macrosequenze sull'Esclusa

Materie:Riassunto
Categoria:Italiano
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Data:31.01.2007
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Testo

MACROSEQUENZE:
1) la famiglia Pentagora e i suoi intrighi:
Era giunta la sera e Antonio Pentagora era seduto a tavola per la cena con sua sorella Sidora e suo figlio Niccolino in attesa dell’arrivo di Rocco, il figlio maggiore. Finalmente Rocco rientrò a casa e la serva Poponica portò la cena in tavola. Nella stanza c’era un grande silenzio, nessuno parlava, fino a quando il padre si rivolse a Rocco dicendogli che quello che era accaduto quella sera, prima o poi doveva succedere perché le corna per la famiglia Pentagora ormai erano uno stemma di famiglia; infatti anche Antonio Pentagora, come suo figlio Rocco e suo padre, tanti anni fa era stato tradito dalla moglie, sorella di Sidora, trasferendosi così a Palermo. Rocco quella sera aveva sorpreso la moglie Marta in camera con una lettera in mano; ne lesse un pezzo il quale diceva che era ormai da tre mesi che si scrivevano… Marta per ripararsi da qualsiasi reazione brusca che avrebbe avuto il marito, si fece riparo da quest’ultimo con uno sportello del grande armadio a muro che era rimasto aperto e sul quale Rocco si era appoggiato mentre leggeva la lettera. La lettera cadde a terra, Rocco fece per riprenderla e nell’atto si ferì alla fronte picchiando nello sportello. Non c’era dubbio, Rocco da quelle poche parole che lesse della lettera capì subito che sua moglie lo tradiva. Preso da tutte le furie ma soprattutto preso da una grande ira, senza preoccuparsi del figlio che Marta portava in grembo, la cacciò a spintoni fuori di casa e andò a mostrare tutte le lettere al suocero il quale prese subito le difese della figlia anche se era consapevole delle colpe che aveva. Finito di cenare il padre andò dormire lasciando Rocco e Niccolino in cucina. Niccolino vedendo in quello stato il fratello, gli consigliò di andare dal Madden detto Bill, un’inglese che abitava al piano superiore rispetto al loro appartamento, professore di lingue straniere, e molto abile con la scherma; in modo da fargli impartire alcune lezioni di scherma per poi andare a fronteggiare a duello Gregorio Alvignani, l’amante di sua moglie. Rocco accettò il consiglio del fratello, andò dall’inglese, gli spiegò la situazione e si fece dare qualche lezione. A quel fracasso, il sig. Luca Blandino, l’uomo del piano sottostante, si svegliò; Rocco se ne accorse e andò immediatamente da lui per dargli spiegazioni e così facendo anche il Blandino venne a conoscenza dei fatti accaduti. Il Blandino, ancora immerso nel sonno, ritenne il fatto del duello una decisione affrettata e consigliò a Rocco di tornarsene a dormire dato che era molto tardi, e di riaffrontare la situazione il giorno seguente a mente fresca.
2) la famiglia Ajala e il ritorno di Marta:
Marta, dato che era stata cacciata di casa dal marito, tornò a stabilirsi nella casa dove era cresciuta poiché era preoccupata per il padre che era venuto a conoscenza di tutto, e per questo era anche tentato a lasciare la famiglia. Marta corse dalla madre per raccontare le intenzioni del padre e poiché sapeva che non avrebbe mai ottenuto il perdono da parte di questo per quello che aveva commesso, le disse che se era necessario sarebbe andata via lei stessa per non recare alcun fastidio. La madre, non volendo che la figlia andasse altrove, andò dal marito che era rimasto nella conceria dove lavorava e lo implorò di ritornare a casa. Francesco Ajala era sicuro dell’idea di voler partire ma dopo una serie di discussioni fu convinto dalla moglie e decise di tornare a casa ma, una volta lì, si rinchiuse in una stanza e non vi uscì mai più. Tante volte la moglie e anche la sorella minore di Marta, Maria, aveva cercato di far uscire il padre dalla stanza ma lui non ne voleva sapere. La conceria venne affidata a un suo nipote, Paolo che in quel periodo quasi ogni sera veniva a fargli visita e il più delle volte si fermava anche a cena. Marta ripensava a quando suo marito le aveva scoperto la lettera e più volte si ripeteva che lei era innocente, che non aveva fatto niente di male e che era stato l’Alvignani ad iniziare a mandare quelle lettere che per lei non significavano niente; ma tanto ormai