brani di Joyce

Materie:Traduzione
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Testo

Enrico Frattaroli
Joyce’s streams
streams of consciousness
da Ulisse
di James Joyce
www.enricofrattaroli.net/streams.html
Stephen Dedalus
Ineluttabile modalità del visibile: almeno questo se non altro, il pensiero attraverso i miei occhi. Sono qui per leggere le segnature di tutte le cose, uova di pesce e marame, la marea avanzante, quella scarpa rugginosa. Verdemoccio, azzurrargento, ruggine: segni colorati. Limiti del diafano. Ma lui aggiunge: nei corpi. Dunque ne era conscio in quanto corpi prima che in quanto colorati. Come? Battendoci sopra il cranio, si capisce. Vacci piano. Calvo egli era e milionario. Maestro di color che sanno. Limite del diafano in. Perché in? Diafano, adiafano. Se puoi farci passare attraverso una mano è un cancello, altrimenti è una porta. Chiudi gli occhi e vedrai.
Stephen chiuse gli occhi per sentire le sue scarpe schiacciar scricchiolanti marami e conchiglie. Ci cammini attraverso comunque. Io lo faccio, un passo alla volta. Un brevissimo spazio di tempo attraverso brevissimi tempi di spazio. Cinque, sei: il Nacheinander. Esattamente: e questa è l’ineluttabile modalità dell’udibile. Apri gli occhi. No. Gesù! Se cadessi da una roccia che strapiomba sulla sua base, cadessi attraverso il Nebeneinander ineluttabilmente! Me la cavo abbastanza bene al buio. La mia spada di frassino mi pende al fianco. Con quella picchietta: loro fanno così. I miei due piedi nelle sue scarpe sono all’estremità delle sue gambe, nebeneinander. Suona solida: creata dal maglio di Los demiurgos. Mi avvio all’eternità lungo la spiaggia di Sandymount? Crasc, crac, cric, criic. Monete del mare selvaggio. E tutte Domine Deasy le sa.
Vuoi venire a Sandymount,
Cavallina Maud?
Il ritmo attacca, vedi. Odo. Un tetametro catalettico di giambi in marcia. No, al galoppo: lina Maud..
Apri gli occhi ora. Lo farò. Un momento. È tutto scomparso da allora? Se li riaprissi e rimanessi per sempre nel nero adiafano. Basta! Voglio vedere se posso vedere.
Adesso vedo. Lì tutto il tempo senza di te: e sempre sarà, nei secoli dei secoli.
James Joyce, Ulisse, “Proteo / La Spiaggia” (Milano: Mondadori 1975, pp. 51-52).

Ineluctable modality of the visible: at least that if no more, thought through my eyes. Signatures of all things I am here to read, seaspawn and seawrack, the nearing tide, that rusty boot. Snotgreen, bluesilver, rust: coloured signs. Limits of the diaphane. But he adds: in bodies. Then he was aware of them bodies before of them coloured. How? By knocking his sconce against them, sure. Go easy. Bald he was and a millionaire, maestro di color che sanno. Limit of the diaphane in. Why in? Diaphane, adiaphane. If you can put your five fingers through it it is a gate, if not a door. Shut your eyes and see.

Stephen closed his eyes to hear his boots crush crackling wrack and shells. You are walking through it howsomever. I am, a stride at a time. A very short space of time through very short times of space. Five, six: the Nacheinander Exactly: and that is the ineluctable modality of the audible. Open your eyes. No! Jesus! If I fell over a cliff that beetles o'er his base, fell through the Nebeneinander ineluctably! I am getting on nicely in the dark. My ash sword hangs at my side. Tap with it: they do. My two feet in his boots are at the ends of his legs, nebeneinander. Sounds solid: made by the mallet of Los demiurgos. Am I walking into eternity along Sandymount strand? Crush, crack, crick, crick, Wild sea money. Dominie Deasy kens them a'.
Won't you come to Sandymount,
Madeline the mare?
Rhythm begins, you see. I hear Acatalectic tetrameter of iambs marching No, agallop: deline the mare.
Open your eyes now. I will. One moment. Has all vanished since?. If I open and am for ever in the black adiaphane Basta! I will see if I can see.
See now. There all the time without you: and ever shall be, world without end.

