Verga e il verismo

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Testo

Il Verismo italiano nasce e si afferma tra il 1860 e il 1870 sulla scia del naturalismo francese.
Le basi del naturalismo si trovano nella filosofia del positivismo che afferma che la realtà è fatta da forze materiali, fisiche, regolate da leggi meccaniche.
I primi grandi teorici del naturalismo francese sostenevano che la realtà era ispirata al materialismo e che i fenomeni spirituali sono il prodotto dell’ambiente fisico in cui l’uomo vive.
Questo concetto venne poi ripreso da Zola, il quale è convinto che le qualità spirituali sono un dato di natura come quelle fisiche e che le leggi fisse regolano il funzionamento del corpo umano così come il pensiero e il sentimento.
Lo scrittore, diventa perciò colui che osserva gli atteggiamenti delle persone in certe situazioni per verificare come si sviluppano le sue passioni e come vengono modificate all’ambiente.
Zola è colui che diffonde in Italia il naturalismo dando una particolare idea di come è il romanziere: UNO SCRITTORE SOCIALE, SCIENZIATO E REALISTA CHE LOTTA CONTRO I MALI DELLA SOCIETA’ IN NOME DEL PROGRESSO E DELL’UMANITA’.
Queste tendenze vennero molto accettate in Italia dalla sinistra milanese e i due scrittori che più le fecero proprie furono Verga e Capuana.
Entrambi concordano nel considerare l’opera d’arte come “se deve essersi fatta da sola. Capuana sosteneva che la scientificità si manifesta solo nella maniera in cui l’artista crea la sua figura e questa maniera si riassume nel principio dell’impersonalità e dell’opera d’arte: per questo l’impersonalità è il motivo centrale della poetica del verismo italiano.
Il Verismo italiano si caratterizza per essere un movimento ragionalistico, cioè affronta attraverso le opere degli scrittori le problematiche politico-sociali ed economiche in un periodo storico che è quello dell’Italia unita, perciò principalmente i problemi dell’Italia meridionale.
Nel narrato delle opere scritte da Verga e dai suoi “seguaci” non devono comparire le riflessioni personali dell’autore, come invece avviene nella letteratura tradizionale, ma egli deve mettersi nella parte dei suoi personaggi, vedere le cose dal loro punto di vista ed esprimerle a loro parole. In questo modo la mano dell’autore rimarrà invisibile tanto che l’opera d’arte dovrà sembrare essersi fatta da sola: scompare il narratore omniscente il cui esempio è dato da Alessandro Manzoni ne “I Promessi Sposi”.
Colombo Carlotta

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