il gioco era stato fatto e lei non poteva tornare indietro. Il giorno della nascita del figlio di Marta si stava avvicinando e la madre stava preparando un corredino per il nascituro. A farle compagnia, quasi ogni pomeriggio, veniva un sua amica, che da tempo non vedeva per ordine del marito, di nome Anna Veronica che per molto tempo aveva vissuto con la madre che manteneva con il profitto che traeva dall’insegnare nella scuola elementare. Durante la sua giovane età era stata corteggiata da vari ragazzi, ma la sua passione ardì solamente per un uomo che era il fratello di una delle sue più ricche compagne di scuola, ma dato che egli non l’aveva mai presentata ai suoi parenti, si creò uno scandalo in città. Successivamente si imbatté su un altro giovane che la chiese in moglie, ma lei gli confessò di avere un amante; la notizia trapelò in città, il giovane se ne andò via lasciando Anna Veronica, la quale era rimasta incinta di un bimbo che morì alla nascita. Qualche giorno dopo Marta partorì, ma sfortunatamente il figlio morì nello stesso momento in cui la morte prese anche Francesco Ajala che da tantissimo tempo era rinchiuso in quella stanza senza mangiare ne bere. Dopo il parto Marta stette tre mesi in fin di vita, Paolo dopo la disgrazia si faceva vedere sempre più raramente, anche perché gli affari in conceria andavano male e per non recare altri problemi agli Ajala, si faceva in quattro per far arrivare i soldi come di consueto. Un giorno, prima dell’alba dalla casa delle tre donne, ormai rimaste sole, si cominciò a sentire come un suono di tamburi; erano i pescatori, cioè coloro che abitavano vicino al mare e come ogni anno portavano in trionfo per le vie della città i santi patroni e alcuni ragazzi salivano nelle case per vendere delle foto o dei ceri che rappresentavano i santi. Marta, Agata, Maria e Anna Veronica si vestirono per andare a vedere la messa che si sarebbe celebrata, e alla fine di questa, i pescatori si caricarono sulle spalle i santi per potarli per la città, ma ogni volta che i santi passavano davanti alla finestra in cui c’era affacciata Marta, essi trovavano un intoppo che arrestava il loro percorso. La folla, che si era accorta di ciò e consapevole di quello che tempo fa Marta aveva commesso, si rivoltò contro di lei dicendole di non meritarsi la protezione dei santi dato che aveva tradito il marito. Adesso Marta, tutte volte che usciva per il paese veniva guardata male dalla gente, nessuno le rivolgeva la parola e nessuno la considerava. I giorni passarono fino a quando Agata venne a sapere che la conceria era fallita, Paolo era scappato, e le tre donne erano nella più totale miseria. Marta, allora, decise di prendere il diploma per insegnante, in modo da far risollevare lo stato economico della famiglia. Arrivò il giorno degli esami, Marta venne accompagnata dalla madre a scuola dove ritrovò molte delle sue vecchie compagne di scuola che, sapendo i fatti accaduti, non gli degnavano uno sguardo e non facevano altro che sparlare di lei. Una volta preso il diploma a Marta gli venne affidato un posto in città dove poteva esercitare la sua professione, ma lì non veniva trattata molto bene, soprattutto dalle alunne che si approfittavano di lei. Presa dalla disperazione Marta ne parlò con la madre e la signora Agata andò a parlare con il Torchiara in modo che egli prendesse provvedimenti. Durante la visita al Torchiara, il Blandino che si trovava già lì, si fece spiegare l’accaduto e decise di scrivere una lettera a Gregorio Alvignani in modo che prendesse provvedimenti sul daffarsi. Tre mesi dopo, la portinaia della scuola in cui lavorava Marta , le diede una lettera che diceva che Marta presto sarebbe stata trasferita in un altro collegio che si trovava a Palermo, anche perché nel collegio in cui lavorava adesso il padre di una sua alunna si era recato lì perché non era d’accordo sul fatto che sua figlia fosse educata da una insegnante che aveva creato un simile scandalo in città. Marta quando ricevette quella lettera di trasferimento fu molto contenta, si leggeva in lei una felicità che purtroppo non provava da tanto tempo, l’unico rammarico era quello di lasciare Anna Veronica che si era dimostrata una vera ed una amica pronta sempre ad aiutare le tre donne che dopo la morte del marito erano rimaste sole.