James Joyce, Ulysses, “Proteus / The Strand (London: Penguin Books 1986, p. 31)
Toccami. Occhi morbidi. Mano morbida, morbida, morbida. Mi sento solo qui. Oh, toccami presto, ora. Qual’è quella parola nota a tutti gli uomini? Sono tranquillo qui solo. E triste. Toccami, toccami.
Ibidem (p. 68).
Touch me. Soft eyes. Soft soft soft hand. I am lonely here. O, touch me soon, now. What is that word known to all men? I am quiet here alone. Sad too. Touch me. Touch me.
Ibidem (p. 41)

In lunghi lassos dalla vescica di Cock l’acqua rifluiva in piena, ricoprendo verdidorate lagune di sabbia, salendo, rifluendo. Il mio bastone galleggerà via. Aspetterò. No, scorreranno, scorrendo ribollenti contro le rocce basse, turbinando, scorrendo. Meglio finire questa faccenda presto. Ascolta: una frase ondosa di quattro parole: siisu, hrss, rssiiiss, uuus. Alito veemente di acque fra serpenti marini, cavalli impennati, rocce. In coppe di rocce sguazza: plop, blop, blap: imbrigliata in barili. E, esausto, il suo discorso cessa. Fluisce barbugliando, fluendo possente, fiottando fiocchi di spuma, fiore sbocciante.
Ibidem (p. 69).
In long lassoes from the Cock lake the water flowed full, covering greengoldenly lagoons of sand, rising, flowing. My ashplant will float away. I shall wait. No, they will pass on, passing, chafing against the low rocks, swirling, passing. Better get this job over quick. Listen: a Fourworded wavespeech: seesoo, hrss, rsseeiss, ooos. Vehement breath of waters amid seasnakes, rearing horses, rocks. In cups of rocks it slops: flop, slop, slap:bounded in barrels. And, spent, its speech ceases. It flows purling, widely flowing, floating foampool, flower unfurling.

Ibidem (p. 41)

[…] nel buio della mia mente un bradipo del mondo sotterraneo, riluttante, schivo di luce, che muove le sue squamose volute di drago. Pensiero è il pensiero del pensiero. Tranquilla luminosità. L’anima è in certo modo tutto ciò che è: l’anima è la forma delle forme. Tranquillità subitanea, vasta, incandescente: forma delle forme.

Ulisse, “Nestore / La Scuola” (op. cit. p. 35).

[…] in my mind’s darkness a sloth of the underworld. Reluctant, shy of brightness, shifting her dragon scaly folds. Thought is the thought of thought. Tramquil brightness. The soul is in a manner all that is: the soul is the form of forms. Tranquility sudden, vast, candescent: form of forms.

Ulysses, “Nestor / The School“ (p. 21).

I suoi occhi invetrati, fissi da oltre la morte, per scuotere e piegare la mia anima. Su me solo. La candela fantasma a illuminare la sua agonia. Luce spettrale sul viso tormentato. Il forte respiro rauco rantolante d’orrore mentre tutti pregavano in ginocchio. I suoi occhi su di me per abbattermi. Liliata rutilantium te confessorum turma circumdet: jubilantium te virginum chorus excipiat.
Lemure! Masticatore di cadaveri!
No, madre. Lasciami stare e lasciami vivere.
Ulisse, “Telemaco / La Torre” (op cit. p. 15).

Her glazing eyes, staring out of death, to shake and bend my soul. On me alone. The ghostcandle to light her agony. Ghostly light on the tortured face. Her hoarse loud breath rattling in horror, while all prayed on their knees. Her eyes on me to strike me down. Liliata rutilantium te confessorum turma circumdet: iubilantium te virginum chorus excipiat.
Ghoul! Chewer of corpses!
No, mother! Let me be and let me live.

Ulysses, “Telemachus / The Tower“ (p. 9).

