schedatura del libro un ANNO SULL'ALTIPIANO di emilio lussu

Materie:Scheda libro
Categoria:Italiano
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Testo

19 aprile 2006 Chiara Cocco

SCHEDA DI LETTURA

_ Un Anno Sull’Altipiano
_ Emilio Lussu
_ La Nuova Sardegna Edizioni

_ Emilio Lussu nacque ad Armungia, un villaggio nella Provincia di Cagliari, nel 1890. Per comprendere le radici lontane di quella sua "capacità di critica schietta e coraggiosa, di demistificazione dell'autorità incompetente, di quell'egualitarismo radicale e di quel tanto di individualismo libertario che hanno caratterizzato tutta l'attività dell'uomo politico e dello scrittore", ci si deve soffermare sui suoi ricordi e sulle sue rievocazioni delle prime esperienze in quella "collettività montanara di contadini fattori". Dopo i primi studi, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza di Cagliari; allo scoppio della Grande guerra, appena laureato, Lussu si propone come interventista democratico: è favorevole all'entrata in guerra contro l'Austria con l'obiettivo sia di acquisire le terre irredente, sia di favorire le disgregazione dell'Impero austriaco e, di conseguenza, il raggiungimento dell'indipendenza e della sovranità da parte delle nazionalità non tedesche ancora sottoposte al governo di Vienna.
Partecipa alla Prima guerra mondiale come uno fra gli ufficiali di complemento della Brigata Sassari. A seguito della drammatica esperienza, si ha il superamento progressivo della prima posizione ideologica e l'approdo a un pensiero più maturo. Rientrato in Sardegna nel '19, partecipa alla fondazione del Partito Sardo d'Azione, la cui nascita, secondo lo stesso Lussu è da porre in stretta relazione con l'esperienza della guerra, con il senso di solidarietà creatosi fra i soldati sardi al fronte, con la presa di coscienza politica che era avvenuta non solo in lui, ma anche in gran parte dei suoi compagni. Successivamente il Partito sardo d'azione si configurerà come un generale movimento popolare, sociale e politico dei contadini e dei pastori sardi.
Lussu viene eletto deputato nel '21 e nel '24; dopo il delitto Matteotti, partecipa alla cosiddetta "secessione aventiniana". Il 31 ottobre del '26, quando ormai il fascismo sta imponendo la sua dittatura con le "leggi fascistissime", lo scioglimento dei partiti e dei sindacati di ispirazione socialista e cattolica, l'abolizione della libertà di stampa, Lussu viene assalito nella sua casa a Cagliari da un gruppo di fascisti. Quello stesso giorno a Bologna, c'era stato un attentato fallito contro Mussolini e i fascisti non perdono l'occasione per scatenarsi ovunque alla caccia degli oppositori. Per difendersi Lussu spara un colpo di pistola contro il primo squadrista che gli si presenta davanti e lo uccide. Arrestato, assolto dai giudici in istruttoria per legittima difesa, viene però condannato in via amministrativa da una commissione fascista, in base alle leggi eccezionali per la difesa dello Stato volute da Mussolini, a cinque anni di deportazione a Lipari.
Nel '29 riesce ad evadere e a giungere a Parigi. Le vicende politiche del decennio 1919-1929 sono oggetto del libro "Marcia su Roma e dintorni", una avvincente testimonianza autobiografica. A Parigi Lussu, insieme ad altri emigrati politici italiani fra cui Gaetano Salvemini e Carlo Rosselli, dà vita a "Giustizia e libertà", un movimento antifascista che si proponeva di individuare e promuovere metodi di lotta di tipo rivoluzionario per abbattere la dittatura fascista. Nel 1936 viene ricoverato in un sanatorio in Svizzera dove è sottoposto ad un difficile intervento chirurgico ai polmoni in seguito all'aggravarsi di una malattia contratta nelle carceri fasciste. Qui scrive la " Teoria della insurrezione", uno studio-teorizzazione sulle caratteristiche della guerra partigiana. Il rivoluzionarismo proletario di Lussu è ormai apertamente dichiarato: "Contro il fascismo italiano non v'è in prima linea che una classe: il proletariato; che un tattica: la rivoluzionaria". In sanatorio Lussu, fra il '36 e il '37. scrive "Un anno sull'altipiano". Dopo oltre cinque anni trascorsi in vari paesi in una continua attività di organizzazione politica, Lussu rientra in Italia nell'agosto del '43 e partecipa alla Resistenza. Finita la guerra, Lussu entra a far parte, nel 1945, del governo Parri e del successivo primo governo De Gasperi. Nel 1946 viene eletto deputato alla Assemblea Costituente. Dopo lo scioglimento del Partito d'Azione (1947 ), entra nel Partito socialista, ma nel 1964, mostrando ancora una volta il suo temperamento rivoluzionario, partecipa alla costituzione del Partito socialista di Unità proletaria. Muore il 5 marzo 1975.
_ Scritto fra il '36 ed il '37, dopo le insistenze dello amico Gaetano Salvemini, il libro uscì a Parigi nel '38 ed in Italia nel '45. In esso Lussu si proponeva solo di dare una testimonianza italiana della Grande Guerra: "sono ricordi personali..... mi sono spogliato anche della mia esperienza successiva e ho rievocato la guerra così come noi l'abbiamo realmente vissuta, con le idee e i sentimenti di allora". Il libro è un’insieme di fatti, quindi non c’è una vera e propria trama, racconta la guerra senza darne una particolare lettura politica o storiografica. I fatti narrati abbracciano un periodo che va dalla fine del maggio 1916 (quando la sua Brigata lascia i monti del Carso, in Friuli Venezia Giulia, poco a Nord di Trieste, per raggiungere l'altipiano di Asiago, ad est di Trento) al luglio 1917 (quando arriva l'ordine di partire per la Bainsizza, ad est di Udine): nello spazio di quest'anno, Lussu si trova a combattere gli Austriaci nell'altopiano di Asiago. Incomincia raccontando, in medias res, la guerra di trincea in pianura. Dopo poco tempo la brigata riceve l’ordine di trasferirsi sulle montagne, nella zona di Asiago. Tutti pensavano di non dover più fare la guerra di trincea: nei primi tempi è così ma poi torna ad essere la solita guerra. Durante la guerra di trincea si ha una fase di stallo in cui dalle due linee fortificate gli avversari tentano di colpirsi vicendevolmente: ciò provoca un continuo logorio delle forze ed una continua perdita di vite umane. Innumerevoli morti vengono inoltre provocate dai tiri di artiglieria, anche questi ultimi tendenti a logorare progressivamente la linea di trincea avversaria ed anche, per frequenti errori, la propria. Nel libro è molto ben descritto lo stato dei soldati, la paura anche nei momenti di “calma”, della speranza che se devono essere uccisi preferiscono esserlo mentre sono in trincea, all’improvviso. E’ racchiusa l’angoscia delle ore prima di un assalto, che si intuiva pur senza esserne informati, perché arrivavano i tubi di esplosivo e molto liquore. La situazione peggiore raccontata è quando nonostante non essendo riusciti a creare una breccia nel filo spinato o tra i cavalli di frisia si attaccasse ugualmente ben sapendo di andare incontro alla morte.
_ PERSONAGGI PRICIPALI:
1. Emilio Lussu, narratore e protagonista combatte sul fronte contro austriaci ed ungheresi è un graduato minore, che per le sue azioni o soprattutto perché gli altri ufficiali vengono uccisi viene promosso di grado; era l’unico che non beveva alcolici (cognac) nel reggimento 399°. Da quanto si può intuire dal libro, Lussu partito come interventista poi capisce che la guerra non si basa solo su quei valori ricevuti nelle scuole e alle università ma su una realtà tragica e dolorosa (soprattutto dal costo umano).
2. il Generale Leone, un uomo folle e fanatico della guerra che suscita tra i soldati una tentazione costante di ucciderlo, significativa in questo senso è la scena in cui i soldati sperano che un mulo faccia precipitare il generale Leone in un burrrone; all'ultimo momento un soldato, preso da pietà, lo salva. Il "benefattore" verrà poi pestato a sangue dai compagni.
3. Zio Francesco partecipa a tutte le azioni dei volontari per avere una maggiore da poter mandare ala sua famiglia. Ma una notte, anch’egli non rientrò da un operazione e il compagno né riportò più tardi il cadavere.

