Ideale cavalleresco in letteratura

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Testo

Italiano il quadro di riferimento

1) Il contesto sociale: la cavalleria e l’ideale cavalleresco

Fino al secolo XI, la cultura è un diritto riservato della Chiesa ; la figura dell’intellettuale si identifica con quella del chierico( qualsiasi membro del clero secolare o regolare) e la lingua esclusiva è il latino;mentre contemporaneamente il resto della società, composto di “laici”(che non appartiene al clero), impiega altri linguaggi, derivanti dal latino. Pertanto i linguaggi volgari sono confinati ad un uso solo orale.
Condizioni della nascita di una letteratura volgare
Occorrono due condizioni perché si possa usare il volgare per scopi culturali e in particolare letterari:
1. che un gruppo sociale di laici , abbastanza forte e fornito di una chiara coscienza di sé, senta il bisogno di esprimere la sua visione della vita e i suoi valori.
2. che ci sia un pubblico laico, di lingua esclusivamente volgare, che proponga una domanda di cultura, che senta il bisogno di interpretare opere letterarie. Infatti perché ci sia una comunicazione letteraria occorre sempre un emittente del messaggio e un destinatario.
In Francia era particolarmente sviluppata e forte la società feudale. Il ceto(insieme di cittadini) dominante era un’aristocrazia di origine guerriera;principi, conti, baroni avevano avuto i loro possedimenti i feudi in cambio di servizi militari. Ma col passare del tempo fra gli appartenenti all’antica nobiltà gli esperti nell’uso delle armi divennero insufficienti per sopperire ai bisogni di guerre , e si rese necessario il ricorso a nuove milizie. Il nerbo era costituito da soldati a cavallo: questa nuova classe militare, che venne ad integrare il vecchio ceto feudale fu la cavalleria.
La cavalleria
Essa divenne una protagonista della vita sociale del basso Medio Evo. Di essa vennero a far parte i figli cadetti dell’antica classe nobiliare , che erano esclusi dalla successione ereditaria dei feudi e pertanto dovevano dedicarsi al mestiere delle armi(o alla vita monastica), e gli appartenenti a strati inferiori della nobiltà che non avevano mai posseduto un feudo, o erano decaduti al punto di divenire mercenari. Ma almeno i tre quarti della cavalleria erano costituiti da gente nuova, proveniente dal rango dei ministeriales.
I ministeriales
Amministratori e castaldi, sovrintendenti di corte, membri del seguito, scudieri, staffieri. Erano di origine servile la gran parte. Questi “compagni d’arme” del feudatario, come era già avvenuto alle origini del sistema feudale, potevano essere compensati solo con terre, era basata sullo scambio in natura, data la scarsità della circolazione di moneta. I grandi feudali, dal secolo XI si indussero a concedere al nuovo ceto militare le terre superflue. A questo punto gli antichi ministeriales furono elevati al rango nobiliare. Questa ascesa dei ministeriales al livello della nobiltà è un inizio di mobilità nella struttura sociale del feudalismo, che preannuncia future grandi trasformazioni. Alla fine del XII secolo, il nuovo ceto cavalleresco comincia a diventare un ceto chiuso: l’accesso alla nobiltà viene di nuovo sbarrato e possono diventare cavalieri solo figli di cavalieri.
Il formarsi dell’ideale cavalleresco
Sono i cavalieri che diventano gli interpreti più consapevoli e intransigenti della visione della vita e dell’etica feudale. È proprio il senso di inferiorità che spinge i membri nuovi della classe feudale ad inasprire i presupposti morali dei propri privilegi, per compensare la propria debolezza. Nasce così, per opera della cavalleria, una autorappresentazione idealizzata e eroica della nobiltà feudale.
Gli elementi costitutivi dell’ideale cavalleresco
L’ideale fondamentale , come è naturale per una casta guerriera, è la prodezza, vale a dire il valore nell’esercizio delle armi, il coraggio e lo sprezzo del pericolo; in secondo luogo la sete di gloria e il senso dell’onore, la lealtà, le generosità con i vinti, il rispetto della parola data, la fedeltà al signore o al sovrano. Tutti questi valori sono complementari e sono strettamente legati fra loro.
La vera nobiltà
Un altro principio fondamentale proposto dalla visione cavalleresca è che la vera nobiltà è quella intima, dell’animo, non quella esteriore, della nascita e del tenore di vita: è la concezione tipica di chi è entrato a far parte di un ceto privilegiato provenendo dal basso, e tende a esaltare le doti della persona al di sopra di quelle ereditarie. È un principio destinato ad avere grandi sviluppi in seguito, nella civiltà urbana e borghese italiana.
Il compromesso tra valori cavallereschi e religiosi
Questa serie di valori guerrieri costituiva un insieme fortemente laico, nel quadro della visione della vita medievale che era essenzialmente religiosa. La Chiesa non rinunciò ad esercitare il suo influsso anche su questi ideali. Il cavaliere deve mettere la sua prodezza al servizio dei deboli e degli oppressi, in particolare in difesa delle donne. La guerra non è più l’esercizio brutale della pura forza ma deve essere indirizzata alla difesa della vera fede da tutte le insidie che lo minacciano. Nasce il concetto di “guerra santa” contro gli infedeli.
La visione cavalleresca e le Crociate
le Crociate segnano il massimo apogeo della nobiltà feudale e in particolare della casta militare della cavalleria, che nella guerra santa acquista un ruolo determinante, insostituibile e un prestigio universalmente riconosciuto. Ed è in questo momento che l’aristocrazia feudale sente il bisogno di esprimere se stessa. Nasce in Francia le prime grandi opere letterarie in volgare, le canzoni di gesta che esaltano le imprese guerriere di eroici cavalieri e la difesa della fede.