Sta affogando. Agenbite. Salvala. Agenbite. [...] Mi farà affogare con sé, occhi e capelli. Lente spire di capelli algosi intorno a me, al mio cuore, alla mia anima. Verde morte salmastra.
Noi.
Agenbite of inwit. Di coscienza rimorso.
Desolazione. Desolazione.
Ulisse, “Le Rocce Erranti / Le Strade” (op. cit. p. 332-333).

She is drowning. Agenbite. Save her. Agenbite. All against us. She will drown me with her, eyes and hair. Lank coils of seaweed hair around me. My heart, my soul. Salt green death.
We.
Agenbite of inwit. Inwit’s agenbite.
Misery! Misery!
Ulysses, “Wandering Rocks / The Streets“ (p. 200).

Leopold Bloom
Il vino fulgido sul palato indugiava inghiottito. Pigiare nel tino grappoli di Borgogna. Il calore del sole, ecco cos’è. È come una carezza segreta che mi risveglia ricordi. Accarezzati i suoi sensi aspersi ricordavano. Nascosti sotto le felci selvatiche a Howth. Sotto di noi baia cielo addormentato. Non un suono. Il cielo. La baia violacea alla punta del Leone. Verde a Drumleck. Verdegiallo verso Sutton. Campi sottomarini, linee marrone chiaro tra l’erba, città sepolte. La mia giacca faceva da guanciale ai suoi capelli, forfecchie tra i cespi d’erica la mia mano sotto la sua nuca, mi scompiglierai tutta. Oh meraviglia! Frescamorbida d’aromi la sua mano mi toccava, accarezzava: i suoi occhi su di me non si volgevano altrove. Rapito su di lei giacqui, le labbra piene tutte aperte, le baciai la bocca. Iam. Dolcemente mi fece passare in bocca il biscotto all’anice, caldo e masticato. Polpa nauseosa biascicata dalla sua bocca dolce e acida di saliva. Gioia: la mangiai: gioia. Giovane vita, le sue labbra che mi diede facendo boccuccia. Labbra morbide, calde, appiccicose gommogelatinose. Fiori erano i suoi occhi, prendimi, occhi vogliosi. Caddero sassolini. Giaceva immobile. Una capra. Nessuno. Su tra i rododendri di Ben Howth una capra andava con passo sicuro, seminando uvetta. Dietro lo schermo delle felci rideva in un caldo abbraccio. Pazzamente giacevo su di lei, la baciavo; gli occhi, le sue labbra, il collo teso pulsante, i seni femminei pieni nella sua blusetta di lanina, i grossi capezzoli eretti. Le davo calde linguate. Mi baciava. Ero baciato. Tutta concedendosi mi scarmigliava i capelli. Baciata, mi baciava.
Io. E io ora.
James Joyce, Ulisse, “I Lestrigoni / Il pranzo” (Milano: Mondadori 1975, p. 240).
Glowing wine on his palate lingered swallowed. Crushing in the winepress grapes of Burgundy. Sun’s heat it is. Seems to a secret touch telling me memory. Touched his sense moistened remembered. Hidden under wild ferns on Howth below us bay sleeping: sky. No sound. The sky. The bay purple by the Lion’s head. Green by Drumleck. Yellowgreen towards Sutton. Fields of undersea, the lines faint brown in grass, buried cities. Pillowed on my coat she had her hair, earwigs in the heather scrub my hand under her nape, you’ll toss me all. O wonder! Coolsoft with ointments her hand touched me, caressed: her eyes upon me did not turn away. Ravished over her I lay, full lips full open, kissed her mouth. Yum. Softly she gave me in my mouth the seedcake warm and chewed. Mawkish pulp her mouth had mumbled sweetsour of her spittle. Joy: I ate it: joy. Young life, her lips that gave me pouting. Soft warm sticky gumjelly lips. Flowers her eyes were, take me, willing eyes. Pebbles fell. She lay still. A goat. No-one. High on Ben Howth rhododendrons a nannygoat walking surefooted, dropping currants. Screened under ferns she laughed warmfolded. Wildly I lay on her, kissed her: eyes, her lips, her stretched neck beating, woman’s breasts full in her blouse of nun’s veiling, fat nipples upright. Hot I tongued her. She kissed me. I was kissed. All yielding she tossed my hair. Kissed, she kissed me.
Me. And me now.

