"L'ultimo dei mohicani" di J. Fenimore Cooper

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale

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Testo

Alessandra Borgato
III D

Relazione
L’ultimo dei Mohicani

Autore: J. Fenimore Cooper (1789-1851). E’ considerato il fondatore della letteratura americana, riuscendo a far leva sul sentimento di identità nazionale del paese.

Trama: La vicenda, ambientata nella colonia di New York durante la guerra franco-indiana, racconta le storie diverse di un cacciatore bianco, Natty Bumpoo soprannominato “Lungo Fucile” od “Occhio di Falco”, che ha rinnegato la civiltà per vivere a contatto con la natura e dei suoi compagni, gli ultimi due indiani superstiti di una razza tra le più antiche e rispettate, i Mohicani; essi si troveranno a dover aiutare le due figlie del generale inglese Munro, rapite dal comune nemico Magua, capo della tribù degli Irocchesi, alleati dei francesi, e nemico personale sia di Munro che di Occhio di Falco e dei suoi amici indiani Cinghachgook e suo figlio Uncas.
La storia ha come sfondo la guerra, ritratta in tutta la sua violenza, sia in frequenti battaglie tra i due grandi eserciti europei che in guerriglie e piccoli scontri tra gli indiani schierati dalle parti opposte. Alla fine la vittoria si deciderà con una tipica “guerra indiana” tra le due tribù dei Mohicani e degli Irocchesi, che finirà con la morte del giovane Uncas, appunto l’ultimo dei Mohicani e di una delle due figlie di Munro. Il libro si chiude con il mesto presagio del capo più anziano dei Mohicani, che sente avvicinarsi la fine del suo popolo.

Personaggi principali

• Natty Bumpoo, detto Occhio di Falco o Lungo Fucile, per la sua abilità con quest’arma., è un cacciatore che ha abbandonato la vita civile per rifugiarsi in mezzo alle foreste compagnia di due nobili indiani. E’ il tipico eroe americano in contrasto tra Natura e Civiltà: sceglierà la prima, rifiutando i vincoli della seconda. E’ un uomo deciso e testardo, ostinatamente attaccato alle sue idee e con una filosofia di vita semplice ma precisa, che lo fa apparire a volte un po’ troppo ingenuo e testardo, ma anche eroico e generoso.
• Cinghachgook e Uncas: sono i coprotagonisti della vicenda, ma non svolgono un ruolo determinante per quanto riguarda l’azione, anzi sono piuttosto marginali per questo, ma su di loro verte il tema principale del libro, che, a differenza di altri, non dipinge tutti gli indiani come “cattivi”, ma li differenzia in due categorie: ci sono i “buoni”, fedeli alle loro tradizioni, e i “corrotti”, che hanno preso tutti i vizi degli uomini bianchi; questi ultimi si ubriacano, tradiscono, usano espedienti come gli europei, che vengono chiaramente indicati dall’autore come responsabili della corruzione degli indigeni.
• Magua: è un indiano che ha preso tutti i vizi peggiori dai bianchi, e per questo è stato scacciato sia dalla sua tribù sia dallo stesso Munro dal campo degli Inglesi. E’ molto furbo e perfido, ed è tornato dopo un lungo esilio per riprendere il posto che gli spetta fra la sua gente e per vendicarsi contro il generale inglese con il rapimento delle sue figlie, ma avrà a che fare con la tribù dei Mohicani, naturali nemici della sua gente.
• Gli Inglesi: Il generale Munro e le sue figlie ricoprono un ruolo marginale, sono la causa scatenante dell’ira di Magua ma non compiono atti determinanti, anzi sono delle figure un po’ stereotipate ed idealizzate.

Temi principali: questo libro si differenzia da tanti altri libri scritti sugli indiani perché non li cataloga come selvaggi ed incivili di fronte alla civiltà dell’uomo bianco, ma li divide in “buoni” e “cattivi”, esplicitamente denunciando le responsabilità degli europei nella corruzione degli indigeni. Gli usi e costumi indiani qui non sono visti in maniera negativa per la loro diversità e a volte brutalità, ma l’intelligenza e l’onestà dei Mohicani è fatta risaltare, mentre altre loro usanze, come lo scotennamento, considerate barbare dagli europei, sono spesso spiegate e in parte giustificate da Occhio di Falco, che le conosce e le rispetta, facendosi molte volte mediatore tra la nostra e la loro cultura: in questo modo l’autore è riuscito a presentare i modi di pensare di entrambe le parti, lasciando al lettore una certa libertà di giudizio.
L’altro grande tema trattato in questo libro è la Natura che fa da sfondo al romanzo e che è dipinta con acre realismo, smorzato dal rimpianto e dal rammarico per la contaminazione e la progressiva distruzione causate dall’intervento dell’uomo. Se da un lato, infatti, gli europei innalzano fortificazioni e abbattono foreste, dall’altro si può sentire e vedere il profondo dolore nelle parole e negli occhi degli indiani che, nati e vissuti nei boschi, ora non possono far altro che assistere al loro abbattimento. In ogni parola dei saggi capi indiani, infatti, si cela non espressa la paura per il futuro, che essi riescono a prevedere per la loro gente, che sanno sarà inevitabile ma a cui comunque non si arrenderanno senza combattere, fedeli fino in fondo all’idea che una Forza Superiore, qualunque sia il suo nome, renderà giustizia a tutti.

Commento: Questo libro è, secondo me, molto avvincente ed appassionante, benché ci siano delle lunghe parti descrittive; i temi sono trattati sotto punti di vista diversi, per cui un lettore può comprendere il perché di certe usanze ed azioni degli Indiani, senza trarre conclusioni affrettate spinto dal proprio senso comune.
Lo stile è un po’ pesante in alcuni punti, ma risulta particolarmente adatto nelle descrizioni delle scene d’azione e nei ritratti paesaggistici, che rendono molto bene l’idea si una Natura selvaggia e ancora poco contaminata dall’uomo.

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