tema sulla manipolazione genetica e la clonazione

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Testo

La manipolazione genetica
La scoperta del DNA ha permesso, in tempi molto brevi, la comprensione dei meccanismi dell’espressione dei geni, che regola il ciclo vitale di ogni singola cellula.
Le conoscenze sempre più approfondite della biologia molecolare ha permesso di isolare, analizzare, e manipolare le molecole di DNA, creando una tecnologia che attualmente ha rivoluzionato tutti i campi della biologia sperimentale: dalla biologia cellulare alla biochimica, dalla genetica alla fisiologia.
Il sorprendente avanzamento delle tecniche di biologia molecolare ha portato allo sviluppo di questa nuova disciplina, che viene applicata in diversi campi: medico, industriale, agricolo e zootecnico.
I primi esperimenti di clonazione genetica riguardavano genomi a DNA di virus tumorali in cellule di Escherichia coli, batterio che si trova nell’intestino umano. Dal 1971 la comunità scientifica iniziò a preoccuparsi circa la sicurezza di questi esperimenti: si temeva che il batterio manipolato e infettato potesse trasmettersi all’uomo provocando il cancro.
Così un gruppo di biologi molecolari si riunì ad Asilomar in California per concordare alcune norme di controllo sugli esperimenti di clonazione del DNA: per evitare i rischi che la manipolazione genetica poteva comportare, si stabilì che la clonazione del DNA avvenisse solo su batteri resi innocui geneticamente, incapaci di infettare l’uomo o altri animali e che qualsiasi manipolazione genetica su cellule umane avrebbe avuto lo scopo esclusivo di identificare malattie causate da difetti genetici, perciò sarebbe stata compiuta unicamente su cellule somatiche che costituiscono il corpo di un individuo ma non sono trasmissibili a generazioni filiali.
L’anno successivo il governo USA approvò queste disposizioni.
I risultati pervenuti successivamente evidenziarono il basso rischio degli esperimenti sul DNA, questo permise la diffusione su vasta scala di questa tecnica: si può dire che non vi sia campo biologico in cui non venga utilizzata.
La notevole lunghezza delle molecole di DNA ha comportato un rapido sviluppo della biologia molecolare, necessaria alla manipolazione. Negli ultimi anni, grazie alla biologia molecolare, sono state compiute importanti conquiste scientifiche: le tecniche attuali permettono di isolare i singoli geni dal genoma di una cellula e introdurli in cellule dove possono essere espressi.
Possiamo dire che l’organizzazione del DNA è come un libro di cui bisogna leggere attentamente tutte le parole per comprenderne il contenuto.
Per analizzare il DNA occorre suddividerlo in piccoli pezzi più maneggevoli. Intorno agli anni ’70 si conoscevano enzimi, detti nucleasi, capaci di separare il DNA senza una regola fissa, questo processo era inutile perché gli enzimi producevano frammenti diversi, impossibili da ricostruire.
I ricercatori si accorsero che i ceppi batterici possedevano una serie di enzimi, detti di restrizione, capaci di separare il DNA in punti precisi. Da qui si dedusse che due molecole di DNA di origine differente, poterono essere legate insieme se precedentemente fossero state tagliate con il medesimo enzima di restrizione, quindi il DNA di qualsiasi organismo poté essere inserito in cellule diverse da quelle in cui è stato prodotto e in seguito manipolato, sequenziato e clonato.
Al giorno d’oggi c’è chi pensa che le biotecnologie sono il futuro, ma allo stesso tempo rappresentano una minaccia per il futuro. La clonazione, la manipolazione di embrioni, l’uso di animali o vegetali per gli esperimenti genetici, sono oggetto di dibattiti etici che comportano alcune difficoltà per la valutazione obiettiva dei reali riscontri economici e sociali sull’attuale realtà tecnologica.
L’umanità ha sempre cercato di migliorare la qualità della propria vita: l’ultima frontiera in campo biologico è la clonazione. Il verbo clonare indica la possibilità di “duplicare” il patrimonio genetico di qualsiasi essere vivente.
La scienza, come abbiamo appurato, è già in grado di duplicare batteri in grado di sintetizzare ormoni utili all’uomo, come l’insulina, questo è un grande passo avanti nella cura del diabete. La clonazione però non è ancora arrivata a riprodurre un organismo complesso ed intelligente come l’uomo: l’opinione pubblica si divide tra favorevoli e contrari alla clonazione umana. Le principali preoccupazioni bioetiche sulla manipolazione di embrioni sono fondamentalmente quattro:
1. l’ampio numero di bambini identici, preoccupazione infondata poiché le possibilità che un embrione clonato si sviluppi sono circa del 20%;
2. l’alto numero di malformazioni che potrebbero colpire i cloni;
3. se la clonazione divenisse l’unico metodo di riproduzione, l’evoluzione si fermerebbe;
4. cosa ne sarà dell’unicità individuale e dell’irripetibilità.
Si, ognuno di noi è unico, possiede un proprio codice genetico, esperienze personali, la progressiva scoperta di se stessi durante il percorso vitale. C’è chi dichiara che l’umanità non è pronta ad affrontare problemi del genere, e non lo sarà mai, e che la scienza avanza inesorabilmente senza chiedere consensi.
Personalmente penso che siano pensieri legati fondamentalmente a una concezione troppo cristiana e troppo legata all’ideologia ecclesiastica. Ripongo tutta la mia fiducia e speranze nella scienza, che considero una disciplina basilare, che dovrebbe essere alimentata e spronata sempre più nel suo progresso, cosa che in Italia non avviene, e causa l’inevitabile “fuga dei cervelli”, studiosi, scienziati, ricercatori, che si recano all’estero per continuare i loro studi poiché in Italia non trovano fondi necessari per perseguire le loro ricerche. Li giustifico pienamente anche se questo mi procura amarezza e testimonia l’arretratezza nel campo scientifico che si riscontra nel nostro Paese. Detto ciò penso che sarebbe meglio chiedere ai genitori di persone che sono morte di cancro, aids, infezioni incurabili, bambini che non arrivano ai 10 anni morti di leucemia, chiediamo a loro se sono favorevoli alla manipolazione genetica o alla clonazione. Se io fossi uno di questi genitori farei tutto ciò che è nelle mie possibilità per cercare di salvare mio figlio, ricorrerei anche a questi processi definiti “contro natura” per riavere la persona cara. Al di la di questi esempi drammatici penso che queste tecniche siano necessarie al progresso e che se ergiamo attorno a noi muri di chiusura morale non andremo da nessuna parte. Il conformismo non porta a niente, dovremmo ampliare le nostre vedute, andare al di la dei nostri ristretti schemi personali, e dovremmo pensare che il progresso scientifico non porta necessariamente a cose negative ma può aprire nuovi fronti inesplorati. Spero che la percentuale di sviluppo di un embrione clonato si elevi, spero che le malformazioni diminuiscano grazie al potere della scienza, spero che l’evoluzione non si fermi anzi che progredisca, e credo che proprio perché l’individuo è unico e ha caratteri distintivi personali e un patrimonio di esperienze che si è creato autonomamente ed è forte, bè credo che questo bagaglio di conoscenze personali non venga intaccato, alterato o addirittura distrutto a causa del progresso della scienza. Questo è quello che spero e in cui credo fermamente.

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