James Joyce, Ulysses, “Lestrygonians / The Lunch (London: Penguin Books 1986, p. 144)

Una nuvola cominciò a coprire il sole del tutto lentamente tutto. Grigia. Lontana.
No, non così. Una terra arida, deserto spoglio. Lago vulcanico, il mar morto: niente pesci, senza vegetazione, affondato giù nella terra. Nessun vento solleverebbe mai quelle onde, grigio metallo, acque dalle nebbie venefiche. Pioggia di zolfo, così l’han chiamata: le città della pianura: Sodoma, Gomorra, Edom, tutti nomi morti, un mare morto in una terra morta, grigia e vecchia. Vecchia ora. Generò la più antica, la prima delle razze. Una vegliarda curva attraversò la strada, uscendo da Cassidy, tenendo stretta per il collo una bottiglia da un quarto. La gente più antica. Ha errato lontano per tutta la terra, di cattività in cattività, moltiplicandosi, morendo, nascendo ovunque. Giaceva lì ora. Ora non poteva più generare. Morta: quella d’una vecchia: la grigia vulva affossata del mondo.
Desolazione.
Ulisse, “Calipso / La Casa ” (op. cit. pp. 83-84).

A cloud began to cover the sun slowly, wholly. Grey. Far.
No, not like that. A barren land, bare waste. Vulcanic lake, the dead sea: no fish, weedless, sunk deep in the earth. No wind could lift those waves, grey metal, poisonous foggy waters. Brimstone they called it raining down: the cities of the plain: Sodom, Gomorrah, Edom. All dead names. A dead sea in a dead land, grey and old. Old now. It bore the oldest, the first race A bent hag crossed frorn Cassidy's, clutching a naggin bottle by the neck. The oldest people. Wandered far away over all the earth, captivity to captivity, multiplying, dying, being born everywhere. It lay there now. Now it could bear no more. Dead: an old wornan's: the grey sunken cunt of the world.
Desolation.

Ulysses, “Calypso / The House (p. 50)
Tutto tranquillo su Howth, ora. I lontani colli sembrano. Dove noi. I rododendri. Sono uno sciocco forse. Lui mangia i fichi e io le bucce. È la mia parte. Tutto quel che ha visto la vecchia collina. I nomi cambiano: è tutto qui. Amanti: iam iam.
Stanco mi sento ora. Devo alzarmi? Oh aspetta. Mi ha succhiato tutto quello che avevo di virile, brutta birbona. Mi ha baciato. La mia giovinezza. Mai più. Non capita che una volta. O la sua. […]
Ulisse, “Nausicaa / Le Rocce” (op. cit. p. 517).

All quiet on Howth now. The distant hills seem. Where we. The rhododendrons. I am a fool perhaps. He gets the plums, and I the plumstones. Where I come in. All that old hill has seen. Names change: that's all. Lovers: yum yum.
Tired I feel now. Will I get up? O wait. Drained all the manhood out of me, little wretch. She kissed me. Never again. My youth. Only once t comes. Or hers.
Ulysses, “Nausicaa / The Rocks (p. 308).
[…] Gibilterra. Guardando da Buena Vista. Torre O’Hara. Gli uccelli marini stridevano. Vecchia scimmia di Barbaria che s’è divorata tutta la famiglia.Tramonto. Colpo di cannone per annunciare alla truppe la ritirata. Me lo disse guardando verso il mare. Serata come questa, ma limpida, senza nubi. Avevo sempre pensato di sposare un nobile o un signore con un panfilo privato. Buenas noches, señorita. El hombre ama la muchacha hermosa. Perché io? Perché eri così diverso dagli altri.
Ibidem (p. 521).
[…] Gibraltar. Looking from Buena Vista. O'Hara's tower. The seabirds screaming. Old Barbary ape that gobbled all his family. Sundown, gunfire for the men to cross the lines. Looking out over the sea she told me. Evening like this, but clear, no clouds. I always thought I'd marry a lord or a rich gentleman coming with a private yacht. Buenas noches, señorita. El hombre ama la muchacha hermosa. Why me? Because you were so foreign from the others.
Ibidem (p. 311)