3) la nuova vita
Giunte a Palermo, le tre donne, si stabilirono in una piccola ma graziosa casetta situata non molto lontano dal collegio in cui sarebbe andata a lavorare Marta. Quella casa era stata trovata anche grazie al padre perché quando Francesco, tanti anni fa, le portò a Palermo, le fece vedere il posto in cui da giovane aveva combattuto il giorno stesso dell’entrata di Garibaldi e in quel luogo c’era quella casa che tempo fa era stata affittata e che Marta prese. Da quel giorno per le tre donne iniziò una nuova vita piena di gioia e felicità, la gente a Palermo non era così scontrosa come quella di Roma, al collegio Marta si sentiva felice, le alunne la riempivano d’affetto; insomma le era tornato quel sorriso che da tanto non appariva più sulla sua bocca. La sera dopo cena, i vicini, i signori Juè, si recavano a far visita alla signora Agata per scambiare qualche chiacchiera e qualche volta iniziavano anche a ridere a crepapelle. Una sera Marta venne a sapere dai signori che non lontano da lì essi possedevano una casa che era stata affittata a una signora; la signora era Fana, la madre di Rocco Pentagora. Né Marta né Agata non dissero niente sul fatto di conoscere la signora e la sua famiglia, ascoltavano semplicemente i pettegolezzi che donna Maria Rosa diceva sulla povera donna. Nel collegio, a lungo andare, Marta si era accorta che due dei professori che insegnavano lì non facevano altro che farle la corte. Uno si chiamava Pompeo Emanuele Mormoni, era un uomo di corporatura grossa che oltre a fare l’insegnante aveva scritto anche quattordici libri; l’altro si chiamava Attilio Nusco, tutto il contrario del Mormoni, era magrissimo e molto timido, infatti non sapeva come dichiarare il suo amore per Marta, anche se questa lo aveva capito. Il terzo professore, che non sembrava neanche che si fosse accorto della nuova arrivata, si chiamava Matteo Falcone, professore di disegno decisamente brutto per i gusti di Marta, la quale solo una volta aveva sentito la sua voce fra i fogli di giornale che leggeva ogni mattina. Una mattina il Falconi entrò nella sala dei professori con un cappello tutto impolverato, il naso ammaccato e la giacca tutta strappata e impolverata; il povero professore che stava venendo a lavorare, si trovò sotto la chiesa di santa Caterina che da tempo stava ritta per miracolo, e proprio in quel momento gli cadde un pezzo di cornicione in testa. Da quella volta Marta scoprì un lato del suo collega che non aveva mai conosciuto, e quasi ogni giorno ella, verso sera, osservava dalla finestra di casa sua il Falconi che passava di lì per tornarsene a casa, poiché egli abitava lì vicino. I giorni passarono e una mattina, Marta nella sala dei professori trovò un giornale sul quale c’era scritto un sonetto da parte di Nusco dedicato proprio a lei. A quel sonetto, che parlava del grande amore fedele che il Nusco nutriva per Marta, elle pensò subito all’Alvignani ma venne distratta dalla pioggia che era iniziata a scendere e non sapeva come tornare a casa dato che aveva perso il suo ombrello. Il Falconi approfittò della situazione e le offrì un passaggio fino a casa visto che facevano la stessa strada. Marta accettò volentieri, anche se si faceva mille scrupoli su come avrebbe fatto a camminare accanto a lui e di che cosa la gente avrebbe pensato. Durante il tragitto Marta ad un tratto vide Rocco con il Madden fermi, che la fissavano. Marta istintivamente aumento il passo dicendo al Falconi, che aveva il fiatone perché non ce la faceva a stare dietro il passo svelto di Marta anche perché lui aveva un problema ai piedi (erano storti), di stare zitto e di non guardare. Adesso Marta era agitatissima perché chissà cosa avrebbe pensato suo marito. Il Falconi iniziò a farle mille domande: chi erano quei due signori da cui scappava, perché non li doveva guardare eccetera…ma Marta non gli rispondeva anzi, una volta arrivata a casa, non salutò né ringraziò il Falconi per il passaggio che le aveva dato. Si recò subito in camera dicendo che si doveva cambiare i vestiti fradici. Marta prese la lettera che la portinaia le aveva dato a scuola, la lesse, era di Anna Veronica e diceva che Rocco sarebbe venuto lì per vedere cosa stesse facendo a Palermo. Marta presa dall’ira non sapeva cosa pensare o cosa dire, quando Maria bussò alla porta per dire alla sorella di andare a cenare.