2) Le “canzoni di gesta”

Le chansons de gestes in francese. Le canzoni di gesta costituiscono, l’espressione della visione della vita e dei valori della classe feudale e cavalleresca all’apogeo della sua potenza, ne interpretano la mentalità e i gusti.
Caratteri formali delle “canzoni di gesta”
La trasmissione di questi testi era orale: non erano cioè destinati alla lettura. Il carattere orale di questi poemi si riflette nella loro forma, nel loro linguaggio e nella loro struttura.
La Chanson de Roland
La più famosa delle canzoni di gesta è la Chanson de Roland (canzone di Orlando), composta intorno al 1100, che canta della morte dell’eroe, insieme con la retroguardia dell’esercito di Carlo Magno, nei Pirenei. I temi sono quelli tipici, la guerra santa contro gli infedeli, la fedeltà all’imperatore ecc.
I cicli
Le canzoni di gesta tendevano a raggrupparsi in cicli. Cioè ad una famiglia o discendenza nobiliare. Più tardi le canzoni preserò un carattere di poemi guerreschi e religiosi, con l’introduzione del motivo d’amore.

3) La società cortese e i suoi valori

Le canzoni di gesta riflettono forme di vita feudale ancora semplici e rudi, fortemente caratterizzate dallo spirito di una casta militaresca.
L’ideale cortese
Le idealità cavalleresche della classe feudale trapassano nell’ideale cortese, che ne è lo sviluppo e il compimento, e rappresentano la visione più matura della civiltà feudale. Alle virtù militaresche, come la prodezza, l’onore e la lealtà si aggiungono altre virtù. In primo luogo la larghezza o la liberalità, cioè il disprezzo del denaro e di ogni meschino attaccamento all’interesse materiale, la generosità disinteressata nel donare. La vera liberalità consiste nel donare prima ancora di esserne richiesti da qualcuno. Collegata alla liberalità è la magnanimità, la capacità di compiere gesti sublimi di generosità, si rinuncia, di sacrificio.
Cortesia e villania
È un dei fondamenti della concezione della vita di elite, avrà un’importanza centrale nelle sue espressioni letterarie. La donna diventa simbolo della “cortesia” e della “gentilezza”, il soggetto intorno al quale ruota tutto il sistema di virtù. Il culto della donna diventa il tema dominante della visione e della letteratura di questo periodo, e si traduce in una particolare concezione dell’amore.

4) L’amor cortese

Appare per la prima volta nel XII secolo. L’amor cortese subisce a seconda delle epoche e degli ambienti numerose trasformazioni, che seguiranno per quanto è possibile nella lettura dei testi antologizzati.
L’amore nel mondo classico
La concezione dell’amore che si trova espressa nella letteratura dell’età cortese è singolare e nuova rispetto a quella dominante nel mondo classico. La concezione dell’amore che troviamo nei poeti greci e latini si fonda sulla pariteticità dell’uomo e della donna nel rapporto amoroso, sulla passione e sul desiderio. L’amor cortese invece non è così.
Gli elementi caratterizzanti l’amor cortese sono:
1. il culto della donna, vista dall’amante come un essere sublime, irraggiungibile e in certi casi addirittura divino.
2. per contro , una posizione di inferiorità dell’uomo rispetto alla donna amata. L’amante si presenta come un suo servitore; la sua sottomissione e la sua obbedienza alla volontà della donna. La formula che comunemente definisce tale rapporto è il “servizio d’amore”. L’amante presta il suo omaggio alla donna e resta in umile adorazione di fronte a lei.
3. nella sua totale devozione, l’amante non chiede nulla in cambio dei suoi servici. L’amore è perpetuamente inappagato.
4. l’amore impossibile genera sofferenza
5. l’esercizio di devozione alla donna ingentilisce l’animo, lo nobilita e lo purifica. Amore è fonte e origine di ogni cosa buona. Amore si identifica con “cortesia”.
6. si tratta di un amore adultero, che si svolge al di fuori del vincolo coniugale.
7. l’amore è una passione esclusiva, nasce cosi un conflitto tra amore e religione, tra culto per la donna e culto per Dio.