Mr Bloom si chinò e rivoltò un pezzo il carta sulla spiaggia. Se l’avvicinò agli occhi e scrutò. Lettera? No. Non si legge. Meglio andare. Meglio. Sono troppo stanco per muovermi. Pagina di un vecchio quaderno. Tutti questi buchi, e sassolini. Chi ce la farebbe a contarli? Non si sa mai quel che si trova. Bottiglia con dentro la storia di un tesoro gettata da una nave alla deriva. Pacco postale. I bambini vogliono sempre buttare roba in mare. Fiducia? Pane gettato sull’acqua. Che cos’è questo? Un pezzetto di legno.
M’ha proprio sfinito quella femmina. Non sono più giovane. Tornerà qui domani? Aspettarla per l’eternità da qualche parte. Devo tornare. Gli assassini lo fanno. E io?
Mr Bloom col pezzetto di legno tormentava delicatamente la sabbia spessa ai suoi piedi. Scriverle un messaggio. Potrebbe rimanere. Cosa?
IO.
Qualche piedepiatto lo pesticcerà domattina. Inutile. Sciacquato via. La marea arriva fin qua una pozzanghera vicino al suo piede. Chinarmi, vederci il mio viso. specchio scuro, soffiarci sopra, s’increspa. Tutte queste rocce con linee e cicatrici e iniziali. Oh, quelle trasparenti! D’altronde non sanno. Cosa vuoi dire l’altro mondo. Ti ho chiamato ragazzaccio perché non mi piace.
SONO. UN. A.
Non c’è spazio. Lasciamo andare.
Mr Bloom cancellò le lettere con la scarpa lenta. Sabbia niente da fare. Non ci cresce niente. Tutto si cancella. Non c’è pericolo che ci arrivino le grandi navi, Eccettuate le chiatte di Guinness. Il giro del Kish in ottanta giorni. Fatto quasi apposta.
Buttò via la penna di legno. Il bastoncino cadde nella sabbia stacciata dal vento, rimase infitto. Ecco, se cercassi di farlo per una settimana di seguito non ce la faresti. Caso. Non ci rivedremo più. Ma è stato bello. Addio, cara, Grazie. Mi ha fatto sentir tanto giovane.
Se ora schiacciassi un pisolino. Devono essere quasi le nove. La nave di Liverpool è partita da un pezzo. Neanche il fumo. E lei può fare il resto. L’ha fatto. E Belfast. Non ci andrò. Una trottata fin laggiù e poi di ritorno a Ennis. Faccia pure lui. Chiuder gli occhi un momento. Però non dormirò. Dormiveglia. Un sogno non torna mai. Ancora il pipistrello. Nessun pericolo. Solo qualche.
Oh tesoruccio tutto il tuo piccolo bianco verginale su ho visto sporco bracegirdle reggicalze m’ha fatto fare amore appiccicaticcio noi due ragazzaccio Grace cara lei lui quattro e mezzo il letto metti in che cosa pizzi per Raoul profumo tua moglie capelli neri si sollevano sotto l’opulen señorita occhi giovanili Mulvey paffuta anni sogni ritorno vicoli Agendath svenevole amoruccio m’ha fatto vedere la sua l’anno prossimo in mutande ritorno prossimo nel suo prossimo il suo prossimo.
Un pipistrello volava. Qui. Là. Qui. Lontano nel grigiore un rintocco di campana. Mr Bloom a bocca aperta, la scarpa sinistra infilata di sbieco nella sabbia, si chinava, respirava. Solo per qualche.
Ibidem (pp. 523-524).

