I promessi sposi: tema su donna Prassede

Materie:Tema
Categoria:Italiano

Voto:

1 (3)
Download:723
Data:20.02.2007
Numero di pagine:3
Formato di file:.doc (Microsoft Word)
Download   Anteprima
promessi-sposi-tema-donna-prassede_1.zip (Dimensione: 4.21 Kb)
trucheck.it_i-promessi-sposi:-tema-su-donna-prassede.doc     23.5 Kb
readme.txt     59 Bytes



Testo

In Donna Prassede e nei suoi ideali benefici, Manzoni tratteggia ironicamente una caricatura della santità. Illustra la caratteristiche del personaggio e confronta il suo modo di “ fare del bene” con quelle di padre Cristoforo e del cardinale Federigo Borromeo.
Alla coppia sarto-buona donna che ospita Lucia reduce dal castello dell'Innominato subentra nel racconto, che continua a svolgersi intorno a Lucia, un'altra coppia che, a differenza della prima, di modesta condizione sociale, appartiene alla nobiltà; come dicono i nomi - Prassede e Ferrante - devono essere di quei nobili venuti a Milano dalla Spagna e che, come avevano in mano il potere politico, così si arrogavano il titolo di modello di comportamento e di moralità. E qualcosa di questo atteggiamento spagnolesco affiora in donna Prassede che si propone come donna che sa quello che è il bene, quello che gli altri devono fare, così si arroga, in un mondo di devianza, il compito missionario di raddrizzare le storture. Tra le due coppie le affinità sono poche e si riducono ai due mariti che praticano coi libri, in modo dilettantesco il sarto, in modo professionale e robusto il nobile. L'attenzione qui si concentra su donna Prassede, donna di poche idee, la maggior parte delle quali sbagliate, ma a queste lei era più affezionata. Era guidata da due stelle: quella del sentirsi predestinata a fare il bene e a guidare gli uomini, la gente, al bene di cui lei era interprete autorizzata e senza dubbi; e quella del pregiudizio in base al quale gli uomini e le donne che fossero in dissonanza con le autorità dello Stato o in rapporto affettivo coi dissidenti dovessero avere tare che solo chi possedeva, Come lei, il dono della verità, poteva curare e guarire. Nel processo educativo non le interessava la vita intellettuale e morale del soggetto: quello che faceva discendeva dalla convinzione che il suo operato era una risposta al privilegio che le concedeva il creatore. Si diceva animata da amore per gli altri, per i diseredati, per i compromessi in errori: e per questa parte lei è il prototipo della dama di carità, della nobile che tra gli impegni che svolge con la stessa sicumera e indifferenza ha anche quello dell'amore e dell'aiuto da dare a chi essa ne giudica degno.
Ciò che caratterizza questa benefattrice è la vanità, l'orgoglio di casta, la superiorità dell'aristocratica, l'assenza di autenticità caritativa, l'eccesso di fiducia in se stessa, la volontà di imporre agli altri i principi nei quali crede. Difetto capitale di donna Prassede è mancare di caritatevole simpatia e di umano rispetto riguardo agli altri, di umiltà e di scetticismo riguardo a se stessa; Manzoni , che così bene conosce la miseria del nostro intelletto e così a lungo ha meditato sulla debolezza dell'uomo non sorretto e illuminato dalla Grazia, non può non polemizzare con questa boriosa sufficienza; 'Dio sa quel che faremmo noi nel caso stesso, quello che abbiamo fatto in casi somiglianti’ dice Federigo Borromeo, che è un santo, a don Abbondio che è don Abbondio; ma donna Prassede non dirà mai tali parole, ché non penserà mai di esser tra quelli che possono essere giudicati, corretti, ripresi" . Ma questa faccendona, così presuntuosa e priva di dubbi, così sicura di essere I Interprete della verità religiosa e morale "porta la sua condanna in se stessa" e con ciò si vuoi dire "che per lei non c'è speranza di salvezza". Una grande peccatrice come Gertrude ha più sicure speranze di redimersi, perché dove c'è tormento, dramma interiore, c'è quell'insoddisfazione che dà al peccatore il senso del proprio limite, e quindi la possibilità di ravvedersi. E ricordare Gertrude non è fuori luogo. Mentre essa infatti è disinteressata nel dare aiuto a Lucia e prova una tenerezza sconosciuta nel farle del bene, tanto da farsi perdonare un poco persino le sue torbide curiosità per la storia in cui entrano l’amore di Renzo e la passionaccia di don Rodrigo, donna Prassede si era messa in testa che Lucia, in quanto fidanzata di un poco di buono, qualche cosa l'avesse, e quando la conosce, anziché correggere questo pregiudizio, se ne convince sempre più.
Proprio per tutti questi motivi la differenza fra donna Prassede e gli altri personaggi veramente cristiani (don Abbondio, Federigo…) sta nel fatto che per lei fare del bene è un “mestiere” per farsi vedere ed elogiare dalla gente; la motivazione non le nasce dal “cuore” ma dalla mente, senza sentimento.

Esempio



  



Come usare