4) ritorno al passato:
Marta aveva paura di quello che Rocco avrebbe potuto pensare di lei, e decise di sbarazzarsi del Falconi dicendo alla Direttrice, che anche lei cercava una minima accusa contro di lui per mandarlo via, che lui le faceva la corte e che le dava fastidio. Il giorno dopo, quando Marta si recò nella sala del collegio non trovò nessuno. Quel giorno il Falconi non era andato a lavoro. La sera prima quando aveva riaccompagnato Marta a casa sotto la pioggia, il Falconi era rimasto male per il fatto che Marta si era comportata malissimo nei suoi confronti e questo non gli andava giù. Egli viveva con la madre e con una zia, tutte e due molto vecchie, decrepite e che qualche volta andavano nel mondo dei sogni, si rinchiudevano in una stanza, si truccavano in modo da sembrare delle giovani ragazze e si sposavano con l’uomo immaginario. Marta rientrando a casa dal lavoro, prese la lettera che aveva tra le mani e la lacerò insieme al biglietto allegato alla. Il mittente della lettera era l’Alvignani che la invitava ad una conferenza che si sarebbe tenuta a Palermo, in questo modo Gregorio avrebbe potuto rivedere la sua amata. Gregorio al pensiero che avrebbe potuto rivedere Marta, partì immediatamente per Palermo e una volta lì, trovò una splendida casa che il portinaio gli fece visitare. La casa si trovava quasi vicina a quella di Marta e aveva una veduta magnifica “il paradiso”. Marta alla fine decise di accetare l’invito dell’Alvignani e si recò alla sua conferenza. Alla fine di questa, ella fu spinta da Gregorio ad andare a casa sua solamente per vederla. Marta dapprima resistette all’invito ma poi cedette e si fece trasportare. Arrivati alla casa di Gregorio Marta era titubante, ma entrò e si fece portare sul terrazzo dove c’era la magnifica veduta. Ad un tratto Marta si mise a piangere dicendo che doveva andare via e che non sarebbe mai dovuta venire; e scappò dicendogli che gli avrebbe scritto. I giorni passarono, Marta e l’Alvignani divennero di nuovo amanti ma un giorno donna Maria Rosa portò Marta a conoscenza del fatto che Fana stava molto male e che non aveva molti giorni di vita. Vista la situazione adesso Marta e Gregorio dovevano trovare una soluzione anche perché Marta era rimasta incinta: scappare insieme lasciando Maria e la madre sole o dichiararsi e portare con se la sorella e Agata? Questo era un vero problema, fino a quando a Marta gli balzò in mente un idea: lei sarebbe scomparsa dalle loro vite e avrebbe scritto una lettera a Rocco dove diceva di prendersi cura della madre e della sorella sposando quest’ultima. Verso sera donna Maria Rosa andò a casa di Marta dicendole che la situazione di Fana peggiorava. Marta decise di andarla a trovare e di vegliare su di lei fino alla morte e intanto avrebbe mandato un telegramma al figlio per dirgli che sua madre stava molto male e di correre urgentemente a Palermo. Il giorno dopo Rocco arrivò a casa della madre dove c’era anche Marta e Rocco approfittò della situazione per dire a sua moglie che si era pentito di quello che aveva fatto e che sarebbe stato disposto a ritornare con lei se lo desiderava. Marta rispose che ormai era troppo tardi e che aveva deciso il suo destino. Inoltre approfittò della situazione per dirgli che se si era veramente pentito l’unica cosa da fare era quella di prendere in casa sua la sorella e la madre levandole così dalla miseria. La sera di quel giorno stesso la madre di Rocco morì ed gli continuò ad implorare fino alla fine la moglie per farla ritornare con lui.

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