Filosofia greca

Materie:Appunti
Categoria:Greco

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Testo

Bignam

Abbiamo visto come la filosofia nasca dall’esigenza dell’uomo di trovare, nel mondo, un ordine che i sensi non ci attestano; la sensibilità ci offre semmai l’immagine di una molteplicità irrelata, e imprigiona l’uomo nelle sue mutevoli opinioni. La ricerca filosofica vuole trovare un principio oggettivo che, su basi razionali, spieghi e giustifichi l’universo.
La civiltà greca sviluppa l’idea di DIMOSRAZIONE, che è alla base della nostra stessa civiltà. Come scrive S. Moravia “La grandezza dei primi pensatori fu nell’aver capito come le cose, che si vedono, si sentono, si gustano coi sensi, guidino il pensiero a gettare uno sguardo al di là di esse, dapprincipio timido e corto, e poi più audace e sicuro”.
In TALETE e ANASSIMENE il principio è identificato con un elemento MATERIALE; tale identificazione sembra strettamente legata alle proprietà e caratteristiche dell’elemento materiale stesso. La scelta cade infatti su qualcosa di fluido che meglio si presta alle trasformazioni e ai mutamenti.
ANASSIMANDRO è il primo che distingue l’oggetto dei sensi da qualcosa di diverso ed infinito, non coincidente con un elemento determinato, e da cui tutti gli elementi determinati si originano. Con ERACLITO l’interesse si sposta dal principio al LOGOS. Egli sostiene che tutta la realtà sia governata da una legge da lui chiamata appunto Logos. Questa legge afferma sostanzialmente l’unità degli opposti, cioè la loro dipendenza reciproca, l’impossibilità per ciascuno di esistere senza l’altro.
La tendenza a far prevalere considerazioni razionali sulle impressioni sensibili è manifestata soprattutto nei Pitagorici e in PAMENIDE.
I primi infatti ravvisano la dipendenza di tutte le cose dai numeri, proponendoci una spiegazione della natura in termini quantitativi ossia matematici.
PARMENIDE crede di scoprire che la vera realtà è una ed immobile in base a considerazioni di tipo logico-linguistico (ad esempio il fatto che noi non possiamo pensare e dire il non essere), relegando così il molteplice e il divenire alla condizione di apparenza. Il pensiero pensa che il non essere, il nulla, non sia un pensiero possibile. Per la parola e il pensiero bisogna che l’essere sia. PARMENIDE ha compiuto un passo avanti rispetto ai primi inizi della spiegazione del mondo: si è chiesto che cosa è l’essere, e in base a considerazioni logiche ha stabilito che esso è ingenerato e incorruttibile.
Con ZENONE si raggiunge il punto più estremo della razionalità greca, dato che le aporie aspettano tuttora di essere confutate. Il procedimento dialettico sarebbe servito a Zenone per difendere il maestro dagli attacchi degli avversari del suo monismo: secondo Platone la dialettica zenoniana aveva demolito ogni tesi pluralistica, aiutando così indirettamente la dottrina di Parmenide.

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