Le figure retoriche: classificazione

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Testo

LE FIGURE RETORICHE

Figure dell’ordine
Allitterazione: affiancare due parole che iniziano con le stesse lettere.

Anacoluto: (da senza seguito) è un vero e proprio errore, commesso spesso nella lingua parlata. Consiste nell’aprire una frase senza concludere la precedente.
Io, quel motorino non mi piace.
Mio fratello, quando è arrivato, la porta era chiusa.

Anadiplosi: ripetizione “a contatto”, ovvero quando le stesse parole sono ripetute alla fine di una frase o verso e viene ripresa all’inizio di una frase o verso successivi.

Anafora: consiste nella ripetizione di una o più parole all’inizio di più versi o frasi successive.
PER ME si va ne la città dolente
PER ME si va ne l’etterno dolore
PER ME si va tra la perduta gente (Dante, Inferno)

Anastrofe: si rivolta l’ordine consueto delle parole
Di più non dimandare

Chiasmo: deve il suo nome alla e, letteralmente, significa incrocio. Ha struttura ABBA.
Le donne, i cavallier, l’arme e gli amori.

Climax: (= scala = gradatio) si mettono alcune parole, solitamente 3, in ordine di intensità. Esistono climax ascendenti
Un paesaggio: piacevole, bello, meraviglioso
Don Rodrigo è un uomo che non accetta: consiglio, correzione, rimprovero. (Manzoni, I promessi sposi)
O discendenti
Esecrazione, odio, avversione, antipatia.

Correlazione: più soggetti o elementi nominali di seguito vengono associati rispettivamente a più voci verbali di seguito.
Le tigri, gli uccelli e i serpenti correvano, volavano e strisciavano

Ellissi: scissione di alcuni componenti logici di una frase.
Mario è andato a Milano, Luigi a Novara.

Epanadiplosi: ripetizione “a contatto”, ovvero quando le stesse parole che si trovano alla fine di una frase o verso vengono riprese all’inizio della frase o verso successivi.

Epanalessi: ripetizione insistente della stessa parola.

Epifora: ripetizione di una o più parole alla fine di più versi o frasi successivi.

Polittoto: ripetizione della stessa parola in casi diversi.
Amicus amicum amat

Figure del significato
Antifrasi: da ddddddddddd si dice il contrario di quello che si pensa. Solo la mente umana è in grado di cogliere il vero significato del messaggio.
A: Al funerale mi devo vestire in nero?
B: No, guarda, in celeste!

Antitesi: porre nella stessa frase parole di significati contrastanti.
Tu mi odiavi di più, io non ti amavo di meno.

Antonomasia: chiamare una persona con il nome di un’altra, famosa (in senso positivo o negativo)
Luca gioca bene a pallone, che Totti!
Angelica è proprio una Claudia Schiffer!
Luigi è Maciste, hai visto con che facilità ha sollevato quel grosso mattone?

Apossiopesi: non si finisce il discorso e si tace deliberatamente una conseguenza o una minaccia.
La sventurata rispose. (Manzoni, I promessi sposi)

Apostrofe: ci si rivolge a una persona in particolare (parlando quindi in 2^ persona) nel mezzo di un discorso o della narrazione.

Aprosdoketon: (=inaspettato) dopo una premessa ci si aspetterebbe un certo seguito; invece questa figura stravolge completamente la conclusione, suscitando l’ilarità degli ascoltatori.
Non ho mai visto una donna più mutata dopo la morte del marito: per il dolore i capelli le son diventati tutti…biondi!
(Oscar Wild, L’importanza di chiamarsi Ernesto)
Brachilogia: (= discorso veloce) ci si esprime brevemente con l’ellissi di alcuni elementi. Il rischio è l’oscurità.
Non sempre la natura è perfetta. Brecos è quando.
Io ho dei libri più belli di Mario.

Enallage: simile all’ipallage, ma molto più rara: scambio doppio.
Andavamo oscuri sotto la luna sola.
(camminavamo soli sotto la luna oscura)

Entinema: la conclusione della frase spetta al lettore.

Epanortosi: autocorrezione in modo da rafforzare il concetto.
Sono stata ingiusta, anzi, scorretta.
Oggi ho preso un bel voto, anzi, bellissimo!

Epitrope: (da spingere verso) si spinge una persona verso un certo comportamento, mentre la si vuole distogliere da questo (o viceversa)
Brava, davvero, non studiare, anzi guarda, esci per tutto il pomeriggio con le tue amiche, vedrai che bel voto prendi domani!

Equivocatio: (ambiguità) la stessa parola può voler dire due cose diverse.
Corri per vincere la sclerosi multipla.

Eufemismo: sostituzione di un termine troppo duro o sconveniente con un altro più gradevole, per non urtare l’ascoltatore.
Dire poco perspicace piuttosto che stupido

Ipallage: scambio di un aggettivo riferito a un diverso elemento.
Dalla discoteca usciva uno stanco fiume di gente
(dalla discoteca usciva uno stanco fiume di gente)

Iperbole: (da accrescere) colui che parla, per far meglio intendere le sue parole, esagera deliberatamente ingrandendo o rimpicciolendo il concetto.
Morire dalle risate
Annegare in un bicchier d’acqua

Litote: negazione del contrario per mitigare un concetto.
Don Abbondio non era certo un cuor di leone. (Manzoni, I promessi sposi)

Metafora: (da trasporre) è la figura di più difficile interpretazione, ma anche la più utilizzata e da sempre studiata. Consiste nell’aggregazione di due concetti con l’intento di fonderli: la metafora è la similitudine senza il “come”.
Pelle di velluto
Capelli d’oro
Denti di perla
Luna d’argento
Cuor di leone

Metonimia: contenuto al posto del contenitore, autore al posto dell’opera.
Sto studiando Dante
Gradisci un bicchier d’acqua?

Occupatio: si parla di un argomento chiave che si sa che l’avversario userà per far valere le sue ragioni prima di lui.

Ossimoro: accostare due termini di significato diametralmente opposto.
Ghiaccio bollente.
Dolcissime ingiurie.

Preterizione: (da praeterire=tralasciare) nel momento in cui si afferma di non voler dire una certa cosa in realtà la si ribadisce con forza.
E così mi chiedi altri soldi? Non ti parlo di tutte le tue spese nelle ultime settimane, non ti dico di tutti i quattrini che mi hai fatto tirar fuori…

Zeugma: un elemento della frase regge due elementi anziché uno.
I leoni rincorrevano antilopi e zebre

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