Mr Bloom stooped and turned over a piece of paper on the strand. He brought it near his eyes and peered. Letter? No. Can’t read. Better go. Better. I’m tired to move. Page of an old copybook. All those holes and pebbles. Who could count them? Never know what you find. Bottle with story of a treasure in it, thrown from a wreck. Parcels post. Children always want to throw things in the sea. Trust? Bread cast on the waters. What’s this? Bit of stick

O! Exhausted that female has me. Not so young now. Will she come here tomorrow? Wait for her somewhere for ever. Must come back. Murderers do. Will I?
Mr Bloom with his stick gently vexed the thick sand at his foot. Write a message for her. Might remain. What?

I.
Some flatfoot tramp on it in the morning. Useless. Washed away. Tide comes here. Saw a pool near her foot. Bend, see my face there, dark mirror, breathe on it, stirs. All these rocks with lines and scars and letters. O, those transparent! Besides they don’t know. What is the meaning of that other world. I called you naughty boy because I do not like.

AM. A.
No room. Let it go.
Mr Bloom effaced the letters with his slow boot. Hopeless thing sand. Nothing grows in it. All fades. No fear of big vessels coming up here. Except Guinness’s barges. Round the Kish in eighty days. Done half by design.
He flung his wooden pen away. The stick fell in silted sand, stuck. Now if you were trying to do that for a week on end you couldn’t. Chance. We’ll never meet again. But it was lovely. Goodbye, dear. Thanks. Made me feel so young.

Short snooze now if I had. Must be near nine. Liverpool boat long gone. Not even the smoke. And she can do the other. Did too. And Belfast. I won’t go. Race there, race back to Ennis. Let him. Just close my eyes a moment. Won’t sleep, though. Half dream. It never comes the same. Bat again. No harm in him. Just a few.

O sweety all your little girlwhite up I say dirty bracegirdle made me do love stiky we two naughty Grace darling she him half past the bed met him pike hoses frillies for Raoul de perfume your wife black hair heave undet embon señorita young eyes Mulvey plump bubs me breadvan Winkle red slippers she rusty sleep wander years of drems return tail end Agendath swoony lovey showed me her next year in drawers return next in her next her next.

A bat flew. Here. There. Here. Far in the grey a bell chimed. Mr Bloom with open mouth, his left boot sanded sideways, leaned, breathed. Just for a few.
Ibidem (pp. 312-313)