_ CONSIDERAZIONI PERSONALI: questo realistico racconto autobiografico, di per se stesso risulta essere un'analisi spregiudicata, una critica schietta e coraggiosa, un esaltazione dell’ autorità incompetente, un'alta accusa contro la guerra. Nel romanzo è evidente l'atteggiamento di ironico distacco, talvolta non privo di sarcasmo, del narratore in prima persona dalla follia che lo circonda: follia incarnata nell'esagerato consumo di alcol da parte di ufficiali e soldati. La tesi di Lussu è che gli italiani, entrando in una guerra che non li riguardava veramente (l'Austria-Ungheria avrebbe volentieri ceduto Trento e Trieste se l'Italia si fosse tenuta fuori dal conflitto), erano stati presi dalla pazzia nazionalista e patriottarda finanziata dai grandi gruppi industriali che nella guerra vedevano soprattutto un'occasione per fare affari d'oro. La guerra viene condotta male da capi arretrati (come il folle generale Leone) e presuntuosi, incapaci di rendersi conto dei propri errori, e decisi spietatamente a sacrificare migliaia di vite umane pur di conquistare pochi palmi di terreno (nella prima guerra mondiale l'Italia perse mezzo milione di combattenti, più che nella seconda). Lussu comunica magistralmente nelle sue pagine un'atmosfera surreale di insensatezza e di assurdità caratteristica di quei momenti. Per affrontare i combattimenti, i soldati, consapevoli di affrontare una probabile morte, devono perdere coscienza, confondere le proprie menti: per questo la vita dei soldati nelle trincee è legata al cognac ed al whisky e la maggior parte di essi sono alcolizzati. La storia di Giuseppe Marrasi che cerca con diversi sotterfugi di sottrarsi alla vita di trincea esprime, con la sua conclusione tragica, la condizione disumana e senza vie d'uscita dei soldati semplici.
Soprattutto spicca la dignità, la capacità di sopportazione e l'umanità dei soldati semplici, i poveri diavoli che pagano le spese di scelte politiche e militari irresponsabili. Concludendo il libro mi è piaciuto particolarmente perché racconta veramente una guerra nella sua atrocità e insensatezza e l’aspetto principale che questo libro suscita della guerra è proprio l’assurdità; assurdità nell’uccidersi l’un l’altro, nel perdere la vita come fossero le foglie di un albero in autunno.

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