La Droga

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TITOLO: DROGA: UN PROBLEMA CRESCENTE

Argomento: sempre più si diffondono tra i giovani le nuove droghe di tipo sintetico, consumate nelle discoteche per prolungare lo sballo del “sabato sera”. Molti esperti ritengono che l’uso di queste sostanze stupefacenti sia determinato dalla mancanza di valori di riferimento dei giovani e sia figlio di una nuova forma di consumismo, dedito alla sottovalutazione dei danni sul piano fisico e psicologico.

Per droga si intende qualsiasi tipo di sostanza eccitante (o stupefacente) che crea dipendenza. Negli ultimi anni l’uso di tali sostanze si è notevolmente incrementato soprattutto tra i giovani, sia per il conformismo della società, sia per il bisogno di adeguazione che per l’insoddisfazione generale. Infatti la civiltà occidentale si fonda sulla ricerca del successo, che spinge gli individui alla solitudine e alla competizione con gli altri. Quando però non si arriva al successo sperato, si può arrivare all’autodistruzione o alla negazione della realtà, che in alcuni casi conducono alla tossicodipendenza. Altre motivazioni possono essere ritrovate nelle crisi tra i rapporti umani, tanto all’interno quanto all’esterno della famiglia. Queste, comunque, sono tutte conseguenze di una sola causa: la noia di una società fondata sull’attivismo che non considera minimamente i valori umani e che anzi li calpesta per raggiungere fini materiali, questa è una delle principali cause di tipo psicologico e sociale, vissute dai “drogati”, delineate da Franco Bancardi nel suo articolo. Purtroppo, ben conscio nelle nostre menti è il problema di quelli che in gergo vengono chiamati pusher, che, anche se la società ha regole ferree contro questo tipo di consumo, riesce sempre a trovare la scappatoia per vendere la sua inutile e lurida merce. Inoltre c’è da aggiungere il fatto che tale figura è molto temuta al livello sociale in quanto può arrivare a tutte le persone a partire dall’adolescenza in avanti e appunto il vero problema è che può contattare tutti i tipi di ragazzi anche quelli che non hanno nessuna voglia di assumere droga; il punto è che la droga è un forte elemento persuasivo e nella maggior parte dei casi è un tunnel senza uscita, o meglio l’unica uscita, purtroppo, è la morte. Accorato è l’appello dunque a sconfiggere questo traffico che è preludio a una disfatta sociale in tutti i punti di vista.
“L’Espresso”, del 19/11/1998, invece decide di trattare la problematica più particolare, prendendo come fonte i risultati della rivista scientifica “The Lancet”, quale l’utilizzo di ecstasy che provoca gravissimi e irrimediabili danni al cervello. Il risultato è ben chiaro agli scienziati e ahimè è assai negativo: infatti l’ecstasy provoca la distruzione totale di una ghiandola che prende il nome di serotonina, sostanza che trasmette impulsi nervosi che regolano il tono dell’umore, del sonno, la percezione del dolore, l’appetito e il desideri sessuale; il risultato di tale distruzione è quindi la comparsa di ansia, perdita della memoria e della libido e di serissimi disturbi psichiatrici tra cui la depressione (lo studio rivela che essa compare dopo due o tre anni dall’assunzione continua di ecstasy). In Italia la situazione , a livello di assunzione di ecstasy, è alquanto seria, infatti, circa 200 mila giovani tra i 16 e i 25 anni fanno uso di questa droga che utilizzano soprattutto come sostituta dell’eroina scioccamente convinti che faccia meno male e quindi di non definirsi “DROGATI”. Purtroppo per questi ragazzi dopo che si abusa di questa droga per anni e si decide di smettere è ormai troppo tardi nella misura in cui i danni celebrali sono irreversibili.
Significativa è la testimonianza per quanto riguarda l’assunzione di droga da parte di Giorgia, pubblicata dal “Corriere Della Sera” del 14/11/1999, che testimonia la sua assunzione di mezza pasticca di ecstasy una sera in discoteca e l’immediato ricovero in sala di rianimazione. Ella stessa dice: >. L’appello che fa la ragazza a tutti i giovani è quello che tutto il mondo fa alle comunità di tossico dipendenti ovvero di pensare più volte alla sciocchezza che si sta compiendo prima di pagarne le conseguenze. I governi di tutti i paesi del mondo si stanno impegnando ad evitare che tale fenomeno dilaghi all’interno di tutti i ceti affinchè non causi il totale crollo della società.
In Italia per questo motivo il ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero ha presentato l’8 febbraio una prima bozza del ddl sulla droga, ossia un testo di base che si occupa di tutti i tipi di dipendenza. Tale testo doveva prima essere concordato col Ministro della Salute Livia Turco, che nel novembre scorso aveva già promulgato un decreto che alzava del doppio la dose di cannabis considerata legale. A tale proposito in Parlamento sono sorte opinioni contrastanti: secondo Carlo Giordani e altri esponenti della Cdl l’aumento della quantità di cannabis consentita sarebbe un messaggio devastante per i giovani, poiché favorirebbe loro l’assunzione di stupefacenti.; al contrario, per il Ministro Ferrero, sarebbe il proibizionismo ad aumentare i consumi e uno dei modi per combatterlo consisterebbe appunto nella sua nuova politica di lotta alla tossicodipendenza. Difatti sarà eliminata ogni sorta di tabella e verrà esaminato un caso alla volta per decidere se si tratti di spaccio o consumo.
Della lotta alla tossicomania si è occupato anche il ministro della Pubblica Istruzione Fioroni, che ha dato il via ad una campagna di prevenzione nelle scuole, anche per mettere al corrente i giovani (i quali, come abbiamo detto in precedenza, sono i più soggetti a cadere in questo baratro) delle nuove droghe che stanno dilagando nella società. Un esempio è infatti il “cobrek”, un cocktail micidiale in cui la cocaina viene sciolta in una bottiglia di coca cola con ammoniaca riscaldata e si fuma succhiando i vapori dalla bottiglietta (portando tra l’altro gravi danni a livello celebrale). Ovviamente accanto a questi miscugli si collocano le droghe più “comuni”, quali eroina, cocaina, cannabis, ecstasy ecc, che comunque provocano danni altrettanto gravi e conducono coloro che le assumono in una strada senza uscita: pochi difatti riescono a disintossicarsi e a tornare ad una vita normale. Perciò per evitare tutto questo sarebbe necessario modificare i fondamenti di una società basata sull’utile e rieducare le persone ad uno stile di vita più regolare e salutare.

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