L'aminta, T. Tasso

Materie:Tema
Categoria:Italiano
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Testo

L’Aminta
L’”Aminta” è un dramma pastorale ispirato alla mitica età dell’oro.
È divisa in 5 atti, preceduti da prologhi e chiusi da epiloghi, con cori e intermezzi.
Il tema centrale è l’amore tra la ninfa Silvia ed il pastore Aminta: inizialmente la fanciulla non ne vuole sapere di lui, ma si innamora quando viene salvata durante un attacco di satiri.
La novità che introduce Tasso è il trionfo finale dell’amore, che rappresenta l’unico caso (nella letteratura del periodo) di una felicità finalmente raggiunta tra tanti amori straziati e tormentati.
Nel primo coro l’esplicito rimpianto della fine dell’età dell’oro fa riflettere ancora una volta sulla personalità del Tasso, divisa tra l’amore per la corte ed il disprezzo per le sue convenzioni artificiose.
Difatti egli celebra un periodo nella quale l’amore e l’atto sessuale erano liberi da ogni pudore e vergogna, un periodo in cui soddisfare il piacere dei sensi non era visto come un peccato ma come e vigeva una sola regola: s’ei piace ei lice, ovvero se piace è lecito.
Tutto ciò però stato cancellato dall’onore dei più potenti che, volendo seguire un’etichetta ben definita e volendo adattarsi alle convenienze sociali, hanno rifiutato la spontaneità del soddisfacimento del desiderio.
Nonostante il grande conflitto interiore ed il clima culturale dell’epoca piuttosto critico, l’autore è riuscito a realizzare un’opera che va ben oltre il semplice dramma, anche per quanto riguarda il piano formale. La maggior parte dei moduli, delle immagini e degli stilemi sono recuperati dal patrimonio letterale lasciato dai poeti precedenti, ma l’accurata ricombinazione del tutto ha fatto si che ne uscisse un’opera diversa, nuova e non solo una “copia”.
Sono presenti frasi che rimandano al Petrarca, Catullo, Virgilio, Orazio e molti altri ancora.
Il coro è diviso in cinque stanze: nelle prime Tasso analizza il modello classico dell’età dell’oro per poi rifiutarlo. Il linguaggio è solenne e aulico ma abbastanza semplice e comprensibile. L’ultima strofa è caratterizzata dalla rima baciata e dall’enjambement.
La terza contrappone la vita contemporanea dell’autore alla vita mitica con un susseguirsi di scene gioiose ed allegre.
Nella quarta e la quinta viene criticato l’onore che ha tolto naturalezza alla vita, e le invocazioni al Signore rendono più drammatica la conclusione.

AMORE, MORTE E VITA NEL DESTINO DI CLORINDA
Nel canto XII, Clorinda decide di uscire dalle mura di Gerusalemme assieme ad Argante. Essi bruciano la torre di legno dei crociati. I crociati li inseguono: Argante si mette in salvo, mentre Clorinda deve duellare con Tancredi. L’episodio ha un esito tragico ed è il più alto esempio della poesia drammatica.
Le ottave 52-53 contengono la presentazione del duello, che inizia con una schermaglia di tipo verbale. Nell’ottava 52 si mette in evidenza l’atmosfera cupa della scena, con rumore di armi e corsa. La corsa di Tancredi rappresenta l’ineluttabilità del fato. Nelle prime due ottave del canto domina l’i”ironia tragica”, che causa la partecipazione del lettore all’evento. Questa tecnica è dovuta al fatto che il lettore è a conoscenza di fatti, che i protagonisti non sanno. I due combattenti sono legati alla sfera erotica e bellica. Vi è una fusione tra “EROS” e “THANATHOS” (amore e morte), topos di origine antica. Il binomio amore-morte amplifica la passione amorosa. Nell’ottava 54 chiama la Luna a confermare la sua capacità di narrare gli eventi. L’ambiguità della Notte, con la penombra, richiama l’ambigiutà di Clorinda (vergine-guerriera). Il chiasmo dell’ottava 56 indica la circolarità degli eventi, legati a “sdegno” e “vendetta”. L’ottava 57 è divisa in distici (partizione distica) e ciò crea un ritmo incalzante, rapido, franto e affannoso. Nell’ottava 58, Tancredi si riposa appoggiando il corpo sulla spada e, notando che il nemico sanguina, si rallegra. L’autore interviene nella narrazione per indicare la sua partecipazione alla vicenda. Ciò non accade nell’”Orlando Furioso”. L’aggettivo “feroce” nell’ottava 61 indica il bifrontismo culturale, dovuto alla presenza di numerosi punti di vista. L’”armatura” di Clorinda è simbolo della repressione degli istinti e del desiderio, in quanto divide la “vergine” e la “guerriera”. Clorinda è legata a due aree semantiche: “altezzosità” e “candore”. Con l’ottava 663 termina il duello. Nelle ottave 64-65 è il narratore onnisciente a parlare;in esse avviene la metamorfosi di Clorinda. La donna riacquista la sua femminilità e vi è accenno alla sfera religiosa. Clorinda chiede a Tancredi di battezzarla. Questi la riconosce (“sciolse e scoprio”). Nella parte finale del brano domina il bianco, mentre nel duello domina il rosso.

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