LA PEDAGOGIA

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Testo

Pedagogia Scienza che studia i problemi teorici e metodologici relativi al processo educativo. Nella Grecia antica si chiamava "pedagogo" lo schiavo che accompagnava il fanciullo a scuola. In seguito, lo stesso termine è stato utilizzato per indicare la persona che educa. Il termine "pedagogia" compare invece più tardi in Francia e in Germania, a cavallo tra il XV e il XVI secolo.
La pedagogia può essere definita come la ricerca che mira a stabilire i fini e i metodi del processo educativo attraverso il quale in una società avviene la trasmissione delle conoscenze e dei valori da una generazione all'altra; questo processo generalmente avviene all'interno di una relazione tra un membro più competente (l'educatore) e uno meno competente (l'allievo) all’interno dello stesso contesto socioculturale.
Un problema ancora dibattuto nell’ambito della pedagogia riguarda la questione se i fini educativi vadano individuati dalla pedagogia stessa o se essa debba avere come oggetto di ricerca solo le metodologie educative, in altri termini se rientri nei suoi compiti quello di trasmettere determinati valori sociali o quello di suscitare nell’allievo capacità creative e spirito critico rispetto a quegli stessi valori.
La ricerca pedagogica non è puramente teorica, ma un insieme teorico e pratico: infatti l’educatore, una volta stabiliti sulla base di argomentazioni teoriche i fini che si propone di raggiungere – cioè quali conoscenze intende trasmettere e sviluppare nell'allievo – decide i mezzi più adatti allo scopo, individuando i modi per intervenire concretamente nella relazione con l'allievo. In questo senso quando si parla di ricerca pedagogica si parla di ricerca applicata, finalizzata quindi a prendere delle decisioni su come intervenire nel processo educativo. Questa doppia anima della pedagogia, teorica e pratica insieme, la caratterizza come scienza interdisciplinare, che si avvale anche di teorie e metodologie proprie di altre discipline: la filosofia, la psicologia, la sociologia ecc.
Sulla questione se si possa considerare la pedagogia, dato il suo carattere interdisciplinare, una scienza di per sé, con un suo proprio, unitario e ben delimitato campo di riflessione e di indagine, oppure no, si sono sviluppate diverse posizioni all'interno di due punti di vista estremi: da una parte quello che la vede come un'arte puramente empirica, un sapere slegato da ogni riflessione teorica che si tramanda per imitazione e abitudine come qualsiasi fenomeno di costume; dall'altra, quello che la considera una parte della riflessione filosofica e, in quanto tale, un discorso teorico per sua natura e vocazione.
Considerando nell'insieme le diverse posizioni interne a questo dibattito, è possibile individuare almeno quattro punti fondamentali che caratterizzano il discorso pedagogico. Un primo punto riguarda il confronto tra la realtà da cui si parte e quella a cui si vorrebbe arrivare, quindi tra una realtà presente (data) e una realtà futura (auspicata e perseguita) dell'allievo. In questo senso il processo educativo non è considerato come un processo di apprendimento qualsiasi, avvenuto per caso, ma piuttosto come un processo finalizzato e guidato da un progetto esplicito di cambiamento della realtà di fatto, in una certa e desiderata realtà di arrivo, che si crede migliore.
Da questo primo punto derivano come diretta conseguenza i tre successivi punti chiave del discorso pedagogico. Infatti, per realizzare il processo educativo così come lo abbiamo definito, è necessario innanzitutto conoscere la realtà di partenza per progettarne la modificazione nella direzione desiderata. Il secondo punto chiave della riflessione pedagogica è allora costituito dall'approfondita conoscenza dell'uomo in quanto soggetto educabile; ciò richiede il ricorso alle discipline che hanno per oggetto l'uomo: dalla biologia, alla sociologia, alla psicologia, per citare solo quelle più evidentemente coinvolte.
Il terzo punto chiave riguarda la definizione e la giustificazione dei fini che ci si propone di raggiungere con il processo educativo, cioè la precisazione della conoscenza che si intende promuovere nell'allievo e del perché la si vuole promuovere. Con questo punto si entra nel campo dei valori, degli ideali e delle credenze condivisi dal gruppo sociale in cui il discorso pedagogico viene sviluppato. Ci si confronta cioè con l'ideologia del gruppo sociale, col fatto che gruppi o società diversi possono avere concezioni diverse della vita, del mondo, dell'uomo. Ciò significa che alla base di un discorso pedagogico c'è sempre una scelta ideologica e politica, un punto di vista particolare su come la realtà dovrebbe essere, che fonda le scelte educative e che può essere condivisibile o meno, può cioè scontrarsi con prospettive socioculturali e quindi discorsi pedagogici diversi.