È difficile spiegare come sia nata la concezione dell’amore cortese, tra il XI e il XII secolo. Le interpretazioni sono state molte e contrastanti, senza che una soluzione definita sia ancora stata trovata. Vi è stata un’interpretazione politica: l’amor cortese non sarebbe che la trascrizione metaforica, nel rapporto amoroso con la donna, del rapporto che lega vassallo e signore. Vi è poi un’interpretazione psicosociologica. Cavalieri e trovatori rendono omaggio alla dama nobile e colta, ricca e potente. La più recente interpretazione è quella di Erich kohler , secondo lo studioso tedesco l’amor cortese rappresenta la spiritualizzazione di aspetti economici e sociali fondamentali nella società feudale. L’irraggiungibilità della donna sarebbe la trascrizione metaforica di questa frustrazione sociale. L’onore non essendo più un possesso materiale diventa un valore morale.

5) il romanzo cortese-cavalleresco

La concezione della cortesia e in particolare dell’amor cortese trovò espressione nel Nord della Francia in forme narrative, in particolare nel romanzo cavalleresco. Il romanzo cortese , come le canzoni di gesta, ha al centro imprese cavalleresche, ma presenta aspetti profondamente diversi:
1. la canzone era un genere austero(severo, rigido), in cui i temi erano la guerra e la religione
2. le canzoni di gesta avevano delle basi storiche, per quanto esse fossero trasfigurate in un clima di leggenda; il romanzo è invece privo di ogni referente storico e tratta materie puramente leggendarie.
3. nelle canzoni è presente l’elemento sovrannaturale. Il romanzo cavalleresco si basa sulle antiche leggende celtiche precristiane (maghi, fate, incantesimi, mostri).
4. nelle canzoni i cavalieri dimostrano il loro valore combattendo per fini precisi, determinati da codici e consuetudini rigide.. i cavalieri partono a caso in cerca di avventure
5. queste tendenze centrifughe si riflettono nella forma: le canzoni di gesta avevano una struttura chiusa e compatta, mentre il romanzo ha una struttura aperta, in cui le avventure possono susseguirsi all’infinito.
6. anche il linguaggio e lo stile sono diversi: la canzone usa un verso lungo e solenne, il decasillabo, il romanzo usa invece l’ottonario a rima baciata, molto più agile e scorrevole.

Il termine “romanzo” ( roman, in antico francese), deriva da romanz, che in origine valeva a significare ogni discorso in lingua volgare; in seguito, nel XII secolo, venne a indicare solo quel particolare tipo di discorso in volgare, la narrazione in versi di argomenti avventurosi ed amorosi. Il romanzo cavalleresco è tratto da antiche leggende bretoni, risalenti cioè al patrimonio folklorico delle popolazioni celtiche della Francia e dell’Inghilterra. Esse si incentravano sulla figura di un mitico re britannico, Arthur ( in italiano artù), che sarebbe vissuto nel VI secolo dopo Cristo.
Chrétien de Troyes
L’autore più significativo del genere del romanzo cavalleresco. Un chierico vissuto alla corte di Maria di Champagne, che tra il 1160 e 1180 compose una serie di romanzi dedicati ai cavalieri della tavola rotonda;
5 romanzi: Lancelot, Yvain, Erec e Enide, Cligès, Perceval. Sono romanzi fitti di avventure e di eventi magico-meravigliosi in cui ha una parte importante l’amore.
Tristano e Isotta
Sempre di origine bretone, ma non legata alla corte di re Artù, è un’altra famosissima leggenda, che narra una tragica vicenda di amore e morte. ( Tristano è un coraggioso e fedele cavaliere del sovrano, al quale ha condotto in sposa Isotta.)

7) la lingua provenzale

L’ideale cortese fu elaborato soprattutto nelle corti del Sud della Francia, dove si era sviluppata una società aristocratica estremamente elegante e raffinata. Qui la concezione cortese dell’amore trovò espressione, nel corso del XII secolo, nella forma della poesia lirica. La lirica provenzale si esprime nella lingua d oc.
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