Le paludi di hesperia

Materie:Riassunto
Categoria:Italiano

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1.3 (3)
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Data:25.10.2006
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Testo

Impressioni personali: Il racconto presenta parti in cui si descrivono particolari fatti storici, che a volte si dilungano per molte pagine e che puntualmente mi hanno annoiato. Quando invece l’autore racconta la storia di Atonia, le sue sofferenze e il suo coraggio, o quando descrive personaggi come il vescovo, l’inquisitore o i popolani di Zardino, allora il romanzo diventa davvero avvincente. Molti di quei personaggi presentano le miserie del genere umano, che non sono da collocare in quell’unico contesto storico, ma che purtroppo sono tipiche dell’uomo di tutti i tempi.
Messaggio fondamentale dell’opera: Lo scrittore racconta una storia ambientata nel 1600. Prende spunto da un manoscritto che testimonia il processo ad una strega e così può raccontarci la sua visione prettamente negativa della Chiesa di quel tempo, preoccupata di affermare il proprio potere politico e ideologico e di mantenere i propri privilegi. La corruzione è un fenomeno diffuso anche tra i preti e comunque gli uomini di chiesa non si preoccupano delle condizioni di vita dei più poveri ma solo d’imporre il loro ordine con mezzi come la paura dell’inferno. Partendo da questo quadro finisce però per parlare soprattutto dei pregiudizi, della discriminazione che sempre hanno accompagnato la storia dell’uomo e di tutti gli uomini, sia quelli importanti e potenti come il vescovo Bascapè o l’inquisitore Mainini, che grazie al processo e alla condanna di Antonia raggiunge il culmine della sua carriera, sia del popolo che con le sue paure e la sua povertà è comunque capace di grandi crudeltà verso chi viene sentito come diverso.
Sistema dei personaggi:Antonia, scura di capelli, occhi e pelle, è la protagonista di questo racconto, un personaggio che nello svolgersi della vicenda si evolve e cambia la sue idee. La ragazza viene abbandonata quando è ancora in fasce, così cresce nel convento tra preghiere e rigida disciplina; ma qui vive comunque serenamente.
Quando i coniugi Nidasio la adottano, Antonia è costretta ad abbandonare il suo mondo per scoprirne uno nuovo di cui non conosce nulla. A causa di un parroco oppressivo perde la sua fiducia nell’istituzione religiosa. E’ una ragazza decisa e convinta delle sue scelte: ha il coraggio di rifiutare diverse proposte di matrimonio che non le interessano; questo, unitamente al fatto che si fa ritrarre sotto le vesti della Madonna, la portano a meritarsi l’accusa di superbia e le procurano la scomunica. Antonia rimane forte fino al momento del processo dove, in un primo momento nega le accuse e cerca di difendersi, poi sottoposta a tortura, si lascia andare e rilascia una confessione falsa o meglio confusa che permette comunque all’inquisitore di dichiararla colpevole.
Un altro personaggio molto interessante è Carlo Bascapè, il vescovo di Novara, che a mio parere è descritto in modo splendido dall’autore: ad ogni sua apparizione nella storia, infatti, è come se me lo fossi trovato davanti, quell' ometto gracile, magrissimo, con la pelle smorta color della cera, le mani bianche e ossute come quelle di un morto, quasi un "cadavere vivo". Era così pieno di mali, allergie, emicranie, dolori alle ossa e chissà cos' altro ancora, che tutti pensavano avrebbe presto raggiunto il Signore a cui tanto era devoto; invece lui restava lì, non voleva andarsene, e sognava di riportare la Chiesa, con i suoi fedeli e i suoi ministri all' antico splendore e all' antica moralità, ripercorrendo le orme dell' defunto "amico-guida" Carlo Borromeo, a cui si rivolge sempre nei momenti di difficoltà e sconforto
Spazio e tempo: Il romanzo si ambienta per intero nella provincia novarese, più precisamente in un piccolo paesino della bassa, Zardino, che come l’autore ripete più volte tra premessa e congedo, ora non esiste più, probabilmente cancellato dalle pestilenze, dalle battaglie, dagli incendi o da chissà cos’altro.
Zardino è un piccolo borgo come ce ne sono tanti altri nella Pianura Padana a quei tempi. E’ un paesino abitato da contadini, circondato da campi di granturco, da risaie. E’ dominato da due collinette formatesi con i sedimenti portati dal Sesia che scorre a poche centinaia di metri, e che gli abitanti di Zardino chiamano “il dosso dei ceppi rossi” e “il dosso dell’albera”, dove le dicerie e le fantasticherie di paese affermano avvengono i sabba, in altre parole i riti satanici nei quali le streghe vengono possedute dal demonio.
• PERSONAGGI: Antonia, la protagonista (a tutto tondo perché si evolve e cambia le sue idee); i coniugi Nidasio (piatti, caratterizzati da una grande bontà d’animo); le comari (piatti, caratterizzati dai pettegolezzi e dalle malignità); il Vescovo Bascapè (a tutto tondo perché prima vuole cambiare la chiesa e poi si rassegna e si rende conto che è impossibile); don Teresio (piatto, caratterizzato dalle sue prediche apocalittiche e dalle continue richieste di donazioni); don Michele (piatto, caratterizzato dalle sue attività illecite); l’inquisitore Manini (piatto, caratterizzato dalla sua ambizione e freddezza); il boia Bernardo Sasso (piatto, caratterizzato dalla pietà e dalla devozione al lavoro); Biagio lo scemo (piatto, caratterizzato dalla stupidità e dall’amore incontrollato per Antonia); Gasparo (piatto, caratterizzato dal senso di libertà e dalle "promesse da marinaio"). Tutti i personaggi, compresa la protagonista, sono però in secondo piano rispetto alla vicenda, che non è particolarmente romanzata: in tal modo l’autore riesce a creare un quadro della situazione nel ‘600.
• GIUDIZIO PERSONALE MOTIVATO: Questo libro mi è piaciuto soprattutto perché racconta una storia vera: ciò che di questa vicenda mi ha colpito sono le condizioni di vita nel ‘600, la corruzione e le attività della Chiesa che opprimeva i fedeli e le condanne ingiuste che molte volte venivano emesse. Non che ora la situazione sia molto diversa, ma per lo meno si è più tutelati e liberi da tabù di ogni genere.
MESSAGGIO/DIVERTIMENTO/GUSTO NARRATIVO: Il libro mi ha veramente annoiato per i primi capitoli, in cui la narrazione non ha avuto grandi impulsi e il racconto delle vicende dell’epoca non era abbastanza stimolante; quando Antonia ha iniziato a crescere mi sono appassionato di più perché anche le pause descrittive e riferimenti storici erano più interessanti che all’inizio. E’ chiaro che l’autore punta il dito, seppur indirettamente, contro la chiesa del tempo e, perché no, anche contro quella odierna; durante tutta la narrazione vengono denunciate azioni ignobili della chiesa, compresa la condanna e la pena di Antonia; inoltre nel congedo che ci regala l’autore, questi dice chiaramente che bisogna rendere conto di un personaggio che non esiste: poiché gli uomini "sentono il bisogno di proiettare là dove tutto è buio, per attenuare la paura che hanno del buio".
Antonia. Figlia illegittima, appena nata viene deposta sul torno della Casa di Carità di San Michele fuori le mura a Novara. Antonia era una bambina dai capelli neri, così come scuri erano anche i suoi occhi. Alla Pia Casa le venne posto nome Antonia Renata Giuditta Spagnolini e in questa visse per alcuni anni, finché i coniugi Nidasio la scelsero e ottennero il suo affidamento. Essa presenta sin da bambina caratteristiche fisiche e psicologiche che la fanno emergere dal gruppo.Antonia ci mostra le sue caratteristiche più autentiche e più vive, d’ingenuità, di fierezza, di determinazione.