L'ultimo punto chiave della pedagogia riguarda la scelta dei metodi più adatti per raggiungere i fini stabiliti, cioè per promuovere nell'allievo i cambiamenti che si ritengono auspicabili in base al sistema di conoscenze, di valori e di convinzioni cui si fa riferimento. Nel discorso pedagogico la metodologia si occupa di definire nel dettaglio i contenuti da trasmettere all'allievo, i modi più adatti per comunicarli e anche i modi attraverso cui verificare se e in che misura questa comunicazione è stata efficace, cioè se e in che misura siano stati effettivamente prodotti nell'allievo i cambiamenti e gli apprendimenti che si intendeva promuovere. Lo sviluppo del discorso pedagogico nella storia va nella direzione di una sempre maggiore richiesta di competenze all'educatore. Dall'antichità fino al Medioevo all'educatore viene sostanzialmente richiesto di conoscere le materie che insegna. Già in questa ampia fase storica però alcuni pensatori manifestano la consapevolezza che le competenze di chi educa non si fermano qui: ad esempio Socrate, paragonando l'insegnamento alla maieutica (nell'antichità, l'arte dell'ostetricia), afferma che il vero maestro non trasmette le sue conoscenze all'allievo ma lo aiuta piuttosto a trovare da sé e in sé ciò che il maestro stesso non conosce chiaramente.
Con Jean-Jacques Rousseau si enfatizza la necessità della conoscenza da parte dell'educatore delle leggi che caratterizzano l'evoluzione psicologica dell'individuo e vengono gettati i primi fondamenti della disciplina che prenderà il nome di psicologia evolutiva. Johann Heinrich Pestalozzi sostiene la necessità per l'educatore di conoscere non solo l'allievo e le materie che gli si insegnano, ma anche i metodi più efficaci per trasmettere la conoscenza. Questa attenzione per le metodologie didattiche domina la pedagogia del XIX secolo; agli inizi del XX, la nascita della pedagogia sperimentale vede come oggetto principale della ricerca educativa proprio i metodi di insegnamento. Con John Dewey viene affermata l'importanza che l'educatore conosca i problemi della società, in modo che possa con il suo intervento favorire il realizzarsi di una società più giusta..
A questo punto si può dire che all'educatore vengono richieste competenze in quattro ambiti principali: nei contenuti che insegna, nella psicologia, nella metodologia didattica e nella sociologia. Accanto a ciò, bisogna considerare che nel corso del XX secolo, con il consolidarsi della gestione dell'istruzione a livello nazionale, si è assistito a un ampliamento e a una notevole diversificazione delle figure coinvolte nel processo educativo. La figura dell'allievo non solo comprende milioni di individui che frequentano la scuola dell'obbligo, la scuola media superiore, l'università, ma anche moltissimi adulti che curano con corsi di vario genere la propria competenza professionale in una logica di formazione permanente.
D'altra parte nel ruolo dell'educatore rientrano le diverse figure che si occupano di educazione a diversi livelli (dall'insegnante, al preside, al ministro della Pubblica Istruzione) e in diversi ambiti (ad esempio con gli anziani, i disabili, i manager). La nuova complessità della realtà educativa ha aumentato la quantità e la qualità delle competenze richieste all'educatore, all'interno e anche oltre i quattro ambiti sopra individuati. Tutto ciò spiega perché attualmente venga da più parti proposto di abbandonare il termine pedagogia e di utilizzare al suo posto quello di "scienze dell'educazione", che pare più adatto a rendere conto del carattere interdisciplinare assunto oggi dalla pedagogia.
Più nello specifico, sono tre le ragioni che vengono portate a sostegno di tale proposta. In primo luogo, la radice "ped" (dal greco pais, "fanciullo") limita il discorso sull'educazione al periodo infantile e non rende con ciò conto del fatto che oggi l'educazione coinvolge tutte le età della vita. In secondo luogo, il termine pedagogia è stato tradizionalmente usato in riferimento all'intervento educativo in ambito scolastico per la promozione soprattutto di apprendimento e maturazione intellettuali; oggi invece sono molto diffuse e diversificate le occasioni educative extrascolastiche e certamente si parla di educazione in riferimento alla maturazione dell'intera personalità, quindi anche degli aspetti affettivi e sociali oltre che intellettuali. Infine, la pedagogia ha concentrato la sua attenzione sull'individuo singolo, ha cioè perlopiù riflettuto sulla relazione che può svilupparsi tra un educatore e il singolo allievo, mentre la tendenza odierna è di guardare a realtà allargate, innanzitutto alla classe scolastica, ma anche alla famiglia o al gruppo sociale.

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