Tema sulla lirica cortese

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Testo

Tema
La concezione della nobiltà dalla lirica cortese in lingua d’oc fino a Dante. Analizzala facendo opportuni riferimenti ai testi letterari che hai letto in classe.

La lirica provenzale portò una trasformazione rilevante in quasi tutta la produzione letteraria del XII secolo.
Le trasformazioni non furono solo di tipo linguistico , ma caratterizzate da uno scopo diverso per il quale prima si scriveva.
La prodezza, il coraggio, il valore guerresco esistevano ancora come valori, ma non ebbero più una destinazione di tipo religioso, bensì laica, mondana, amorosa. Si poetava quindi per la propria donna.
Uno dei valori che più si contraddistinse per il modo in cui veniva interpretato era quello della nobiltà. La nobiltà non era più intesa come livello sociale e quindi determinato da cariche politiche e ricchezze, ma si usava parlare di nobiltà d’animo. La nobiltà era quindi intesa a livello culturale, perciò anche chi era di umili origini, poteva essere considerato “nobile” in quanto poetava ammirevolmente.
La rivoluzione poetica dei trovatori non fu solo culturale, ma acquisì anche un aspetto politico, diventando un nuovo modo di integrazione tra lettere e società.
Fra i trovatori più importanti di questo periodo risaltano nomi come Arnaut Daniel, inventore della sestina, e Guglielmo D’Aquitania che è da considerarsi quasi l’iniziatore di questa maniera poetica.
Anche con la scuola siciliana si mantiene questa concezione, che spicca nel disegno politico di Federico II , il quale vuole combattere la battaglia per l’egemonia ghibellina anche sul piano culturale. Egli trasforma quindi la sua corte in un “laboratorio poetico” dove dimostra la sua potenza anche culturalmente.
Uno dei maggiori esponenti della scuola siciliana, che apparve un caposcuola sia per le tecniche formali che per le verità tematiche, fu Giacomo da Lentini che, con “meravigliosamente”, riesce a creare nel lettore quell’aria di stupore e fuori dal comune, incentrando la lirica sull’interiorità dell’innamorato dominata dall’immagine della donna amata, e non si sofferma sulla descrizione della bellezza.
Con lo Stilnovo si ha dunque una diversa concezione dell’amore e della donna della quale si ha una visione angelica e ultraterrena. Basti pensare alla canzone di Guinizzelli “Al cor gentil rempaira sempre amore”, dove è palese la nuova dimensione della donna angelicata.
Facendo una rapida analisi dei componimenti degli stilnovisti si nota che molti dei termini chiave del lessico amoroso-cavalleresco non compaiono più e vengono soppiantati da altri usati con significato diverso come, ad esempio, “servire” o “signore”, in riferimento alla subordinazione dell’uomo, esistente nel rapporto con la donna amata.
La “nobiltà di spirito” è però sempre presente anche con Dante che risulta essere uno dei più importanti stilnovisti del tempo non solo per la stesura della “Divina Commedia”, ma per altri testi come il “De vulgari eloquentia” dove Dante, parlando delle varie lingue utilizzate in quel periodo, illustra le caratteristiche di una “lingua ideale”.

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