, con scarsi risultati. Encolpio viene cacciato da Circe con sputi e calci.
Encolpio rimprovera il proprio membro.
Capitolo XXVI°
La preghiera a Priapo. La vecchia Proseleno. Nella cella. Enotea, sacerdotessa di Priapo. Preparativi per l’incantesimo. Uccisione dell’oca sacra. Incantesimo crudele. La fuga.
Encolpio prega Priapo per riacquistare la virilità. Si avvicina a lui la vecchia Proseleno, che lo getta sul letto e lo sevizia.
Enotea , sacerdotessa di Priapo, si impegna a guarirlo. Fa un rito magico, si brucia , ma riesce a portare a termine l’incantesimo.
Encolpio viene beccato da un’oca, la più sacra a Priapo ed egli la uccide e la mostra alla vecchia, che lo rimprovera.
Seviziato anche da Enotea, Encolpio fugge.
Capitolo XXVII°
Criside innamorata di Encolpio . Eumolpo si fa cavalcare dalla pupilla. Miracolosa guarigione di Encolpio. Tristi presagi di nuove sventure.
Criside rivela il suo amore ad Encolpio. Eumolpo, creduto ricco, riceve la raccomandazione di Filomena per i suoi figli. Il poeta chiede , in cambio di denaro, di possederne la figlia.
Encolpio dimostra ad Eumolpo si essere guarito.
Intanto i cacciatori di eredità scarseggiano e gli affari di Eumolpo vanno male.

Satiricon - 1 - Petronio

Esempio



  


  1. Denise

    riassunto breve su la matrona di efeso


Come usare