Il cacciatore di aquiloni

Materie:Appunti
Categoria:Italiano
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Data:03.09.2007
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Testo

Titolo: “Il cacciatore di aquiloni”
Autore: Khaled Hosseini
Edizioni: Piemme

- Riassunto -
Amir vive con il padre in una lussuosa villa con giardino insieme ai servitori Alì e Hassan. Quest’ultimo è sia il migliore amico, sia il fratellastro di Amir. I due passano insieme spensierate giornate e formano un’infallibile coppia nei tornei cittadini dei famosi combattimenti con gli aquiloni. Ma l'amicizia tra i due ragazzini si spezzerà improvvisamente dopo un combattimento tra aquiloni. Successivamente, con l'arrivo dei russi a Kabul, i due amici si separeranno: da un lato Amir e Baba fuggiranno negli Stati Uniti d’America, dall’altro Alì e Hassan scapperanno da Kabul, ma resteranno in Afganistan. A San Francisco Amir trascorre una vita serena, seppur segnata amaramente dalla morte del padre. Un giorno riceve una telefonata dall'Afghanistan dall’amico Rahim Khan, il quale gli chiede di andarlo a trovare. Così Amir lascia l’America per tornare in Afganistan. Rhaim Khan gli parla della vita di Hassan e del figlio Sohrab, rimasto orfano dopo l’assassinio dei genitori. Rahim chiede ad Amir di andare a Kabul a cercare Sohrab per portarlo via dall’Afganistan. Così Amir torna a Kabul dopo più di vent’anni e, arrivato in città con una guida locale, va all’orfanotrofio, per cercare il figlio di Hassan. Ma Sohrab non si trova all’orfanotrofio: è stato portato via dai talebani qualche settimana prima. Così Amir è costretto ad andare da Assef, il capo dei talebani, e combattere contro di lui. Grazie all’aiuto del bambino, il protagonista riesce a scappare dalla dimora dei talebani e porta il giovane in salvo, lontano da Kabul. Infine Amir e Sohrab torneranno in America, ma questo non basterà per cancellare un passato segnato dalle violenze e dalle paure.

- Personaggi -
Amir è il protagonista, un ragazzino docile e piccolo di statura per la sua età. Non ama gli sport, a differenza del padre, ma è abile nello scrivere racconti e nel leggere storie. Per tutta la sua infanzia cerca di conquistare la fiducia e l’orgoglio del padre, il quale vorrebbe Amir più sicuro di sé e più coraggioso. A causa della sua vigliaccheria un giorno non riesce a difendere l’amico Hassan mentre veniva picchiato da alcuni ragazzi, così che si porterà dietro per tutta la vita il rimorso per non aver tentato di salvarlo. Scappato con il padre in California, si sposa con Soraya, ma non riescono ad avere figli. Negli ultimi capitoli Amir sfodera tutto il suo coraggio e la sua tenacia (in particolare nella lotta contro Assef).
Hassan è il fratellastro hazara di Amir. I due sono legati da una stretta amicizia. Insieme trascorrono lunghe giornate all’ombra del melograno leggendo racconti e insieme vincono la gara di aquiloni. Un giorno però si spezzerà questo legame di amicizia per sempre e anche le due famiglie si divideranno. Hassan rimane in Afganistan e ha un figlio, Sohrab. Verrà ucciso in strada dai talebani insieme alla moglie lasciando solo Sohrab.
Baba è un uomo forte e vigoroso, di statura imponente, sicuro di sé e molto orgoglioso. Come si scoprirà durante il libro oltre ad Amir ha un altro figlio, Hassan.
A differenza di Amir, Baba ama gli sport, in particolare è appassionato di calcio. Trascorre gran parte del suo tempo conversando e fumando con il vecchio amico Rahim Khan. Baba muore in America a causa di un cancro ai polmoni.
Rahim Khan è il migliore amico e socio di Baba. L’unico insieme a Hassan ad apprezzare i racconti scritti da Amir. Sarà proprio lui a far tornare Amir a Kabul, dopo circa venticinque anni trascorsi a San Francisco.

Assef è il bambino dagli occhi azzurri che tormenta Amir ed Hassan. Ha un animo cattivo, perfido. Prende in giro Hassan per le sue origini hazara e un giorno lo picchia per aver vinto il combattimento di aquiloni. Già da piccolo dimostra di avere idee razziste e cogita di fare “pulizie etniche” proprio come aveva fatto Hitler in passato. Alla fine del libro si scoprirà che è il talebano che tiene nascosto Sohrab in casa.
Sohrab è il figlio di Hassan e di Farzana. Rimasto orfano, dopo l’assassinio dei genitori, viene rinchiuso in un orfanotrofio di Kabul. Successivamente viene preso dai talebani e portato a casa di Assef, dove è maltrattato e molestato. Sohrab è infallibile con la fionda ed è molto coraggioso, come il padre Hassan. Inizialmente sembra che Sohrab sia felice di stare con Amir e accetta di andare con lui in America, ma in seguito tenta di suicidarsi nella vasca da bagno. Sohrab è tormentato e profondamente segnato dal suo passato di disgrazie, di crudeltà, di morte e di orrore. Non riesce a liberarsi da questi pensieri, così che si rinchiude in se stesso per anni e smette di parlare. Soltanto alla fine del libro, quando Amir comprerà l’aquilone, sul suo viso si schiuderà un leggero sorriso.

- Stile narrativo e ambientazione dei fatti -
I fatti narrati si svolgono prevalentemente in Afganistan, eccetto la parte centrale del libro che è ambientata in America, a San Francisco. Durante la vicenda vi sono molti accenni storici e riferimenti alla situazione politica: la caduta della monarchia, l’invasione russa, il regime talebano. La vicenda è scritta in prima persona, il narratore è interno perché prende il punto di vista di un personaggio, la focalizzazione è interna e lo spazio assume funzione focalizzatrice. Sono presenti sia discorsi diretti sia discorsi diretti liberi. Inoltre è frequente anche il monologo interiore, con cui il protagonista esprime le sue emozioni o ricorda momenti del passato. Il registro utilizzato dall’autore è medio. Ci sono molti termini in lingua araba, ma nel complesso il linguaggio è chiaro e semplice.

- Commento -
Questo libro mi è piaciuto moltissimo. L’ho trovato davvero profondo. La trama del romanzo è molto coinvolgente e mi è rimasta ben impressa nella mente. L’autore è riuscito ad intrecciare due temi diversi: da un lato la tenera storia di un’amicizia tra due bambini e la loro serenità, dall’altro la tragica situazione di un paese decaduto, pieno di morti e di tristezza. Oltre alla storia quasi avventurosa ma allo stesso tempo drammatica del protagonista, ci sono parecchie descrizioni con funzione mimetica, che fanno entrare maggiormente il lettore nel vivo della storia. In alcuni momenti mi sembrava quasi di vivere le situazioni, di sentire gli odori, di vedere davanti ai miei occhi le città, i paesaggi. In particolare mi è piaciuto il finale. La spensieratezza di Amir nel ritrovare quel lato di bambino in se stesso giocando con l’aquilone e correndo sereno come faceva a Kabul; dall’altro la disperazione, la malinconia e la tristezza di Sohrab che è rimasto traumatizzato dal suo passato ma che alla fine riesce comunque a sollevare un piccolo sorriso che riempie il cuore di gioia ad Amir.

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