I coniugi Nidasio. Bartolo Nidasio era un uomo di circa cinquant’anni con la barba grigia. Francesca Nidasio era una donna dal viso rotondo, senza età, con due occhi azzurri che mettevano allegria solo a guardarli. Il suo corpo era invece enorme e sproporzionato, con un sedere così grosso che le ragazze della Pia Casa la chiamarono “la culona” non appena la videro. I coniugi Nidasio erano comprensivi, onesti, e meno soggetti alle credenze popolari e al potere occulto della chiesa.

Gasparo Bosi era uno tra i più noti camminanti della bassa ed era conosciuto con il soprannome di Tosetto. Era di statura piuttosto bassa, biondiccio, con gli occhi grigi tra le fessure delle palpebre e una faccia rotonda da briccone senza barba ne baffi. Era stato un camminate dalla nascita; sua madre l’aveva tenuto con se fino a dieci anni per poi affidarlo al padre. Prima di essere abbandonato dal padre era stato educato al disprezzo del lavoro . Quest’uomo abbordò per la prima volta Antonia alla fonte e da subito scoppiò la passione, per la quale Antonia perderà la vita.

Don Teresio In seguito alle riforme introdotte dal vescovo Bascapè alla diocesi di Novara arrivò a Zardino sostituendo il quistone don Michele. Egli cercò di riportare l’autorità ecclesiastica in un luogo in cui la sua assenza aveva reso gli abitanti intolleranti verso le imposizioni della chiesa. Arriva a Zardino con la “pretesa” di scacciare il diavolo che riteneva essere presente in ogni persona.

Don Michele era un ometto vispo e bene in carne, di un’età indefinibile, ma certamente superiore ai sesant’anni, capelli bianchi corti, guance rasate e occhi così chiari da sembrare quasi gialli. Era un prete di un genere particolare, un prete mago. Sapeva a mala pena leggere e scrivere. Nella diocesi di Novara, i falsi preti come don Michele erano chiamati quistoni .
Il libro mi ha veramente annoiato per i primi capitoli, in cui la narrazione non ha avuto grandi impulsi e il racconto delle vicende dell’epoca non era abbastanza stimolante; quando Antonia ha iniziato a crescere mi sono appassionato di più perché anche le pause descrittive e riferimenti storici erano più interessanti che all’inizio.
La religione è tema dominante, anche se nella Chimera è vista come strumento di potere e arricchimento dei parroci.

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