Molly Bloom
[…] il sole splende per te disse lui quel giorno che eravamo stesi fra i rododendri sul promontorio di Howth con quel suo vestito di tweed grigio e la paglietta il giorno che gli feci fare la dichiarazione sì prima gli passai in bocca quel pezzetto di biscotto al-l’anice ed era un anno bisestile come ora sì 16 anni fa Dio mio dopo quel bacio così lungo non avevo più fiato sì disse che ero un fior di montagna sì siamo tutti fiori allora un corpo di donna sì è stata una delle poche cose giuste che ha detto in vita sua e il sole splende per te oggi sì perciò mi piacque sì perché vidi che capiva o almeno sentiva cos’è una donna e io sapevo che me lo sarei rigirato come volevo e gli detti quanto più piacere potevo per portarlo a quel punto finché non mi chiese di dir di sì e io dapprincipio non volevo rispondere guardavo solo in giro il cielo e il mare pensavo a tante cose che lui non sapeva di Mulvey e Mr Stanhope e Hester e papà e il vecchio capitano Groves e i marinai che giocavano al piattello e alla cavallina come dicevan loro sul molo e la sentinella davanti alla casa del governatore con quella cosa attorno all’elmetto bianco povero diavolo mezzo arrostito e le ragazze spagnole che ridevano nei loro scialli e quei pettini alti e le aste la mattina i Greci e gli ebrei e gli Arabi e il diavolo chi sa altro da tutte le parti d’Europa e Duke street e il mercato del pollame un gran pigolio davanti a Larby Sharon e i poveri ciuchini che inciampavano mezzi addormentati e gli uomini avvolti nei loro mantelli addormentati all’ombra sugli scalini e le grandi ruote dei carri dei tori e il vecchio castello vecchio di mill’anni sì e quei bei Mori tutti in bianco e turbanti come re che ti chiedevano di metterti a sedere in quei loro buchi di botteghe e Ronda con le vecchie finestre delle posadas fulgidi occhi celava l’inferriata perché il suo amante baciasse le sbarre e le gargotte mezzo aperte la notte e le nacchere e la notte che perdemmo il battello ad Algesiras il sereno che faceva il suo giro con la sua lampada e Oh quel pauroso torrente laggiù in fondo Oh il mare il mare qualche volta Cremisi come il fuoco e gli splendidi tramonti e i fichi nei giardini dell’Alameda sì e tutte quelle stradine curiose e le case rosa e azzurre e gialle e i roseti e i gelsomini e i geranii e i cactus e Gibilterra da ragazza dov’ero un Fior di montagna sì quando mi misi la rosa nel capelli come facevano le ragazze andaluse o ne porterò una rossa sì e come mi baciò sotto il muro moresco e io pensavo be’ lui ne vale un altro e poi gli chiesi con gli occhi di chiedere ancora sì e allora mi chiese se io volevo sì dire di sì mio fior di montagna e per prima cosa gli misi le braccia intorno sì e me lo tirai addosso in modo che mi potesse sentire il petto tutto profumato sì e il suo cuore batteva come impazzito e sì dissi sì voglio Sì.
James Joyce, Ulisse, “Penelope / Il Letto” (Milano: Mondadori 1975, pp. 1046-1048).
[…] the sun shines for you he said the day we were lying among the rhododendrons on Howth head in the grey tweed suit and his straw hat the day I got him to propose to me yes first I gave him the bit of seedcake out of my mouth and it was leapyear like now yes 16 years ago my God after that long kiss I near lost my breath yes he said I was a flower of the mountain yes so we are flowers all a womans body yes that was one true thing he said in his life and the sun shines for you today yes that was why I liked him because I saw he understood or felt what a woman is and I knew I could always get round him and I gave him all the pleasure I could leading him on till he asked me to say yes and I wouldnt answer first only looked out over the sea and the sky I was thinking of so many things he didnt know of Mulvey and Mr Stanhope and Hester and father and old captain Groves and the sailors playing all birds fly and I say stoop and washing up dishes they called it on the pier and the sentry in front of the governors house with the thing round his white helmet poor devil half roasted and the Spanish girls laughing in their shawls and their tall combs and the auctions in the morning the Greeks and the jews and the Arabs and the devil knows who else from all the ends of Europe and Duke street and the fowl market air clucking outside Larby Sharons and the poor donkeys slipping half asleep and the vague fellows in the cloaks asleep in the shade on the steps and the big wheels of the carts of the bulls and the old castle thousands of years old yes and those handsome Moors all in white and turbans like kings asking you to sit down in their little bit of a shop arid Ronda with the old windows of the posadas glancing eyes a lattice hid for her lover to kiss the iron and the wineshops half open at night and the castanets and the night we missed the boat at Algeciras the watchman going about serene with his lamp and O that awful deepdown torrent O and the sea the sea crimson sometimes like fire and the glorious sunsets and the figtrees in the Alameda gardens yes and all the queer little streets and the pink and blue and yellow houses and the rosegardens and the jessamine and geraniums and cactuses and Gibraltar as a girl where I was a Flower of the mountain yes when I put the rose in my hair like the Andalusian girls used or shall I wear a red yes and how he kissed me under the Moorish wall and I thought well as well him as another and then I asked him with my eyes to ask again yes and then he asked me would I yes to say yes my mountain flower and first I put my arms around him yes and drew him down to me so he could feel my breasts all perfume yes and his heart was going like mad and yes I said yes I will Yes.
James Joyce, Ulysses, “Penelope / The Bed (London: Penguin Books 1986, pp. 643-644)
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Esempio



  


  1. Antonella

    I think he died for me Joyce

  2. giusy

    Sto cercando la traduzione del brano i think he died for me di james joyce

  3. maroua

    traduzione in italiano di i think he died for me